{"id":5343,"date":"2021-09-29T22:08:21","date_gmt":"2021-09-29T20:08:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5343"},"modified":"2023-04-24T20:19:43","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:43","slug":"giulia-caminito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/giulia-caminito\/","title":{"rendered":"Giulia Caminito"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Giulia Caminito \u00e8 l&#8217;ospite odierna della rubrica &#8220;Cinque domande, uno stile&#8221;.&nbsp; Esordisce con il romanzo &#8220;La grande A&#8221; (2016, Giunti vincitore del Premio Bagutta, del premio Brancati e il premio Berto) cui seguono &#8220;Guardavamo gli altri ballare il tango e altri racconti&#8221; (2017, Elliot), &#8220;La ballerina e il marinaio&#8221; (2018, Orecchio Acerbo &#8211; illustrazioni di Maja Celija), &#8220;Un giorno verr\u00e0&#8221; (2019, Bompiani).<br \/>\nNel 2021 per Bompiani esce il romanzo &#8220;L&#8217;acqua del lago non \u00e8 mai dolce&#8221; con il quale vince Premio Campiello dello stesso anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Caminito-campiello-2021.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-5344\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Caminito-campiello-2021.jpg\" alt=\"\" width=\"434\" height=\"289\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Caminito-campiello-2021.jpg 630w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Caminito-campiello-2021-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 434px) 100vw, 434px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<br \/>\n<\/strong><em>Nel mio caso ci sono vari momenti in cui mi sembra che qualcosa stia accadendo nella progettazione. Di solito la cosa che succede pi\u00f9 spesso, per quanto possa sembrare assurdo, \u00e8 che trovo una corrispondenza su uno dei nomi che ho scelto per i protagonisti, una coincidenza casuale ma significativa che mi fa capire che quel nome \u00e8 giusto e mi d\u00e0 quasi un magico avvio per il romanzo. \u00c8 successo anche di recente a una cena. Avevo gi\u00e0 da tempo in testa il nome di un personaggio del nuovo romanzo, che ancora devo iniziare a scrivere, e mio padre, alla cena, mi ha raccontato che quello era il nome che mia nonna voleva dargli ma che alla fine non \u00e8 stato scelto. Considerando che \u00e8 un nome inusuale, particolare, ho sentito un brivido e ho capito che quel personaggio devo scriverlo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<br \/>\n<\/strong><em>Io tendo a rilavorare di pi\u00f9 i finali degli incipit, e progetto tutto l\u2019arco temporale cercando di capire dall\u2019inizio dove voglio andare a parare, come voglio chiudere. Quando arrivo a quel punto di solito la prima volta scrivo di fretta con l\u2019urgenza di finire, poi torno e torno ancora e sistemo, mi allungo. Non sempre \u00e8 facile decidere come finire, con il mio ultimo romanzo ho tentennato molto, ho spostato varie volte alcuni paragrafi, e mi sono interrogata a lungo su come avrei dovuto finire, cosa era giusto per la storia. Poi una notte ho sognato la scena finale, una casa allagata, e ho capito che doveva essere quella.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Caminito-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5345\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Caminito-1.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"630\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Caminito-1.jpg 1200w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Caminito-1-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Caminito-1-1024x538.jpg 1024w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Caminito-1-768x403.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/a><br \/>\n<span class=\"im\"><br \/>\n<strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d<br \/>\n<\/strong><\/span><em>No, non credo ci sia stato un momento di scelta, ma pi\u00f9 che altro ho scoperto che mi piaceva, che mi faceva stare bene, mi dava un tempo denso in cui nascondermi, che mi faceva dimenticare il resto. Come accade con le sostanze per alcuni a me \u00e8 successo con la scrittura, che rende tollerabile il mondo, cosa c\u2019\u00e8 fuori di me.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<br \/>\n<\/strong><em>Penso che lo stile debba poter cambiare ed evolversi in maniera naturale e libera. L\u2019importante \u00e8 instaurare col proprio stile un rapporto sincero, reale, che non sia una posa (a meno che non sia la posa stessa ci\u00f2 che cerchiamo) per evitare appunto che diventi vincolante, un perimetro, una pretesa da dover sopportare per i libri a venire.<\/em><br \/>\n<span class=\"im\"><br \/>\n<strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<br \/>\n<\/strong><\/span><em>Devo dire che io mi sono interrogata molto su questi argomenti e ora ci\u00f2 che penso \u00e8 che la politica si debba fare, stia nella militanza, stia nel collettivo, nel trasformare le necessit\u00e0 individuali in una spinta comune, in un desiderio per s\u00e9 e per gli altri. La politica si fa anche scrivendo, perch\u00e9 molta della teoria politica, nonch\u00e9 dell\u2019informazione politica sia in passato che oggi sono passate dalla parola scritta. Ma non penso che questo sia compito della scrittura letteraria, del romanzo, che debba insegnare, che debba avere un impatto sul sociale. Io scrivo spesso di temi sociali e politici, ma lo faccio perch\u00e9 a me interessano quei temi, li ho studiati, fanno parte di me, e non potrei scrivere altro, non troverei linfa per il mio scrivere, mi travestirei. Questo non mi rende una scrittrice impegnata o superiore o necessaria, ma solo una che scrive e a cui piace scrivere di certi temi.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giulia Caminito \u00e8 l&#8217;ospite odierna della rubrica &#8220;Cinque domande, uno stile&#8221;.&nbsp; Esordisce con il romanzo &#8220;La grande A&#8221; (2016, Giunti vincitore del Premio Bagutta, del premio Brancati e il premio Berto) cui seguono &#8220;Guardavamo gli altri ballare il tango e altri racconti&#8221; (2017, Elliot), &#8220;La ballerina e il marinaio&#8221; (2018, Orecchio Acerbo &#8211; illustrazioni di Maja Celija), &#8220;Un giorno verr\u00e0&#8221; (2019, Bompiani). Nel 2021 per Bompiani esce il romanzo &#8220;L&#8217;acqua del lago non \u00e8 mai dolce&#8221; con il quale vince Premio Campiello dello stesso anno. Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? Nel mio caso ci sono vari momenti in cui mi sembra che qualcosa stia accadendo nella progettazione. Di solito la cosa che succede pi\u00f9 spesso, per quanto possa sembrare assurdo, \u00e8 che trovo una corrispondenza su uno dei nomi che ho scelto per i protagonisti, una coincidenza casuale ma significativa che mi fa capire che quel nome \u00e8 giusto e mi d\u00e0 quasi un magico avvio per il romanzo. \u00c8 successo anche di recente a una cena. Avevo gi\u00e0 da tempo in testa il nome di un personaggio del nuovo romanzo, che ancora devo iniziare a scrivere, e mio padre, alla cena, mi ha raccontato che quello era il nome che mia nonna voleva dargli ma che alla fine non \u00e8 stato scelto. Considerando che \u00e8 un nome inusuale, particolare, ho sentito un brivido e ho capito che quel personaggio devo scriverlo. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Io tendo a rilavorare di pi\u00f9 i finali degli incipit, e progetto tutto l\u2019arco temporale cercando di capire dall\u2019inizio dove voglio andare a parare, come voglio chiudere. Quando arrivo a quel punto di solito la prima volta scrivo di fretta con l\u2019urgenza di finire, poi torno e torno ancora e sistemo, mi allungo. Non sempre \u00e8 facile decidere come finire, con il mio ultimo romanzo ho tentennato molto, ho spostato varie volte alcuni paragrafi, e mi sono interrogata a lungo su come avrei dovuto finire, cosa era giusto per la storia. Poi una notte ho sognato la scena finale, una casa allagata, e ho capito che doveva essere quella. &nbsp; C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d No, non credo ci sia stato un momento di scelta, ma pi\u00f9 che altro ho scoperto che mi piaceva, che mi faceva stare bene, mi dava un tempo denso in cui nascondermi, che mi faceva dimenticare il resto. Come accade con le sostanze per alcuni a me \u00e8 successo con la scrittura, che rende tollerabile il mondo, cosa c\u2019\u00e8 fuori di me. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Penso che lo stile debba poter cambiare ed evolversi in maniera naturale e libera. L\u2019importante \u00e8 instaurare col proprio stile un rapporto sincero, reale, che non sia una posa (a meno che non sia la posa stessa ci\u00f2 che cerchiamo) per evitare appunto che diventi vincolante, un perimetro, una pretesa da dover sopportare per i libri a venire. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Devo dire che io mi sono interrogata molto su questi argomenti e ora ci\u00f2 che penso \u00e8 che la politica si debba fare, stia nella militanza, stia nel collettivo, nel trasformare le necessit\u00e0 individuali in una spinta comune, in un desiderio per s\u00e9 e per gli altri. La politica si fa anche scrivendo, perch\u00e9 molta della teoria politica, nonch\u00e9 dell\u2019informazione politica sia in passato che oggi sono passate dalla parola scritta. Ma non penso che questo sia compito della scrittura letteraria, del romanzo, che debba insegnare, che debba avere un impatto sul sociale. Io scrivo spesso di temi sociali e politici, ma lo faccio perch\u00e9 a me interessano quei temi, li ho studiati, fanno parte di me, e non potrei scrivere altro, non troverei linfa per il mio scrivere, mi travestirei. 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