{"id":5373,"date":"2021-10-20T01:02:03","date_gmt":"2021-10-19T23:02:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5373"},"modified":"2023-04-24T20:19:42","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:42","slug":"giosue-calaciura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/giosue-calaciura\/","title":{"rendered":"Giosu\u00e8 Calaciura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ospite odierno di &#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; \u00e8 il giornalista e&nbsp; scrittore palermitano Giosu\u00e8 Calaciura.&nbsp;<br \/>\nEsordisce con Malacarne (1998, Baldini e Castoldi, vincitore del Premio Rhegium Julii per l&#8217;Opera Prima) cui seguono, tra le tante opere, &#8220;Borgo vecchio&#8221; (2017, Sellerio, vincitore come miglior romanzo straniero del Prix Mediterran\u00e9e), &#8220;Il tram di Natale&#8221; (2018, Sellerio) fino all&#8217;ultimo romanzo &#8220;Io sono Ges\u00f9&#8221; (2021, Sellerio).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Calaciura.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5374\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Calaciura.jpeg\" alt=\"\" width=\"312\" height=\"162\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Calaciura.jpeg 312w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Calaciura-300x156.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 312px) 100vw, 312px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un&#8217;idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019Idea &#8211; come la chiami tu &#8211; \u00e8 la sintesi di un sussulto etico (magari con la coda dell\u2019occhio), un suggestione formale, un\u2019adesione poetica, un\u2019idea linguistica. Quando avverto questa congiunzione ho la consapevolezza di addentrarmi in un sentiero. C\u2019\u00e8 curiosit\u00e0, elettricit\u00e0, la sensazione di avere afferrato il capo di un gomitolo che dovr\u00f2 dipanare per distenderlo tutto. Di solito non vedo l\u2019ora di mettermi a scrivere. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Io penso che sia necessaria. Spesso non per chiudere la narrazione ma per indicare a me stesso e al lettore che lai storia, l\u2019invenzione linguistica, il futuro dei personaggi che ho raccontato continua in quella Patria delle narrazioni a cui tutti apparteniamo, dove tutti, confondendoci, diventiamo lettori e autori.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788838941450_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-5376\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788838941450_0_536_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"245\" height=\"381\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788838941450_0_536_0_75.jpg 536w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788838941450_0_536_0_75-193x300.jpg 193w\" sizes=\"(max-width: 245px) 100vw, 245px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso &#8220;devo scrivere?&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>No. Anche oggi continuo a diventare scrittore nel momento in cui mi metto a scrivere. Sono giornalista quindi la scrittura \u00e8 stata a lungo strumento della mia professione. Solo quando ho fatto il cuoco nel ristorante che avevo aperto quando chiusero L\u2019Ora, il giornale dove lavoravo, ho sentito la \u201cnecessit\u00e0\u201d di mettermi a scrivere. Ma non l\u2019ho mai avvertita come un destino. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> Lo stile \u00e8 un grimaldello per attraversare la narrazione. Certo, alla lunga pu\u00f2 diventare una prigione, un espediente rassicurante, persino un paraocchi. Anche per questo nel mio ultimo romanzo \u201cIo sono Ges\u00f9\u201d ho spezzato quei meccanismi della scrittura che mi erano diventati propri, che mi connotavano. E\u2019 stato un lavoro di vero artigianato narrativo che mi \u00e8 servito, ha eliminato incrostazioni e ruggini che sentivo limitanti. Ho sconvolto davvero il mio \u201cstile\u201d. Quello che sto scrivendo adesso mi sembra diverso. Forse per l\u2019et\u00e0 che avanza, forse per maggiore esperienza. Gli ingredienti e gli strumenti della mia scrittura, la tensione poetica, il costante tentativo di piegare la prosa al verso, l\u2019effervescenza sperimentale sono ancora fortemente presenti ma mi sembrano pi\u00f9 affilati ed efficaci.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788838936272_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-5377\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788838936272_0_536_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"280\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788838936272_0_536_0_75.jpg 201w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788838936272_0_536_0_75-193x300.jpg 193w\" sizes=\"(max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> Raccontare dovrebbe essere sempre un gesto politico. Ma non sempre lo \u00e8. Anzi, spesso mi accorgo che in quella che chiamiamo letteratura contemporanea c\u2019\u00e8 una forte componente conservatrice: un continuo spostare lo sguardo sulla ferocia delle nostre vite, sulla ferita dell\u2019ingiustizia che sembra ormai insanabile, sulla costante della disperazione maggioritaria verso pascoli della narrazione e verso scritture imbelli e innocue. Forse chi scrive ha paura dell\u2019irrefrenabile avanzata della letteratura tecnologica, dei serial, dello streaming. Per me la narrativa scritta ha una sua ineludibile necessit\u00e0 purch\u00e9 lavori nel suo specifico: la pagina \u00e8 un laboratorio dove si inventa e si sperimenta. In questo momento i margini per incidere sulla realt\u00e0 sono sempre pi\u00f9 rarefatti e insufficienti. O del tutto assenti. L\u2019Italia continua a essere in fondo alle classifiche per numero di lettori.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788868527884_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-5375\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788868527884_0_536_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"197\" height=\"319\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788868527884_0_536_0_75.jpg 536w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/9788868527884_0_536_0_75-185x300.jpg 185w\" sizes=\"(max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ospite odierno di &#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; \u00e8 il giornalista e&nbsp; scrittore palermitano Giosu\u00e8 Calaciura.&nbsp; Esordisce con Malacarne (1998, Baldini e Castoldi, vincitore del Premio Rhegium Julii per l&#8217;Opera Prima) cui seguono, tra le tante opere, &#8220;Borgo vecchio&#8221; (2017, Sellerio, vincitore come miglior romanzo straniero del Prix Mediterran\u00e9e), &#8220;Il tram di Natale&#8221; (2018, Sellerio) fino all&#8217;ultimo romanzo &#8220;Io sono Ges\u00f9&#8221; (2021, Sellerio). &nbsp; &nbsp; Quando accade, quando un&#8217;idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? L\u2019Idea &#8211; come la chiami tu &#8211; \u00e8 la sintesi di un sussulto etico (magari con la coda dell\u2019occhio), un suggestione formale, un\u2019adesione poetica, un\u2019idea linguistica. Quando avverto questa congiunzione ho la consapevolezza di addentrarmi in un sentiero. C\u2019\u00e8 curiosit\u00e0, elettricit\u00e0, la sensazione di avere afferrato il capo di un gomitolo che dovr\u00f2 dipanare per distenderlo tutto. Di solito non vedo l\u2019ora di mettermi a scrivere. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Io penso che sia necessaria. Spesso non per chiudere la narrazione ma per indicare a me stesso e al lettore che lai storia, l\u2019invenzione linguistica, il futuro dei personaggi che ho raccontato continua in quella Patria delle narrazioni a cui tutti apparteniamo, dove tutti, confondendoci, diventiamo lettori e autori. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso &#8220;devo scrivere?&#8221; No. Anche oggi continuo a diventare scrittore nel momento in cui mi metto a scrivere. Sono giornalista quindi la scrittura \u00e8 stata a lungo strumento della mia professione. Solo quando ho fatto il cuoco nel ristorante che avevo aperto quando chiusero L\u2019Ora, il giornale dove lavoravo, ho sentito la \u201cnecessit\u00e0\u201d di mettermi a scrivere. Ma non l\u2019ho mai avvertita come un destino. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Lo stile \u00e8 un grimaldello per attraversare la narrazione. Certo, alla lunga pu\u00f2 diventare una prigione, un espediente rassicurante, persino un paraocchi. Anche per questo nel mio ultimo romanzo \u201cIo sono Ges\u00f9\u201d ho spezzato quei meccanismi della scrittura che mi erano diventati propri, che mi connotavano. E\u2019 stato un lavoro di vero artigianato narrativo che mi \u00e8 servito, ha eliminato incrostazioni e ruggini che sentivo limitanti. Ho sconvolto davvero il mio \u201cstile\u201d. Quello che sto scrivendo adesso mi sembra diverso. Forse per l\u2019et\u00e0 che avanza, forse per maggiore esperienza. Gli ingredienti e gli strumenti della mia scrittura, la tensione poetica, il costante tentativo di piegare la prosa al verso, l\u2019effervescenza sperimentale sono ancora fortemente presenti ma mi sembrano pi\u00f9 affilati ed efficaci. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Raccontare dovrebbe essere sempre un gesto politico. Ma non sempre lo \u00e8. Anzi, spesso mi accorgo che in quella che chiamiamo letteratura contemporanea c\u2019\u00e8 una forte componente conservatrice: un continuo spostare lo sguardo sulla ferocia delle nostre vite, sulla ferita dell\u2019ingiustizia che sembra ormai insanabile, sulla costante della disperazione maggioritaria verso pascoli della narrazione e verso scritture imbelli e innocue. Forse chi scrive ha paura dell\u2019irrefrenabile avanzata della letteratura tecnologica, dei serial, dello streaming. Per me la narrativa scritta ha una sua ineludibile necessit\u00e0 purch\u00e9 lavori nel suo specifico: la pagina \u00e8 un laboratorio dove si inventa e si sperimenta. In questo momento i margini per incidere sulla realt\u00e0 sono sempre pi\u00f9 rarefatti e insufficienti. O del tutto assenti. 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