{"id":538,"date":"2011-04-13T15:26:14","date_gmt":"2011-04-13T14:26:14","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=538"},"modified":"2011-04-13T15:26:14","modified_gmt":"2011-04-13T14:26:14","slug":"lpresentazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/lpresentazione\/","title":{"rendered":"Lettera di presentazione"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/lettere.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-542\" title=\"lettere\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/lettere-300x220.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"220\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Avevo scritto una lettera molto arguta, ironica. La ritenevo assolutamente efficace come lettera di presentazione. Ne ero certo. Pi\u00f9 scorrevo quelle poche righe, pi\u00f9 mi rendevo conto che per come riuscivo a presentarlo, il romanzo, non avrei dato scampo a chi avesse messo gli occhi addosso al primo foglio. Quel primo significativo foglio che conteneva in s\u00e9 tutto il malloppo di pagine messe gi\u00f9 quasi di getto in pochi mesi, ma elaborate nel corso di non ricordo pi\u00f9 quanti anni.<br \/>\nEra il capolavoro delle lettere di presentazione.<br \/>\nAnche perch\u00e9 non era affatto una lettera di presentazione.<br \/>\nNon presentava nulla.<!--more--><br \/>\nPerch\u00e9 nulla, ero certo, sarei stato in grado di presentare di quelle pagine. Le avevo scritte per ci\u00f2 che pensavo potesse essere la maniera migliore. Come dice qualcuno: lo scrittore non pu\u00f2 far altro che scrivere per quel che \u00e8 capace, non per quello che vorrebbe. Io non avevo grande voglia di scrivere in un modo particolare, ma lo facevo. E pagina su pagina avevo messo insieme un malloppo corposo che prometteva bene. Ne ero certo. Stupidamente certo. Lo leggevo negli occhi di quelle povere vittime a cui avevo sottoposto la lettura di pagine a scelta. Pochi in vero avevano avuto l&#8217;ardire di mettersi davanti alla storia dall&#8217;inizio alla fine. Eppure quegli eroi, stacanovisti della lettura, cui avevo concesso la fortuna di dargli una sbirciata dicevano che c&#8217;era del bello l\u00e0 dentro.<br \/>\nVissuto.<br \/>\nEcco il punto. E tenevo a sottolinearlo.<br \/>\nNon scrivevo quello che avrei voluto scrivere proprio perch\u00e9 non sarei stato in grado di vivere in maniera diversa rispetto a ci\u00f2 che era stato.<br \/>\nLa vicenda assumeva toni confusi quando provavo a spiegarlo, ma l&#8217;idea covava in me, e sebbene fosse poco chiara nel mio animo, ero consapevole della sua assoluta verit\u00e0.<br \/>\nDogmatica.<br \/>\nScrivevo quello che avevo vissuto.<br \/>\nE quella lettera di poche righe sapeva ben dirlo, molto pi\u00f9 di quanto ne sarei stato capace io parlandone. Infatti, ogni qual volta mi chiedevano a che punto sei?, Hai un nuovo lavoro?, ecco, finivo con l&#8217;impappinarmi, dando la sensazione di essere un completo idiota. E non ero certo un idiota, non potevo esserlo, come non credo d&#8217;esserlo diventato.<br \/>\nNon ero un idiota, avevo gi\u00e0 pubblicato il mio primo romanzo, che a dire il vero era passato desolatamente tra pochi scaffali di sparute librerie senza fare molto clamore.<br \/>\nMa cosa volevano che fosse?<br \/>\nUn best-seller?<br \/>\nUna roba alla Dan Brown?<br \/>\nDieci milioni di copie e centocinquanta ristampe?<br \/>\nAffatto. Io in quel romanzo avevo messo della letteratura, mica merda da vendere al supermercato. Cos\u00ec la pensavo, in questa maniera mi schermavo da un clamoroso insuccesso. La reale sorte che era toccata al primo lavoro di Riccardo Marchetti. Eppure in qualche modo le acque sembravano muoversi. Il mio breve soggiorno romano non aveva causato solo casini e fraintendimenti. Ero venuto a contatto con un paio di tipi davvero interessati al mio lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno di questi andava di corsa.<br \/>\nEd era possibile ritrovarselo a sfrecciare davanti agli occhi senza nemmeno un cenno di saluto, semplicemente perch\u00e9 lui stava andando.<br \/>\nEd era in ritardo.<br \/>\nEcco, quel tizio andava di continuo. Non so se fosse al cesso o in qualche altro posto simile, ma andava, e lo faceva in maniera frenetica.<br \/>\nPerch\u00e9 era in ritardo.<br \/>\nIn una delle poche pause della sua esistenza, e di questo ero convinto, mi capit\u00f2 di incontrarne gli occhi. Fermi dentro le orbite, bloccate dentro il cranio, rigido su un collo assente, fermo su spalle sbilenche, sostenute da un busto abbondante, incassato su una sedia.<br \/>\nImmobile.<br \/>\nE non era cosa da poco.<br \/>\nNotavo lo sguardo della sua segretaria come rapito davanti ad una lacrimazione di qualche madonna della domenica fai da te. Perch\u00e9 una di quelle situazioni alla quale stava assistendo quella donnicciuola, nient&#8217;affatto male, non era solita dentro l&#8217;ufficio. Che spesso rimaneva serrato e vuoto. Essendo che, come ho ben spiegato, il tizio, il capo, Anselmo, insomma, era in un perpetuo andare.<br \/>\nIl sedicente editore, dunque, scrut\u00f2 a fondo la prima pagina, quella della lettera.<br \/>\nAveva il volto sudaticcio, pur non essendoci particolarmente caldo, grazie ad un ventilatore che in maniera alquanto fastidiosa ronzava dietro le sue spalle in un movimento vorticoso, spingendomi ad urlare fermalo stronzo! Ma non potevo, probabilmente il proprietario di quella tecnologica tortura sarebbe stato il mio nuovo editore.<br \/>\nQuello della svolta.<br \/>\nAnselmo leggeva in assoluto silenzio. Poi, sfogli\u00f2 delle pagine e si sofferm\u00f2 su alcune di esse. Ne ero certo, aveva lo sguardo rapito dalle mie parole. Riuscivo a stento a trattenere un&#8217;espressione carica di soddisfazione con la quale avrei voluto dirgli, ecco bello mio quello \u00e8 il top del presentazioni, che contiene il top della letteratura contemporanea italiana. Ma questo non potevo dirlo in maniera chiara, avrei dato l&#8217;impressione d&#8217;essere uno sfacciato egocentrico.<br \/>\nRipose il prezioso dattiloscritto sulla sua scrivania, poco ingombra di carte, in verit\u00e0, e molto carica di polvere, se ne poteva ben distinguere il velo, ogni volta che muoveva i suoi grassi gomiti su di esso.<br \/>\nRaccontami in poche parole questa storia, disse infine, dopo alcuni istanti in cui non sapevo proprio come contorcermi per evitare di manifestare troppo quell&#8217;entusiasmo che da tempo aveva pervaso ogni centimetro delle mie ossa. In maniera assolutamente ingiustificata, peraltro.<br \/>\nBe&#8217;, ecco&#8230;, risposi.<br \/>\nCazzo! Con quel pop\u00f2 di lettera tu stai a chiedermi di raccontarti la vicenda, a cosa \u00e8 servito scrivere la divina commedia delle lettere se nemmeno riesci a coglierne lo spirito?, pensavo tra me, con la ferma volont\u00e0 di dirglielo. Ma non riuscivo a capire in che modo. Come avrei potuto fargli notare la sua completa mancanza di ironia senza ferirne l&#8217;animo? No, non avevo pensato a questo possibile scenario, non ero preparato ad offendere con garbo quel tipo che andava sempre di fretta seppur al cesso.<br \/>\nMi attravers\u00f2 un flash mentale nel quale ero io ad andare stavolta, anche di fretta per non stonare rispetto all&#8217;abitudine di quei luoghi.<br \/>\nE mi vedevo sfrecciare via da quello studio.<br \/>\nEppure avrei deluso molte persone, tutte quelle alle quali, con enfasi eccessiva, avevo comunicato l&#8217;appuntamento. Fissato in una domenica mattina romana, insolitamente tranquilla, in cui il santo padre era impegnato in uno dei frequenti viaggi apostolici lungo le strade di altri continenti, e lasciava sguarnita la grande piazza.<br \/>\nAvrei deluso troppa gente, la signora che m&#8217;aveva procurato l&#8217;aggancio, e in fin dei conti, avrei deluso me stesso.<br \/>\nAlmeno un pizzico.<br \/>\nO quasi.<br \/>\nPertanto non m&#8217;alzai di scatto, e non lanciai velocemente la sedia su un fianco pronto ad aprire la porta per sottrarmi alla tortura di quell&#8217;aggeggio ronzante. Me ne restai l\u00ec, immobile a fissarlo senza aver nulla da dire. Le parole che mi venivano in mente, anch&#8217;esse di fretta come se quel posto inducesse a correre pure i pensieri, non erano parole riferibili ad un pubblico semi-sconosciuto. Considerato il fatto di non aver ancora perduto la speranza di ritrovarmi davanti al mio nuovo mecenate che con pazienza avrebbe atteso le future creazioni letterarie del Marchetti. Tacere risulta essere salutare in alcune occasioni, consideravo quanto in quella situazione potesse essere giusto.<br \/>\nSi, capisco il probabile imbarazzo, riprese a dire, ma comprenderai bene che uno scrittore deve pur saper parlare della sua opera, degli intendimenti, del perch\u00e9, e roba di questo tipo. E poi quanto realmente credi a questo tuo lavoro, fino a che punto sei disposto a spingerlo, a sacrificarti per esso. Con calma, ti ripeto, con calma estrema, non sar\u00f2 io di certo ad esaminarti per quello che mi dirai, ma con estrema calma prova a raccontarmi la storia di questo romanzo, continu\u00f2 con lo spirito di un padre parroco che ti induce a confessare l&#8217;efferato delitto.<br \/>\nLa lettera&#8230;? abbozzai cercando di contenere gli acuti.<br \/>\nS\u00ec, s\u00ec, la lettera \u00e8 carina ma cosa ci dice della storia, cosa dice a chi non ne conosce niente di niente? C&#8217;\u00e8 della droga? Si parla di storie di droga, al limite dell&#8217;indecenza, di vite traviate forse?<br \/>\nVeramente, provai a dire quasi balbettando, ho gi\u00e0 dato diciamo, il mio primo&#8230;<br \/>\nMa lui non ascoltava quello che provavo a dirgli, e nemmeno io avevo molta fiducia in quelle mie parole.<br \/>\nAnselmo continuava in quell&#8217;insopportabile predica, con tono pacato, al limite del soffio di un serpente che in maniera scivolosa, viscida, smuove l&#8217;aria attorno a s\u00e9.<br \/>\nNon dice nulla questa lettera, forse potrebbe indurre qualche perditempo a leggere il romanzo, ma capirai non \u00e8 che sto qui a perdere tempo. Io ti ascolto e se mi interessa la vicenda allora se ne pu\u00f2 discutere. Noi non abbiamo un grosso catalogo, capirai&#8230; Siamo una piccola realt\u00e0, di nicchia come dicono molti. Editiamo pochi titoli all&#8217;anno ma scelti con cura&#8230;<br \/>\nMi alzai, in un solo gesto lasciai scivolare su un fianco la sedia aprii la porta e m&#8217;incamminai incazzato come un animale verso casa. Dopo alcuni metri, non ero nemmeno a portata delle straboccanti tette della donnicciola nient&#8217;affatto male, ritornai sui miei passi, diedi un leggero calcio alla porta dell&#8217;ufficio che si spalanc\u00f2 in un biz. Seduto come l&#8217;avevo lasciato c&#8217;era l&#8217;intellettuale che sceglieva le sue opere con cura, anche se non aveva tempo da perdere a leggerle. Mi guard\u00f2 stizzito, ma non ebbe modo di dire nulla, con estrema velocit\u00e0 ripresi il prezioso dattiloscritto e me ne andai.<br \/>\nUna storia simile con protagonisti differenti si svolse almeno tre o quattro volte in quel mese fino a quando mi ritrovai davanti ad un tizio che non aveva fretta, n\u00e9 correva, n\u00e9 chiedeva quante copie avrei voluto acquistare, rigorosamente al 50% del prezzo di copertina.<br \/>\nAveva un viso che induceva alla calma, ed ogni parola fluiva lentamente, quasi stentasse a venir fuori dalle sue labbra. Certo aveva un fare strano, che avrebbe indotto molta gente sempre di corsa per le strade della citt\u00e0 a mandarlo a fanculo in pochi attimi. Ma ero stanco di mandare a fanculo i miei potenziali editori, e non avrei accettato un altro mi spiace, o credevamo che lei fosse disposto a pagare le spese di pubblicazione, o c&#8217;\u00e8 del talento ma mancano i soldi, \u00e8 un periodo di crisi, lei capir\u00e0&#8230;<br \/>\nTutte frasi consolatorie che tra Palermo e Roma m&#8217;avevano visto sempre alla stessa maniera, di spalle, andar via, e ritornare mestamente a casa trattenendo a stento il peso del mio dattiloscritto.<br \/>\nQuel tipo aveva un ch\u00e9 di diverso.<br \/>\nNon mi tese la mano in maniera affettata, sembrava che davvero lavorasse alla scelta dei dattiloscritti, e poi, devo dire che la lettera di risposta alla mia era stata notevole. Sprizzava ironia da ogni virgola, e l&#8217;avevo ritenuta all&#8217;altezza delle mie dieci righe. Forse senza la stessa profondit\u00e0, ma ad ogni buon conto di notevole fattura. E quell&#8217;uomo, l&#8217;uomo che aveva risposto in maniera interessata se ne stava l\u00ec, con lo sguardo spalancato, e le lunghe braccia poggiate sulla scrivania ingombre di buste e dattiloscritti sfogliati a met\u00e0, e qualche copia di romanzo, e bozze varie. Quella scrivania viveva sotto il peso di parole, e non v&#8217;era traccia di polvere.<br \/>\nUn ottimo segnale.<br \/>\nFranchino, il nome dell&#8217;editor, o qualunque ruolo svolgesse dentro quella piccola casa editrice, mi chiese d&#8217;accomodarmi.<br \/>\nPrese dal cassetto un paio di occhiali e lo indoss\u00f2. Per un attimo mi diede una particolare impressione. La luce della lampada che teneva accesa, puntata di traverso alla sua destra, lo illumin\u00f2 in maniera tale da farmelo sembrare un novello Erri de Luca, e pensai che se soltanto avesse avuto in s\u00e9 un decimo dei valori di quello scrittore decisamente mi sarebbe stato difficile tenergli il passo. Mi scrut\u00f2 a fondo senza dire parola e poi, rompendo l&#8217;incantesimo di quel meraviglioso silenzio simbiotico che s&#8217;era venuto a creare tra di noi, disse.<br \/>\nParlami del romanzo.<br \/>\nAllora era un vizio, cazzo!<br \/>\nUn vizio di tutti.<br \/>\nAnche questo tipo dalla sguardo profondo, sprofondava nella pi\u00f9 banale delle domande, per quanto mi impegnassi a girare non se ne usciva fuori.<br \/>\nBe, ecco&#8230;<br \/>\nSorrise, e mi parve di cogliervi una sfumatura irridente.<br \/>\nMe ne rimasi l\u00ec, seduto, senza parole sulla lingua, stanco di pensare di doverlo mandare a fanculo, disperato alla sola idea di rivedermi sulla strada di ritorno col dattiloscritto sotto il braccio.<br \/>\nQuante volte te lo hanno chiesto?, riprese interrompendo il filo dei miei pensieri sempre pi\u00f9 abbattuti e melanconici.<br \/>\nOgni volta, dissi con un moto di ringalluzzimento che non avrei sperato, ogni volta che mi sono ritrovato in un&#8217;occasione del genere m&#8217;\u00e8 stata posta questa domanda.<br \/>\nE perch\u00e9 credi che ogni volta la stessa questione ti venga ribadita?, chiese il tipo con una smorfia che mi sembr\u00f2 ancor pi\u00f9 strafottente.<br \/>\nNon lo so. Io credo&#8230; non consideri questo mio pensiero come un&#8217;affermazione arrogante, non ho che trentatr\u00e9 anni, ma penso che quello che volevo dire, se davvero c&#8217;\u00e8 qualcosa da dire l\u00e0 dentro, dentro quell&#8217;insieme di fogli, io l&#8217;ho detto, l&#8217;ho scritto cos\u00ec per come lei potr\u00e0 leggerlo. Ci saranno refusi, e stonature, e costrutti che magari non andranno a genio, ma non ho la capacit\u00e0 di sintetizzarlo. Non ero bravo a scuola a fare riassunti. Ricordo che alle elementari, b\u00e9, avevamo la giornata dei riassunti e quella dei racconti. Eccellevo nei racconti, cos\u00ec diceva la maestra, ecco, mentre quando mi si obbligava a sintetizzare una storia non sapevo da dove iniziare. Forse, forse era un&#8217;incapacit\u00e0 di mostrarmi attento a quelle parole, al contesto per intero, forse mi sfuggivano gli elementi principali delle vicende, o forse pi\u00f9 semplicemente non m&#8217;andava di sintetizzare, di stringere quella particolare storia come un capo d&#8217;abbigliamento in lavatrice sottoposto ad un lavaggio errato. Lo infili d&#8217;un colore, d&#8217;una precisa taglia e te lo ritrovi dopo il lavaggio con altro colore e ristretto. Non \u00e8 cos\u00ec che deve andare, non \u00e8 cos\u00ec che penso debba andare.<br \/>\nE se ti chiedessi di raccontarmi allora com&#8217;\u00e8 nato il tuo romanzo come mi risponderesti?, mi chiese Franchino.<br \/>\nQuelle \u00e8 un&#8217;altra storia, dissi.<br \/>\nProvaci, insistette.<br \/>\nEra l&#8217;ottavo incontro. Otto facce, otto stanze, qualche segretaria meno, non tutte dalle tette strabordanti, ma ugualmente dallo sguardo vacuo e spento m&#8217;avevano introdotto in otto scrivanie. Alcune brillanti, altre oscure, molte vuote, altre piene di polvere, poche di manoscritti.<br \/>\nMa pur sempre otto possibili nuovi editori.<br \/>\nDopo la prima pubblicazione, dopo il trambusto presto sopito del primo romanzo. Credevo che questo lavoro che m&#8217;accompagnava ogni qual volta me ne tornavo mestamente a casa potesse fare di me in maniera definitiva uno scrittore.<br \/>\nCio\u00e8, credevo sarebbe stato in grado di darmi da mangiare per quello che scrivevo, smettendola di condurmi in giro per le strade a pubblicizzare come un megafono quello che avevo scritto. Credevo che quell&#8217;uomo che mi stava davanti, pacato, silenzioso quando c&#8217;era da ascoltare, ciarliero quando c&#8217;era da capire, e attento alle sfumature del mio volto ogni volta che mi ritrovavo a parlargli, be&#8217; quell&#8217;uomo era la mia ultima possibilit\u00e0. Rimasi alcuni istanti a riflettere, cercando di darmi un contegno da intellettuale che pensa alla miseria del mondo, rovistando nel non mio fornitissimo vocabolario, cercando di mettere insieme alcune frasi figlie del mio immaginario, del vissuto. Pensavo a qualcosa che avrebbe fatto colpo sul tipo.<br \/>\nEcco, dissi.<br \/>\nSolamente ecco!<br \/>\nEcco \u00e8 un dannatissimo pessimo inizio, un inizio del cazzo per ogni cosa che si vuole intraprendere, ma ormai era venuto fuori, uscito vigliaccamente dalle mie labbra senza avermi dato il tempo di poterlo ammazzare in un sospiro certamente pi\u00f9 carico d&#8217;espressione.<br \/>\nRipresi fiato.<br \/>\nE abbozzai un sorriso d&#8217;intendimento, uno di quei sorrisi che se mal interpretati ti pu\u00f2 portare dritto dritto allo sgabuzzino col tuo interlocutore, a dimenarti fra bastoni di scopa e secchi della spazzatura ancora da svuotare. Ma nulla di ci\u00f2 accadde. Franchino rimase in ascolto, volenterosamente in ascolto. Forse anche lui aveva colto qualcosa in me, lo speravo, e questa speranza, come \u00e8 proprio d&#8217;ogni speranza, mi confortava.<br \/>\nEro a Palermo, ripresi, avevo finito le sigarette. L&#8217;efficiente amministrazione sanitaria non m&#8217;aveva ancora rilasciato l&#8217;ultimo ritrovato della tecnologia in fatto di tessere. Nessun bar vicino casa, n\u00e9 whisky sulla solita mensola. Un pc acceso davanti a me e niente Film. Nemmeno del genere che potrebbe pensare. Nessuno straccio di connessione wi-fi a sgamo. Soltanto un pc. un word crackato (non sia mai, ovvio mi sono fustigato in seguito), e qui abbozzai un sorriso idiota di quelli da cabaret d&#8217;infimo livello, e qualche idea da strappare al tempo che lentamente m&#8217;avrebbe di certo fottuto dalla mente, conclusi enfaticamente tutto d&#8217;un fiato.<br \/>\nCon un gesto semplice e immediato e uno strano sorriso sulle labbra mi fece capire di passargli il manoscritto.<br \/>\nLo sfogli\u00f2, soffermandosi attentamente, and\u00f2 avanti e poi indietro&#8230;<br \/>\n[da &#8220;L&#8217;incanto della follia&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avevo scritto una lettera molto arguta, ironica. La ritenevo assolutamente efficace come lettera di presentazione. Ne ero certo. Pi\u00f9 scorrevo quelle poche righe, pi\u00f9 mi rendevo conto che per come riuscivo a presentarlo, il romanzo, non avrei dato scampo a chi avesse messo gli occhi addosso al primo foglio. Quel primo significativo foglio che conteneva in s\u00e9 tutto il malloppo di pagine messe gi\u00f9 quasi di getto in pochi mesi, ma elaborate nel corso di non ricordo pi\u00f9 quanti anni. Era il capolavoro delle lettere di presentazione. Anche perch\u00e9 non era affatto una lettera di presentazione. Non presentava nulla.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[12,17],"tags":[202],"class_list":["post-538","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-assaggi-romanzeschi","category-lettere","tag-lettere-2"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/538","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=538"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/538\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=538"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=538"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=538"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}