{"id":5482,"date":"2021-12-15T00:51:29","date_gmt":"2021-12-14T23:51:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5482"},"modified":"2023-04-24T20:19:40","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:40","slug":"bruno-arpaia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/bruno-arpaia\/","title":{"rendered":"Bruno Arpaia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita oggi Bruno Arpaia. Scrittore, traduttore e giornalista. Cesellatore della parola. Esordisce con il romanzo &#8220;I forestieri&#8221; (1990,&nbsp; &#8211; vincitore del premio Bagutta opera prima nel 1991) cui seguono tra gli altri, &#8220;Tempo perso&#8221; (1997, Marco Tropea Editore &#8211;&nbsp; riedito da Guanda nel 2003), &#8220;L&#8217;angelo della storia&#8221; (2001, Guanda &#8211; vincitore del premio Campiello 2001), &#8220;La cultura si mangia!&#8221; (2013, Guanda &#8211; con Pietro Greco), &#8220;L&#8217;avventura di scrivere romanzi&#8221; (2013, Guanda &#8211; con Javier Cercas) fino all&#8217;ultimo &#8220;Il fantasma dei fatti&#8221; (2020, Guanda).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Arpaia.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5484\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Arpaia.jpg\" alt=\"\" width=\"258\" height=\"258\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Arpaia.jpg 258w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Arpaia-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 258px) 100vw, 258px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha dato voce a molti degli scrittori sudamericani di grande fascino, tra i quali ricordiamo Fernando Aramburu (&#8220;Anni lenti&#8221;, &#8220;Patria&#8221; editi da Guanda), Manuel Vilas (nello splendido &#8220;In tutto c&#8217;\u00e8 stata bellezza&#8221;, 2019, Guanda), Javier Cercas (&#8220;L&#8217;impostore&#8221;, &#8220;Terra alta&#8221;, &#8220;Indipendenza&#8221;, Guanda), Carlos Ruiz Zaf\u00f3n (&#8220;Il gioco dell&#8217;angelo&#8221;, &#8220;Il prigioniero del sole&#8221; editi da Mondadori) Inoltre, ha curato le edizioni dei Meridiani Mondadori dedicate a Gabriel Garc\u00eda M\u00e1rquez e Mario Vargas Llosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un&#8217;idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><br \/>\n<em>L\u2019idea di solito non arriva di colpo, come mandata dal cielo. Spesso, seguendo un\u2019immagine, un personaggio, una sequenza di parole che cominciano a ossessionarti, si parte per un lungo e difficile viaggio fatto di disciplina, di letture, di riflessioni, di documentazione, di approssimazioni che a volte conducono a una meta e a volte si rivelano una falsa pista. Raramente mi \u00e8 accaduto di essere folgorato dall\u2019\u00abIdea\u00bb, ma \u00e8 avvenuto sempre dopo mesi e mesi di lavoro, di concentrazione, di disciplina; come quando capii (stavo lavorando a &#8220;L\u2019angelo della storia&#8221;) come mettere insieme due personaggi tanto diversi come Walter Benjamin e l\u2019immaginario rivoluzionario spagnolo Laureano Mahojo. Fu una notte, tanti anni fa, durante un viaggio in treno da Milano a Napoli. Niente ispirazione: non ci credo. Scrivere \u00e8 un mestiere, un faticoso artigianato, checch\u00e9 ne pensino i vecchi e nuovi romantici. Per\u00f2 \u00e8 vero che uno dei pochi privilegi di uno scrittore \u00e8 quello di vivere momenti bellissimi, purtroppo molto, molto rari: momenti in cui \u00e8 come se di colpo ti si squarciasse un velo sulle storie che vorresti raccontare, sui personaggi che ti ronzano in testa in forma vaga, confusa. All\u2019improvviso diventano chiari, netti, ti sembra di conoscerli da anni e anni e di averli accanto in carne e ossa. A me accadde nella cuccetta di quel treno: in uno stato di inquietissimo dormiveglia, vidi nitidamente quei due parlare fitto fitto sui Pirenei, la notte in cui Benjamin rimase solo durante la sua avventurosa fuga prima di suicidarsi a Port Bou. Erano l\u00ec, nel buio, Laureano e il vecchio Benj, e si parlavano. Dopo, si \u00e8 trattato \u201csolo\u201d di scriverla, quella storia.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/9788823524347_92_194_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5485\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/9788823524347_92_194_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"301\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><br \/>\n<em>Regole, non ne esistono. All\u2019inizio scrivevo con poco meno di una vaga bussola, lasciandomi trasportare dalla scrittura. E scoprivo il finale quando ci arrivavo, quando \u00absapevo\u00bb che l\u00ec la mia storia si esauriva. Poi, a mano a mano, con l\u2019esperienza, o forse con l\u2019et\u00e0, prima di iniziare a scrivere, o nelle prime fasi di stesura, ho cominciato a intravedere pi\u00f9 chiaramente dove voglio andare a parare. Ma lo intravedo, appunto. Poi bisogna trovare la forma in cui dirlo, scoprire e cesellare quell\u2019ultima, decisiva frase. Come ho detto, si tratta sempre di artigianato; nobile quanto si vuole, ma pur sempre artigianato. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso &#8220;devo scrivere?&#8221;<\/strong><br \/>\n<em>Lo so, \u00e8 un classico, ma scrivere mi ha affascinato fin da bambino. Tuttavia, la consapevolezza e la grande determinazione necessarie a decidere di voler essere uno scrittore mi sono venute soltanto dopo aver letto &#8220;Cent\u2019anni di solitudine&#8221;. Fu un\u2019illuminazione, un cataclisma che fece piegare la mia vita come un martello che batteva sopra un ferro caldo. Erano tempi di rigide militanze politiche, i dirigenti ci consigliavano addirittura di leggere saggi e di non perdere tempo con i romanzi\u2026 E invece, mi scoprii a pensare leggendo Garc\u00eda M\u00e1rquez, il mondo poteva anche non essere soltanto in bianco e nero: si poteva restare ancora dalla parte giusta e vivere a colori. Bastava solo sapere usare bene le parole. Fu l\u00ec che mi decisi: da grande non avrei fatto n\u00e9 il pompiere n\u00e9 l\u2019astronauta, ma lo scrittore. \u00abMa che, sei pazzo?\u00bb mi disse un caro amico. Era pi\u00f9 o meno l\u2019epoca in cui uccisero Aldo Moro. Tra Stato e terrorismo, avevano calato un bel coperchio sulla bara di chi aveva immaginato di cambiare almeno un poco il mondo. Per continuare a immaginare e a sperare, per continuare a dire \u201cnoi\u201d, non mi restava altro che lo scrivere. Ricordo ancora la faccia attonita di quell\u2019amico, la sua espressione allo stesso tempo sprezzante e preoccupata: \u00abE cosa mangerai? Parole?\u00bb. Il problema di mangiare non l\u2019ho ancora risolto benissimo, ma oggi quello che mangio me lo guadagno proprio con le parole. Non potevo sperare di pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/9788882462970_92_194_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5486\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/9788882462970_92_194_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"303\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/9788882462970_92_194_0_75.jpg 194w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/9788882462970_92_194_0_75-192x300.jpg 192w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><br \/>\n<em>Lo stile si sceglie, anche se seguendo vicoli e sentieri non sempre evidenti, non del tutto consapevoli. Ha perfino a che fare con il metabolismo del proprio corpo, con il respiro, con il ritmo. E cambia, nel corso della vita. Negli anni, il mio si \u00e8 asciugato, direi quasi essenzializzato. Ma \u00e8 solo il \u201cmio\u201d percorso. Poi, \u00e8 chiaro, anche quella scelta \u00e8 un vincolo. Ma senza vincoli, senza paletti, non si fa arte, non si fa scienza, non si fa quasi nulla. Qualunque creazione, qualunque invenzione, non nasce dalla semplice fantasia, inconsapevole e sfrenata, ma dalle costrizioni. La lunghezza dei capitoli di Dickens era determinata dalla necessit\u00e0 di stamparli a puntate sul giornale. Michelangelo, come ricorda Sklovskij, amava scegliere blocchi di marmo danneggiati, perch\u00e9 in questo modo conferiva pose inaspettate alle sue sculture\u2026 <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><br \/>\n<em>Diciamocelo: temo che oggi la letteratura, visti i livelli di lettura e l\u2019analfabetismo funzionale in crescita dovunque, incida davvero poco sulle nostre societ\u00e0. Non cos\u00ec le narrazioni in genere (film, serie televisive, videogiochi\u2026), che hanno ancora un forte impatto. E tuttavia, la funzione politica, etica, civile della letteratura non viene meno. La letteratura, la buona letteratura, parla sempre a partire da un \u00abnoi\u00bb, cambia l\u2019immaginario collettivo, ci fa immaginare mondi possibili, aumenta la nostra capacit\u00e0 di empatia, ci fa vivere altre vite e immergere in esperienze che diversamente non potremmo mai fare. Di pi\u00f9: in questi tempi cos\u00ec inclini a semplificare il mondo, alla nostalgia del semplice, alle fake news e alle teorie complottistiche, contribuisce a non semplificare e svilire la realt\u00e0, a restituircela in tutta la sua complessit\u00e0, ponendoci domande sempre pi\u00f9 complesse a cui non fornisce una risposta univoca e semplicistica. Non mi viene in mente nulla di pi\u00f9 politicamente rivoluzionario.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/9788882464844_92_194_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5487\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/9788882464844_92_194_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"308\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/9788882464844_92_194_0_75.jpg 194w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/9788882464844_92_194_0_75-189x300.jpg 189w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita oggi Bruno Arpaia. Scrittore, traduttore e giornalista. Cesellatore della parola. 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Ha dato voce a molti degli scrittori sudamericani di grande fascino, tra i quali ricordiamo Fernando Aramburu (&#8220;Anni lenti&#8221;, &#8220;Patria&#8221; editi da Guanda), Manuel Vilas (nello splendido &#8220;In tutto c&#8217;\u00e8 stata bellezza&#8221;, 2019, Guanda), Javier Cercas (&#8220;L&#8217;impostore&#8221;, &#8220;Terra alta&#8221;, &#8220;Indipendenza&#8221;, Guanda), Carlos Ruiz Zaf\u00f3n (&#8220;Il gioco dell&#8217;angelo&#8221;, &#8220;Il prigioniero del sole&#8221; editi da Mondadori) Inoltre, ha curato le edizioni dei Meridiani Mondadori dedicate a Gabriel Garc\u00eda M\u00e1rquez e Mario Vargas Llosa. &nbsp; Quando accade, quando un&#8217;idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? L\u2019idea di solito non arriva di colpo, come mandata dal cielo. Spesso, seguendo un\u2019immagine, un personaggio, una sequenza di parole che cominciano a ossessionarti, si parte per un lungo e difficile viaggio fatto di disciplina, di letture, di riflessioni, di documentazione, di approssimazioni che a volte conducono a una meta e a volte si rivelano una falsa pista. Raramente mi \u00e8 accaduto di essere folgorato dall\u2019\u00abIdea\u00bb, ma \u00e8 avvenuto sempre dopo mesi e mesi di lavoro, di concentrazione, di disciplina; come quando capii (stavo lavorando a &#8220;L\u2019angelo della storia&#8221;) come mettere insieme due personaggi tanto diversi come Walter Benjamin e l\u2019immaginario rivoluzionario spagnolo Laureano Mahojo. Fu una notte, tanti anni fa, durante un viaggio in treno da Milano a Napoli. Niente ispirazione: non ci credo. Scrivere \u00e8 un mestiere, un faticoso artigianato, checch\u00e9 ne pensino i vecchi e nuovi romantici. Per\u00f2 \u00e8 vero che uno dei pochi privilegi di uno scrittore \u00e8 quello di vivere momenti bellissimi, purtroppo molto, molto rari: momenti in cui \u00e8 come se di colpo ti si squarciasse un velo sulle storie che vorresti raccontare, sui personaggi che ti ronzano in testa in forma vaga, confusa. All\u2019improvviso diventano chiari, netti, ti sembra di conoscerli da anni e anni e di averli accanto in carne e ossa. A me accadde nella cuccetta di quel treno: in uno stato di inquietissimo dormiveglia, vidi nitidamente quei due parlare fitto fitto sui Pirenei, la notte in cui Benjamin rimase solo durante la sua avventurosa fuga prima di suicidarsi a Port Bou. Erano l\u00ec, nel buio, Laureano e il vecchio Benj, e si parlavano. Dopo, si \u00e8 trattato \u201csolo\u201d di scriverla, quella storia. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Regole, non ne esistono. All\u2019inizio scrivevo con poco meno di una vaga bussola, lasciandomi trasportare dalla scrittura. E scoprivo il finale quando ci arrivavo, quando \u00absapevo\u00bb che l\u00ec la mia storia si esauriva. Poi, a mano a mano, con l\u2019esperienza, o forse con l\u2019et\u00e0, prima di iniziare a scrivere, o nelle prime fasi di stesura, ho cominciato a intravedere pi\u00f9 chiaramente dove voglio andare a parare. Ma lo intravedo, appunto. Poi bisogna trovare la forma in cui dirlo, scoprire e cesellare quell\u2019ultima, decisiva frase. Come ho detto, si tratta sempre di artigianato; nobile quanto si vuole, ma pur sempre artigianato. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso &#8220;devo scrivere?&#8221; Lo so, \u00e8 un classico, ma scrivere mi ha affascinato fin da bambino. Tuttavia, la consapevolezza e la grande determinazione necessarie a decidere di voler essere uno scrittore mi sono venute soltanto dopo aver letto &#8220;Cent\u2019anni di solitudine&#8221;. Fu un\u2019illuminazione, un cataclisma che fece piegare la mia vita come un martello che batteva sopra un ferro caldo. Erano tempi di rigide militanze politiche, i dirigenti ci consigliavano addirittura di leggere saggi e di non perdere tempo con i romanzi\u2026 E invece, mi scoprii a pensare leggendo Garc\u00eda M\u00e1rquez, il mondo poteva anche non essere soltanto in bianco e nero: si poteva restare ancora dalla parte giusta e vivere a colori. Bastava solo sapere usare bene le parole. Fu l\u00ec che mi decisi: da grande non avrei fatto n\u00e9 il pompiere n\u00e9 l\u2019astronauta, ma lo scrittore. \u00abMa che, sei pazzo?\u00bb mi disse un caro amico. Era pi\u00f9 o meno l\u2019epoca in cui uccisero Aldo Moro. Tra Stato e terrorismo, avevano calato un bel coperchio sulla bara di chi aveva immaginato di cambiare almeno un poco il mondo. Per continuare a immaginare e a sperare, per continuare a dire \u201cnoi\u201d, non mi restava altro che lo scrivere. Ricordo ancora la faccia attonita di quell\u2019amico, la sua espressione allo stesso tempo sprezzante e preoccupata: \u00abE cosa mangerai? Parole?\u00bb. Il problema di mangiare non l\u2019ho ancora risolto benissimo, ma oggi quello che mangio me lo guadagno proprio con le parole. Non potevo sperare di pi\u00f9. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Lo stile si sceglie, anche se seguendo vicoli e sentieri non sempre evidenti, non del tutto consapevoli. Ha perfino a che fare con il metabolismo del proprio corpo, con il respiro, con il ritmo. E cambia, nel corso della vita. Negli anni, il mio si \u00e8 asciugato, direi quasi essenzializzato. Ma \u00e8 solo il \u201cmio\u201d percorso. Poi, \u00e8 chiaro, anche quella scelta \u00e8 un vincolo. Ma senza vincoli, senza paletti, non si fa arte, non si fa scienza, non si fa quasi nulla. Qualunque creazione, qualunque invenzione, non nasce dalla semplice fantasia, inconsapevole e sfrenata, ma dalle costrizioni. La lunghezza dei capitoli di Dickens era determinata dalla necessit\u00e0 di stamparli a puntate sul giornale. Michelangelo, come ricorda Sklovskij, amava scegliere blocchi di marmo danneggiati, perch\u00e9 in questo modo conferiva pose inaspettate alle sue sculture\u2026 In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Diciamocelo: temo che oggi la letteratura, visti i livelli di lettura e l\u2019analfabetismo funzionale in crescita dovunque, incida davvero poco sulle nostre societ\u00e0. Non cos\u00ec le narrazioni in genere (film, serie televisive, videogiochi\u2026), che hanno ancora un forte impatto. E tuttavia, la funzione politica, etica, civile della letteratura non viene meno. La letteratura, la buona letteratura, parla sempre a partire da un \u00abnoi\u00bb, cambia l\u2019immaginario collettivo, ci fa immaginare mondi possibili, aumenta la nostra capacit\u00e0 di empatia, ci fa vivere altre vite e immergere in esperienze che diversamente non potremmo mai fare. Di pi\u00f9: in questi tempi cos\u00ec inclini a semplificare il mondo, alla nostalgia del semplice, alle fake news e alle teorie complottistiche, contribuisce a non semplificare e svilire la realt\u00e0, a restituircela in tutta la sua complessit\u00e0, ponendoci domande sempre pi\u00f9 complesse a cui non fornisce una risposta univoca e semplicistica. 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