{"id":5548,"date":"2021-12-28T18:26:57","date_gmt":"2021-12-28T17:26:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5548"},"modified":"2023-04-24T20:19:39","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:39","slug":"mauro-maraschi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/mauro-maraschi\/","title":{"rendered":"Mauro Maraschi"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita Mauro Maraschi. Traduttore e editor palermitano esordisce con &#8220;Rogozov&#8221; (2021, Terrarossa).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/maraschi.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5549\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/maraschi-300x210.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/maraschi-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/maraschi.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un&#8217;idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><br \/>\n<em>Io provo euforia, ogni volta. Il problema \u00e8 che mi capita spesso: mentre passeggio, aspetto o faccio altro, ecco che arriva un\u2019idea (stimolata da qualcosa che ho appena letto o visto o fatto) e sulle prime mi sembra la migliore di sempre. Comincio subito a elaborare mentalmente un\u2019ipotesi di soggetto, e cerco di pensarci il pi\u00f9 possibile, di memorizzarla, di approfondirla. Il tempo di raggiungere un supporto per trascriverla, per\u00f2, e gi\u00e0 tutto mi sembra pi\u00f9 vago. Butto gi\u00f9 qualche appunto, l\u2019idea mi sembra ancora buona ma non entusiasmante, e inoltre ripenso alla quantit\u00e0 di tempo che ci vorr\u00e0 per portarla a compimento, e gi\u00e0 questo pensiero la rende meno appetibile. E cos\u00ec il 99,9% delle volte queste idee rimangono appunti su un file, le dimentico e poi le ritrovo anni dopo, quando \u00e8 troppo tardi (magari certi temi non mi interessano pi\u00f9) e allora le lascio l\u00ec, queste idee, a morire eternamente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><br \/>\n<em>Per quanto mi riguarda, di rado l\u2019ultima parola scritta \u00e8 quella che chiude il racconto. In ogni caso non \u00e8 facile stabilire quale debba essere l\u2019ultima, ma \u00e8 necessario essere consapevoli della sua importanza.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/rogozov.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5551\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/rogozov-203x300.jpg\" alt=\"\" width=\"203\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/rogozov-203x300.jpg 203w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/rogozov.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso &#8220;devo scrivere?&#8221;<\/strong><br \/>\n<em>No. \u00c8 stato tutto molto graduale. Ho cominciato molto presto scrivendo su diari personali, e poi, mi pare a partire dai vent\u2019anni, ho preso a fare esperimenti di narrativa (non prima di aver buttato gi\u00f9 un centinaio di orrende poesie). Con degli amici, ancora giovane, ho anche frequentato un corso di scrittura creativa con Beatrice Monroy, ma l\u2019unico intento era quello di condividere una bella esperienza. E a dire il vero anche andando avanti, nonostante non abbia mai smesso di scrivere e di perfezionarmi e di ragionare sulla scrittura, non credo di aver mai pensato \u201cecco, \u00e8 arrivato il momento di fare sul serio\u201d. Adesso ho pubblicato, e ne sono felice, ma se non fosse successo dubito che il mondo ne avrebbe risentito, quantomeno sul piano climatico (ma questo vale per chiunque). \u00c8 tutto molto naturale, insomma, non c\u2019\u00e8 un prima e un dopo, e comunque non rimarr\u00e0 nulla, di nessuno, per cui poco importa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><br \/>\n<em>S\u00ec, nel mio caso \u00e8 un vincolo enorme, soprattutto se circoscriviamo il discorso a Rogozov, il romanzo che ho appena pubblicato con TerraRossa. Scrivendo racconti ho sperimentato una moltitudine di stili, una cosa che i racconti ti permettono di fare, ma non posso giurare di essere arrivato a un punto d\u2019arrivo per quanto riguarda le opere lunghe. Rogozov \u00e8 come doveva essere, ma per rispettare le mie stesse scelte autoriali mi sono trovato doppiamente vincolato, perch\u00e9 il narratore-referente doveva avere un registro un po\u2019 frigido e stolido, da referto, mentre Gargano parla soltanto, non leggiamo cose scritte da lui ma soltanto cose dette da lui (secondo il narratore-referente), e quando si parla molte cose si omettono, e uno scrittore non pu\u00f2 esprimersi appieno attraverso il parlato di un personaggio, deve farsi da parte. Insomma, a parte il personaggio dell\u2019intellettuale, che per\u00f2 \u00e8 un po\u2019 un buffone, in Rogozov non c\u2019era uno spazio narrativo che mi permettesse di sfogare un po\u2019 di nozionismo gratuito, un po\u2019 di estro decorativo, un po\u2019 di stile autoriale. Un po\u2019 di bella scrittura, per dirla con un\u2019unica formula, di quella scrittura che aiuta critica e pubblico a sostenere che un libro sia un bel libro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><br \/>\n<em>Temo di essere la persona sbagliata alla quale chiedere questo tipo di cose. Non credo nel potere salvifico della letteratura, n\u00e9 nei confronti della societ\u00e0 n\u00e9 del singolo individuo. Certo, ci sono libri di mero intrattenimento e ci sono libri fortemente impegnati, e in mezzo ci sono infinite graduazioni di impegno. Ma a conti fatti sono pochissimi i libri che possono cambiare qualcosa. \u00c8 giusto e doveroso che ci siano, e che molti autori cerchino di fabbricarli, pi\u00f9 o meno a tavolino, pi\u00f9 o meno sentitamente. Quello che non mi piace \u00e8 che in troppi cercano di legittimare il proprio narcisismo con un impegno politico sterile, datato o provinciale. La gente non nota la differenza, spesso nemmeno la critica, ma molti libri impegnati (e pi\u00f9 vago di cos\u00ec non potrei essere) sono onanismo ideologizzato. Alle battaglie fasulle preferisco un romanzo autarchico ma sincero, o ancora meglio le Paperolimpiadi di Romano Scarpa o un film con Dwayne Johnson.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: georgia, palatino, serif;\">[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita Mauro Maraschi. Traduttore e editor palermitano esordisce con &#8220;Rogozov&#8221; (2021, Terrarossa). &nbsp; Quando accade, quando un&#8217;idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? Io provo euforia, ogni volta. Il problema \u00e8 che mi capita spesso: mentre passeggio, aspetto o faccio altro, ecco che arriva un\u2019idea (stimolata da qualcosa che ho appena letto o visto o fatto) e sulle prime mi sembra la migliore di sempre. Comincio subito a elaborare mentalmente un\u2019ipotesi di soggetto, e cerco di pensarci il pi\u00f9 possibile, di memorizzarla, di approfondirla. Il tempo di raggiungere un supporto per trascriverla, per\u00f2, e gi\u00e0 tutto mi sembra pi\u00f9 vago. Butto gi\u00f9 qualche appunto, l\u2019idea mi sembra ancora buona ma non entusiasmante, e inoltre ripenso alla quantit\u00e0 di tempo che ci vorr\u00e0 per portarla a compimento, e gi\u00e0 questo pensiero la rende meno appetibile. E cos\u00ec il 99,9% delle volte queste idee rimangono appunti su un file, le dimentico e poi le ritrovo anni dopo, quando \u00e8 troppo tardi (magari certi temi non mi interessano pi\u00f9) e allora le lascio l\u00ec, queste idee, a morire eternamente. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Per quanto mi riguarda, di rado l\u2019ultima parola scritta \u00e8 quella che chiude il racconto. In ogni caso non \u00e8 facile stabilire quale debba essere l\u2019ultima, ma \u00e8 necessario essere consapevoli della sua importanza. &nbsp; C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso &#8220;devo scrivere?&#8221; No. \u00c8 stato tutto molto graduale. Ho cominciato molto presto scrivendo su diari personali, e poi, mi pare a partire dai vent\u2019anni, ho preso a fare esperimenti di narrativa (non prima di aver buttato gi\u00f9 un centinaio di orrende poesie). Con degli amici, ancora giovane, ho anche frequentato un corso di scrittura creativa con Beatrice Monroy, ma l\u2019unico intento era quello di condividere una bella esperienza. E a dire il vero anche andando avanti, nonostante non abbia mai smesso di scrivere e di perfezionarmi e di ragionare sulla scrittura, non credo di aver mai pensato \u201cecco, \u00e8 arrivato il momento di fare sul serio\u201d. Adesso ho pubblicato, e ne sono felice, ma se non fosse successo dubito che il mondo ne avrebbe risentito, quantomeno sul piano climatico (ma questo vale per chiunque). \u00c8 tutto molto naturale, insomma, non c\u2019\u00e8 un prima e un dopo, e comunque non rimarr\u00e0 nulla, di nessuno, per cui poco importa. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? S\u00ec, nel mio caso \u00e8 un vincolo enorme, soprattutto se circoscriviamo il discorso a Rogozov, il romanzo che ho appena pubblicato con TerraRossa. Scrivendo racconti ho sperimentato una moltitudine di stili, una cosa che i racconti ti permettono di fare, ma non posso giurare di essere arrivato a un punto d\u2019arrivo per quanto riguarda le opere lunghe. Rogozov \u00e8 come doveva essere, ma per rispettare le mie stesse scelte autoriali mi sono trovato doppiamente vincolato, perch\u00e9 il narratore-referente doveva avere un registro un po\u2019 frigido e stolido, da referto, mentre Gargano parla soltanto, non leggiamo cose scritte da lui ma soltanto cose dette da lui (secondo il narratore-referente), e quando si parla molte cose si omettono, e uno scrittore non pu\u00f2 esprimersi appieno attraverso il parlato di un personaggio, deve farsi da parte. Insomma, a parte il personaggio dell\u2019intellettuale, che per\u00f2 \u00e8 un po\u2019 un buffone, in Rogozov non c\u2019era uno spazio narrativo che mi permettesse di sfogare un po\u2019 di nozionismo gratuito, un po\u2019 di estro decorativo, un po\u2019 di stile autoriale. Un po\u2019 di bella scrittura, per dirla con un\u2019unica formula, di quella scrittura che aiuta critica e pubblico a sostenere che un libro sia un bel libro. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Temo di essere la persona sbagliata alla quale chiedere questo tipo di cose. Non credo nel potere salvifico della letteratura, n\u00e9 nei confronti della societ\u00e0 n\u00e9 del singolo individuo. Certo, ci sono libri di mero intrattenimento e ci sono libri fortemente impegnati, e in mezzo ci sono infinite graduazioni di impegno. Ma a conti fatti sono pochissimi i libri che possono cambiare qualcosa. \u00c8 giusto e doveroso che ci siano, e che molti autori cerchino di fabbricarli, pi\u00f9 o meno a tavolino, pi\u00f9 o meno sentitamente. Quello che non mi piace \u00e8 che in troppi cercano di legittimare il proprio narcisismo con un impegno politico sterile, datato o provinciale. La gente non nota la differenza, spesso nemmeno la critica, ma molti libri impegnati (e pi\u00f9 vago di cos\u00ec non potrei essere) sono onanismo ideologizzato. Alle battaglie fasulle preferisco un romanzo autarchico ma sincero, o ancora meglio le Paperolimpiadi di Romano Scarpa o un film con Dwayne Johnson. &nbsp; [the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[678],"tags":[684,1728,1729,292,310,1730],"class_list":["post-5548","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande","tag-cinque-domande-uno-stile","tag-mauro-maraschi","tag-rogozov","tag-scrittura","tag-stile","tag-terarossa"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5548","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5548"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5548\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5555,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5548\/revisions\/5555"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5548"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5548"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5548"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}