{"id":5700,"date":"2022-03-11T00:28:46","date_gmt":"2022-03-10T23:28:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5700"},"modified":"2023-04-21T22:42:38","modified_gmt":"2023-04-21T20:42:38","slug":"musica-e-devozione-nella-citta-felicissima-di-grippaudo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/musica-e-devozione-nella-citta-felicissima-di-grippaudo\/","title":{"rendered":"Musica e devozione nella &#8220;Citt\u00e0 felicissima&#8221; di Grippaudo"},"content":{"rendered":"<p>Ospite della rubrica \u201cAvanscoperta\u201d \u00e8 Ilaria Grippaudo, musicologa e docente di storia della musica. Ha da poco dato alle stampe \u201c<a href=\"https:\/\/www.olschki.it\/libro\/9788822267917\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Musica e devozione nella Citt\u00e0 Felicissima<\/a>\u201d (2022, Olschki).<br \/>\nLe abbiamo rivolto alcune domande sul suo ultimo lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Grippaudo.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5701\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Grippaudo.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"280\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il ricercar di antica memoria acquisisce un fascino particolare in campo musicologico. Qual \u00e8 la motivazione che l\u2019ha condotta a ritornare alla \u201cfelicissima citt\u00e0\u201d che \u00e8 stata Palermo all\u2019epoca della sua ricerca?<br \/>\n<\/strong><em>Pi\u00f9 di una motivazione, a dire il vero. Innanzitutto la curiosit\u00e0 di indagare l\u2019immagine sonora di una citt\u00e0 che tuttora rivela un volto musicale estremamente sfaccettato. Giorno per giorno, attraverso lo studio delle carte d\u2019archivio, \u00e8 emersa la fisionomia di una Palermo percorsa di continuo da eventi sonori. Uno spazio musicalmente saturo in ogni possibile dimensione, che man mano prendendo forma restituiva il profilo di una citt\u00e0 che in ogni luogo sembrava risuonare di musica. E che, andando avanti, faceva affiorare un\u2019ulteriore fortissima motivazione: il bisogno quasi imprescindibile di far rivivere in qualche modo quei suoni. Di sottrarli all\u2019oblio, di renderli vivi e ed eloquenti. Di ricostruire una presenza concreta che per\u00f2 si scontrava con numerose assenze (di partiture, di immagini, di luoghi), ma che forse anche per questo si rivelava sempre pi\u00f9 affascinante.<br \/>\n<\/em><em>Per illuminare un contesto cos\u00ec articolato, cos\u00ec vivido ma immateriale, era inevitabile addentrarsi nel cuore di processi di natura sociale. Consapevolezza che quasi naturalmente mi ha portato a indagare le forme di committenza delle congregazioni religiose, protagoniste della vita culturale cittadina e da subito promotrici di iniziative musicali di spessore. Da l\u00ec si sono aperte infinite prospettive, a partire dal ruolo delle comunit\u00e0 femminili, alle connessioni economiche, alla funzione della musica come mezzo per marcare politicamente un territorio. Per poi arrivare a considerare i rapporti tra musica e identit\u00e0, tra musica e longue dur\u00e9e, tra musica e spazio urbano. Tutte connessioni riscontrabili nel proliferare di iniziative musicali che arrivarono a rivestire un ruolo fondamentale nell\u2019immaginario palermitano, imponendo la festa-spettacolo nel codice celebrativo locale e trasformandola da semplice occasione devozionale a vera e propria celebrazione dell\u2019urbe. Una congiuntura felice, direi anzi \u2018felicissima\u2019, che rese Palermo fra le interpreti dei principali circuiti sonori dei secoli passati.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Emerge un ruolo centrale della musica nella societ\u00e0 del tempo, come considera invece la marginalit\u00e0 \u2013 per certi versi auto-reclusiva \u2013 che vive la musica \u201ccolta\u201d nella contemporaneit\u00e0?<br \/>\n<\/strong><em>Non vi \u00e8 musica che non sia contemporanea. E allo stesso tempo \u00e8 vero che la musica \u2018colta\u2019 vive oggi una condizione di inattualit\u00e0. Da un punto di vista squisitamente personale, fra le cause possibili vi \u00e8 forse uno scollamento tra intenzione, funzione e fruizione. Tre aspetti che nella musica della societ\u00e0 del tempo erano indissolubilmente legati, e che oggi sembrano invece allontanarsi sempre pi\u00f9. Nello scenario musicale del passato le interconnessioni tra protagonisti (autori, esecutori, ascoltatori), tra stili e tecniche, nonch\u00e9 tra creazione e fruizione erano talmente forti da non richiedere alcuna messa in discussione. Oggi \u00e8 come se l\u2019orecchio dell\u2019ascoltatore non fosse pi\u00f9 in grado di cogliere, o non fosse pi\u00f9 interessato a cogliere l\u2019intenzione sottesa ai processi sonori. Certamente, non sempre questa intenzione esiste e non tutti i compositori sembrano inclini ad assumersene la responsabilit\u00e0. Ma laddove l\u2019intenzione diventa pi\u00f9 articolata, pi\u00f9 densa e complessa, dall\u2019altro lato il fruitore sembra sguarnito e impotente, incapace di afferrarne l\u2019essenza pi\u00f9 vera. Smarrendone la funzione e di conseguenza le potenzialit\u00e0 espressive. \u00c8 dunque necessario un nuovo sguardo, una nuova prospettiva. Una nuova \u2018inquadratura\u2019. Soltanto attraverso la piena consapevolezza dei linguaggi, il rispetto della struttura, lo studio e la conoscenza delle musiche del passato \u00e8 possibile che la musica colta contemporanea recuperi una sua autentica dimensione di centralit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ospite della rubrica \u201cAvanscoperta\u201d \u00e8 Ilaria Grippaudo, musicologa e docente di storia della musica. Ha da poco dato alle stampe \u201cMusica e devozione nella Citt\u00e0 Felicissima\u201d (2022, Olschki). 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E che, andando avanti, faceva affiorare un\u2019ulteriore fortissima motivazione: il bisogno quasi imprescindibile di far rivivere in qualche modo quei suoni. Di sottrarli all\u2019oblio, di renderli vivi e ed eloquenti. Di ricostruire una presenza concreta che per\u00f2 si scontrava con numerose assenze (di partiture, di immagini, di luoghi), ma che forse anche per questo si rivelava sempre pi\u00f9 affascinante. Per illuminare un contesto cos\u00ec articolato, cos\u00ec vivido ma immateriale, era inevitabile addentrarsi nel cuore di processi di natura sociale. Consapevolezza che quasi naturalmente mi ha portato a indagare le forme di committenza delle congregazioni religiose, protagoniste della vita culturale cittadina e da subito promotrici di iniziative musicali di spessore. Da l\u00ec si sono aperte infinite prospettive, a partire dal ruolo delle comunit\u00e0 femminili, alle connessioni economiche, alla funzione della musica come mezzo per marcare politicamente un territorio. Per poi arrivare a considerare i rapporti tra musica e identit\u00e0, tra musica e longue dur\u00e9e, tra musica e spazio urbano. Tutte connessioni riscontrabili nel proliferare di iniziative musicali che arrivarono a rivestire un ruolo fondamentale nell\u2019immaginario palermitano, imponendo la festa-spettacolo nel codice celebrativo locale e trasformandola da semplice occasione devozionale a vera e propria celebrazione dell\u2019urbe. Una congiuntura felice, direi anzi \u2018felicissima\u2019, che rese Palermo fra le interpreti dei principali circuiti sonori dei secoli passati. Emerge un ruolo centrale della musica nella societ\u00e0 del tempo, come considera invece la marginalit\u00e0 \u2013 per certi versi auto-reclusiva \u2013 che vive la musica \u201ccolta\u201d nella contemporaneit\u00e0? Non vi \u00e8 musica che non sia contemporanea. E allo stesso tempo \u00e8 vero che la musica \u2018colta\u2019 vive oggi una condizione di inattualit\u00e0. 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