{"id":5784,"date":"2022-04-23T23:03:40","date_gmt":"2022-04-23T21:03:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5784"},"modified":"2023-04-20T10:49:08","modified_gmt":"2023-04-20T08:49:08","slug":"i-quindicimila-passi-di-trevisan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/i-quindicimila-passi-di-trevisan\/","title":{"rendered":"I quindicimila passi di Trevisan"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Vitaliano Trevisan, 2002 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 155 \u2013 \u20ac 12,00.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Trevisan.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5785\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Trevisan-184x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"184\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Trevisan-184x300.jpeg 184w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Trevisan.jpeg 364w\" sizes=\"(max-width: 184px) 100vw, 184px\" \/><\/a><br \/>\nCi sono scaglie di luce che si conficcano nel profondo e illuminano le parti pi\u00f9 oscure di noi. Ci sono ossessioni poi e azioni ripetute, disturbanti, cos\u00ec come le pagine di questo libro, custode di un dolore a posteriori di rara bellezza. Parole che si susseguono in un flusso di passi e pensieri ininterrotto, parole spiazzanti, illuminanti e rivelatrici. Nulla \u00e8 come appare e niente \u00e8 come vogliamo che sia, solo il nulla ci conforta.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMentre quando si muore si scompare immediatamente, quando si scompare invece, anche se si muore, non si muore immediatamente.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSe i morti tornassero sarebbe davvero un problema perch\u00e9 non troverebbero spazio, fuori o dentro di noi, pensavo; n\u00e9 fuori n\u00e9 dentro di noi esiste pi\u00f9 vuoto, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio nella nostra affollatissima prospettiva.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab&#8230; l\u2019idea del suicidio \u00e8 sempre stata con me, come si suol dire sempre un passo dietro di me. E insieme all\u2019idea del suicidio anche l\u2019idea di scomparire \u00e8 sempre stata un passo dietro di me, se non addirittura di fianco a me. Molte volte sono stato \u2013 anche questo si dice \u2013 a un passo dall\u2019andarmene lasciando tutto dietro le mie spalle.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab&#8230; niente mi trattiene, niente e nessuno. E se niente e nessuno mi trattiene, e anzi tutto e tutti mi respingono, per quale ragione dovrei mai restare? Perch\u00e9?, mi chiedevo, perch\u00e9 restare?, perch\u00e9 resistere?\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNon vi \u00e8 un solo istante in cui un essere vivente non sia divorato da un altro. Al di sopra di queste numerose razze animali \u00e8 posto l\u2019uomo, la cui mano distruttrice non risparmia alcun essere vivente; egli uccide per nutrirsi, uccide per vestirsi, uccide per ornarsi, uccide per attaccare, uccide per difendersi, uccide per istruirsi, uccide per uccidere: re superbo e terribile, ha bisogno di tutto, e nulla gli resiste&#8230; Joseph de Maistre, Les soir\u00e9es de Saint-P\u00e9tersbourg.\u00bb (dalle note)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019asfalto \u00e8 pieno di sangue, penso, l\u2019asfalto \u00e8 un materiale contro natura, anzi contro la natura. Dovunque ci troviamo, pensavo, siamo circondati da un reticolo di strade asfaltate che portano in ogni dove. Strade che continuano ad allungarsi, passando sopra o sotto altre strade, boschi, valli e paesi e citt\u00e0, corsi d\u2019acqua, sopra il mare, sotto il mare addirittura; strade che si allargano, da una a due corsie, poi tre, quattro con quella di emergenza, otto in tutto, tra un senso e l\u2019altro. Un groviglio inestricabile di strade che portano dappertutto.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa morte \u00e8 presente sempre e dappertutto, diceva sfogliando il Bacon, in ogni cosa, in ogni essere vivente, in ogni situazione, in ogni opera d\u2019arte degna di questo nome incombe la presenza della morte. \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTutti in realt\u00e0 non avrebbero bisogno che di se stessi. Per essere felici, penso, non abbiamo bisogno che di noi stessi, questa compagnia dovrebbe bastarci. Eppure non siamo affatto felici, malgrado, a ben guardare, non ci manchi niente per essere felici. Della nostra compagnia non ci accontentiamo, non mi accontento, dobbiamo uscire fuori a cercare.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab&#8230; questa cosiddetta collettivit\u00e0, questo cosiddetto paese italiano che pure \u00e8 cos\u00ed diverso dal Nord al Sud, pur rimanendo in un certo senso uguale, dal Sud al Nord, senza dimenticarsi delle isole, ma che \u00e8 in verit\u00e0 un piccolo paese, il vero buco di provincia del mondo di cui la nostra intera provincia non \u00e8 che il buco del buco \u2013 o il buco nel buco \u2013, questo cosiddetto popolo, dicevo, se l\u2019\u00e8 meritata. Non ci sono scuse n\u00e9 giustificazioni: se l\u2019\u00e8 proprio meritata. Ognuno, questo devo ammetterlo, era libero di scegliere, e ha scelto voi e non altri.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCi abituiamo a qualsiasi cosa, perch\u00e9 siamo pi\u00fa malleabili e deformabili di quanto siamo disposti ad ammettere. C\u2019\u00e8 qualcosa che non riusciamo a tollerare?, mi chiedo, e mi rispondo che no, non c\u2019\u00e8 niente che non possiamo tollerare. C\u2019\u00e8 qualche cosa alla quale non ci possiamo abituare?, no, non c\u2019\u00e8 niente a cui non ci possiamo abituare. Ci abituiamo a tutto o quasi tutto. Tutto ci\u00f2 che vediamo, mi dico camminando, vuol dire che possiamo vederlo. Tutto ci\u00f2 che sentiamo possiamo sentirlo e quello che facciamo \u00e8 ben evidente che possiamo farlo. Tutto ci\u00f2 che ci beviamo ogni giorno dai giornali, dalla radio, dalla televisione, tutte le notizie che ci pappiamo come omogeneizzati, ogni giorno per pi\u00fa volte al giorno, vuol dire che possiamo digerirle. Ci\u00f2 che ogni giorno appare scritto sui nostri giornali \u00e8 disgustoso, non potendo essere altro che disgustoso. Ci\u00f2 che tutti i momenti viene detto alla radio \u2013 detto e mostrato alla televisione \u2013 \u00e8 orribile e demoralizzante e deprimente, spesso al massimo grado di orrore, smonamento e depressione. Il mondo \u00e8 sull\u2019orlo della catastrofe, mi dico camminando; e un momento dopo mi dico che no, il mondo non \u00e8 sull\u2019orlo della catastrofe, ma trasmette in diretta la sua catastrofe, che \u00e8 gi\u00e0 in atto ed \u00e8 esattamente catastrofica. In tutto il mondo, pensavo, a ogni momento succede qualcosa di terribile, di orribile in modo inconcepibile, in modo che supera sempre anche la mia immaginazione, cosa di cui, devo dire, mi ritengo affatto dotato. La realt\u00e0 supera la fantasia, si dice, ma \u00e8 la nostra fantasia che \u00e8 limitata, tanto da non permetterci un\u2019accettabile astrazione matematica della realt\u00e0. Una realt\u00e0 virtuale, mi dico mentre cammino, \u00e8 pur sempre un abbozzo ridicolo, in confronto alla realt\u00e0; e ci\u00f2 \u00e8 dovuto, penso, alla limitatezza dei nostri cervelli, alla incapacit\u00e0 congenita di fare i conti con la realt\u00e0 che in fondo altro non \u00e8 che un concetto, un\u2019astrazione di cui abbiamo bisogno e in nome della quale scappano dette le sciocchezze pi\u00f9 abissali.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNiente ci riguarda meno di ci\u00f2 che riguarda tutti, specialmente in questo paese retorico al massimo grado e inconcludente al massimo grado. Una nazione che si crede grande, mentre \u00e8 piccola, in tutte le accezioni possibili della parola. Uno sputo sul mappamondo, queste esatte parole ho pensato stamattina riguardo al mio paese, una ridicola commedia dell\u2019arte all\u2019italiana&#8230;\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Vitaliano Trevisan, 2002 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 155 \u2013 \u20ac 12,00. Ci sono scaglie di luce che si conficcano nel profondo e illuminano le parti pi\u00f9 oscure di noi. Ci sono ossessioni poi e azioni ripetute, disturbanti, cos\u00ec come le pagine di questo libro, custode di un dolore a posteriori di rara bellezza. Parole che si susseguono in un flusso di passi e pensieri ininterrotto, parole spiazzanti, illuminanti e rivelatrici. Nulla \u00e8 come appare e niente \u00e8 come vogliamo che sia, solo il nulla ci conforta.&nbsp; \u00abMentre quando si muore si scompare immediatamente, quando si scompare invece, anche se si muore, non si muore immediatamente.\u00bb \u00abSe i morti tornassero sarebbe davvero un problema perch\u00e9 non troverebbero spazio, fuori o dentro di noi, pensavo; n\u00e9 fuori n\u00e9 dentro di noi esiste pi\u00f9 vuoto, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio nella nostra affollatissima prospettiva.\u00bb \u00ab&#8230; l\u2019idea del suicidio \u00e8 sempre stata con me, come si suol dire sempre un passo dietro di me. E insieme all\u2019idea del suicidio anche l\u2019idea di scomparire \u00e8 sempre stata un passo dietro di me, se non addirittura di fianco a me. Molte volte sono stato \u2013 anche questo si dice \u2013 a un passo dall\u2019andarmene lasciando tutto dietro le mie spalle.\u00bb \u00ab&#8230; niente mi trattiene, niente e nessuno. 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Strade che continuano ad allungarsi, passando sopra o sotto altre strade, boschi, valli e paesi e citt\u00e0, corsi d\u2019acqua, sopra il mare, sotto il mare addirittura; strade che si allargano, da una a due corsie, poi tre, quattro con quella di emergenza, otto in tutto, tra un senso e l\u2019altro. Un groviglio inestricabile di strade che portano dappertutto.\u00bb \u00abLa morte \u00e8 presente sempre e dappertutto, diceva sfogliando il Bacon, in ogni cosa, in ogni essere vivente, in ogni situazione, in ogni opera d\u2019arte degna di questo nome incombe la presenza della morte. \u00bb \u00abTutti in realt\u00e0 non avrebbero bisogno che di se stessi. Per essere felici, penso, non abbiamo bisogno che di noi stessi, questa compagnia dovrebbe bastarci. Eppure non siamo affatto felici, malgrado, a ben guardare, non ci manchi niente per essere felici. Della nostra compagnia non ci accontentiamo, non mi accontento, dobbiamo uscire fuori a cercare.\u00bb \u00ab&#8230; questa cosiddetta collettivit\u00e0, questo cosiddetto paese italiano che pure \u00e8 cos\u00ed diverso dal Nord al Sud, pur rimanendo in un certo senso uguale, dal Sud al Nord, senza dimenticarsi delle isole, ma che \u00e8 in verit\u00e0 un piccolo paese, il vero buco di provincia del mondo di cui la nostra intera provincia non \u00e8 che il buco del buco \u2013 o il buco nel buco \u2013, questo cosiddetto popolo, dicevo, se l\u2019\u00e8 meritata. Non ci sono scuse n\u00e9 giustificazioni: se l\u2019\u00e8 proprio meritata. Ognuno, questo devo ammetterlo, era libero di scegliere, e ha scelto voi e non altri.\u00bb \u00abCi abituiamo a qualsiasi cosa, perch\u00e9 siamo pi\u00fa malleabili e deformabili di quanto siamo disposti ad ammettere. C\u2019\u00e8 qualcosa che non riusciamo a tollerare?, mi chiedo, e mi rispondo che no, non c\u2019\u00e8 niente che non possiamo tollerare. C\u2019\u00e8 qualche cosa alla quale non ci possiamo abituare?, no, non c\u2019\u00e8 niente a cui non ci possiamo abituare. Ci abituiamo a tutto o quasi tutto. Tutto ci\u00f2 che vediamo, mi dico camminando, vuol dire che possiamo vederlo. Tutto ci\u00f2 che sentiamo possiamo sentirlo e quello che facciamo \u00e8 ben evidente che possiamo farlo. Tutto ci\u00f2 che ci beviamo ogni giorno dai giornali, dalla radio, dalla televisione, tutte le notizie che ci pappiamo come omogeneizzati, ogni giorno per pi\u00fa volte al giorno, vuol dire che possiamo digerirle. Ci\u00f2 che ogni giorno appare scritto sui nostri giornali \u00e8 disgustoso, non potendo essere altro che disgustoso. Ci\u00f2 che tutti i momenti viene detto alla radio \u2013 detto e mostrato alla televisione \u2013 \u00e8 orribile e demoralizzante e deprimente, spesso al massimo grado di orrore, smonamento e depressione. Il mondo \u00e8 sull\u2019orlo della catastrofe, mi dico camminando; e un momento dopo mi dico che no, il mondo non \u00e8 sull\u2019orlo della catastrofe, ma trasmette in diretta la sua catastrofe, che \u00e8 gi\u00e0 in atto ed \u00e8 esattamente catastrofica. In tutto il mondo, pensavo, a ogni momento succede qualcosa di terribile, di orribile in modo inconcepibile, in modo che supera sempre anche la mia immaginazione, cosa di cui, devo dire, mi ritengo affatto dotato. La realt\u00e0 supera la fantasia, si dice, ma \u00e8 la nostra fantasia che \u00e8 limitata, tanto da non permetterci un\u2019accettabile astrazione matematica della realt\u00e0. 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