{"id":5820,"date":"2022-05-23T23:03:43","date_gmt":"2022-05-23T21:03:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5820"},"modified":"2023-04-20T10:30:28","modified_gmt":"2023-04-20T08:30:28","slug":"la-restanza-di-teti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/la-restanza-di-teti\/","title":{"rendered":"La restanza di Teti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Vito Teti, 2022 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 168 \u2013 \u20ac 13,00.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/la-restanza.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5821\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/la-restanza-175x300.jpg\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/la-restanza-175x300.jpg 175w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/la-restanza.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 175px) 100vw, 175px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viaggio antropologico che declina il cammino e il ritorno, ma ancor di pi\u00f9 l\u2019atto del rimanere. In un testo d\u2019enorme fascino l\u2019autore esplora le diverse connotazioni della \u201crestanza\u201d, non &#8211; come trito luogo comune &#8211; passivamente nel paese di provincia, spesso natio, o nelle periferie, ma in prospettiva, uno sguardo che vira oltre la siepe di leopardiana memoria e scorge possibilit\u00e0 da realizzare, non soltanto in maniera ideale e sognante, ma concreta, affinch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 stato non si perda, ma evolva. La \u201crestanza\u201d: \u00ab\u00e8 il sentimento di chi \u00e0ncora il suo corpo ad un luogo e fa diaspora con la mente.\u00bb &#8211; e ancora &#8211; \u00abIl termine indica la scelta di restare vissuta non pi\u00fa come immobilismo e rinuncia, ma come un modo di opporsi allo svuotamento dei paesi, alle difficolt\u00e0 delle aree interne, al vuoto delle montagne e, per tanti versi, al vuoto delle periferie controbilanciando la forza inerziale del fatalismo con la capacit\u00e0 di guardare e riconsiderare il passato secondo inedite prospettive di riscrittura del presente, di guardare il centro dalla periferia, di partire dai margini, dai luoghi apparentemente persi alla vita.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appunti sparsi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAmo i miei luoghi e, a volte, odio restarvi e vorrei disseminarmi in tutti i luoghi del mondo.\u00bb<br \/>\n\u00abSulla superficie instabile del nostro pianeta, tra incessanti mutamenti climatici, migrare \u00e8 da sempre un fattore di cambiamento e adattamento. La mobilit\u00e0 di una specie evolve nella capacit\u00e0 di migrare per fuggire, sopravvivere, trovare risorse e riparo per i figli.\u00bb<br \/>\n\u00abL\u2019attesa spesso \u00e8 sofferenza, ma \u00e8 anche speranza, pazienza, capacit\u00e0 di ripensare e di rinnovare l\u2019esistenza. L\u2019attesa \u00e8 attenzione.\u00bb<br \/>\n\u00abNon si resta del tutto, non si parte mai del tutto. La vita \u00e8 sempre altrove.\u00bb<br \/>\n\u00abIl luogo antropologico \u00e8 tale in quanto abitato, umanizzato, riconosciuto, periodicamente rifondato, dalle persone che se ne sentono parte. Il luogo \u00e8 costruzione culturale composta con le immagini che abbiamo ereditato; \u00e8 condivisione, con chi ci vive, con chi ci torna, con chi lo ha abbandonato per sempre.\u00bb<br \/>\n\u00abUn luogo \u00e8 un insieme di relazioni, di legami magari controversi e mutevoli, eppure indispensabili.\u00bb<br \/>\n\u00abL\u2019invasione dei beni di consumo di massa ha prodotto forme di marginalit\u00e0 sapienziale sulla maniera di produrli, ha separato l\u2019economia dalla fatica, dall\u2019etica di un sistema di princip\u00ee e di doveri della memoria.\u00bb<br \/>\n\u00abGoffredo Parise (1974) scriveva: \u201cNoi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) \u00e8 insopportabile. La quantit\u00e0 di cibo \u00e8 enorme, altro che aumenti dei prezzi\u201d.[&#8230;] \u201cPovert\u00e0 vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ci\u00f2 che si compra, del rapporto tra la qualit\u00e0 e il prezzo: cio\u00e8 saper scegliere bene e minuziosamente ci\u00f2 che si compra perch\u00e9 necessario, conoscere la qualit\u00e0, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povert\u00e0 vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione. Povert\u00e0 \u00e8 assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l\u2019olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povert\u00e0 significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno pi\u00fa distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perch\u00e9 la nostra sola cultura \u00e8 l\u2019uniformit\u00e0 piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi\u201d.\u00bb.<br \/>\n\u00abSi disegna una nuova geografia del dolore e della solitudine perch\u00e9 non si assiste alla fine di questo o quel paese, ma alla chiusura di un mondo e allo stravolgimento irreversibile di paesaggi, di economie, di culture, di sistemi ecologici, di microcosmi che hanno tracciato il periplo socio-culturale e la storia del Mediterraneo.\u00bb<br \/>\n\u00abUn paese \u2013 ma in maniera diversa una citt\u00e0, una periferia \u2013, \u00e8 bene ribadirlo, non \u00e8 un groviglio casuale di abitazioni, al contrario, un paese \u00e8 un artefatto complesso di architetture, di strade, vicoli, case; una trama di relazioni, vissuti e pratiche sociali interrelate; un luogo antropologico per eccellenza, con una sua dimensione orizzontale e verticale, dove gli abitanti convivono con i loro santi protettori, i loro defunti, le loro memorie.\u00bb<br \/>\n\u00abI paesi non si rigenerano con gli slogan, con proposte estemporanee che seducono per fascinazione. Non basta ristrutturare qualche casa per invertire dinamiche di infragilimento umano e di rarefazione dei servizi di prossimit\u00e0 spesso oltre la soglia dell\u2019irrimediabilit\u00e0. Le soluzioni \u201cfacili\u201d aiutano poco ed oscurano la complessit\u00e0 del riabitare possibile dei paesi. Riabitare significa ricostruire comunit\u00e0, creare le condizioni essenziali per consentire di rimanere a chi vuol restare, per favorire il ritorno di chi vuole tornare, per accogliere chi ha maturato la scelta della vita da paese. Ristrutturare e recuperare immobili \u00e8 solo un tassello della rigenerazione. A volte, in pochi casi, diventa possibile, ma occorre distinguere la nascita di una nuova comunit\u00e0 da quella di un villaggio turistico aperto solo d\u2019estate.\u00bb<br \/>\n\u00abSenza un\u2019offerta adeguata di servizi di cittadinanza essenziali \u2013 la scuola, la farmacia, i trasporti locali, la connessione a internet, un presidio sanitario di prossimit\u00e0 \u2013 il ritorno in \u201cvita\u201d di qualche casa non sar\u00e0 sufficiente per consentire un\u2019esistenza dignitosa ai residenti e per contrastare il declino.\u00bb<br \/>\n\u00ab\u201cGli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire ma per incominciare\u201d, scriveva Hannah Arendt.\u00bb<br \/>\n\u00abOggi arriva il silenzio senza colore. Il balcone si affaccia sulla ruga, dentro il paese, sul pieno di un tempo e sul vuoto di oggi. Anche se tutto \u00e8 cambiato, tutto \u00e8 riconoscibile ed in questa persistenza si consumano il paradosso e lo stigma del disfacimento. Le strade sono vacanti, assenti i rumori della campagna, le voci delle persone che si chiamavano a distanza, quelle delle fontane, delle fiumare che parlavano \u2013 incautamente zittite dalla nostra distrazione \u2013 ma tutto ci\u00f2 non ha fatto finire il mondo. Il sole e le albe, le ombre e le notti, sono tornate in questi giorni e torneranno quando io non guarder\u00f2 pi\u00fa dal mio balcone.\u00bb<br \/>\n\u00abRestando fermo ho camminato migliaia di giorni, camminando mi sono sentito fermo; da fermo ho attraversato dimensioni spazio-temporali; camminando ho incontrato vivi e defunti. Ogni giro lungo, ogni desiderio di fuga mi ha riportato a casa da dove non sono mai andato via. Ho viaggiato con il corpo, con le idee, con i racconti degli altri, con i libri, con lo studio, con le nuvole, con le nebbie, con il mio vento. Infinite volte mi sono sentito straniero, in esilio, nella mia casa.\u00bb<br \/>\n\u00abAnche i viaggi fantastici, immaginari, sognati, inventati narrano di nostalgia dell\u2019altrove, di altri mondi, di una nuova vita. Il nostalgico \u00e8 dunque colui che ha deciso di mettersi in viaggio e di acquisire consapevolezza \u2013 lentamente, dolorosamente \u2013 della impossibile ed impensabile reversibilit\u00e0 nel tempo, che finisce col diventare anche irreversibilit\u00e0 nello spazio.\u00bb<br \/>\n\u00abLa nostalgia dell\u2019altrove riguarda anche chi \u00e8 rimasto e assiste alla fine del mondo in cui \u00e8 nato, alle trasformazioni cos\u00ed forti e inattese da farlo sentire straniero in patria. Chi ha visto partire familiari e amici, chiudere case, morire persone si sente in qualche modo custode del paese in cui \u00e8 rimasto, conserva memorie del mondo che scompare, vive l\u2019amarezza di un duplice scacco della nostalgia. Ha desiderio dell\u2019altrove senza essere mai partito.\u00bb<br \/>\n\u00abEgli \u00e8 il melanconico abitatore di un mondo da cui non si \u00e8 mosso, e il nostalgico sognatore di un mondo che non conosce.\u00bb<br \/>\n\u00abSe non dovessi tornare, | sappiate che non sono mai | partito. | Il mio viaggiare | \u00e8 stato tutto un restare | qua, dove non fui mai\u00bb. (Giorgio Caproni)<br \/>\n\u00abSiamo tutti altrove. Siamo tutti esuli. In esilio da un tempo che pi\u00fa non ci appartiene, da luoghi che ci sono stati sottratti o da cui ci siamo allontanati.\u00bb<br \/>\n\u00abPensare estranea, rende stranieri.\u00bb<br \/>\n\u00abSocrate era un estraneo nella sua citt\u00e0, Atene. Sollevava continuamente domande. Metteva in discussione ogni cosa. Era inopportuno. Irritava. La sua estraneit\u00e0, per\u00f2, era ci\u00f2 che gli consentiva di vedere al di l\u00e0 della citt\u00e0, ci\u00f2 che c\u2019era oltre.\u00bb<br \/>\n\u00ab\u201cCamminare\u201d anche per coloro che sono rimasti \u2013 e che spesso vivono da fermi \u2013 \u00e8 un esercizio di verit\u00e0 cos\u00ed come in passato lo era stato per coloro che avevano scelto come sito in cui abitare luoghi lontani e avevano visto nello spostamento, nella migrazione, la scoperta, la salvezza, la terapia. La concezione salvifica del viaggiare e del camminare \u00e8 presente in tutte le religioni. \u00bb<br \/>\n\u00ab[&#8230;] una nostalgia struggente che fonda nuova identit\u00e0, senso di appartenenza, richiamo delle origini capace di creare arte e musica; si approda alla percezione che la nostalgia sa trasformare il dolore e la pena del mondo di origine in forza e grazia salvifica. Forse la nostalgia \u00e8 davvero la natura dell\u2019uomo che \u00e8 condannato ad essa sia quando parte sia quando resta, e forse il cammino, esteriore e interiore, si presenta come una via per cercare altre forme di abitare e di guardare il pianeta.\u00bb<br \/>\n\u00abLa lingua, la vita si salvano dalle macerie quando si rispecchiano in \u2013 e al contempo rispecchiano \u2013 ci\u00f2 che \u00e8 perduto.\u00bb<br \/>\n\u00abErnesto De Martino: il mondo sta mutando o \u00e8 mutato, non \u00e8 pi\u00fa il mondo domestico addomesticabile, qualche cosa di assolutamente nuovo sta per accadere o \u00e8 gi\u00e0 accaduto, e non gi\u00e0 nel senso normale che il mondo muta nel tempo, e noi con esso, ma nel senso che ora il mutamento sta nell\u2019esperire la stessa mondanit\u00e0 che volge alla fine, e che diventa \u201caltra\u201d proprio come mondanit\u00e0, quindi \u201cradicalmente altra\u201d\u00bb.<br \/>\n\u00abNon si resta o si fugge: si resta e si fugge.\u00bb<\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Vito Teti, 2022 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 168 \u2013 \u20ac 13,00. &nbsp; Viaggio antropologico che declina il cammino e il ritorno, ma ancor di pi\u00f9 l\u2019atto del rimanere. 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La \u201crestanza\u201d: \u00ab\u00e8 il sentimento di chi \u00e0ncora il suo corpo ad un luogo e fa diaspora con la mente.\u00bb &#8211; e ancora &#8211; \u00abIl termine indica la scelta di restare vissuta non pi\u00fa come immobilismo e rinuncia, ma come un modo di opporsi allo svuotamento dei paesi, alle difficolt\u00e0 delle aree interne, al vuoto delle montagne e, per tanti versi, al vuoto delle periferie controbilanciando la forza inerziale del fatalismo con la capacit\u00e0 di guardare e riconsiderare il passato secondo inedite prospettive di riscrittura del presente, di guardare il centro dalla periferia, di partire dai margini, dai luoghi apparentemente persi alla vita.\u00bb Appunti sparsi: \u00abAmo i miei luoghi e, a volte, odio restarvi e vorrei disseminarmi in tutti i luoghi del mondo.\u00bb \u00abSulla superficie instabile del nostro pianeta, tra incessanti mutamenti climatici, migrare \u00e8 da sempre un fattore di cambiamento e adattamento. 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Il luogo \u00e8 costruzione culturale composta con le immagini che abbiamo ereditato; \u00e8 condivisione, con chi ci vive, con chi ci torna, con chi lo ha abbandonato per sempre.\u00bb \u00abUn luogo \u00e8 un insieme di relazioni, di legami magari controversi e mutevoli, eppure indispensabili.\u00bb \u00abL\u2019invasione dei beni di consumo di massa ha prodotto forme di marginalit\u00e0 sapienziale sulla maniera di produrli, ha separato l\u2019economia dalla fatica, dall\u2019etica di un sistema di princip\u00ee e di doveri della memoria.\u00bb \u00abGoffredo Parise (1974) scriveva: \u201cNoi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) \u00e8 insopportabile. La quantit\u00e0 di cibo \u00e8 enorme, altro che aumenti dei prezzi\u201d.[&#8230;] \u201cPovert\u00e0 vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ci\u00f2 che si compra, del rapporto tra la qualit\u00e0 e il prezzo: cio\u00e8 saper scegliere bene e minuziosamente ci\u00f2 che si compra perch\u00e9 necessario, conoscere la qualit\u00e0, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povert\u00e0 vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione. Povert\u00e0 \u00e8 assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l\u2019olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povert\u00e0 significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno pi\u00fa distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perch\u00e9 la nostra sola cultura \u00e8 l\u2019uniformit\u00e0 piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi\u201d.\u00bb. \u00abSi disegna una nuova geografia del dolore e della solitudine perch\u00e9 non si assiste alla fine di questo o quel paese, ma alla chiusura di un mondo e allo stravolgimento irreversibile di paesaggi, di economie, di culture, di sistemi ecologici, di microcosmi che hanno tracciato il periplo socio-culturale e la storia del Mediterraneo.\u00bb \u00abUn paese \u2013 ma in maniera diversa una citt\u00e0, una periferia \u2013, \u00e8 bene ribadirlo, non \u00e8 un groviglio casuale di abitazioni, al contrario, un paese \u00e8 un artefatto complesso di architetture, di strade, vicoli, case; una trama di relazioni, vissuti e pratiche sociali interrelate; un luogo antropologico per eccellenza, con una sua dimensione orizzontale e verticale, dove gli abitanti convivono con i loro santi protettori, i loro defunti, le loro memorie.\u00bb \u00abI paesi non si rigenerano con gli slogan, con proposte estemporanee che seducono per fascinazione. Non basta ristrutturare qualche casa per invertire dinamiche di infragilimento umano e di rarefazione dei servizi di prossimit\u00e0 spesso oltre la soglia dell\u2019irrimediabilit\u00e0. Le soluzioni \u201cfacili\u201d aiutano poco ed oscurano la complessit\u00e0 del riabitare possibile dei paesi. Riabitare significa ricostruire comunit\u00e0, creare le condizioni essenziali per consentire di rimanere a chi vuol restare, per favorire il ritorno di chi vuole tornare, per accogliere chi ha maturato la scelta della vita da paese. Ristrutturare e recuperare immobili \u00e8 solo un tassello della rigenerazione. A volte, in pochi casi, diventa possibile, ma occorre distinguere la nascita di una nuova comunit\u00e0 da quella di un villaggio turistico aperto solo d\u2019estate.\u00bb \u00abSenza un\u2019offerta adeguata di servizi di cittadinanza essenziali \u2013 la scuola, la farmacia, i trasporti locali, la connessione a internet, un presidio sanitario di prossimit\u00e0 \u2013 il ritorno in \u201cvita\u201d di qualche casa non sar\u00e0 sufficiente per consentire un\u2019esistenza dignitosa ai residenti e per contrastare il declino.\u00bb \u00ab\u201cGli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire ma per incominciare\u201d, scriveva Hannah Arendt.\u00bb \u00abOggi arriva il silenzio senza colore. Il balcone si affaccia sulla ruga, dentro il paese, sul pieno di un tempo e sul vuoto di oggi. Anche se tutto \u00e8 cambiato, tutto \u00e8 riconoscibile ed in questa persistenza si consumano il paradosso e lo stigma del disfacimento. Le strade sono vacanti, assenti i rumori della campagna, le voci delle persone che si chiamavano a distanza, quelle delle fontane, delle fiumare che parlavano \u2013 incautamente zittite dalla nostra distrazione \u2013 ma tutto ci\u00f2 non ha fatto finire il mondo. Il sole e le albe, le ombre e le notti, sono tornate in questi giorni e torneranno quando io non guarder\u00f2 pi\u00fa dal mio balcone.\u00bb \u00abRestando fermo ho camminato migliaia di giorni, camminando mi sono sentito fermo; da fermo ho attraversato dimensioni spazio-temporali; camminando ho incontrato vivi e defunti. Ogni giro lungo, ogni desiderio di fuga mi ha riportato a casa da dove non sono mai andato via. Ho viaggiato con il corpo, con le idee, con i racconti degli altri, con i libri, con lo studio, con le nuvole, con le nebbie, con il mio vento. Infinite volte mi sono sentito straniero, in esilio, nella mia casa.\u00bb \u00abAnche i viaggi fantastici, immaginari, sognati, inventati narrano di nostalgia dell\u2019altrove, di altri mondi, di una nuova vita. Il nostalgico \u00e8 dunque colui che ha deciso di mettersi in viaggio e di acquisire consapevolezza \u2013 lentamente, dolorosamente \u2013 della impossibile ed impensabile reversibilit\u00e0 nel tempo, che finisce col diventare anche irreversibilit\u00e0 nello spazio.\u00bb \u00abLa nostalgia dell\u2019altrove riguarda anche chi \u00e8 rimasto e assiste alla fine del mondo in cui \u00e8 nato, alle trasformazioni cos\u00ed forti e inattese da farlo sentire straniero in patria. Chi ha visto partire familiari e amici, chiudere case, morire persone si sente in qualche modo custode del paese in cui \u00e8 rimasto, conserva memorie del mondo che scompare, vive l\u2019amarezza di un duplice scacco della nostalgia. Ha desiderio dell\u2019altrove senza essere mai partito.\u00bb \u00abEgli \u00e8 il melanconico abitatore di un mondo da cui non si \u00e8 mosso, e il nostalgico sognatore di un mondo che non conosce.\u00bb \u00abSe non dovessi tornare, | sappiate che non sono mai | partito. | Il mio viaggiare | \u00e8 stato tutto un restare | qua, dove non fui mai\u00bb. (Giorgio Caproni) \u00abSiamo tutti altrove. Siamo tutti esuli. In esilio da un tempo che pi\u00fa non ci appartiene, da luoghi che ci sono stati sottratti o da cui ci siamo allontanati.\u00bb \u00abPensare estranea, rende stranieri.\u00bb \u00abSocrate era un estraneo nella sua citt\u00e0, Atene. Sollevava continuamente domande. Metteva in discussione ogni cosa. Era inopportuno. Irritava. La sua estraneit\u00e0, per\u00f2, era ci\u00f2 che gli consentiva di vedere al di l\u00e0 della citt\u00e0, ci\u00f2 che c\u2019era oltre.\u00bb \u00ab\u201cCamminare\u201d anche per coloro che sono rimasti \u2013 e che spesso vivono da fermi \u2013 \u00e8 un esercizio di verit\u00e0 cos\u00ed come in passato lo era stato per coloro che avevano scelto come sito in cui abitare luoghi lontani e avevano visto nello spostamento, nella migrazione, la scoperta, la salvezza, la terapia. La concezione salvifica del viaggiare e del camminare \u00e8 presente in tutte le religioni. \u00bb \u00ab[&#8230;] una nostalgia struggente che fonda nuova identit\u00e0, senso di appartenenza, richiamo delle origini capace di creare arte e musica; si approda alla percezione che la nostalgia sa trasformare il dolore e la pena del mondo di origine in forza e grazia salvifica. Forse la nostalgia \u00e8 davvero la natura dell\u2019uomo che \u00e8 condannato ad essa sia quando parte sia quando resta, e forse il cammino, esteriore e interiore, si presenta come una via per cercare altre forme di abitare e di guardare il pianeta.\u00bb \u00abLa lingua, la vita si salvano dalle macerie quando si rispecchiano in \u2013 e al contempo rispecchiano \u2013 ci\u00f2 che \u00e8 perduto.\u00bb \u00abErnesto De Martino: il mondo sta mutando o \u00e8 mutato, non \u00e8 pi\u00fa il mondo domestico addomesticabile, qualche cosa di assolutamente nuovo sta per accadere o \u00e8 gi\u00e0 accaduto, e non gi\u00e0 nel senso normale che il mondo muta nel tempo, e noi con esso, ma nel senso che ora il mutamento sta nell\u2019esperire la stessa mondanit\u00e0 che volge alla fine, e che diventa \u201caltra\u201d proprio come mondanit\u00e0, quindi \u201cradicalmente altra\u201d\u00bb. \u00abNon si resta o si fugge: si resta e si fugge.\u00bb [the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[1752],"tags":[1876,381,1874,1877,1875],"class_list":["post-5820","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-avanscoperta","tag-antropologia","tag-einaudi","tag-la-restanza","tag-le-vele","tag-vito-teti"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5820","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5820"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5820\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6193,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5820\/revisions\/6193"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5820"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5820"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5820"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}