{"id":5859,"date":"2022-06-18T16:34:36","date_gmt":"2022-06-18T14:34:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5859"},"modified":"2023-04-24T20:19:33","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:33","slug":"fabio-cremonesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/fabio-cremonesi\/","title":{"rendered":"Fabio Cremonesi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita il traduttore Fabio Cremonesi. Tra i suoi numerosi lavori segnaliamo le opere di Kent Haruf, portate in Italia da NNEditore. La &#8220;Trilogia della pianura&#8221; che comprende: &#8220;Canto della pianura&#8221; (2015), &#8220;Crepuscolo&#8221; (2016), &#8220;Benedizione&#8221; (2015) e poi dello stesso autore: &#8220;Le nostre anime di notte&#8221; (2017 &#8211; per il quale ha vinto il premio Corriere della Sera-La Lettura come miglior traduzione del 2017), &#8220;Vincoli&#8221; (2018), &#8220;La strada di casa&#8221; (2020), e poi tra gli altri autori che ha curato ricordiamo &#8220;Ballo di Famiglia&#8221; di Leavitt (2021, SEM), &#8220;La casa vicino alle nuvole&#8221; e &#8220;Uomini di poca fede&#8221; di Butler (2021, Marsilio).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Cremonesi.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5863\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Cremonesi-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Cremonesi-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Cremonesi.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tradurre \u00e8 interpretare. Riscrivere. Con quale animo si pone di fronte ad un nuovo lavoro?<\/strong><br \/>\n<em>Preferisco di gran lunga l\u2019idea di \u201cinterpretare\u201d a quella di \u201criscrivere\u201d; sar\u00e0 che sono un grande appassionato di opera e di musica classica in generale, ma mi piace molto l\u2019idea di essere colui che, mantenendosi aderente a una partitura scritta da qualcun altro, la rende fruibile anche a chi non \u00e8 in grado di leggerla. Il mio approccio a un nuovo lavoro \u00e8 quello di un artigiano, uno che non crea (come fa un autore o un artista in genere), ma trasforma qualcosa che gi\u00e0 esiste. Oppure un traslocatore, che prende in custodia un oggetto e lo trasporta in un altro luogo e in un altro tempo facendo tutto il possibile perch\u00e9 l\u2019oggetto arrivi \u201cintegro\u201d a destinazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le \u00e8 mai accaduto di ripensare ad un frammento narrativo che, a distanza di tempo, avrebbe voluto volgere in maniera diversa?<\/strong><br \/>\n<em>Ehm, diciamo che non mi \u00e8 quasi mai successo di rileggermi a distanza di tempo senza pensare \u201cOddio, ma \u00e8 orrendo, come ho fatto a non pensare che in quest\u2019altro modo sarebbe stato cento volte meglio!\u201d. L\u2019unica consolazione \u00e8 che la stessa cosa succede a tutti i colleghi, compresi quelli ben pi\u00f9 blasonati di me.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/haruf1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5864\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/haruf1.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"233\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Qual \u00e8 il libro che ha amato di pi\u00f9 da lettore e quale le ha dato maggiori soddisfazioni da traduttore?<\/strong><br \/>\n<em>Il libro che ho amato di pi\u00f9 da lettore non c\u2019\u00e8, se non in relazione al tempo: a quattordici anni ho scoperto Conversazione in Sicilia di Vittorini, a sedici impazzivo per Seminario sulla giovent\u00f9 di Aldo Busi, poi \u00e8 toccato a Berlin Alexanderplatz, a I promessi sposi, a Memorie di Adriano, a Il medico di corte: ogni et\u00e0 ha la sua passione bruciante. <\/em><br \/>\n<em>Anche quella sulle maggiori soddisfazioni come traduttore \u00e8 una risposta articolata: come soddisfazione personale, forse \u00e8 stato Nell, una raccolta di novelle di una straordinaria poetessa austriaca, Christine Lavant. \u00c8 stato il mio primo libro dal tedesco, un sogno che non pensavo si sarebbe mai realizzato. Da un punto di vista professionale ovviamente le maggiori soddisfazioni le ho avute da Kent Haruf (grazie ad Haruf sono passato dalla categoria \u201cQualsiasi cosa mi propongano da tradurre, devo accettare se non altro per la pagnotta\u201d alla categoria \u201cPosso permettermi di scegliere cosa tradurre e cosa rifiutare\u201d, una svolta epocale!) e da David Leavitt (uno degli autori che mi hanno cambiato la vita: la prima volta che l\u2019ho incontrato di persona, era come essere al ristorante con un supereroe della mia infanzia). Ora mi sto occupando di un\u2019altra pietra miliare della mia vita professionale: il mio primo premio Nobel!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a s\u00e9 stesso \u201cvoglio vivere tra i libri e di libri?\u201d<\/strong><br \/>\n<em>S\u00ec, \u00e8 stato quando ho deciso di smettere di lavorare in azienda. Ho preso un bel respiro profondo e mi sono detto: e ora? E ho aperto una piccola casa editrice, Gran V\u00eda, che esiste ancora oggi, anche se nel frattempo l\u2019ho venduta.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/nell.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5865\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/nell-192x300.jpg\" alt=\"\" width=\"192\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/nell-192x300.jpg 192w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/nell.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><br \/>\n<em>Ecco, questa \u00e8 una cosa su cui invecchiando il mio punto di vista \u00e8 cambiato molto. Un tempo mi pareva che incidere nella societ\u00e0 fosse il fine \u201cvero\u201d e ultimo dello scrivere; oggi invece penso che se succede va benissimo (oddio, diciamo che pu\u00f2 andare benissimo, ma nemmeno lo darei per scontato, dipende anche dai significati \u201cpolitici\u201d del libro\u2026), riproporselo a priori invece mi sembra il modo perfetto per non riuscirci e, se capita, anche per rendersi ridicolo.<\/em><\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita il traduttore Fabio Cremonesi. Tra i suoi numerosi lavori segnaliamo le opere di Kent Haruf, portate in Italia da NNEditore. 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Preferisco di gran lunga l\u2019idea di \u201cinterpretare\u201d a quella di \u201criscrivere\u201d; sar\u00e0 che sono un grande appassionato di opera e di musica classica in generale, ma mi piace molto l\u2019idea di essere colui che, mantenendosi aderente a una partitura scritta da qualcun altro, la rende fruibile anche a chi non \u00e8 in grado di leggerla. Il mio approccio a un nuovo lavoro \u00e8 quello di un artigiano, uno che non crea (come fa un autore o un artista in genere), ma trasforma qualcosa che gi\u00e0 esiste. Oppure un traslocatore, che prende in custodia un oggetto e lo trasporta in un altro luogo e in un altro tempo facendo tutto il possibile perch\u00e9 l\u2019oggetto arrivi \u201cintegro\u201d a destinazione. Le \u00e8 mai accaduto di ripensare ad un frammento narrativo che, a distanza di tempo, avrebbe voluto volgere in maniera diversa? Ehm, diciamo che non mi \u00e8 quasi mai successo di rileggermi a distanza di tempo senza pensare \u201cOddio, ma \u00e8 orrendo, come ho fatto a non pensare che in quest\u2019altro modo sarebbe stato cento volte meglio!\u201d. L\u2019unica consolazione \u00e8 che la stessa cosa succede a tutti i colleghi, compresi quelli ben pi\u00f9 blasonati di me. Qual \u00e8 il libro che ha amato di pi\u00f9 da lettore e quale le ha dato maggiori soddisfazioni da traduttore? Il libro che ho amato di pi\u00f9 da lettore non c\u2019\u00e8, se non in relazione al tempo: a quattordici anni ho scoperto Conversazione in Sicilia di Vittorini, a sedici impazzivo per Seminario sulla giovent\u00f9 di Aldo Busi, poi \u00e8 toccato a Berlin Alexanderplatz, a I promessi sposi, a Memorie di Adriano, a Il medico di corte: ogni et\u00e0 ha la sua passione bruciante. Anche quella sulle maggiori soddisfazioni come traduttore \u00e8 una risposta articolata: come soddisfazione personale, forse \u00e8 stato Nell, una raccolta di novelle di una straordinaria poetessa austriaca, Christine Lavant. \u00c8 stato il mio primo libro dal tedesco, un sogno che non pensavo si sarebbe mai realizzato. Da un punto di vista professionale ovviamente le maggiori soddisfazioni le ho avute da Kent Haruf (grazie ad Haruf sono passato dalla categoria \u201cQualsiasi cosa mi propongano da tradurre, devo accettare se non altro per la pagnotta\u201d alla categoria \u201cPosso permettermi di scegliere cosa tradurre e cosa rifiutare\u201d, una svolta epocale!) e da David Leavitt (uno degli autori che mi hanno cambiato la vita: la prima volta che l\u2019ho incontrato di persona, era come essere al ristorante con un supereroe della mia infanzia). Ora mi sto occupando di un\u2019altra pietra miliare della mia vita professionale: il mio primo premio Nobel! C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a s\u00e9 stesso \u201cvoglio vivere tra i libri e di libri?\u201d S\u00ec, \u00e8 stato quando ho deciso di smettere di lavorare in azienda. Ho preso un bel respiro profondo e mi sono detto: e ora? E ho aperto una piccola casa editrice, Gran V\u00eda, che esiste ancora oggi, anche se nel frattempo l\u2019ho venduta. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Ecco, questa \u00e8 una cosa su cui invecchiando il mio punto di vista \u00e8 cambiato molto. Un tempo mi pareva che incidere nella societ\u00e0 fosse il fine \u201cvero\u201d e ultimo dello scrivere; oggi invece penso che se succede va benissimo (oddio, diciamo che pu\u00f2 andare benissimo, ma nemmeno lo darei per scontato, dipende anche dai significati \u201cpolitici\u201d del libro\u2026), riproporselo a priori invece mi sembra il modo perfetto per non riuscirci e, se capita, anche per rendersi ridicolo. 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