{"id":5900,"date":"2022-07-09T23:24:07","date_gmt":"2022-07-09T21:24:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5900"},"modified":"2023-04-24T20:19:31","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:31","slug":"dario-voltolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/dario-voltolini\/","title":{"rendered":"Dario Voltolini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita Dario Voltolini. Poliedrico scrittore, si \u00e8 cimentato nel racconto, nel romanzo, ha prodotto volumi illustrati, \u00e8 autore di testi di canzoni. Fra i suoi libri segnaliamo: &#8220;Una intuizione metropolitana&#8221; (1990, Bollati Boringhieri), &#8220;Rincorse&#8221; (1994, Einaudi), &#8220;Forme d\u2019onda&#8221; (1996, Feltrinelli &#8211; poi 2014, Laurana Editore), &#8220;Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia&#8221; (2006, Fandango), &#8220;Forav\u00eda&#8221; (Feltrinelli 2010), &#8220;Pacific Palisades&#8221; (2017, Einaudi), fino all&#8217;ultimo delizioso e melanconico romanzo &#8220;Il giardino degli aranci&#8221; (2022, La Nave di Teseo).&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5908\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini1-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini1-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini1-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini1-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini1.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un&#8217;idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><br \/>\n<em>Di solito ho cinque-sei idee abbozzate in testa, che cercano tutte una forma pi\u00f9 stabile. Alcune si inabissano e poi ritornano, altre emergono fino a quasi convincermi, poi si sgonfiano. Quando emergono \u00e8 perch\u00e9 per loro ho intravisto un finale. Ma spesso questo finale non regge alla prova della tenuta, ed ecco che per questo si sgonfiano, sostituite da quelle che si erano inabissate e che tornano su per farsi vedere. \u00c8 un processo costante, anzi direi che \u00e8 una condizione. Quando poi una di queste davvero prende forma, e va sulla pagina e il finale la sostiene e mi convince, allora per poco tempo le altre tacciono e questa continua a battermi in testa: la rileggo, la ripenso, vado avanti cos\u00ec. Poi lei se ne va, stampata o comunque pubblica. Dopo qualche tempo ricomincia la solfa, e magari c\u2019\u00e8 una new entry che comincia a fare capolino. La sensazione che si prova in tutto questo \u00e8 quella buona: sto lavorando (anche se non si vede).<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5909\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini2-221x300.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini2-221x300.jpg 221w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini2.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><br \/>\n<em>Pi\u00f9 che la parola per me a mettere fine a un lavoro \u00e8 sempre una frase. E allora \u00e8 sia evidente sia necessaria.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a s\u00e9 stesso &#8220;devo scrivere?&#8221;<\/strong><br \/>\n<em>No, mai. Soprattutto mai \u201cdevo\u201d. \u00c8 per\u00f2 capitato, dopo il primo libro (\u201cUna intuizione metropolitana\u201d, 1990) che per un po\u2019 non avessi pi\u00f9 pensato a scrivere. Poi mi sono reso conto che ero in una situazione particolare che non si sarebbe probabilmente pi\u00f9 ripetuta, cio\u00e8 lavoravo in un laboratorio di ricerca all\u2019Olivetti, eravamo un gruppo multidisciplinare, il laboratorio lo stavano chiudendo. Cio\u00e8 mi trovavo in una situazione in cui non c\u2019era nessuno scrittore a testimoniare di quei mesi, solo io. L\u00ec s\u00ec mi sono detto: \u201cQuesto devo scriverlo io\u201d. Cos\u00ec ho scritto il mio secondo libro, \u201cRincorse\u201d (1994).<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini3.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5910\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini3-190x300.jpg\" alt=\"\" width=\"190\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini3-190x300.jpg 190w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini3.jpg 222w\" sizes=\"(max-width: 190px) 100vw, 190px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><br \/>\n<em>Quella dello stile \u00e8 una questione molto complessa. Di solito si pensa che uno il proprio stile se lo debba guadagnare, costruire, partendo dal nulla. Invece lo stile (in un\u2019accezione primitiva) \u00e8 come le impronte digitali: uno ce l\u2019ha da subito. Solo che questo stile pu\u00f2 essere disastroso. L\u00ec sopra si lavora, consciamente o inconsciamente, aiutati da altri o da soli, e si arriva a uno stile (in una seconda accezione) che \u00e8 quello che di solito si intende parlando di stile. Ma \u00e8 una mediazione tra un dato quasi caratteriale e ci\u00f2 che siamo riusciti a farne. In questo lavorio tra l\u2019uno e l\u2019altro c\u2019\u00e8 uno spazio di libert\u00e0, difficilmente un vincolo.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini4.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5911\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini4-189x300.jpg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini4-189x300.jpg 189w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/voltolini4.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><br \/>\n<em>Cento euro in pi\u00f9 in busta paga incidono molto pi\u00f9 direttamente sulla realt\u00e0 di quanto possa fare la letteratura. In un altro senso, poi, va detto che \u00e8 la realt\u00e0 che deve incidere sulla letteratura, quasi pi\u00f9 che il contrario. Tuttavia questa \u201c realt\u00e0\u201d che deve incidere sulla letteratura non \u00e8 scontato che sia quella che di default abbiamo sotto gli occhi. Ma qui il discorso diventa molto complicato. In un terzo senso, che ha pi\u00f9 direttamente a che fare con il politico, la letteratura (e non solo) sta subendo un attacco politico diretto, su ci\u00f2 che si pu\u00f2 o non si pu\u00f2 dire, su ci\u00f2 che si presume la letteratura debba dire, su come debba dirlo. Allora il gesto politico della letteratura oggi come oggi, se c\u2019\u00e8, \u00e8 soprattutto di resistenza, di presidio e mantenimento di spazi di libert\u00e0 mentale e artistica. Nel caso migliore, \u00e8 di allargamento di questi spazi. \u00c8 una questione di statuto del gesto letterario, pi\u00f9 che di contenuto dello stesso.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita Dario Voltolini. Poliedrico scrittore, si \u00e8 cimentato nel racconto, nel romanzo, ha prodotto volumi illustrati, \u00e8 autore di testi di canzoni. Fra i suoi libri segnaliamo: &#8220;Una intuizione metropolitana&#8221; (1990, Bollati Boringhieri), &#8220;Rincorse&#8221; (1994, Einaudi), &#8220;Forme d\u2019onda&#8221; (1996, Feltrinelli &#8211; poi 2014, Laurana Editore), &#8220;Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia&#8221; (2006, Fandango), &#8220;Forav\u00eda&#8221; (Feltrinelli 2010), &#8220;Pacific Palisades&#8221; (2017, Einaudi), fino all&#8217;ultimo delizioso e melanconico romanzo &#8220;Il giardino degli aranci&#8221; (2022, La Nave di Teseo).&nbsp; Quando accade, quando un&#8217;idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? Di solito ho cinque-sei idee abbozzate in testa, che cercano tutte una forma pi\u00f9 stabile. Alcune si inabissano e poi ritornano, altre emergono fino a quasi convincermi, poi si sgonfiano. Quando emergono \u00e8 perch\u00e9 per loro ho intravisto un finale. Ma spesso questo finale non regge alla prova della tenuta, ed ecco che per questo si sgonfiano, sostituite da quelle che si erano inabissate e che tornano su per farsi vedere. \u00c8 un processo costante, anzi direi che \u00e8 una condizione. Quando poi una di queste davvero prende forma, e va sulla pagina e il finale la sostiene e mi convince, allora per poco tempo le altre tacciono e questa continua a battermi in testa: la rileggo, la ripenso, vado avanti cos\u00ec. Poi lei se ne va, stampata o comunque pubblica. Dopo qualche tempo ricomincia la solfa, e magari c\u2019\u00e8 una new entry che comincia a fare capolino. La sensazione che si prova in tutto questo \u00e8 quella buona: sto lavorando (anche se non si vede). La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Pi\u00f9 che la parola per me a mettere fine a un lavoro \u00e8 sempre una frase. E allora \u00e8 sia evidente sia necessaria. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a s\u00e9 stesso &#8220;devo scrivere?&#8221; No, mai. Soprattutto mai \u201cdevo\u201d. \u00c8 per\u00f2 capitato, dopo il primo libro (\u201cUna intuizione metropolitana\u201d, 1990) che per un po\u2019 non avessi pi\u00f9 pensato a scrivere. Poi mi sono reso conto che ero in una situazione particolare che non si sarebbe probabilmente pi\u00f9 ripetuta, cio\u00e8 lavoravo in un laboratorio di ricerca all\u2019Olivetti, eravamo un gruppo multidisciplinare, il laboratorio lo stavano chiudendo. Cio\u00e8 mi trovavo in una situazione in cui non c\u2019era nessuno scrittore a testimoniare di quei mesi, solo io. L\u00ec s\u00ec mi sono detto: \u201cQuesto devo scriverlo io\u201d. Cos\u00ec ho scritto il mio secondo libro, \u201cRincorse\u201d (1994). Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Quella dello stile \u00e8 una questione molto complessa. Di solito si pensa che uno il proprio stile se lo debba guadagnare, costruire, partendo dal nulla. Invece lo stile (in un\u2019accezione primitiva) \u00e8 come le impronte digitali: uno ce l\u2019ha da subito. Solo che questo stile pu\u00f2 essere disastroso. L\u00ec sopra si lavora, consciamente o inconsciamente, aiutati da altri o da soli, e si arriva a uno stile (in una seconda accezione) che \u00e8 quello che di solito si intende parlando di stile. Ma \u00e8 una mediazione tra un dato quasi caratteriale e ci\u00f2 che siamo riusciti a farne. In questo lavorio tra l\u2019uno e l\u2019altro c\u2019\u00e8 uno spazio di libert\u00e0, difficilmente un vincolo. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Cento euro in pi\u00f9 in busta paga incidono molto pi\u00f9 direttamente sulla realt\u00e0 di quanto possa fare la letteratura. In un altro senso, poi, va detto che \u00e8 la realt\u00e0 che deve incidere sulla letteratura, quasi pi\u00f9 che il contrario. Tuttavia questa \u201c realt\u00e0\u201d che deve incidere sulla letteratura non \u00e8 scontato che sia quella che di default abbiamo sotto gli occhi. Ma qui il discorso diventa molto complicato. In un terzo senso, che ha pi\u00f9 direttamente a che fare con il politico, la letteratura (e non solo) sta subendo un attacco politico diretto, su ci\u00f2 che si pu\u00f2 o non si pu\u00f2 dire, su ci\u00f2 che si presume la letteratura debba dire, su come debba dirlo. Allora il gesto politico della letteratura oggi come oggi, se c\u2019\u00e8, \u00e8 soprattutto di resistenza, di presidio e mantenimento di spazi di libert\u00e0 mentale e artistica. Nel caso migliore, \u00e8 di allargamento di questi spazi. \u00c8 una questione di statuto del gesto letterario, pi\u00f9 che di contenuto dello stesso. &nbsp; [the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[678],"tags":[1130,684,381,1231,412,728,1785,290,1913],"class_list":["post-5900","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande","tag-bollati-boringhieri","tag-cinque-domande-uno-stile","tag-einaudi","tag-fandango","tag-feltrinelli","tag-la-nave-di-teseo","tag-laurana","tag-scrittore","tag-voltolini"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5900","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5900"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5900\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5960,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5900\/revisions\/5960"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}