{"id":5949,"date":"2022-07-29T23:34:26","date_gmt":"2022-07-29T21:34:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5949"},"modified":"2023-04-20T10:22:02","modified_gmt":"2023-04-20T08:22:02","slug":"appunti-per-un-naufragio-di-enia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/appunti-per-un-naufragio-di-enia\/","title":{"rendered":"Appunti per un naufragio di Enia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Davide Enia, 2017 \u2013 Sellerio \u2013 pp. 211 \u2013 \u20ac 15,00.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/enia.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5950\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/enia.jpg\" alt=\"\" width=\"170\" height=\"272\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad un certo punto del testo Enia scrive: \u00abMentre si annega, si grida il proprio nome.\u00bb In questa frase devastante sta il fulcro della questione migrante, del mare, del dolore, della sconfitta, della scomparsa. Si grida il proprio nome per non essere dimenticati, per non finire nell\u2019oblio del mare, come troppo spesso accade alle salme recuperate: senza un nome, senza una storia, senza una vita. Eppure, quelle salme sono state, in un momento preciso, un nome, una storia, una vita. Enia &#8211; in questo libro che viaggia sui binari del reportage e della narrazione, del memoir (a riguardo splendide e malinconiche le pagine che caratterizzano il rapporto padre-figlio e zio-nipote) &#8211; racconta, intreccia, fa emergere dagli abissi i corpi dei vivi e dei morti. Corpi che sono testimonianze dirette, pi\u00f9 delle parole, del viaggio. Un viaggio non scritto, ma affidato alle lacerazioni della pelle, degli sguardi e della memoria di chi, in smacco alla sorte, \u00e8 riuscito a rimanere a galla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u00e8 complessa, la Storia, piena di tasselli diseguali, a volte simili, a volte proprio opposti, eppure tutti necessari perch\u00e9 affiori il disegno finale.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00able persone continuavano a marciare attraverso il Sahara, le donne venivano stuprate nelle carceri libiche, i barconi e i gommoni salpavano ed erano intercettati oppure affondavano.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa Storia non si era affatto fermata.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa paura del diverso, di quello che non conosci, qualunque cosa essa sia, umano, animale, naturale, \u00e8 normale. E se la superi la prima volta, probabilmente non ti si ripresenter\u00e0 pi\u00f9. O, almeno, ogni volta che ti si ripresenter\u00e0, avrai tempi di reazione sempre minori per superarla.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn meridione si sconta una difficolt\u00e0 comunicativa figlia di una cultura secolare in cui tacere \u00e8 sintomo di virilit\u00e0[&#8230;] \u201cOmo di panza\u201d \u00e8 il modo lusinghiero per definire chi si presume abbia uno stomaco cos\u00ec forte da trattenere dentro tutto: i dubbi, i segreti, i traumi. \u00c8 un tratto distintivo del paternalismo: il tacere diventa un\u2019arte che si apprende fin da piccolissimi. Parlare \u00e8 una attivit\u00e0 da f\u00ecmmina. I deboli parlano, i veri m\u00e0sculi stanno muti. La consegna del silenzio, soglia di quella rocca quasi inscalfibile che \u00e8 l\u2019omert\u00e0, \u00e8 una conditio sine qua non per integrarsi. In ogni caso, giusto per mettere le cose in chiaro, \u2019a megghiu parola \u00e8 ch\u00ecdda ca \u2019un si dice.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abPer la prima volta, capii chi era mio padre. Era contemporaneamente il mio genitore, il figlio di mio nonno e l\u2019orfano adulto che, dal giorno del lutto in poi, aveva avuto soltanto il rimpianto e la memoria per relazionarsi con il padre.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQui salviamo vite. In mare ogni vita \u00e8 sacra. Se qualcuno ha bisogno di aiuto, noi lo salviamo. Non ci sono colori, etnie, religioni. \u00c8 la legge del mare.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSi assiste impotenti al naufragio, ed \u00e8 come se l\u2019acqua entrasse dentro pure a te.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abRaccontare aiuta, sicuramente, anche solo per liberarsi di tutto ci\u00f2 che ci si porta dentro.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019anticipo della tragedia si consuma nel silenzio, con una assenza.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCi\u00f2 che viene a mancare, oltre a rendere incompleto il disegno, apre il varco alla frattura. Ed \u00e8 esattamente in quel vuoto che irrompe la morte.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDa dove c\u2019\u00e8 la guerra, non si scappa in aereo. Si fugge a piedi e senza visto per il semplice motivo che i visti non vengono rilasciati. Quando la terra finisce, si sale su una barca.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl mare d\u00e0 e prende vita, quando decide lui, proprio come il cielo.\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dal testo \u00e8 tratto lo spettacolo &#8220;Abisso&#8221; che Enia sta portando in giro nei teatri italiani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Davide Enia, 2017 \u2013 Sellerio \u2013 pp. 211 \u2013 \u20ac 15,00. Ad un certo punto del testo Enia scrive: \u00abMentre si annega, si grida il proprio nome.\u00bb In questa frase devastante sta il fulcro della questione migrante, del mare, del dolore, della sconfitta, della scomparsa. Si grida il proprio nome per non essere dimenticati, per non finire nell\u2019oblio del mare, come troppo spesso accade alle salme recuperate: senza un nome, senza una storia, senza una vita. Eppure, quelle salme sono state, in un momento preciso, un nome, una storia, una vita. Enia &#8211; in questo libro che viaggia sui binari del reportage e della narrazione, del memoir (a riguardo splendide e malinconiche le pagine che caratterizzano il rapporto padre-figlio e zio-nipote) &#8211; racconta, intreccia, fa emergere dagli abissi i corpi dei vivi e dei morti. Corpi che sono testimonianze dirette, pi\u00f9 delle parole, del viaggio. Un viaggio non scritto, ma affidato alle lacerazioni della pelle, degli sguardi e della memoria di chi, in smacco alla sorte, \u00e8 riuscito a rimanere a galla. \u00ab\u00e8 complessa, la Storia, piena di tasselli diseguali, a volte simili, a volte proprio opposti, eppure tutti necessari perch\u00e9 affiori il disegno finale.\u00bb \u00able persone continuavano a marciare attraverso il Sahara, le donne venivano stuprate nelle carceri libiche, i barconi e i gommoni salpavano ed erano intercettati oppure affondavano.\u00bb \u00abLa Storia non si era affatto fermata.\u00bb \u00abLa paura del diverso, di quello che non conosci, qualunque cosa essa sia, umano, animale, naturale, \u00e8 normale. E se la superi la prima volta, probabilmente non ti si ripresenter\u00e0 pi\u00f9. O, almeno, ogni volta che ti si ripresenter\u00e0, avrai tempi di reazione sempre minori per superarla.\u00bb \u00abIn meridione si sconta una difficolt\u00e0 comunicativa figlia di una cultura secolare in cui tacere \u00e8 sintomo di virilit\u00e0[&#8230;] \u201cOmo di panza\u201d \u00e8 il modo lusinghiero per definire chi si presume abbia uno stomaco cos\u00ec forte da trattenere dentro tutto: i dubbi, i segreti, i traumi. \u00c8 un tratto distintivo del paternalismo: il tacere diventa un\u2019arte che si apprende fin da piccolissimi. Parlare \u00e8 una attivit\u00e0 da f\u00ecmmina. I deboli parlano, i veri m\u00e0sculi stanno muti. La consegna del silenzio, soglia di quella rocca quasi inscalfibile che \u00e8 l\u2019omert\u00e0, \u00e8 una conditio sine qua non per integrarsi. In ogni caso, giusto per mettere le cose in chiaro, \u2019a megghiu parola \u00e8 ch\u00ecdda ca \u2019un si dice.\u00bb \u00abPer la prima volta, capii chi era mio padre. 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