{"id":5978,"date":"2022-09-07T17:44:48","date_gmt":"2022-09-07T15:44:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5978"},"modified":"2023-04-20T10:19:42","modified_gmt":"2023-04-20T08:19:42","slug":"pacific-palisades","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/pacific-palisades\/","title":{"rendered":"Pacific Palisades di Voltolini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Dario Voltolini, 2020 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 88 \u2013 \u20ac 10,00.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/voltolini.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5979\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/voltolini.jpg\" alt=\"\" width=\"170\" height=\"258\"><\/a><br \/>\nCi sono luoghi intimi e intimi rifugi entro i quali proviamo a nasconderci, a proteggerci dal circostante. Certe volte erigiamo palizzate forti, altre pi\u00f9 tenui, da crollare al primo soffio d\u2019allarme. E ci sono prose che si fanno poesia e versi che raccontano, in questo originale scritto di Dario Voltolini, non per tutti, ma per molti. Per tutti quelli che hanno rifugi da condividere e braccia larghe da contenere mondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDentro ciascuno di noi c\u2019\u00e8 un territorio<br \/>\nnon sappiamo quanto sia segreto<br \/>\nma \u00e8 simile a un midollo<br \/>\nappare dopo l\u2019ultima difesa dura dell\u2019osso<br \/>\nin questo spazio nasce continuamente<br \/>\nnon sai cosa<br \/>\ne non ha un centro forse<br \/>\nforse \u00e8 il centro,<br \/>\n\u00e8 dove finisce per noi l\u2019analogia con la cipolla che puoi sempre<br \/>\nsfogliare,<br \/>\nnon \u00e8 cos\u00ed.<br \/>\nQuel territorio \u00e8 dove si nasce di continuo.<br \/>\nChi lo raggiunge pu\u00f2 farne razzia.<br \/>\nNon possiamo erigere muraglie a sua difesa,<br \/>\nperch\u00e9 ci sono gi\u00e0, sono le ossa,<br \/>\neppure qualcosa come un limite viene il sospetto<br \/>\nche si possa allestire in qualche modo<br \/>\nnon tanto un confine quanto un parapetto, una ringhiera fra-<br \/>\ngile,<br \/>\nche dia solamente un segno, spazzabile via,<br \/>\nma un segno, un confine,<br \/>\nanche all\u2019interno di ci\u00f2 che non ha differenze,<br \/>\nil territorio dove continuamente si nasce.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00absono giorni in cui la pena del morire sale in superficie<br \/>\nil ringraziamento per esserci (stati?) sale verso il cielo<br \/>\n\u2013 e dove altrimenti? \u2013\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDevi andare: ma, ancora per un poco, stai.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019etilista \u00e8 un particolare tipo di drogato.<br \/>\nNon cerca di valicare le frontiere della percezione,<br \/>\nnon vuole intraprendere un viaggio interiore,<br \/>\nn\u00e9 sciogliere le briglie ai propri freni inibitori,<br \/>\nnon anela al piacere assoluto<br \/>\ne alla cessazione di ogni dolore.<br \/>\nNoi etilisti siamo alla continua ricerca di qualcosa<br \/>\nche abbiamo dimenticato,<br \/>\nche non riusciamo a ricordare.<br \/>\nCi illudiamo di ritrovare in fondo<br \/>\nal bicchiere<br \/>\nuna parte di noi stessi che \u00e8 andata irrimediabilmente<br \/>\npersa.<br \/>\nQuesta droga<br \/>\nnon ci rende eternamente giovani,<br \/>\nma eternamente vecchi.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAl tempo possiamo contrapporre queste fragili intuizioni,<br \/>\nche tutti abbiamo,<br \/>\nsu qualcosa chiamato eternit\u00e0.<br \/>\nMa allo spazio che cosa opponiamo?\u00bb<br \/>\n\u00abIl dolore tocca come una pietra piatta lanciata sull\u2019acqua<br \/>\nla superficie in pi\u00fa punti prima di inabissarsi<br \/>\ne restano cerchi concentrici che si intersecano<br \/>\nsullo specchio delle nostre pi\u00fa originarie sensazioni<br \/>\nanche se non sappiamo nulla, proprio perch\u00e9 non sappiamo<br \/>\nnulla,<br \/>\nanche se sapessimo tutto, proprio perch\u00e9 sapremmo tutto.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDentro di noi c\u2019\u00e8 un punto<br \/>\ne da questo punto escono dei venti e dei profumi e delle cose.<br \/>\nSe siamo colpiti vicino a questo punto,<br \/>\nse ci colpiamo,<br \/>\ncresciamo storti e piegati<br \/>\ncome l\u2019unghia ferita presso la sua matrice.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Dario Voltolini, 2020 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 88 \u2013 \u20ac 10,00. Ci sono luoghi intimi e intimi rifugi entro i quali proviamo a nasconderci, a proteggerci dal circostante. Certe volte erigiamo palizzate forti, altre pi\u00f9 tenui, da crollare al primo soffio d\u2019allarme. E ci sono prose che si fanno poesia e versi che raccontano, in questo originale scritto di Dario Voltolini, non per tutti, ma per molti. Per tutti quelli che hanno rifugi da condividere e braccia larghe da contenere mondi. \u00abDentro ciascuno di noi c\u2019\u00e8 un territorio non sappiamo quanto sia segreto ma \u00e8 simile a un midollo appare dopo l\u2019ultima difesa dura dell\u2019osso in questo spazio nasce continuamente non sai cosa e non ha un centro forse forse \u00e8 il centro, \u00e8 dove finisce per noi l\u2019analogia con la cipolla che puoi sempre sfogliare, non \u00e8 cos\u00ed. Quel territorio \u00e8 dove si nasce di continuo. Chi lo raggiunge pu\u00f2 farne razzia. Non possiamo erigere muraglie a sua difesa, perch\u00e9 ci sono gi\u00e0, sono le ossa, eppure qualcosa come un limite viene il sospetto che si possa allestire in qualche modo non tanto un confine quanto un parapetto, una ringhiera fra- gile, che dia solamente un segno, spazzabile via, ma un segno, un confine, anche all\u2019interno di ci\u00f2 che non ha differenze, il territorio dove continuamente si nasce.\u00bb \u00absono giorni in cui la pena del morire sale in superficie il ringraziamento per esserci (stati?) sale verso il cielo \u2013 e dove altrimenti? \u2013\u00bb \u00abDevi andare: ma, ancora per un poco, stai.\u00bb \u00abL\u2019etilista \u00e8 un particolare tipo di drogato. Non cerca di valicare le frontiere della percezione, non vuole intraprendere un viaggio interiore, n\u00e9 sciogliere le briglie ai propri freni inibitori, non anela al piacere assoluto e alla cessazione di ogni dolore. Noi etilisti siamo alla continua ricerca di qualcosa che abbiamo dimenticato, che non riusciamo a ricordare. Ci illudiamo di ritrovare in fondo al bicchiere una parte di noi stessi che \u00e8 andata irrimediabilmente persa. Questa droga non ci rende eternamente giovani, ma eternamente vecchi.\u00bb \u00abAl tempo possiamo contrapporre queste fragili intuizioni, che tutti abbiamo, su qualcosa chiamato eternit\u00e0. Ma allo spazio che cosa opponiamo?\u00bb \u00abIl dolore tocca come una pietra piatta lanciata sull\u2019acqua la superficie in pi\u00fa punti prima di inabissarsi e restano cerchi concentrici che si intersecano sullo specchio delle nostre pi\u00fa originarie sensazioni anche se non sappiamo nulla, proprio perch\u00e9 non sappiamo nulla, anche se sapessimo tutto, proprio perch\u00e9 sapremmo tutto.\u00bb \u00abDentro di noi c\u2019\u00e8 un punto e da questo punto escono dei venti e dei profumi e delle cose. 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