{"id":5996,"date":"2022-10-05T11:06:48","date_gmt":"2022-10-05T09:06:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5996"},"modified":"2023-04-24T20:19:31","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:31","slug":"enrico-macioci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/enrico-macioci\/","title":{"rendered":"Enrico Macioci"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita lo scrittore Enrico Macioci. Autore prolifico, ha esordito con Terremoto (2010, Terre di Mezzo). ricordiamo tra gli altri &#8220;Breve storia del talento&#8221; (2015, Mondadori), &#8220;Lettera d&#8217;amore allo yeti&#8221; (2017, Mondadori) e &#8220;Tommaso e l&#8217;algebra del destino&#8221; (2020, SEM). L&#8217;ultimo romanzo \u00e8 &#8220;Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia&#8221; (2022. TerraRossa Edizioni).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/1385919_10201421926664597_1890342356_n.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5997\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/1385919_10201421926664597_1890342356_n-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/1385919_10201421926664597_1890342356_n-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/1385919_10201421926664597_1890342356_n-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/1385919_10201421926664597_1890342356_n.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">(foto tratta da FB)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><br \/>\n<em>La sensazione \u00e8 quella di potere tuffarmi in un braccio di mare \u2013 o un lago, o un fiume \u2013 abbastanza vasto da non lasciarmi scorgere l\u2019altra sponda, e tuttavia non abbastanza vasto da indurmi alla resa. E\u2019 una sensazione di fiducia, forse di fede: non affogher\u00f2, per quanto debba nuotare raggiunger\u00f2 l\u2019altra sponda. Dopo parecchi anni di esperienza, ormai so riconoscere l\u2019attimo di pienezza, entusiasmo, tremore, vitalit\u00e0 e slancio che contraddistingue la potenziale nascita di una storia.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/mac1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5999\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/mac1-203x300.jpg\" alt=\"\" width=\"203\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/mac1-203x300.jpg 203w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/mac1.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><br \/>\n<em>Pi\u00f9 spesso necessaria che evidente. Di frequente, leggendo i romanzi altrui, arriva un punto in cui penso: doveva fermarsi qui. Se il romanzo si fosse interrotto qui ne avrebbe guadagnato in forza, mistero e ambiguit\u00e0. Fermarsi \u00e8 sempre difficile, anche perch\u00e9 ogni romanzo si configura quale un lavoro potenzialmente infinito. Alcune volte tuttavia \u2013 non spesso \u2013 succede che la storia raggiunga una conclusione davvero organica. Potremmo dire che muore di vecchiaia. Allora non ci resta che assecondarla.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><br \/>\n<em>Uso un\u2019espressione impegnativa: la vocazione c\u2019\u00e8 stata fin da ragazzino. La consapevolezza matura di realizzare quella vocazione \u00e8 scattata invece a ventisette anni. Nel mezzo, diciamo che mi ero perso.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9788893901680_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-5998\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9788893901680_0_536_0_75-201x300.jpg\" alt=\"\" width=\"201\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9788893901680_0_536_0_75-201x300.jpg 201w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9788893901680_0_536_0_75.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><br \/>\n<em>Lo stile per me conta molto meno della voce \u2013 che \u00e8 una combinazione di immaginario, postura verso il mondo, visione delle cose, topoi. Lo stile deve aderire nel miglior modo possibile alla storia; se non accade, se diviene preponderante rispetto alla storia, lo stile si trasforma in uno sfoggio sterile di tecnica, o in mestiere. Ci\u00f2 non significa che io non attribuisca alla lingua il giusto peso; posso rivedere una frase anche molte volte, spostare anche solo una virgola, cambiare un aggettivo con un altro per via di un\u2019assonanza che m\u2019infastidisce. L\u2019importante \u00e8 non smarrire lo scopo ultimo della stesura di un romanzo: la realizzazione di un mondo autonomo e vitale che prima non esisteva.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><br \/>\n<em>Come previde Pasolini, lo scrittore \u00e8 diventato oggi una figura del tutto trascurabile, una sorta d\u2019intrattenitore di una borghesia sazia e piena di cattiva coscienza sepolta. Ma le cose stanno cambiando a furia di lacrime e sangue. Viviamo un tempo troppo drammatico e impegnativo, con sfide epocali a ogni livello, perch\u00e9 gli scrittori non tornino ad assumere un ruolo di critica del potere, denuncia delle disfunzionalit\u00e0 e creazione di nuovi linguaggi \u2013 nuovi linguaggi che poi daranno vita a una nuova cultura e quindi a una nuova politica. Nella misura in cui ci\u00f2 non \u00e8 accaduto e non sta accadendo, assistiamo al degrado cognitivo di una societ\u00e0 allo sbando, prona agli imperativi voraci, ottusi e autodistruttivi del mercato globale. Ma, ripeto, non durer\u00e0 ancora molto.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9788861891227_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6000\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/9788861891227_0_536_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"296\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita lo scrittore Enrico Macioci. Autore prolifico, ha esordito con Terremoto (2010, Terre di Mezzo). ricordiamo tra gli altri &#8220;Breve storia del talento&#8221; (2015, Mondadori), &#8220;Lettera d&#8217;amore allo yeti&#8221; (2017, Mondadori) e &#8220;Tommaso e l&#8217;algebra del destino&#8221; (2020, SEM). L&#8217;ultimo romanzo \u00e8 &#8220;Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia&#8221; (2022. TerraRossa Edizioni). (foto tratta da FB) Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? La sensazione \u00e8 quella di potere tuffarmi in un braccio di mare \u2013 o un lago, o un fiume \u2013 abbastanza vasto da non lasciarmi scorgere l\u2019altra sponda, e tuttavia non abbastanza vasto da indurmi alla resa. E\u2019 una sensazione di fiducia, forse di fede: non affogher\u00f2, per quanto debba nuotare raggiunger\u00f2 l\u2019altra sponda. Dopo parecchi anni di esperienza, ormai so riconoscere l\u2019attimo di pienezza, entusiasmo, tremore, vitalit\u00e0 e slancio che contraddistingue la potenziale nascita di una storia. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Pi\u00f9 spesso necessaria che evidente. Di frequente, leggendo i romanzi altrui, arriva un punto in cui penso: doveva fermarsi qui. Se il romanzo si fosse interrotto qui ne avrebbe guadagnato in forza, mistero e ambiguit\u00e0. Fermarsi \u00e8 sempre difficile, anche perch\u00e9 ogni romanzo si configura quale un lavoro potenzialmente infinito. Alcune volte tuttavia \u2013 non spesso \u2013 succede che la storia raggiunga una conclusione davvero organica. Potremmo dire che muore di vecchiaia. Allora non ci resta che assecondarla. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d Uso un\u2019espressione impegnativa: la vocazione c\u2019\u00e8 stata fin da ragazzino. La consapevolezza matura di realizzare quella vocazione \u00e8 scattata invece a ventisette anni. Nel mezzo, diciamo che mi ero perso. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Lo stile per me conta molto meno della voce \u2013 che \u00e8 una combinazione di immaginario, postura verso il mondo, visione delle cose, topoi. Lo stile deve aderire nel miglior modo possibile alla storia; se non accade, se diviene preponderante rispetto alla storia, lo stile si trasforma in uno sfoggio sterile di tecnica, o in mestiere. Ci\u00f2 non significa che io non attribuisca alla lingua il giusto peso; posso rivedere una frase anche molte volte, spostare anche solo una virgola, cambiare un aggettivo con un altro per via di un\u2019assonanza che m\u2019infastidisce. L\u2019importante \u00e8 non smarrire lo scopo ultimo della stesura di un romanzo: la realizzazione di un mondo autonomo e vitale che prima non esisteva. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Come previde Pasolini, lo scrittore \u00e8 diventato oggi una figura del tutto trascurabile, una sorta d\u2019intrattenitore di una borghesia sazia e piena di cattiva coscienza sepolta. Ma le cose stanno cambiando a furia di lacrime e sangue. Viviamo un tempo troppo drammatico e impegnativo, con sfide epocali a ogni livello, perch\u00e9 gli scrittori non tornino ad assumere un ruolo di critica del potere, denuncia delle disfunzionalit\u00e0 e creazione di nuovi linguaggi \u2013 nuovi linguaggi che poi daranno vita a una nuova cultura e quindi a una nuova politica. Nella misura in cui ci\u00f2 non \u00e8 accaduto e non sta accadendo, assistiamo al degrado cognitivo di una societ\u00e0 allo sbando, prona agli imperativi voraci, ottusi e autodistruttivi del mercato globale. 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