{"id":6018,"date":"2022-10-31T10:59:37","date_gmt":"2022-10-31T09:59:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6018"},"modified":"2023-04-20T10:17:14","modified_gmt":"2023-04-20T08:17:14","slug":"la-vita-nascosta-di-donnarumma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/la-vita-nascosta-di-donnarumma\/","title":{"rendered":"La vita nascosta di Donnarumma"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Avanscoperta&#8221; ospita oggi Raffaele Donnarumma che per &#8220;Il ramo e la foglia edizioni&#8221; [18,00 \u20ac, pp. 328] ha dato alle stampe da poco il romanzo &#8220;La vita nascosta&#8221;, di seguito le considerazioni dell&#8217;autore sulla scrittura e sul romanzo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6019\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte-768x1151.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte-1025x1536.jpg 1025w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 difficile dire perch\u00e9, a un certo punto, uno proprio non riesca pi\u00f9 a tenersi a freno e si metta a scrivere un romanzo. Ci deve essere un processo di lunga decantazione, o di lungo accumulo; poi la materia non pu\u00f2 pi\u00f9 essere contenuta nelle pareti della scatola cranica, esce, come in un\u2019emorragia, e dilaga nella scrittura. Certo, il calcolo della struttura interviene a darle una forma: questo capitolo lo costruisco cos\u00ec, questo lo faccio finire in questo modo, ecco il finale. Ma \u00e8 anche vero che bisogna lasciare che la storia, il pensiero, lo stile parlino e cantino da s\u00e9. Bisogna comportarsi come quei musicisti o quegli attori che, dopo aver tanto studiato un pezzo, poi lasciano uno spazio all\u2019improvvisazione e si trovano a fare cose che non avrebbero previsto.<br \/>\nLa vita nascosta racconta la crisi di un personaggio che mi somiglia (condivide con me l\u2019iniziale del nome, la professione, vari tratti biografici e caratteriali), ma che non sono io. Liberiamoci subito di un equivoco: \u00e8 del tutto irrilevante quanto ci sia di vero e di falso, l\u2019autofinzione (se vogliamo chiamarla cos\u00ec) sarebbe una fatuit\u00e0 se il problema fosse mentire, o peggio giocare a mentire. L\u2019autofinzione \u00e8 questione di verit\u00e0 e di voce. Parlo di quella verit\u00e0 che scopriamo nei sogni quando, rimpastando i resti diurni, ci fanno fare cose che non faremmo da svegli; e di voce, perch\u00e9, appunto come un attore che recita, prestare il proprio corpo a un personaggio immaginario vuol dire dargli quella consistenza, quello spessore, diciamo pure quel patetismo che altrimenti, viene il sospetto, non avrebbe. Uno si trova cos\u00ec a mettere sul palcoscenico i propri fantasmi, e cercare in essi i fantasmi di tutti \u2013 i fantasmi che potrebbero essere i pi\u00f9 tipici delle nostre vite, oggi: la difficolt\u00e0 dei rapporti amorosi, il sesso, il corpo, le dipendenze, la depressione, il virtuale, l\u2019inseguimento e la fuga, alla fine, dagli altri e da noi stessi.<br \/>\nUn romanzo, per\u00f2, non \u00e8 una lezione o un temino. Secondo me, riesce appunto se si sente la voce di qualcuno, e questo qualcuno cerca di darsi un senso e degli scopi o anche \u2013 e non \u00e8 meno importante \u2013resiste a quella che teme essere la verit\u00e0. Mi sembra disastroso che i romanzi si mettano a fare concorrenza alla storia o alla sociologia: questo \u00e8 l\u2019equivoco in cui cadono troppi scrittori di oggi, senza avere (ed \u00e8 soprattutto questo il guaio) le spalle abbastanza robuste per un compito del genere. L\u2019attesa e l\u2019ambizione del Grande Romanzo Italiano sono una vera iattura. Tanto vale aspettare l\u2019uomo della provvidenza. Solo pochissimi scrittori, per altro tra loro molto diversi (che so? Siti, o Moresco) ne sono all\u2019altezza. Il terreno proprio del romanzo \u00e8 s\u00ec la storia, ma senza l\u2019allucinazione di un protagonismo ridicolo e la fissa dei grandi eventi e delle svolte epocali; \u00e8 s\u00ec la sociologia, o meglio ancora, l\u2019antropologia del presente, ma senza l\u2019arroganza di parlare per tutti. La vita nascosta vorrebbe essere questo: il racconto di un individuo un po\u2019 fuori posto, curioso e spaventato, acuto ma a tratti cieco, non privo di una sua saggezza e insieme moralmente compromesso, che attraversa le esperienze di tanti, ma a modo suo.<\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Avanscoperta&#8221; ospita oggi Raffaele Donnarumma che per &#8220;Il ramo e la foglia edizioni&#8221; [18,00 \u20ac, pp. 328] ha dato alle stampe da poco il romanzo &#8220;La vita nascosta&#8221;, di seguito le considerazioni dell&#8217;autore sulla scrittura e sul romanzo. \u00c8 difficile dire perch\u00e9, a un certo punto, uno proprio non riesca pi\u00f9 a tenersi a freno e si metta a scrivere un romanzo. 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Liberiamoci subito di un equivoco: \u00e8 del tutto irrilevante quanto ci sia di vero e di falso, l\u2019autofinzione (se vogliamo chiamarla cos\u00ec) sarebbe una fatuit\u00e0 se il problema fosse mentire, o peggio giocare a mentire. L\u2019autofinzione \u00e8 questione di verit\u00e0 e di voce. Parlo di quella verit\u00e0 che scopriamo nei sogni quando, rimpastando i resti diurni, ci fanno fare cose che non faremmo da svegli; e di voce, perch\u00e9, appunto come un attore che recita, prestare il proprio corpo a un personaggio immaginario vuol dire dargli quella consistenza, quello spessore, diciamo pure quel patetismo che altrimenti, viene il sospetto, non avrebbe. Uno si trova cos\u00ec a mettere sul palcoscenico i propri fantasmi, e cercare in essi i fantasmi di tutti \u2013 i fantasmi che potrebbero essere i pi\u00f9 tipici delle nostre vite, oggi: la difficolt\u00e0 dei rapporti amorosi, il sesso, il corpo, le dipendenze, la depressione, il virtuale, l\u2019inseguimento e la fuga, alla fine, dagli altri e da noi stessi. Un romanzo, per\u00f2, non \u00e8 una lezione o un temino. Secondo me, riesce appunto se si sente la voce di qualcuno, e questo qualcuno cerca di darsi un senso e degli scopi o anche \u2013 e non \u00e8 meno importante \u2013resiste a quella che teme essere la verit\u00e0. Mi sembra disastroso che i romanzi si mettano a fare concorrenza alla storia o alla sociologia: questo \u00e8 l\u2019equivoco in cui cadono troppi scrittori di oggi, senza avere (ed \u00e8 soprattutto questo il guaio) le spalle abbastanza robuste per un compito del genere. L\u2019attesa e l\u2019ambizione del Grande Romanzo Italiano sono una vera iattura. Tanto vale aspettare l\u2019uomo della provvidenza. Solo pochissimi scrittori, per altro tra loro molto diversi (che so? Siti, o Moresco) ne sono all\u2019altezza. Il terreno proprio del romanzo \u00e8 s\u00ec la storia, ma senza l\u2019allucinazione di un protagonismo ridicolo e la fissa dei grandi eventi e delle svolte epocali; \u00e8 s\u00ec la sociologia, o meglio ancora, l\u2019antropologia del presente, ma senza l\u2019arroganza di parlare per tutti. La vita nascosta vorrebbe essere questo: il racconto di un individuo un po\u2019 fuori posto, curioso e spaventato, acuto ma a tratti cieco, non privo di una sua saggezza e insieme moralmente compromesso, che attraversa le esperienze di tanti, ma a modo suo. 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