{"id":6024,"date":"2022-11-02T12:38:07","date_gmt":"2022-11-02T11:38:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6024"},"modified":"2023-04-20T10:17:02","modified_gmt":"2023-04-20T08:17:02","slug":"mastro-geppetto-di-stassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/mastro-geppetto-di-stassi\/","title":{"rendered":"Mastro Geppetto di Stassi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Fabio Stassi, 2022 \u2013 Sellerio \u2013 pp. 220 \u2013 \u20ac 16,00.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/stassi.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6025\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/stassi.jpg\" alt=\"\" width=\"170\" height=\"265\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abPerch\u00e9 ci sono storie che non ci si dovrebbe mai stancare di raccontare, ognuno ha la sua, e forse \u00e8 appena questo che vuol dire scrivere: raccontare cento e cento volte la stessa favola, per raschiare il destino che c\u2019\u00e8 sotto, e non alzarsi dalla sedia finch\u00e9 non si \u00e8 finito, e dopo tornare a riscriverla ancora, e ancora, e quando si \u00e8 arrivati in fondo cancellare tutto e ricominciare da capo.\u00bb, questo scrive Stassi nella lettera di congedo dell&#8217;autore in conclusione del romanzo. &#8220;Mastro Geppetto&#8221; (recente vincitore del premio stresa narrativa) delinea un percorso di bellezza, riscrittura e rivisitazione di una storia ben nota. Eppure, a considerare bene, non pu\u00f2 dirsi riscrittura quando dal pozzo incantato della fantasia si produce una storia del genere. E&#8217; scrittura, nuova, maiuscola. Cesello delle parole, scultura della pagina, che riga dopo riga delinea la figura triste e malinconica di un nostrano don Chisciotte. Stassi si muove agevolmente tra le parole di un cammino che credo opportuno definire &#8220;neorealismo magico&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u00e8 tutta la vita che aspetto di andare via e di vivere come vive la gente di teatro, che non sta mai ferma in un posto.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl guaio \u00e8 che da molto tempo non aveva pi\u00f9 nulla di cui doversi ricordare: non ricordava nemmeno come si fa, a ricordare, e non gli riusciva pi\u00f9 di mettere in fila niente.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDi fronte allo spettacolo incomprensibile del mondo, anche il tempo aveva preso a oscillare vorticosamente, da un punto all\u2019altro della sua memoria.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCos\u00ec nemmeno da quelle parti lo volevano, era troppo povero persino per la morte.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMa che importanza ha, un nome, non siamo tutti lo stesso sbuffo di fiato, che pu\u00f2 ammutire da un momento all\u2019altro?\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCi si rivolge a un amico che si conosce da molto tempo ed \u00e8 naturale rammentare con lui il passato, e misurare l\u2019oblio che saremo, e anche ridere per niente, con altre lacrime, ridere tanto da non sapere pi\u00f9 se la vita sia questa mancanza o questa allegria.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMa un nome ci vuole, un nome da ricopiare sui manifesti che si incollano sui muri dei villaggi.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abC\u2019\u00e8 troppo dolore in queste stanze perch\u00e9 ragionevolmente non uccida tutti, prima o poi, e quando avverr\u00e0 segnarsi il capo con la croce sar\u00e0 un gesto grottesco.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abRipeteva sempre che senza gioia non siamo niente.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNessun libro finisce; i libri non sono lunghi, sono larghi.\u00bb [G. Manganelli]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Fabio Stassi, 2022 \u2013 Sellerio \u2013 pp. 220 \u2013 \u20ac 16,00. &nbsp; \u00abPerch\u00e9 ci sono storie che non ci si dovrebbe mai stancare di raccontare, ognuno ha la sua, e forse \u00e8 appena questo che vuol dire scrivere: raccontare cento e cento volte la stessa favola, per raschiare il destino che c\u2019\u00e8 sotto, e non alzarsi dalla sedia finch\u00e9 non si \u00e8 finito, e dopo tornare a riscriverla ancora, e ancora, e quando si \u00e8 arrivati in fondo cancellare tutto e ricominciare da capo.\u00bb, questo scrive Stassi nella lettera di congedo dell&#8217;autore in conclusione del romanzo. &#8220;Mastro Geppetto&#8221; (recente vincitore del premio stresa narrativa) delinea un percorso di bellezza, riscrittura e rivisitazione di una storia ben nota. Eppure, a considerare bene, non pu\u00f2 dirsi riscrittura quando dal pozzo incantato della fantasia si produce una storia del genere. E&#8217; scrittura, nuova, maiuscola. Cesello delle parole, scultura della pagina, che riga dopo riga delinea la figura triste e malinconica di un nostrano don Chisciotte. Stassi si muove agevolmente tra le parole di un cammino che credo opportuno definire &#8220;neorealismo magico&#8221;. \u00ab\u00e8 tutta la vita che aspetto di andare via e di vivere come vive la gente di teatro, che non sta mai ferma in un posto.\u00bb \u00abIl guaio \u00e8 che da molto tempo non aveva pi\u00f9 nulla di cui doversi ricordare: non ricordava nemmeno come si fa, a ricordare, e non gli riusciva pi\u00f9 di mettere in fila niente.\u00bb \u00abDi fronte allo spettacolo incomprensibile del mondo, anche il tempo aveva preso a oscillare vorticosamente, da un punto all\u2019altro della sua memoria.\u00bb \u00abCos\u00ec nemmeno da quelle parti lo volevano, era troppo povero persino per la morte.\u00bb \u00abMa che importanza ha, un nome, non siamo tutti lo stesso sbuffo di fiato, che pu\u00f2 ammutire da un momento all\u2019altro?\u00bb \u00abCi si rivolge a un amico che si conosce da molto tempo ed \u00e8 naturale rammentare con lui il passato, e misurare l\u2019oblio che saremo, e anche ridere per niente, con altre lacrime, ridere tanto da non sapere pi\u00f9 se la vita sia questa mancanza o questa allegria.\u00bb \u00abMa un nome ci vuole, un nome da ricopiare sui manifesti che si incollano sui muri dei villaggi.\u00bb \u00abC\u2019\u00e8 troppo dolore in queste stanze perch\u00e9 ragionevolmente non uccida tutti, prima o poi, e quando avverr\u00e0 segnarsi il capo con la croce sar\u00e0 un gesto grottesco.\u00bb \u00abRipeteva sempre che senza gioia non siamo niente.\u00bb \u00abNessun libro finisce; i libri non sono lunghi, sono larghi.\u00bb [G. 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