{"id":6060,"date":"2022-12-14T13:40:20","date_gmt":"2022-12-14T12:40:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6060"},"modified":"2023-04-24T20:19:30","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:30","slug":"davide-enia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/davide-enia\/","title":{"rendered":"Davide Enia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita lo scrittore, drammaturgo attore e regista Davide Enia. Autore tra gli altri del romanzo &#8220;<a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/appunti-per-un-naufragio-di-enia\/\">Appunti di un naufragio (di cui potrete leggere qui)<\/a>&#8221; (2017, Sellerio), dei testi teatrali &#8220;L&#8217;abisso&#8221;, tratto proprio da quest&#8217;ultimo, &#8220;Italia-Brasile 3 a 2&#8221; (2010, Sellerio),&nbsp; e &#8220;Maggio &#8217;43&#8221; (2013, Sellerio).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Enia.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6061\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Enia-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Enia-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Enia-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/Enia.jpg 637w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">(foto tratta dal profilo Fb dell&#8217;autore)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un&#8217;idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<br \/>\n<\/strong><em>Quando durante il processo di scrittura inizio a vedere la drammaturgia, inizio a vedere il romanzo, come se avesse davvero tre dimensioni, come se fosse una citt\u00e0 con mura, sotterranei e prospettive, il passaggio successivo \u00e8 quello di fidarsi delle parole che hanno costruito questa citt\u00e0 e confidare in loro e riuscire ad abbandonarsi ad esse, perch\u00e9 ormai ci\u00f2 che costituisce l&#8217;edificazione \u00e8 stato costituito e i punti di fuga, le prospettive e le tramature di ci\u00f2 che accade dentro, saranno sempre maggiori rispetto a quello che potr\u00e0 essere il mio calcolo. Allora, inizia in quel momento l&#8217;abbandonarsi alle parole avendo fiducia in esse.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9788838936579_0_350_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6067\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9788838936579_0_350_0_75-188x300.jpg\" alt=\"\" width=\"188\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9788838936579_0_350_0_75-188x300.jpg 188w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9788838936579_0_350_0_75.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 188px) 100vw, 188px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<br \/>\n<\/strong><em>Anche per questa seconda domanda, rimando a quanto detto nella prima. Non \u00e8 una consapevolezza, \u00e8 un atto di fiducia nei confronti delle parole e al tempo stesso \u00e8 un atto di fiducia nei confronti del lettore e del pubblico. Confidare che comprenderanno il senso che si voleva dire, ma al tempo stesso lasciare aperto uno spiraglio nei confronti di quella dimensione misteriosa che la parola stessa non pu\u00f2 racchiudere mai.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9788838924804_0_200_278_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6066\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9788838924804_0_200_278_75.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"278\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso &#8220;devo scrivere?&#8221;<br \/>\n<\/strong><em>No, non mi sono mai detto devo scrivere. Ho scritto perch\u00e9 \u00e8 un impulso che mi \u00e8 venuto naturale. Non l&#8217;ho mai vista come una necessit\u00e0 assoluta. certo, poi scrivere ha il pregio che aiuta a fare chiarezza, se non altro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<br \/>\n<\/strong><em>Lo stile \u00e8 il modo con il quale noi pensiamo i significanti, il ritmo, costruiamo la frase, ci appoggiamo e personalizziamo lo scontro. Il limite non \u00e8 mai lo stile, \u00e8 quanto il narcisismo ci porta a compiacerci di quello che scriviamo, quanto l&#8217;aggettivo che utilizziamo \u00e8 pi\u00f9 bello che giusto. La battaglia, quindi, \u00e8 contro il proprio ego, sempre. Perch\u00e9 il s\u00e9 riesce a fare emergere il narrato in una maniera sotterranea e al tempo stesso meno controllata di quello che si crede, laddove per controllo non intendo l&#8217;operazione di lima continua che viene fatta, intendo la volont\u00e0 di fare trasparire s\u00e9 stessi. Non facciamo mai trasparire nulla di noi nella grande scrittura, noi siamo strumenti tanto quanto le parole.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9788838930553_0_350_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6065\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9788838930553_0_350_0_75-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9788838930553_0_350_0_75-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9788838930553_0_350_0_75.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<br \/>\n<\/strong><em>La letteratura si pone da sempre le stesse domande, fin dai primi testi che vengono compilati, fin dai Veda, che altro non sono se non un insieme di prescrizioni su come il rituale va eseguito, su come la celebrazione deve essere fatta perch\u00e9 si attenga a delle regole precise. Le domande, gigantesche, sono quelle che abbraccia la letteratura: perch\u00e9 accade il male? e in che modo la tensione verso il bene che \u00e8 un germoglio che appartiene a ogni persona a volte resta sopita, o a volte, per il peso di vari motivi, soccomba alla resa, alla sconfitta. Ma la letteratura si pone difronte come obbiettivo la comprensione del sacro. Il resto \u00e8 rumore di fondo. Sempre e comunque. Se crediamo alla coincidenza di pol\u00edt\u0113s nella polis, quindi di un singolo che, comunque, fa parte di un qualcosa di pi\u00f9 grande, il gesto&nbsp; diventa politico della letteratura perch\u00e9 riesce in qualche modo a parlare ai tanti singoli e, quindi, a muoversi dentro un afflato comunitario. Il punto \u00e8 che le domande sono sempre quelle, come sempre \u00e8 la medesima l&#8217;assenza di risposte perch\u00e9 la letteratura si muove su un&#8217;altra dimensione temporale in cui i grandi autori dialogano con s\u00e9 stessi per il semplice motivo che tutti si pongono in maniera umile di fronte alla grande domanda. Le grandi domande non hanno risposte semplici o mediate, ma sono come nella costruzione di una torre, ognuno si appoggia ai mattoni che hanno portato gli altri e ognuno prova a scoprire nuove prospettive grazie anche a tutto ci\u00f2 che lo precede, sapendo che il lavoro non terminer\u00e0 mai.<\/em><\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita lo scrittore, drammaturgo attore e regista Davide Enia. 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Quando durante il processo di scrittura inizio a vedere la drammaturgia, inizio a vedere il romanzo, come se avesse davvero tre dimensioni, come se fosse una citt\u00e0 con mura, sotterranei e prospettive, il passaggio successivo \u00e8 quello di fidarsi delle parole che hanno costruito questa citt\u00e0 e confidare in loro e riuscire ad abbandonarsi ad esse, perch\u00e9 ormai ci\u00f2 che costituisce l&#8217;edificazione \u00e8 stato costituito e i punti di fuga, le prospettive e le tramature di ci\u00f2 che accade dentro, saranno sempre maggiori rispetto a quello che potr\u00e0 essere il mio calcolo. Allora, inizia in quel momento l&#8217;abbandonarsi alle parole avendo fiducia in esse. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Anche per questa seconda domanda, rimando a quanto detto nella prima. Non \u00e8 una consapevolezza, \u00e8 un atto di fiducia nei confronti delle parole e al tempo stesso \u00e8 un atto di fiducia nei confronti del lettore e del pubblico. Confidare che comprenderanno il senso che si voleva dire, ma al tempo stesso lasciare aperto uno spiraglio nei confronti di quella dimensione misteriosa che la parola stessa non pu\u00f2 racchiudere mai. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso &#8220;devo scrivere?&#8221; No, non mi sono mai detto devo scrivere. Ho scritto perch\u00e9 \u00e8 un impulso che mi \u00e8 venuto naturale. Non l&#8217;ho mai vista come una necessit\u00e0 assoluta. certo, poi scrivere ha il pregio che aiuta a fare chiarezza, se non altro. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Lo stile \u00e8 il modo con il quale noi pensiamo i significanti, il ritmo, costruiamo la frase, ci appoggiamo e personalizziamo lo scontro. Il limite non \u00e8 mai lo stile, \u00e8 quanto il narcisismo ci porta a compiacerci di quello che scriviamo, quanto l&#8217;aggettivo che utilizziamo \u00e8 pi\u00f9 bello che giusto. La battaglia, quindi, \u00e8 contro il proprio ego, sempre. Perch\u00e9 il s\u00e9 riesce a fare emergere il narrato in una maniera sotterranea e al tempo stesso meno controllata di quello che si crede, laddove per controllo non intendo l&#8217;operazione di lima continua che viene fatta, intendo la volont\u00e0 di fare trasparire s\u00e9 stessi. Non facciamo mai trasparire nulla di noi nella grande scrittura, noi siamo strumenti tanto quanto le parole. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? La letteratura si pone da sempre le stesse domande, fin dai primi testi che vengono compilati, fin dai Veda, che altro non sono se non un insieme di prescrizioni su come il rituale va eseguito, su come la celebrazione deve essere fatta perch\u00e9 si attenga a delle regole precise. Le domande, gigantesche, sono quelle che abbraccia la letteratura: perch\u00e9 accade il male? e in che modo la tensione verso il bene che \u00e8 un germoglio che appartiene a ogni persona a volte resta sopita, o a volte, per il peso di vari motivi, soccomba alla resa, alla sconfitta. Ma la letteratura si pone difronte come obbiettivo la comprensione del sacro. Il resto \u00e8 rumore di fondo. Sempre e comunque. 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