{"id":6091,"date":"2023-01-27T11:05:22","date_gmt":"2023-01-27T10:05:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6091"},"modified":"2023-04-19T23:44:50","modified_gmt":"2023-04-19T21:44:50","slug":"langelo-della-storia-di-arpaia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/langelo-della-storia-di-arpaia\/","title":{"rendered":"L&#8217;angelo della storia di Arpaia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Bruno Arpaia, 2001 \u2013 Guanda \u2013 pp. 266 \u2013 \u20ac 13,50.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/9788882462970_92_270_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6092\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/9788882462970_92_270_0_75-192x300.jpg\" alt=\"\" width=\"192\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/9788882462970_92_270_0_75-192x300.jpg 192w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/9788882462970_92_270_0_75.jpg 270w\" sizes=\"(max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><\/a><br \/>\nIn questo testo di Arpaia sull\u2019ombra dei passi di Walter Benjamin, si ripercorre l\u2019immonda rappresaglia nazista ai danni delle vite inermi di tutti i giorni.<br \/>\n\u00abCi si chiede se la storia non stia per caso forgiando una geniale sintesi tra due concetti nietzschiani, cio\u00e8 il buon europeo e l\u2019ultimo uomo. Ne potrebbe venir fuori come risultato l\u2019ultimo europeo. Tutti noi lottiamo per non diventare quest\u2019ultimo europeo\u00bb<br \/>\n\u00abOgnuno &#8211; ha scritto Eduardo Galeano &#8211; entra nella morte in un modo che gli assomiglia. Alcuni, in silenzio, camminando in punta di piedi; altri, andando a ritroso; altri, chiedendo perdono o permesso. C\u2019\u00e8 chi entra discutendo o esigendo spiegazioni e c\u2019\u00e8 chi si apre il passo in lei a pugni e imprecando. C\u2019\u00e8 chi l\u2019abbraccia. C\u2019\u00e8 chi si chiude gli occhi; c\u2019\u00e8 chi piange.\u00bb<br \/>\n\u00abNon solo il sapere o la saggezza dell\u2019uomo, ma soprattutto la sua vita vissuta &#8211; che \u00e8 la materia da cui nascono le storie &#8211; assume forma tramandabile solo nel morente. Come, allo spirare della vita, si mette in moto, all\u2019interno dell\u2019uomo, una serie di immagini &#8211; le vedute della propria persona in cui ha incontrato se stesso senza accorgersene -, cos\u00ec l\u2019indimenticabile affiora d\u2019un tratto nelle sue espressioni e nei suoi sguardi e conferisce a tutto ci\u00f2 che lo riguardava l\u2019autorit\u00e0 che anche l\u2019ultimo tapino possiede, morendo, per i vivi che lo circondano. Questa autorit\u00e0 \u00e8 all\u2019origine del narrato.\u00bb<br \/>\n[Walter Benjamin]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Annotazioni a margine:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLo vuol sapere, invece, che cos\u2019ho davvero? Ho il mal del tempo.\u00bb<br \/>\n\u00abEra come se, attraversando la morte, guardandola negli occhi, avesse compiuto un rito di iniziazione, e la vita, da allora, non potesse offrirgli nulla di pi\u00f9 terribile. Tanto valeva viverla. \u00bb<br \/>\n\u00abScriveva lettere per confessare senza lasciarsi guardare in fondo agli occhi che si sentiva solo come mai nella vita.\u00bb<br \/>\n\u00abresta ben poco: fare i conti con s\u00e9 stessi, ogni giorno che passa, ruminando l\u2019erba sempre uguale dei propri pensieri, allevandoli in solitudine.\u00bb<br \/>\n\u00abAvresti dovuto avere delle rendite e scrivere quello che pensi senza costrizioni&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abla smania di misteriosit\u00e0 che gli faceva erigere barriere di riservatezza attorno alle cose pi\u00f9 futili e innocue; i tratti rituali, la \u201ccortesia cinese\u201d e gli accessi di dispotismo del suo carattere;\u00bb<br \/>\n\u00abquel suo sguardo, insieme deciso e smarrito, lo sguardo di chi prende la realt\u00e0 troppo alla lettera e quanto pi\u00f9 si sforza di capirla tanto pi\u00f9 se ne allontana\u00bb<br \/>\n\u00abinseguiva la vita zoppicando, cercando di mascherare la sua inettitudine a viverla.\u00bb<br \/>\n\u00abla \u201cpsicosi dei rumori\u201d che lo torment\u00f2 per anni, perseguitandolo in tutte le case e le camere d\u2019affitto in cui abit\u00f2.\u00bb<br \/>\n\u00abIl progresso non esiste. Ci\u00f2 che chiamiamo progresso \u00e8 rinchiuso in ogni terra, e svanisce con essa. Sempre e dovunque, lo stesso dramma, la stessa scenografia, sullo stesso angusto palcoscenico, un\u2019umanit\u00e0 rumorosa, infatuata della sua grandezza, che crede di riassumere in s\u00e9 l\u2019universo e vive nella sua prigione come in un\u2019immensit\u00e0, per sprofondare ben presto insieme al globo che ha a lungo portato sulle spalle, il fardello del proprio orgoglio. La stessa monotonia, lo stesso immobilismo negli astri estranei. L\u2019universo si ripete senza fine e scalpita sul posto. L\u2019eternit\u00e0 recita imperturbabilmente all\u2019infinito le stesse rappresentazioni\u00bb<br \/>\n\u00abIo ho vissuto ma non l\u2019ho vista mai, la vita. Me l\u2019hanno spazzolata via come se fosse polvere.\u00bb<br \/>\n[Dostoevskij]<br \/>\n\u00abNulla potr\u00e0 trionfare sulla mia pazienza\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Bruno Arpaia, 2001 \u2013 Guanda \u2013 pp. 266 \u2013 \u20ac 13,50. In questo testo di Arpaia sull\u2019ombra dei passi di Walter Benjamin, si ripercorre l\u2019immonda rappresaglia nazista ai danni delle vite inermi di tutti i giorni. \u00abCi si chiede se la storia non stia per caso forgiando una geniale sintesi tra due concetti nietzschiani, cio\u00e8 il buon europeo e l\u2019ultimo uomo. Ne potrebbe venir fuori come risultato l\u2019ultimo europeo. Tutti noi lottiamo per non diventare quest\u2019ultimo europeo\u00bb \u00abOgnuno &#8211; ha scritto Eduardo Galeano &#8211; entra nella morte in un modo che gli assomiglia. Alcuni, in silenzio, camminando in punta di piedi; altri, andando a ritroso; altri, chiedendo perdono o permesso. C\u2019\u00e8 chi entra discutendo o esigendo spiegazioni e c\u2019\u00e8 chi si apre il passo in lei a pugni e imprecando. C\u2019\u00e8 chi l\u2019abbraccia. C\u2019\u00e8 chi si chiude gli occhi; c\u2019\u00e8 chi piange.\u00bb \u00abNon solo il sapere o la saggezza dell\u2019uomo, ma soprattutto la sua vita vissuta &#8211; che \u00e8 la materia da cui nascono le storie &#8211; assume forma tramandabile solo nel morente. Come, allo spirare della vita, si mette in moto, all\u2019interno dell\u2019uomo, una serie di immagini &#8211; le vedute della propria persona in cui ha incontrato se stesso senza accorgersene -, cos\u00ec l\u2019indimenticabile affiora d\u2019un tratto nelle sue espressioni e nei suoi sguardi e conferisce a tutto ci\u00f2 che lo riguardava l\u2019autorit\u00e0 che anche l\u2019ultimo tapino possiede, morendo, per i vivi che lo circondano. 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