{"id":6154,"date":"2023-04-01T16:12:27","date_gmt":"2023-04-01T14:12:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6154"},"modified":"2023-04-19T23:40:36","modified_gmt":"2023-04-19T21:40:36","slug":"la-tecnologia-e-religione-di-valerio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/la-tecnologia-e-religione-di-valerio\/","title":{"rendered":"La tecnologia \u00e8 religione di Valerio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Chiara Valerio, 2023\u2013 Einaudi \u2013 pp. 128 \u2013 \u20ac 13,00.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788806251864_0_350_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6155\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788806251864_0_350_0_75-175x300.jpg\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788806251864_0_350_0_75-175x300.jpg 175w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788806251864_0_350_0_75.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 175px) 100vw, 175px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove si parla di Quelo e Jeeg Robot, dove si afferma in maniera sotterranea e significativa che il mondo \u00e8 caratterizzato da una scarsit\u00e0 di Jedi e la forza scorre debole su innumerevoli rivoli, dove si confida nell&#8217;avamposto di bellezza e salvezza che dovrebbe e potrebbe essere la scuola, dove si attraversa in maniera lucida e senziente il contemporaneo.<br \/>\nChiara Valerio si interroga sull\u2019impatto della tecnologia sull\u2019animo umano contemporaneo, sulla valenza che questa assume nel vivere quotidiano, sull\u2019incidenza, sull\u2019invadenza. Considera quanto &#8211; forse troppo evidentemente &#8211; la tecnologia e i suoi strumenti siano diventati propaggini del nostro corpo, prolungamenti (non in maniera poetica come De Andr\u00e8 poteva definire le corde della chitarra come estensione delle sue dita). Una lettura affascinante in relazione anche e sopratutto ai continui riferimenti bibliografici citati che chiedono d\u2019essere approfonditi per cercare &#8211; o forse sperare &#8211; di costruire un quadro pi\u00f9 articolato della complessit\u00e0 immanente della tecnologia che ci pervade per non finirne completamente schiacciati e abusati. Consumati, in fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Annotazioni:&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abGli esseri umani hanno sempre cercato di sfuggire al proprio corpo nel senso che, da sempre, abbiamo cercato di ampliarne le possibilit\u00e0, di trasferire, traslare, trasfondere, tradurre le nostre intenzioni e i nostri desideri impossibili altrove, liberati dalla gabbia di arti e sensi, da sempre tentiamo di staccare dal corpo quel qualcosa che appartiene e afferisce alla nostra parte supposta immortale.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa tecnologia, epoca dopo epoca, ha rappresentato il grande correttivo e amplificatore delle possibilit\u00e0 dei corpi. Potenza, bellezza, forza, resistenza, velocit\u00e0, eternit\u00e0 in fondo.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCi\u00f2 che abbiamo capito, o che non abbiamo capito, muta, cambia, si contraddice e talvolta svanisce proprio mentre ci proviamo, dunque l\u2019unico modo che conosco e mi pare ragionevole per stare al mondo \u00e8 non smettere di tentare, nonostante talvolta sia frustrante. Tentare di dare un ordine a ci\u00f2 che ci sta intorno e a ci\u00f2 che abbiamo dentro.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuando leggiamo In principio era il verbo e il verbo era preso Dio, ci crediamo. Crediamo cio\u00e8 che le parole animino, e questo \u00e8 l\u2019atto di fede che compiamo ogni giorno, qualunque sia il linguaggio che impariamo e qualunque sia la fede.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDa qualche decennio il linguaggio alberga pure presso le macchine, dunque, come abbiamo imparato le preghiere e i riti, \u00e8 utile che impariamo i codici. Dove c\u2019\u00e8 linguaggio, c\u2019\u00e8 vita.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abil linguaggio con la sua grammatica \u2013 forma persistente di rito \u2013, che toglie e d\u00e0 esistenza, ci ha insegnato che vivere \u00e8 biologico quanto culturale.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa tecnologia ci consente una realt\u00e0, una sua rappresentazione, in cui il nostro corpo pu\u00f2 essere in un luogo e la sostanza immateriale, attenzione compresa, in un altro. Questa rappresentazione rende possibile, che esista o no, la distanza e la differenza di sostanza tra corpo e anima.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl pensiero della nostra epoca che si riflette nella nostra tecnica \u00e8 che tutto \u00e8 presente. Un presente che pu\u00f2 essere indefinitamente posticipato e dunque \u00e8 gi\u00e0 futuro. Cos\u00ed, d\u2019altronde, il futuro \u00e8 quasi sempre gi\u00e0 accaduto. Il futuro, cio\u00e8, \u00e8 passato.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLe macchine, motivo per cui forse ci tranquillizzano, vivono di aggiornamenti, noi, quando siamo fortunati, di invecchiamento.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abil linguaggio e tutte le nostre rappresentazioni del mondo sono convenzioni, e che queste convenzioni diventano opprimenti, oppressive, spaventose quando ne sottovalutiamo la natura e la funzione di semplificazione e sintesi.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl linguaggio che anima e spegne, che quando illumina anche esclude.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuelo fornisce risposte alle umane tribolazioni (Maestro, perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 comparso sulla Terra?, Perch\u00e9 se compariva sull\u2019acqua, affogava. Maestro, qual \u00e8 il segreto della vita?, Se te lo dico che segreto \u00e8)\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl sistema guadagna sugli spostamenti, o sui dislivelli, i gradienti.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abA scuola si impara [&#8230;] che teoria e prassi non hanno differente natura e, dal punto di vista culturale, il principio che passa \u00e8 che alla cultura si partecipa. La cultura non \u00e8 intoccabile, altra e irraggiungibile, la cultura \u00e8 fatta da chi e con chi vi partecipa. La scienza stessa \u00e8 cultura, e dobbiamo lavorare perch\u00e9 questa coscienza la abbiano tutti.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abWiener per contrastare l\u2019addomesticamento dovuto alla pervasivit\u00e0 della tecnologia (per addomesticamento intendo la perdita della capacit\u00e0 di risolvere problemi) bisogna studiare.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCerchiamo sollievi pratici negli oggetti dei quali ci circondiamo.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abStudiare significa ribellarsi [&#8230;] Studiare \u00e8 l\u2019esercizio a pensare e immaginare altre forme, e a non ritenerle definitive. Pensare che le parole abbiano un significato univoco \u00e8 il sintomo drammatico del nostro non accettare la metamorfosi, dunque la morte.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abma sono i sentimenti e i desideri la realt\u00e0 o il tatto?\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa relazione tra le cose \u00e8 la realt\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl digitale ci ha fornito una abitudine che subito, nella nostra vanit\u00e0, abbiamo colto. Essere al centro di qualcosa, sempre. L\u2019idea che le cose possano stare intorno a noi, le cose e le persone, vive e morte, che ciascuno di noi costituisca, attraverso un sistema di cookies e preferenze, una bolla, che \u2013 come la libert\u00e0 \u2013 comincia e finisce dove finisce e comincia quella degli altri.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab&#8230; [\u00e8 questa] l\u2019et\u00e0 delle macchine, non solo perch\u00e9 gli uomini di oggid\u00ed procedono e vivono forse pi\u00fa meccanicamente di tutti i passati, ma eziandio per rispetto al grandissimo numero delle macchine inventate di fresco ed accomodate o che si vanno tutto giorno trovando ed accomodando a tanti e cos\u00ed vari esercizi, che oramai non gli uomini ma le macchine, si pu\u00f2 dire, trattano le cose umane e fanno le opere della vita. [Giacomo Leopardi]\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Chiara Valerio, 2023\u2013 Einaudi \u2013 pp. 128 \u2013 \u20ac 13,00. Dove si parla di Quelo e Jeeg Robot, dove si afferma in maniera sotterranea e significativa che il mondo \u00e8 caratterizzato da una scarsit\u00e0 di Jedi e la forza scorre debole su innumerevoli rivoli, dove si confida nell&#8217;avamposto di bellezza e salvezza che dovrebbe e potrebbe essere la scuola, dove si attraversa in maniera lucida e senziente il contemporaneo. Chiara Valerio si interroga sull\u2019impatto della tecnologia sull\u2019animo umano contemporaneo, sulla valenza che questa assume nel vivere quotidiano, sull\u2019incidenza, sull\u2019invadenza. Considera quanto &#8211; forse troppo evidentemente &#8211; la tecnologia e i suoi strumenti siano diventati propaggini del nostro corpo, prolungamenti (non in maniera poetica come De Andr\u00e8 poteva definire le corde della chitarra come estensione delle sue dita). Una lettura affascinante in relazione anche e sopratutto ai continui riferimenti bibliografici citati che chiedono d\u2019essere approfonditi per cercare &#8211; o forse sperare &#8211; di costruire un quadro pi\u00f9 articolato della complessit\u00e0 immanente della tecnologia che ci pervade per non finirne completamente schiacciati e abusati. Consumati, in fondo. Annotazioni:&nbsp; \u00abGli esseri umani hanno sempre cercato di sfuggire al proprio corpo nel senso che, da sempre, abbiamo cercato di ampliarne le possibilit\u00e0, di trasferire, traslare, trasfondere, tradurre le nostre intenzioni e i nostri desideri impossibili altrove, liberati dalla gabbia di arti e sensi, da sempre tentiamo di staccare dal corpo quel qualcosa che appartiene e afferisce alla nostra parte supposta immortale.\u00bb \u00abLa tecnologia, epoca dopo epoca, ha rappresentato il grande correttivo e amplificatore delle possibilit\u00e0 dei corpi. Potenza, bellezza, forza, resistenza, velocit\u00e0, eternit\u00e0 in fondo.\u00bb \u00abCi\u00f2 che abbiamo capito, o che non abbiamo capito, muta, cambia, si contraddice e talvolta svanisce proprio mentre ci proviamo, dunque l\u2019unico modo che conosco e mi pare ragionevole per stare al mondo \u00e8 non smettere di tentare, nonostante talvolta sia frustrante. Tentare di dare un ordine a ci\u00f2 che ci sta intorno e a ci\u00f2 che abbiamo dentro.\u00bb \u00abQuando leggiamo In principio era il verbo e il verbo era preso Dio, ci crediamo. Crediamo cio\u00e8 che le parole animino, e questo \u00e8 l\u2019atto di fede che compiamo ogni giorno, qualunque sia il linguaggio che impariamo e qualunque sia la fede.\u00bb \u00abDa qualche decennio il linguaggio alberga pure presso le macchine, dunque, come abbiamo imparato le preghiere e i riti, \u00e8 utile che impariamo i codici. Dove c\u2019\u00e8 linguaggio, c\u2019\u00e8 vita.\u00bb \u00abil linguaggio con la sua grammatica \u2013 forma persistente di rito \u2013, che toglie e d\u00e0 esistenza, ci ha insegnato che vivere \u00e8 biologico quanto culturale.\u00bb \u00abLa tecnologia ci consente una realt\u00e0, una sua rappresentazione, in cui il nostro corpo pu\u00f2 essere in un luogo e la sostanza immateriale, attenzione compresa, in un altro. Questa rappresentazione rende possibile, che esista o no, la distanza e la differenza di sostanza tra corpo e anima.\u00bb \u00abIl pensiero della nostra epoca che si riflette nella nostra tecnica \u00e8 che tutto \u00e8 presente. Un presente che pu\u00f2 essere indefinitamente posticipato e dunque \u00e8 gi\u00e0 futuro. Cos\u00ed, d\u2019altronde, il futuro \u00e8 quasi sempre gi\u00e0 accaduto. Il futuro, cio\u00e8, \u00e8 passato.\u00bb \u00abLe macchine, motivo per cui forse ci tranquillizzano, vivono di aggiornamenti, noi, quando siamo fortunati, di invecchiamento.\u00bb \u00abil linguaggio e tutte le nostre rappresentazioni del mondo sono convenzioni, e che queste convenzioni diventano opprimenti, oppressive, spaventose quando ne sottovalutiamo la natura e la funzione di semplificazione e sintesi.\u00bb \u00abIl linguaggio che anima e spegne, che quando illumina anche esclude.\u00bb \u00abQuelo fornisce risposte alle umane tribolazioni (Maestro, perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 comparso sulla Terra?, Perch\u00e9 se compariva sull\u2019acqua, affogava. Maestro, qual \u00e8 il segreto della vita?, Se te lo dico che segreto \u00e8)\u00bb \u00abIl sistema guadagna sugli spostamenti, o sui dislivelli, i gradienti.\u00bb \u00abA scuola si impara [&#8230;] che teoria e prassi non hanno differente natura e, dal punto di vista culturale, il principio che passa \u00e8 che alla cultura si partecipa. La cultura non \u00e8 intoccabile, altra e irraggiungibile, la cultura \u00e8 fatta da chi e con chi vi partecipa. La scienza stessa \u00e8 cultura, e dobbiamo lavorare perch\u00e9 questa coscienza la abbiano tutti.\u00bb \u00abWiener per contrastare l\u2019addomesticamento dovuto alla pervasivit\u00e0 della tecnologia (per addomesticamento intendo la perdita della capacit\u00e0 di risolvere problemi) bisogna studiare.\u00bb \u00abCerchiamo sollievi pratici negli oggetti dei quali ci circondiamo.\u00bb \u00abStudiare significa ribellarsi [&#8230;] Studiare \u00e8 l\u2019esercizio a pensare e immaginare altre forme, e a non ritenerle definitive. Pensare che le parole abbiano un significato univoco \u00e8 il sintomo drammatico del nostro non accettare la metamorfosi, dunque la morte.\u00bb \u00abma sono i sentimenti e i desideri la realt\u00e0 o il tatto?\u00bb \u00abLa relazione tra le cose \u00e8 la realt\u00e0.\u00bb \u00abIl digitale ci ha fornito una abitudine che subito, nella nostra vanit\u00e0, abbiamo colto. Essere al centro di qualcosa, sempre. L\u2019idea che le cose possano stare intorno a noi, le cose e le persone, vive e morte, che ciascuno di noi costituisca, attraverso un sistema di cookies e preferenze, una bolla, che \u2013 come la libert\u00e0 \u2013 comincia e finisce dove finisce e comincia quella degli altri.\u00bb \u00ab&#8230; [\u00e8 questa] l\u2019et\u00e0 delle macchine, non solo perch\u00e9 gli uomini di oggid\u00ed procedono e vivono forse pi\u00fa meccanicamente di tutti i passati, ma eziandio per rispetto al grandissimo numero delle macchine inventate di fresco ed accomodate o che si vanno tutto giorno trovando ed accomodando a tanti e cos\u00ed vari esercizi, che oramai non gli uomini ma le macchine, si pu\u00f2 dire, trattano le cose umane e fanno le opere della vita. [Giacomo Leopardi]\u00bb [the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[380],"tags":[2037,2039,381,142,2035,2034,2038,566,2036,2033],"class_list":["post-6154","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-romanzo","tag-ai","tag-contemporaneo","tag-einaudi","tag-filosofia","tag-intelligenza-artificiale","tag-la-tecnologia-e-religione","tag-matematica","tag-scuola","tag-tecnologia","tag-valerio"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6154","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6154"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6154\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6160,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6154\/revisions\/6160"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6154"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6154"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6154"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}