{"id":6212,"date":"2023-04-24T20:18:07","date_gmt":"2023-04-24T18:18:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6212"},"modified":"2023-04-24T20:23:01","modified_gmt":"2023-04-24T18:23:01","slug":"gilda-policastro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/gilda-policastro\/","title":{"rendered":"Gilda Policastro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita Gilda Policastro. Scrittrice e critica letteraria. Ha pubblicato numerosi saggi sulla letteratura (&#8220;L&#8217;ultima poesia&#8221;, 2021, Mimesis), raccolte poetiche (&#8220;Inattuali&#8221;, 2016, Transeuropa) e romanzi (&#8220;La parte di Malvasia&#8221;, 2021, La nave di Teseo). &#8220;La distinzione&#8221;, romanzo edito da Perrone (2023), \u00e8 il suo ultimo lavoro.&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/policastro.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6220\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/policastro-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/policastro-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/policastro-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/policastro-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/policastro.jpg 1296w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un&#8217;idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non ho una visione cos\u00ec romantica dell\u2019idea, anche perch\u00e9 le mie idee sono poche e ossessive, lavoro sempre attorno alle stesse: la malattia come frattura del continuum delle nostre vite e dispositivo di democratizzazione di abitudini e comportamenti, il linguaggio come strumento di coesione ma anche di straniamento, il fastidio verso tutto ci\u00f2 che \u00e8 storto, che va male, che non funziona come dovrebbe. La scrittura, specie nell\u2019ultimo libro, \u00e8 un referto: di quello che dicono e fanno gli altri attorno a me. Quindi non ispirazione ma caso mai espirazione.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788860047069_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6213\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788860047069_0_536_0_75-207x300.jpg\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788860047069_0_536_0_75-207x300.jpg 207w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788860047069_0_536_0_75.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>No, nemmeno su questo sono molto d\u2019accordo: anche perch\u00e9 anch\u2019io come gli scrittori che amo (Bernhard su tutti) tendo a scrivere un po\u2019 lo stesso libro, che ricomincia ogni volta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa &#8220;devo scrivere?&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 stato per me una conseguenza del leggere, mettermi a scrivere: nella mia famiglia, che poi ha avuto pi\u00f9 scienziati che letterati, l\u2019abitudine alla lettura era quotidiana, soprattutto per mio padre che non andava mai a dormire prima di aver letto qualche capitolo del libro in carica. Dopo aver letto tanto, e soprattutto libri impegnati gi\u00e0 nella prima adolescenza (da Delitto e castigo consigliato dal fratello maggiore ai Malavoglia o Fontamara che leggevamo a scuola), \u00e8 venuto molto naturale cominciare a riempire quaderni su quaderni con progetti di romanzo, cui poi rinunciavo per nuovi progetti. La poesia \u00e8 venuta invece molto dopo: in barba a Croce, non ne avevo mai scritta prima dei trent\u2019anni.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788893950954_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6214\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788893950954_0_536_0_75-211x300.jpg\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788893950954_0_536_0_75-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788893950954_0_536_0_75.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Deve essere un vincolo: lo stile \u00e8 il modo peculiare in cui la langue diventa parole, <\/em><br \/>\n<em>incarnazione della lingua di tutti. Anche se le frasi delle mie \u201cinattuali\u201d (cos\u00ec ho definito una parte della mia produzione in versi) sono prese dal parlato comune e da situazioni di vita sociale (o social), lo stile \u00e8 mio, nel senso che \u00e8 mio il progetto, il modo di dare un senso alle cose che vedo, che ascolto, che raduno e ricombino. Lo stile \u00e8 il modo in cui le cose diventano pagina, alla fine.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788898716470_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6215\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788898716470_0_536_0_75-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788898716470_0_536_0_75-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788898716470_0_536_0_75.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Proprio perch\u00e9 gli scrittori (e i poeti in particolare) non hanno pi\u00f9 nessuna presa sulla vita concreta e, soprattutto, hanno perso quello che Benjamin chiamava il \u201cmandato sociale\u201d, scrivere rimane un forte gesto politico. Perch\u00e9 \u00e8 un modo di sottrarsi all\u2019iperproduttivit\u00e0, all\u2019efficienza, all\u2019obbligo di essere ricchi, presenti, iperconnessi. Scrivere vuol dire disconnettersi, anche solo come gesto empirico, materiale, per poter raccogliere le idee e metterle in forma. E mettersi in contatto non con follower e like, ma con un pensiero, che verr\u00e0 condiviso poi, in un secondo momento, dopo molte revisioni. E questo se non \u00e8 politico nel senso della militanza lo \u00e8 nel senso della \u201ccura di s\u00e9\u201d (in senso filosofico) o come forma di conoscenza comunitaria. Nelle cose che scrivo c\u2019\u00e8 attraverso il linguaggio anche il senso della storia, che non \u00e8 altro che vita in comune.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788857563831_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6216\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788857563831_0_536_0_75-198x300.jpg\" alt=\"\" width=\"198\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788857563831_0_536_0_75-198x300.jpg 198w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/9788857563831_0_536_0_75.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 198px) 100vw, 198px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita Gilda Policastro. Scrittrice e critica letteraria. 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La scrittura, specie nell\u2019ultimo libro, \u00e8 un referto: di quello che dicono e fanno gli altri attorno a me. Quindi non ispirazione ma caso mai espirazione. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? No, nemmeno su questo sono molto d\u2019accordo: anche perch\u00e9 anch\u2019io come gli scrittori che amo (Bernhard su tutti) tendo a scrivere un po\u2019 lo stesso libro, che ricomincia ogni volta. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa &#8220;devo scrivere?&#8221; \u00c8 stato per me una conseguenza del leggere, mettermi a scrivere: nella mia famiglia, che poi ha avuto pi\u00f9 scienziati che letterati, l\u2019abitudine alla lettura era quotidiana, soprattutto per mio padre che non andava mai a dormire prima di aver letto qualche capitolo del libro in carica. Dopo aver letto tanto, e soprattutto libri impegnati gi\u00e0 nella prima adolescenza (da Delitto e castigo consigliato dal fratello maggiore ai Malavoglia o Fontamara che leggevamo a scuola), \u00e8 venuto molto naturale cominciare a riempire quaderni su quaderni con progetti di romanzo, cui poi rinunciavo per nuovi progetti. La poesia \u00e8 venuta invece molto dopo: in barba a Croce, non ne avevo mai scritta prima dei trent\u2019anni. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Deve essere un vincolo: lo stile \u00e8 il modo peculiare in cui la langue diventa parole, incarnazione della lingua di tutti. Anche se le frasi delle mie \u201cinattuali\u201d (cos\u00ec ho definito una parte della mia produzione in versi) sono prese dal parlato comune e da situazioni di vita sociale (o social), lo stile \u00e8 mio, nel senso che \u00e8 mio il progetto, il modo di dare un senso alle cose che vedo, che ascolto, che raduno e ricombino. Lo stile \u00e8 il modo in cui le cose diventano pagina, alla fine. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Proprio perch\u00e9 gli scrittori (e i poeti in particolare) non hanno pi\u00f9 nessuna presa sulla vita concreta e, soprattutto, hanno perso quello che Benjamin chiamava il \u201cmandato sociale\u201d, scrivere rimane un forte gesto politico. Perch\u00e9 \u00e8 un modo di sottrarsi all\u2019iperproduttivit\u00e0, all\u2019efficienza, all\u2019obbligo di essere ricchi, presenti, iperconnessi. 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