{"id":6409,"date":"2023-10-24T14:50:32","date_gmt":"2023-10-24T12:50:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6409"},"modified":"2023-10-25T11:24:36","modified_gmt":"2023-10-25T09:24:36","slug":"la-neve-dellammiraglio-di-mutis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/la-neve-dellammiraglio-di-mutis\/","title":{"rendered":"La Neve dell&#8217;ammiraglio di Mutis"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Schermata-del-2023-10-13-14-38-39.png\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6410 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Schermata-del-2023-10-13-14-38-39-184x300.png\" alt=\"\" width=\"184\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Schermata-del-2023-10-13-14-38-39-184x300.png 184w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/Schermata-del-2023-10-13-14-38-39.png 509w\" sizes=\"(max-width: 184px) 100vw, 184px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Alvaro Mutis, 1997 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 161 \u2013 \u20ac 7,50.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Segui le navi. Segui le rotte che solcano le logore e tristi imbarcazioni. Non ti fermare. Evita persino il pi\u00f9 umile ancoraggio. Risali i fiumi. Discendi i fiumi. Confonditi nelle piogge che inondano le pianure. Rifiuta ogni sponda.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La Neve dell&#8217;ammiraglio<\/em>&nbsp;\u00e8 un romanzo scritto da <strong>Alvaro Mutis<\/strong>, uno dei pi\u00f9 significativi autori sudamericani del secolo scorso. Pubblicato nel 1986, \u00e8 il primo volume della trilogia incentrata sulla figura di <strong>Maqroll il Gabbiere<\/strong>, un vagabondo avventuroso e filosofo. Il romanzo \u00e8 ambientato in uno scenario esotico e misterioso, un mondo sconosciuto e inesplorato che, sebbene sia fisicamente definito, lancia lo sguardo oltre lo scorrere del fiume e il sovrapporsi delle selve.<br \/>\nLa vicenda segue Maqroll, navigatore errante, durante la sua risalita lungo il fiume alla fine della quale l&#8217;attende un affare vantaggioso: l&#8217;acquisto di legname in un luogo non ben definito che si dimostrer\u00e0 essere stato opzionato dal malaffare del governo con la protezione dell&#8217;esercito. Ma non \u00e8 l&#8217;impresa economica il fulcro della vicenda, una vicenda che non ha fulcro reale se non le parole di cui s&#8217;impregnano i personaggi della storia. Cos\u00ec rilevanti e in rilievo vengono fuori dalla pagina e si siedono accanto al lettore. Possiamo ascoltarne la voce, scorgerne l&#8217;inflessione, cantilenante, dolorosa, disperata. Il meccanico, il pilota, il maggiore, Flor Est\u00e9vez e i suoi prolungati silenzi, il Capitano e il tintinnare della bottiglia. Tutti s&#8217;intersecano in una complessa armonia mentre le considerazioni malinconiche di Maqroll tessono il tutto, ricucendo le ferite e aprendone altre.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Mi incuriosisce oltremodo la maniera in cui si ripetono nella mia vita queste cadute, queste decisioni sbagliate sin dall\u2019inizio, questi vicoli senza uscita la cui somma darebbe la storia della mia esistenza. Un\u2019ardente vocazione di felicit\u00e0 costantemente tradita, quotidianamente smarrita e che si risolve sempre nella necessit\u00e0 di miseri insuccessi, tutti completamente estranei a ci\u00f2 che, nel pi\u00f9 profondo e vero del mio essere, ho sempre saputo che dovesse compiersi se non fosse per questa mia inclinazione a una continua sconfitta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Mi d\u00e0 l\u2019impressione che sia un uomo estremamente duro, cerebrale e freddo, e con un disprezzo assoluto per i suoi simili, disprezzo che dissimula con un comportamento formale la cui falsit\u00e0 \u00e8 lui stesso il primo a rivelare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In questo clima restano attivi soltanto i pi\u00f9 elementari e sordidi appetiti e si fanno strada nel mare d&#8217;imbecillit\u00e0 che ci sta invadendo senza rimedio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ma se mi soffermo a considerare pi\u00f9 attentamente queste ricorrenti cadute, questi mancati appuntamenti che continuo a dare al destino con la stessa ripetuta goffaggine, mi rendo conto che, al mio fianco, \u00e8 andata scorrendo un&#8217;altra vita. Una vita che \u00e8 trascorsa al mio fianco senza che io lo sapessi. \u00c8 li, continua ad essere li: \u00e8 la somma di tutti i momenti in cui ho rifiutato quella svolta del cammino, in cui ho eliminato quell\u2019altra possibile via d&#8217;uscita, e cosi si \u00e8 andata formando la cieca corrente di un altro destino che avrebbe potuto essere il mio e che, in un certo modo, continua ad esserlo laggi\u00f9, su quell&#8217;altra sponda su cui non sono mai stato e che corre parallela al mio itinerario quotidiano.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Mi \u00e8 estranea e, ciononostante, attira a s\u00e9 tutti i sogni, le fantasie, i progetti, le decisioni che fanno parte di me quanto questa inquietudine presente e che avrebbero potuto dare forma alla materia di una storia che ora trascorre nel limbo del contingente. Una storia uguale forse a questa che mi riguarda, ma ricca di tutto ci\u00f2 che qui non \u00e8 stato, ma che l\u00e0 continua ad essere, prendendo forma, scorrendo al mio fianco come un sangue spettrale che mi nomina, e, allo stesso tempo, non sa nulla di me.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ogni giorno siamo un altro, ma ci dimentichiamo sempre che la stessa cosa accade ai nostri simili. In questo, forse, consiste ci\u00f2 che gli uomini chiamano solitudine.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ogni giorno siamo un altro, ma ci dimentichiamo sempre che la stessa cosa accade ai nostri simili. In questo, forse, consiste ci\u00f2 che gli uomini chiamano solitudine.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sono sogni che preludono alla felicit\u00e0 e dai quali si libera una particolare energia, quasi come un&#8217;anticipazione della gioia, effimera, \u00e8 chiaro, e che immediatamente si trasforma nell&#8217;inevitabile clima di sconfitta che mi \u00e8 familiare. Ma \u00e8 sufficiente quella folata che si materializza appena e che mi porta a prevedere giorni migliori, per sostenermi nel caotico precipizio di progetti e disastrate avventure che \u00e8 la mia vita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[&#8230;] astio nel vedere approssimarsi ancora un episodio della stessa, ripetuta e stupida storia. La storia di quelli che cercano di superare in velocit\u00e0 la vita, di quelli svelti, quelli che credono di sapere tutto e muoiono con la sorpresa stampata sul volto: nell&#8217;ultimo istante li raggiunge sempre la certezza che quanto \u00e8 loro accaduto sia, precisamente, il non aver compreso nulla, il non aver avuto nulla tra le mani. Storia vecchia; vecchia e noiosa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00e8 proprio il pericolo che mi fa tornare alla routine quotidiana del passato e il riattivare i meccanismi di difesa, l&#8217;attenzione necessaria per affrontare le difficolt\u00e0 facili da prevedere, sono altrettanti stimoli ad uscire dall&#8217;apatia, dal limbo impersonale e paralizzante in cui mi ero adagiato con allarmante rassegnazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ci sono cose che ci giungono troppo presto e altre troppo tardi, ma questo lo sappiamo quando ormai non c&#8217;\u00e8 rimedio, quando ormai abbiamo scommesso contro noi stessi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Penso [&#8230;] alla mia abituale abulia nel continuare ad andare avanti in queste imprese e, all&#8217;improvviso, mi rendo conto che gi\u00e0 da molto tempo ho perso ogni interesse in tutto questo. Pensarci mi causa un fastidio misto alla paralizzante colpevolezza di chi si sa ormai ai margini del proprio errare e sta solo cercando il modo di liberarsi da un impegno che avvelena ogni minuto della sua vita. E&#8217; uno stato d&#8217;animo che mi \u00e8 tanto familiare. Conosco molto bene le vie d&#8217;uscita per le quali sono solito fuggire dall&#8217;ansia e dal fastidio di essere in errore, che mi impediscono di sfruttare ci\u00f2 che la vita continua ad offrire ogni giorno come precaria ricompensa alla mia ostinazione nel continuare a stare al suo fianco.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E&#8217; come se avessi scoperto, all&#8217;improvviso, che stavo giocando una partita che non era la mia. Non \u00e8 bene quando si vive parte della vita recitando un ruolo che non \u00e8 il nostro, e peggio ancora \u00e8 scoprirlo quando ormai non si hanno le forze per recuperare il passato n\u00e9 per riscattare il perduto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Aveva il pudore dei vinti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per ora, il sollievo che mi procura scrivere queste righe \u00e8, sicuramente, un modo di sfuggire a questo scivolare verso il nulla che mi sta vincendo e che, disgraziatamente, mi risulta pi\u00f9 familiare di quanto io stesso immagini quando lo evoco come qualcosa di trascorso senza lasciare traccia apparente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Era di poche parole, l&#8217;uomo. Sorrideva spesso, ma non a causa di quello che ascoltava attorno a lui, piuttosto fra s\u00e9<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8211; Accordarsi per una felicit\u00e0 simile a quella di certi giorni dell&#8217;infanzia in cambio di una accettata brevit\u00e0 della vita.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Prolungare la solitudine senza timore dell&#8217;incontro con ci\u00f2 che realmente siamo, con colui che dialoga con noi e sempre si nasconde per non sprofondarci in un terrore senza uscita.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Sapere che nessuno ascolta nessuno. Nessuno sa nulla di nessuno. Che la parola, ormai, in s\u00e9, \u00e8 un inganno, una trappola che nasconde, maschera e occulta il precario edificio dei nostri sogni e delle nostre verit\u00e0, tutti marcati dal segno dell&#8217;incomunicabile.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Apprendere, soprattutto, a non fidarsi della memoria. Ci\u00f2 che crediamo di ricordare \u00e8 completamente estraneo e diverso da quanto in verit\u00e0 \u00e8 accaduto. Quanti momenti di un irritante e penoso astio ci riconsegna la memoria, anni dopo, come episodi di una splendida felicit\u00e0. La nostalgia \u00e8 la menzogna grazie alla quale ci avviciniamo pi\u00f9 velocemente alla morte. Vivere senza ricordare \u00e8, forse, il segreto degli d\u00e8i.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Quando racconto del mio errare, delle mie cadute, dei miei fatui deliri e delle mie orge segrete, lo faccio unicamente per trattenere, ormai quasi nel vento, due o tre grida bestiali, lacerati grugniti di caverna con i quali potrei pi\u00f9 efficacemente dire ci\u00f2 che davvero sento e ci\u00f2 che sono.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Alvaro Mutis, 1997 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 161 \u2013 \u20ac 7,50. &nbsp; Segui le navi. Segui le rotte che solcano le logore e tristi imbarcazioni. Non ti fermare. 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Ma non \u00e8 l&#8217;impresa economica il fulcro della vicenda, una vicenda che non ha fulcro reale se non le parole di cui s&#8217;impregnano i personaggi della storia. Cos\u00ec rilevanti e in rilievo vengono fuori dalla pagina e si siedono accanto al lettore. Possiamo ascoltarne la voce, scorgerne l&#8217;inflessione, cantilenante, dolorosa, disperata. Il meccanico, il pilota, il maggiore, Flor Est\u00e9vez e i suoi prolungati silenzi, il Capitano e il tintinnare della bottiglia. Tutti s&#8217;intersecano in una complessa armonia mentre le considerazioni malinconiche di Maqroll tessono il tutto, ricucendo le ferite e aprendone altre. Mi incuriosisce oltremodo la maniera in cui si ripetono nella mia vita queste cadute, queste decisioni sbagliate sin dall\u2019inizio, questi vicoli senza uscita la cui somma darebbe la storia della mia esistenza. Un\u2019ardente vocazione di felicit\u00e0 costantemente tradita, quotidianamente smarrita e che si risolve sempre nella necessit\u00e0 di miseri insuccessi, tutti completamente estranei a ci\u00f2 che, nel pi\u00f9 profondo e vero del mio essere, ho sempre saputo che dovesse compiersi se non fosse per questa mia inclinazione a una continua sconfitta. Mi d\u00e0 l\u2019impressione che sia un uomo estremamente duro, cerebrale e freddo, e con un disprezzo assoluto per i suoi simili, disprezzo che dissimula con un comportamento formale la cui falsit\u00e0 \u00e8 lui stesso il primo a rivelare. In questo clima restano attivi soltanto i pi\u00f9 elementari e sordidi appetiti e si fanno strada nel mare d&#8217;imbecillit\u00e0 che ci sta invadendo senza rimedio. Ma se mi soffermo a considerare pi\u00f9 attentamente queste ricorrenti cadute, questi mancati appuntamenti che continuo a dare al destino con la stessa ripetuta goffaggine, mi rendo conto che, al mio fianco, \u00e8 andata scorrendo un&#8217;altra vita. Una vita che \u00e8 trascorsa al mio fianco senza che io lo sapessi. \u00c8 li, continua ad essere li: \u00e8 la somma di tutti i momenti in cui ho rifiutato quella svolta del cammino, in cui ho eliminato quell\u2019altra possibile via d&#8217;uscita, e cosi si \u00e8 andata formando la cieca corrente di un altro destino che avrebbe potuto essere il mio e che, in un certo modo, continua ad esserlo laggi\u00f9, su quell&#8217;altra sponda su cui non sono mai stato e che corre parallela al mio itinerario quotidiano. Mi \u00e8 estranea e, ciononostante, attira a s\u00e9 tutti i sogni, le fantasie, i progetti, le decisioni che fanno parte di me quanto questa inquietudine presente e che avrebbero potuto dare forma alla materia di una storia che ora trascorre nel limbo del contingente. Una storia uguale forse a questa che mi riguarda, ma ricca di tutto ci\u00f2 che qui non \u00e8 stato, ma che l\u00e0 continua ad essere, prendendo forma, scorrendo al mio fianco come un sangue spettrale che mi nomina, e, allo stesso tempo, non sa nulla di me. Ogni giorno siamo un altro, ma ci dimentichiamo sempre che la stessa cosa accade ai nostri simili. In questo, forse, consiste ci\u00f2 che gli uomini chiamano solitudine. Ogni giorno siamo un altro, ma ci dimentichiamo sempre che la stessa cosa accade ai nostri simili. In questo, forse, consiste ci\u00f2 che gli uomini chiamano solitudine. Sono sogni che preludono alla felicit\u00e0 e dai quali si libera una particolare energia, quasi come un&#8217;anticipazione della gioia, effimera, \u00e8 chiaro, e che immediatamente si trasforma nell&#8217;inevitabile clima di sconfitta che mi \u00e8 familiare. Ma \u00e8 sufficiente quella folata che si materializza appena e che mi porta a prevedere giorni migliori, per sostenermi nel caotico precipizio di progetti e disastrate avventure che \u00e8 la mia vita. [&#8230;] astio nel vedere approssimarsi ancora un episodio della stessa, ripetuta e stupida storia. La storia di quelli che cercano di superare in velocit\u00e0 la vita, di quelli svelti, quelli che credono di sapere tutto e muoiono con la sorpresa stampata sul volto: nell&#8217;ultimo istante li raggiunge sempre la certezza che quanto \u00e8 loro accaduto sia, precisamente, il non aver compreso nulla, il non aver avuto nulla tra le mani. Storia vecchia; vecchia e noiosa. \u00e8 proprio il pericolo che mi fa tornare alla routine quotidiana del passato e il riattivare i meccanismi di difesa, l&#8217;attenzione necessaria per affrontare le difficolt\u00e0 facili da prevedere, sono altrettanti stimoli ad uscire dall&#8217;apatia, dal limbo impersonale e paralizzante in cui mi ero adagiato con allarmante rassegnazione. Ci sono cose che ci giungono troppo presto e altre troppo tardi, ma questo lo sappiamo quando ormai non c&#8217;\u00e8 rimedio, quando ormai abbiamo scommesso contro noi stessi. Penso [&#8230;] alla mia abituale abulia nel continuare ad andare avanti in queste imprese e, all&#8217;improvviso, mi rendo conto che gi\u00e0 da molto tempo ho perso ogni interesse in tutto questo. Pensarci mi causa un fastidio misto alla paralizzante colpevolezza di chi si sa ormai ai margini del proprio errare e sta solo cercando il modo di liberarsi da un impegno che avvelena ogni minuto della sua vita. E&#8217; uno stato d&#8217;animo che mi \u00e8 tanto familiare. Conosco molto bene le vie d&#8217;uscita per le quali sono solito fuggire dall&#8217;ansia e dal fastidio di essere in errore, che mi impediscono di sfruttare ci\u00f2 che la vita continua ad offrire ogni giorno come precaria ricompensa alla mia ostinazione nel continuare a stare al suo fianco. E&#8217; come se avessi scoperto, all&#8217;improvviso, che stavo giocando una partita che non era la mia. Non \u00e8 bene quando si vive parte della vita recitando un ruolo che non \u00e8 il nostro, e peggio ancora \u00e8 scoprirlo quando ormai non si hanno le forze per recuperare il passato n\u00e9 per riscattare il perduto. Aveva il pudore dei vinti. Per ora, il sollievo che mi procura scrivere queste righe \u00e8, sicuramente, un modo di sfuggire a questo scivolare verso il nulla che mi sta vincendo e che, disgraziatamente, mi risulta pi\u00f9 familiare di quanto io stesso immagini quando lo evoco come qualcosa di trascorso senza lasciare traccia apparente. Era di poche parole, l&#8217;uomo. Sorrideva spesso, ma non a causa di quello che ascoltava attorno a lui, piuttosto fra s\u00e9 &#8211; Accordarsi per una felicit\u00e0 simile a quella di certi giorni dell&#8217;infanzia in cambio di una accettata brevit\u00e0 della vita. &#8211; Prolungare la solitudine senza timore dell&#8217;incontro con ci\u00f2 che realmente siamo, con colui che dialoga con noi e sempre si nasconde per non sprofondarci in un terrore senza uscita. &#8211; Sapere che nessuno ascolta nessuno. Nessuno sa nulla di nessuno. Che la parola, ormai, in s\u00e9, \u00e8 un inganno, una trappola che nasconde, maschera e occulta il precario edificio dei nostri sogni e delle nostre verit\u00e0, tutti marcati dal segno dell&#8217;incomunicabile. &#8211; Apprendere, soprattutto, a non fidarsi della memoria. Ci\u00f2 che crediamo di ricordare \u00e8 completamente estraneo e diverso da quanto in verit\u00e0 \u00e8 accaduto. Quanti momenti di un irritante e penoso astio ci riconsegna la memoria, anni dopo, come episodi di una splendida felicit\u00e0. La nostalgia \u00e8 la menzogna grazie alla quale ci avviciniamo pi\u00f9 velocemente alla morte. Vivere senza ricordare \u00e8, forse, il segreto degli d\u00e8i. &#8211; Quando racconto del mio errare, delle mie cadute, dei miei fatui deliri e delle mie orge segrete, lo faccio unicamente per trattenere, ormai quasi nel vento, due o tre grida bestiali, lacerati grugniti di caverna con i quali potrei pi\u00f9 efficacemente dire ci\u00f2 che davvero sento e ci\u00f2 che sono.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[380],"tags":[2165,381,2167,199,2166,1467],"class_list":["post-6409","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-romanzo","tag-alvaro-mutis","tag-einaudi","tag-il-gabbiere","tag-letteratura","tag-maqroll","tag-sudamerica"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6409","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6409"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6409\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6420,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6409\/revisions\/6420"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6409"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6409"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6409"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}