{"id":6422,"date":"2023-11-17T13:30:39","date_gmt":"2023-11-17T12:30:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6422"},"modified":"2023-11-17T13:35:49","modified_gmt":"2023-11-17T12:35:49","slug":"stirpe-di-fois","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/stirpe-di-fois\/","title":{"rendered":"Stirpe di Fois"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Marcello Fois, 2011 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 243 \u2013 \u20ac 12,00.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806224905_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6423\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806224905_0_536_0_75-195x300.jpg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806224905_0_536_0_75-195x300.jpg 195w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806224905_0_536_0_75.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p><em>Era tutto un dirsi Ti ricordi? E i libri nei cesti come pane, che c&#8217;era da nutrire un corpo dentro al corpo e c&#8217;era l&#8217;impellenza di prepararsi all&#8217;esercizio quotidiano del tempo.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Stirpe<\/em>&#8221; di <strong>Fois<\/strong> apre la trilogia familiare incentrata sui <strong>Chironi<\/strong> (completata dai successivi volumi &#8220;<em>Nel tempo di mezzo<\/em>&#8221; e &#8220;<em>Luce perfetta<\/em>&#8221; tutti editi da <strong>Einaudi<\/strong>), attraversando l&#8217;Italia dalla prospettiva periferica &#8211; se periferica pu\u00f2 definirsi una prospettiva di tale portata &#8211; della Sardegna, la cui evoluzione avanza di pari passo alle vicende dei personaggi. Scrivere di un romanzo particolarmente affascinante e complesso in cui l&#8217;autore riesce ad intrecciare senza imbarazzi stili differenti, linguaggi sublimi e quotidiani, pu\u00f2 far correre il rischio di impantanarsi nella banalit\u00e0 dei luoghi comuni sulle saghe familiari cos\u00ec tanto di moda e attuali. Ma Fois gioca un altro campionato per dirla con linguaggio da bar dello sport, un altro livello. Fois rimane, resta nella memoria delle sue pagine, nei pensieri di chi le ha lette, scorgendovi l&#8217;incedere del tempo, cos\u00ec comune, cos\u00ec lento, cos\u00ec immobile da rimetterci agli occhi le immagini ritratte dall&#8217;arte letteraria, non cos\u00ec comune, non cos\u00ec lenta, non cos\u00ec immobile, come il tempo che traccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Annotazioni di lettura:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Volevo vivere nel vuoto, nella luminosit\u00e0 di un presente costante.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gli amori durano esattamente un momento perfetto, il resto \u00e8 solo rievocazione, ma quel momento pu\u00f2 essere sufficiente a dare un senso a pi\u00f9 di una vita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sono le briciole del banchetto quelle che si devono mangiare in questa fetta di mondo, ma, a ben guardare, e ben assaporare, da queste briciole si possono capire tante cose.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>C&#8217;erano cose che avrebbe potuto dire, se solo avesse saputo dirle&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>come nelle case dei signori che hanno bisogno anche di cose inutili. Anzi, essere signori significa avere cose che non servono&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>ripercorrere un percorso a ritroso non incide sul futuro se non in termini di coscienza di s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>la Storia cammina avanti e indietro e forse va a spirale, o gira in tondo, o dirazza, ma mai, mai procede lineare, dritta e sibilante come una freccia&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>lo Stato punisce amaramente chi non capisce di farne parte, perch\u00e9 l&#8217;ignoranza non \u00e8 ammessa, ma auspicabile;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>quanto vicino bisogna guardarsi per andare lontano.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Perch\u00e9 non \u00e8 che si diventa deboli solo per mancanza di energie, ma anche per eccesso di sensibilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>quello che aveva le parole per dire le cose, e sempre avere le parole significa farle succedere le cose.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Io subir\u00f2 la mia Storia, piccola o grande che sia. Finir\u00f2 per credere di essere solo in transito su questa terra e invece lascer\u00f2 un segno. Penser\u00f2 d&#8217;essere venuto al mondo in un posto crudele e malato d&#8217;oblio, ma sar\u00e0 solo la dimostrazione della mia ignoranza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qualche padre mi ricorder\u00e0 quello che non voglio e non posso ricordare.&nbsp; La sostanza della Memoria \u00e8 un cane che guida un gregge, un&#8217; ombra disegnata sui muri.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dalla precisione con cui riuscir\u00f2 a determinare il corso ostinato delle ricorrenze dipender\u00e0 gran parte del mio andare e venire.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Penser\u00f2 d&#8217;essere nato in un posto ridotto a galera, a terra di punizione, ma un padre artigiano, dal profondo di racconti mai dimenticati, mi dir\u00e0 di mari solcati, di civilt\u00e0 prospere e di terre feraci come l&#8217;Eden. Oltre i monti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Star\u00f2 bene, oh certo. Eppure da sempre l&#8217;altrove mi sussurrer\u00e0 parole pi\u00f9 rotonde, malie di mondi irraggiungibili.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Io sempre abiter\u00f2 questa precisa, maledetta, condizione d&#8217;inferiore desiderio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>avere la certezza che per sopravvivere bisogna rassegnarsi a morire.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>alla fine vince solo chi muore di meno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>la guarigione \u00e8 quasi una punizione, perch\u00e9 fuori dal sepolcro devi fare i conti con tutto quello che hai capito quand&#8217;eri dentro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>per poter decidere di non fare una cosa devi dimostrare di saperla fare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ti ricordi la speranza trasparente dei vetri? Mi ricordo come cristallo il mio tempo, questo s\u00ec. E il tuo come un pugnale di luce, dentro me, oltre me. Il tuo come una pennellata scura a formare il profondo. Non potevo, davvero non potevo! Sono andato via, ma ho abbandonato soprattutto me stesso. Mi sono messo in posa, ho lasciato che mi dipingessi come una natura morta di tempo vivo. Come un oggetto che non sa resistere all&#8217;abbraccio del colore, che lottando contro il buio si espone a una corposit\u00e0 tattile. Ti ricordi? Era uno sfregio di riflessi, era come sapere di avere un peso, una consistenza. Era una promessa. Era stabilire punti fermi, da dove corre lo sguardo all&#8217;oggetto di quello sguardo. Era ferocia del pittore. Era memoria consistente. Oh&#8230; Ridotte a una voce sola le cose si amalgamano e fluiscono nel corso del tempo a cui non abbiamo concesso tempo. E il silenzio fragoroso della vita che scorre dentro alla convessit\u00e0 di una brocca, \u00e8 l&#8217;occhio vigile del rapace notturno, \u00e8 la veglia con lo sguardo trafitto dalla pagina stampata. Ti ricordi? Tutto quello che ti ho dato \u00e8 nero, tutto quello che mi hai dato \u00e8 luce.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>C&#8217;\u00e8 un cielo di nubi viola che scolano sangue denso sul campo. E c&#8217;\u00e8 un amalgama terribile di Nulla e Tutto&#8230; Come la nostra coscienza che vaga nel troppo dichiarato sino a produrre solo silenzio. Quante cose vorremmo sentirci dire e nessuno ce le dice.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>A volte poteri contrapposti fingono di essere nemici, fanno teatro, ma alla fine si accordano sempre.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quanto serva il dolore lo sa solo chi vigliaccamente, con prepotenza, ha cercato di sfuggirlo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Poi. Che sempre il poi ci attende mascherato nell&#8217;ostinazione precaria dell&#8217;ora. Nella brillantezza dell&#8217;oro. Nella densit\u00e0 liquorosa della preinfanzia. Quando ancora non siamo presente, ma condizionale. Adatti a ogni tempo, subiamo il ciclo completo di un&#8217;esistenza in prova, subiamo ogni singolo istante di secoli. Che poi siamo gi\u00e0 qualcosa fuori dall&#8217;arbitrio delle possibilit\u00e0. E ancora vortica il ciclo segreto delle precariet\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Proprio quando tutto sembra immobile, stabile di una stabilit\u00e0 complessa, proprio in quel momento, quando l&#8217;equilibrio pare immortale, quando pare che la stasi abbia preso il sopravvento, allora s&#8217;insinua il tarlo dell&#8217;incertezza, l&#8217;ansia sottile della durata, l&#8217;angoscia del tempo. Nella precariet\u00e0 dell&#8217;equilibrio frontale c&#8217;\u00e8 una storia che non \u00e8 stata raccontata.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>S\u00ec. Nella specificit\u00e0 di un senso compiuto permane l&#8217;irrealt\u00e0. Una porzione di verit\u00e0 che non ha parole per esprimersi. Alla stregua di una grande natura morta che \u00e8 tempo fissato, incollato alla tela, sottratto al divenire. Soltanto nell&#8217;attesa, soltanto nell&#8217;attesa ci si pu\u00f2 conciliare con quell&#8217;iconica fissit\u00e0. Aspettandosi che il calice cada, che quel cristallo, finalmente, si frantumi&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E la fine non \u00e8 una fine.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Marcello Fois, 2011 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 243 \u2013 \u20ac 12,00. &nbsp; Era tutto un dirsi Ti ricordi? 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Ma Fois gioca un altro campionato per dirla con linguaggio da bar dello sport, un altro livello. Fois rimane, resta nella memoria delle sue pagine, nei pensieri di chi le ha lette, scorgendovi l&#8217;incedere del tempo, cos\u00ec comune, cos\u00ec lento, cos\u00ec immobile da rimetterci agli occhi le immagini ritratte dall&#8217;arte letteraria, non cos\u00ec comune, non cos\u00ec lenta, non cos\u00ec immobile, come il tempo che traccia. Annotazioni di lettura: Volevo vivere nel vuoto, nella luminosit\u00e0 di un presente costante. Gli amori durano esattamente un momento perfetto, il resto \u00e8 solo rievocazione, ma quel momento pu\u00f2 essere sufficiente a dare un senso a pi\u00f9 di una vita. Sono le briciole del banchetto quelle che si devono mangiare in questa fetta di mondo, ma, a ben guardare, e ben assaporare, da queste briciole si possono capire tante cose. C&#8217;erano cose che avrebbe potuto dire, se solo avesse saputo dirle&#8230; come nelle case dei signori che hanno bisogno anche di cose inutili. Anzi, essere signori significa avere cose che non servono&#8230; ripercorrere un percorso a ritroso non incide sul futuro se non in termini di coscienza di s\u00e9. la Storia cammina avanti e indietro e forse va a spirale, o gira in tondo, o dirazza, ma mai, mai procede lineare, dritta e sibilante come una freccia&#8230; lo Stato punisce amaramente chi non capisce di farne parte, perch\u00e9 l&#8217;ignoranza non \u00e8 ammessa, ma auspicabile; quanto vicino bisogna guardarsi per andare lontano. Perch\u00e9 non \u00e8 che si diventa deboli solo per mancanza di energie, ma anche per eccesso di sensibilit\u00e0. quello che aveva le parole per dire le cose, e sempre avere le parole significa farle succedere le cose. Io subir\u00f2 la mia Storia, piccola o grande che sia. Finir\u00f2 per credere di essere solo in transito su questa terra e invece lascer\u00f2 un segno. Penser\u00f2 d&#8217;essere venuto al mondo in un posto crudele e malato d&#8217;oblio, ma sar\u00e0 solo la dimostrazione della mia ignoranza. Qualche padre mi ricorder\u00e0 quello che non voglio e non posso ricordare.&nbsp; La sostanza della Memoria \u00e8 un cane che guida un gregge, un&#8217; ombra disegnata sui muri. Dalla precisione con cui riuscir\u00f2 a determinare il corso ostinato delle ricorrenze dipender\u00e0 gran parte del mio andare e venire. Penser\u00f2 d&#8217;essere nato in un posto ridotto a galera, a terra di punizione, ma un padre artigiano, dal profondo di racconti mai dimenticati, mi dir\u00e0 di mari solcati, di civilt\u00e0 prospere e di terre feraci come l&#8217;Eden. Oltre i monti. Star\u00f2 bene, oh certo. Eppure da sempre l&#8217;altrove mi sussurrer\u00e0 parole pi\u00f9 rotonde, malie di mondi irraggiungibili. Io sempre abiter\u00f2 questa precisa, maledetta, condizione d&#8217;inferiore desiderio. avere la certezza che per sopravvivere bisogna rassegnarsi a morire. alla fine vince solo chi muore di meno. la guarigione \u00e8 quasi una punizione, perch\u00e9 fuori dal sepolcro devi fare i conti con tutto quello che hai capito quand&#8217;eri dentro. per poter decidere di non fare una cosa devi dimostrare di saperla fare. Ti ricordi la speranza trasparente dei vetri? Mi ricordo come cristallo il mio tempo, questo s\u00ec. E il tuo come un pugnale di luce, dentro me, oltre me. Il tuo come una pennellata scura a formare il profondo. Non potevo, davvero non potevo! Sono andato via, ma ho abbandonato soprattutto me stesso. Mi sono messo in posa, ho lasciato che mi dipingessi come una natura morta di tempo vivo. Come un oggetto che non sa resistere all&#8217;abbraccio del colore, che lottando contro il buio si espone a una corposit\u00e0 tattile. Ti ricordi? Era uno sfregio di riflessi, era come sapere di avere un peso, una consistenza. Era una promessa. Era stabilire punti fermi, da dove corre lo sguardo all&#8217;oggetto di quello sguardo. Era ferocia del pittore. Era memoria consistente. Oh&#8230; Ridotte a una voce sola le cose si amalgamano e fluiscono nel corso del tempo a cui non abbiamo concesso tempo. E il silenzio fragoroso della vita che scorre dentro alla convessit\u00e0 di una brocca, \u00e8 l&#8217;occhio vigile del rapace notturno, \u00e8 la veglia con lo sguardo trafitto dalla pagina stampata. Ti ricordi? Tutto quello che ti ho dato \u00e8 nero, tutto quello che mi hai dato \u00e8 luce. C&#8217;\u00e8 un cielo di nubi viola che scolano sangue denso sul campo. E c&#8217;\u00e8 un amalgama terribile di Nulla e Tutto&#8230; Come la nostra coscienza che vaga nel troppo dichiarato sino a produrre solo silenzio. Quante cose vorremmo sentirci dire e nessuno ce le dice. A volte poteri contrapposti fingono di essere nemici, fanno teatro, ma alla fine si accordano sempre. Quanto serva il dolore lo sa solo chi vigliaccamente, con prepotenza, ha cercato di sfuggirlo. Poi. Che sempre il poi ci attende mascherato nell&#8217;ostinazione precaria dell&#8217;ora. Nella brillantezza dell&#8217;oro. Nella densit\u00e0 liquorosa della preinfanzia. Quando ancora non siamo presente, ma condizionale. Adatti a ogni tempo, subiamo il ciclo completo di un&#8217;esistenza in prova, subiamo ogni singolo istante di secoli. Che poi siamo gi\u00e0 qualcosa fuori dall&#8217;arbitrio delle possibilit\u00e0. E ancora vortica il ciclo segreto delle precariet\u00e0. Proprio quando tutto sembra immobile, stabile di una stabilit\u00e0 complessa, proprio in quel momento, quando l&#8217;equilibrio pare immortale, quando pare che la stasi abbia preso il sopravvento, allora s&#8217;insinua il tarlo dell&#8217;incertezza, l&#8217;ansia sottile della durata, l&#8217;angoscia del tempo. Nella precariet\u00e0 dell&#8217;equilibrio frontale c&#8217;\u00e8 una storia che non \u00e8 stata raccontata. S\u00ec. Nella specificit\u00e0 di un senso compiuto permane l&#8217;irrealt\u00e0. Una porzione di verit\u00e0 che non ha parole per esprimersi. Alla stregua di una grande natura morta che \u00e8 tempo fissato, incollato alla tela, sottratto al divenire. Soltanto nell&#8217;attesa, soltanto nell&#8217;attesa ci si pu\u00f2 conciliare con quell&#8217;iconica fissit\u00e0. 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