{"id":6427,"date":"2023-11-27T16:34:36","date_gmt":"2023-11-27T15:34:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6427"},"modified":"2023-11-29T12:34:57","modified_gmt":"2023-11-29T11:34:57","slug":"sandro-campani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/sandro-campani\/","title":{"rendered":"Sandro Campani"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita lo scrittore Sandro Campani. Autore, tra gli altri, del romanzo &#8220;Il giro del miele&#8221; (2017, Einaudi) e del recente &#8220;Alzarsi presto. Il libro dei funghi (e di mio fratello)&#8221; (2023, Einaudi).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/244667862_10224421262826457_7664617370667644394_n.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6430\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/244667862_10224421262826457_7664617370667644394_n-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/244667862_10224421262826457_7664617370667644394_n-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/244667862_10224421262826457_7664617370667644394_n-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/244667862_10224421262826457_7664617370667644394_n.jpg 709w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><span style=\"font-size: 8pt;\">(foto tratta dal profilo Fb di Sandro Campani)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Se si pu\u00f2 isolare un momento del genere, direi di provare una sorta di fremito, di esaltazione, e immediatamente una paura gi\u00e0 contenuta nell\u2019esaltazione stessa: quella di non essere all\u2019altezza di quell\u2019idea. Di non essere adatto a svilupparla. E anche un\u2019altra paura: non sar\u00e0 che l\u2019idea mi sta affascinando oltremisura in questo preciso momento, ma domani, come risvegliandomi da sogno o da una sbronza, riveler\u00e0 di non avere alcun valore? <\/em><br \/>\n<em>C\u2019\u00e8 da dire che l\u2019idea, per cos\u00ec dire, \u201ccompleta\u201d, si deposita nell\u2019immaginario in modo molto graduale: perci\u00f2 di questi salti, di queste esaltazioni momentanee, epifanie e delusioni, se ne vanno ad accumulare tante, prima che quest\u2019idea possa dirsi pronta per diventare una storia. Anzi, \u201cpronta per una storia\u201d, l\u2019idea sembra non esserlo nemmeno quando la storia sta per essere ultimata e mancano magari poche pagine. Insomma, procedo per accumuli e per tentativi.<\/em><br \/>\n<em>Quello che \u00e8 importante \u00e8 riconoscere un\u2019ossessione: se l\u2019idea, buona o non buona che sia, anche passibile di essere cambiata, ha a che fare con qualcosa che persister\u00e0 nel mio immaginario per il tempo necessario a essere scritta. E in qualche modo questo deve essere qualcosa di duraturo, di ossessionante. Arriva un momento in cui l\u2019immaginario che si \u00e8 raggrumato attorno a un\u2019ossessione ha bisogno della lingua per essere compiuto. E l\u2019idea a quel punto si trasforma in funzione di quella struttura e di una lingua.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806255794_0_350_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6428\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806255794_0_350_0_75-193x300.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806255794_0_350_0_75-193x300.jpg 193w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806255794_0_350_0_75.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per me, credo, evidente. Per lo meno lo spero, e spero di aver acquisito le capacit\u00e0 per riconoscerlo. <\/em><br \/>\n<em>Non scrivo in nome di un\u2019urgenza creativa, o per \u201cesprimere me stesso\u201d, rapito da qualcosa che mi fa buttar gi\u00f9 le frasi di getto. Succede, a volte, e mi lascio trasportare; ma la cosa a cui tengo pi\u00f9 di tutto \u00e8 rendere giustizia al mondo che sto creando e raccontando, alla voce dei personaggi, alle sfumature dei caratteri umani, attraverso ogni aggettivo e ogni virgola che adopero. Non \u00e8 che questo lavoro sia una necessit\u00e0, ma nel momento in cui lo sto facendo ho l\u2019imperativo di fare un lavoro ben fatto; quindi s\u00ec, direi che la fine \u00e8 evidente. <\/em><br \/>\n<em>Poi, quelli che mi piacciono e mi soddisfano sono quasi sempre finali aperti e ambigui.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Scrivere \u00e8 sempre stata un\u2019attivit\u00e0 che facevo volentieri e in cui mi divertivo: scrivendo filastrocche in rima da bambino, costruendo finti giornali con mia cugina alle elementari, completi di pubblicit\u00e0 e di articoli sulle partite dell\u2019Inter; giornalini a fumetti, alle medie. Poesie da adolescente, ma anche i temi a scuola: \u00e8 stata sempre una cosa che ho fatto con gusto. Eppure non ho mai pensato \u201cDevo scrivere\u201d. <\/em><br \/>\n<em>Avevo fatto intorno ai diciott\u2019anni qualche tentativo di roba lunga in prosa, pretenzioso e vacuo, come se aver letto Faulkner e Dylan Dog ti desse la presunzione di far tutto; poi \u00e8 successo che, essendo molto interessato alla musica, in quegli anni, ed essendo un fan sfegatato dei Massimo Volume, nel 1999 ho frequentato un corso di scrittura: l\u2019ho fatto perch\u00e9 era tenuto dal \u201ccantante\u201d e bassista, nonch\u00e9 compositore dei testi \u2013 che erano in realt\u00e0 racconti fatti e finiti \u2013 dei Massimo Volume, Emidio Clementi. (Amore per i Massimo Volume che dura tutt\u2019ora: sono quei casi rari in cui un gruppo, un artista, ti accompagnano in ogni fase della vita). Insomma, a venticinque anni ho frequentato questo corso di scrittura e l\u00ec, pi\u00f9 che \u201cDevo scrivere\u201d, ho preso atto che scrivere aveva, nella mia vita e nelle mie giornate, un\u2019importanza che non volevo trascurare. <\/em><br \/>\n<em>I primi racconti che ho scritto con intenzione, e che poi ho pubblicato, li ho scritti durante quel corso.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806228910_0_350_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6429\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806228910_0_350_0_75-189x300.jpg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806228910_0_350_0_75-189x300.jpg 189w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/9788806228910_0_350_0_75.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Con il tempo sei in grado di riconoscere in te una certa andatura, un passo che si riflette nella punteggiatura; la predilezione per certe scelte lessicali e certe forme, per una certa musica della frase; una temperatura della tua pagina, come dice il mio amico (e bravo scrittore) Enrico Macioci. Riconoscere questi elementi pu\u00f2 voler dire saperli dosare consapevolmente. Ma puoi acquisire anche una certa facilit\u00e0 nel farti il verso da solo, ed ecco che il tuo stile diventa maniera. <\/em><br \/>\n<em>Ci sono autori che scrivono in modi molto diversi da libro a libro, che cambiano molti registri (lo stile va al di l\u00e0 anche dei registri). Per ora, io non sono di quelli.<\/em><br \/>\n<em>Cerco di accorgermi e di assecondare le piccole variazioni, di capire come, ogni volta che affronto una storia diversa, questa richieda strutture diverse e possa farmi passare da punti diversi del mio stesso mondo, che magari avevo illuminato meno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Penso che fare il narratore debba avere a che fare con la ricerca della verit\u00e0 e della profondit\u00e0 dello stare al mondo. Questo, per forza di cose, comporta una posizione rispetto alla societ\u00e0, persino se uno pretende di non averla. C\u2019\u00e8 comunque un modo in cui la si guarda, e non pu\u00f2 essere neutro. Per\u00f2 appunto, \u00e8 un modo di guardare, e un conseguente modo di tradurre in una qualit\u00e0 estetica quello che si guarda. <\/em><br \/>\n<em>Il tempo della narrativa \u00e8 un tempo lungo. Si cerca (ha senso? Lo si fa comunque) di produrre qualcosa che resti: e se qualcosa resta non sar\u00e0 certo in base alla sua attinenza a un\u2019idea, o al suo carattere dirompente riguardo a temi sociali, politici, di attualit\u00e0, o cos\u2019altro. Sar\u00e0 in base alle sue qualit\u00e0 estetiche. Non c\u2019\u00e8 funzione pedagogica, politica o sociale che tenga. Un brutto libro con una buona causa rimane un brutto libro, e fa un cattivo servizio alla causa che intende servire; probabilmente la danneggia.<\/em><br \/>\n<em>Un bel romanzo, una bella canzone, rimangono nel tempo in quanto belli. \u00c8 la bellezza ci\u00f2 che permette loro di durare nel tempo e incidere davvero.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita lo scrittore Sandro Campani. Autore, tra gli altri, del romanzo &#8220;Il giro del miele&#8221; (2017, Einaudi) e del recente &#8220;Alzarsi presto. Il libro dei funghi (e di mio fratello)&#8221; (2023, Einaudi). (foto tratta dal profilo Fb di Sandro Campani) Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? Se si pu\u00f2 isolare un momento del genere, direi di provare una sorta di fremito, di esaltazione, e immediatamente una paura gi\u00e0 contenuta nell\u2019esaltazione stessa: quella di non essere all\u2019altezza di quell\u2019idea. Di non essere adatto a svilupparla. E anche un\u2019altra paura: non sar\u00e0 che l\u2019idea mi sta affascinando oltremisura in questo preciso momento, ma domani, come risvegliandomi da sogno o da una sbronza, riveler\u00e0 di non avere alcun valore? C\u2019\u00e8 da dire che l\u2019idea, per cos\u00ec dire, \u201ccompleta\u201d, si deposita nell\u2019immaginario in modo molto graduale: perci\u00f2 di questi salti, di queste esaltazioni momentanee, epifanie e delusioni, se ne vanno ad accumulare tante, prima che quest\u2019idea possa dirsi pronta per diventare una storia. Anzi, \u201cpronta per una storia\u201d, l\u2019idea sembra non esserlo nemmeno quando la storia sta per essere ultimata e mancano magari poche pagine. Insomma, procedo per accumuli e per tentativi. Quello che \u00e8 importante \u00e8 riconoscere un\u2019ossessione: se l\u2019idea, buona o non buona che sia, anche passibile di essere cambiata, ha a che fare con qualcosa che persister\u00e0 nel mio immaginario per il tempo necessario a essere scritta. E in qualche modo questo deve essere qualcosa di duraturo, di ossessionante. Arriva un momento in cui l\u2019immaginario che si \u00e8 raggrumato attorno a un\u2019ossessione ha bisogno della lingua per essere compiuto. E l\u2019idea a quel punto si trasforma in funzione di quella struttura e di una lingua. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Per me, credo, evidente. Per lo meno lo spero, e spero di aver acquisito le capacit\u00e0 per riconoscerlo. Non scrivo in nome di un\u2019urgenza creativa, o per \u201cesprimere me stesso\u201d, rapito da qualcosa che mi fa buttar gi\u00f9 le frasi di getto. Succede, a volte, e mi lascio trasportare; ma la cosa a cui tengo pi\u00f9 di tutto \u00e8 rendere giustizia al mondo che sto creando e raccontando, alla voce dei personaggi, alle sfumature dei caratteri umani, attraverso ogni aggettivo e ogni virgola che adopero. Non \u00e8 che questo lavoro sia una necessit\u00e0, ma nel momento in cui lo sto facendo ho l\u2019imperativo di fare un lavoro ben fatto; quindi s\u00ec, direi che la fine \u00e8 evidente. Poi, quelli che mi piacciono e mi soddisfano sono quasi sempre finali aperti e ambigui. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d Scrivere \u00e8 sempre stata un\u2019attivit\u00e0 che facevo volentieri e in cui mi divertivo: scrivendo filastrocche in rima da bambino, costruendo finti giornali con mia cugina alle elementari, completi di pubblicit\u00e0 e di articoli sulle partite dell\u2019Inter; giornalini a fumetti, alle medie. Poesie da adolescente, ma anche i temi a scuola: \u00e8 stata sempre una cosa che ho fatto con gusto. Eppure non ho mai pensato \u201cDevo scrivere\u201d. Avevo fatto intorno ai diciott\u2019anni qualche tentativo di roba lunga in prosa, pretenzioso e vacuo, come se aver letto Faulkner e Dylan Dog ti desse la presunzione di far tutto; poi \u00e8 successo che, essendo molto interessato alla musica, in quegli anni, ed essendo un fan sfegatato dei Massimo Volume, nel 1999 ho frequentato un corso di scrittura: l\u2019ho fatto perch\u00e9 era tenuto dal \u201ccantante\u201d e bassista, nonch\u00e9 compositore dei testi \u2013 che erano in realt\u00e0 racconti fatti e finiti \u2013 dei Massimo Volume, Emidio Clementi. (Amore per i Massimo Volume che dura tutt\u2019ora: sono quei casi rari in cui un gruppo, un artista, ti accompagnano in ogni fase della vita). Insomma, a venticinque anni ho frequentato questo corso di scrittura e l\u00ec, pi\u00f9 che \u201cDevo scrivere\u201d, ho preso atto che scrivere aveva, nella mia vita e nelle mie giornate, un\u2019importanza che non volevo trascurare. I primi racconti che ho scritto con intenzione, e che poi ho pubblicato, li ho scritti durante quel corso. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Con il tempo sei in grado di riconoscere in te una certa andatura, un passo che si riflette nella punteggiatura; la predilezione per certe scelte lessicali e certe forme, per una certa musica della frase; una temperatura della tua pagina, come dice il mio amico (e bravo scrittore) Enrico Macioci. Riconoscere questi elementi pu\u00f2 voler dire saperli dosare consapevolmente. Ma puoi acquisire anche una certa facilit\u00e0 nel farti il verso da solo, ed ecco che il tuo stile diventa maniera. Ci sono autori che scrivono in modi molto diversi da libro a libro, che cambiano molti registri (lo stile va al di l\u00e0 anche dei registri). Per ora, io non sono di quelli. Cerco di accorgermi e di assecondare le piccole variazioni, di capire come, ogni volta che affronto una storia diversa, questa richieda strutture diverse e possa farmi passare da punti diversi del mio stesso mondo, che magari avevo illuminato meno. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Penso che fare il narratore debba avere a che fare con la ricerca della verit\u00e0 e della profondit\u00e0 dello stare al mondo. Questo, per forza di cose, comporta una posizione rispetto alla societ\u00e0, persino se uno pretende di non averla. C\u2019\u00e8 comunque un modo in cui la si guarda, e non pu\u00f2 essere neutro. Per\u00f2 appunto, \u00e8 un modo di guardare, e un conseguente modo di tradurre in una qualit\u00e0 estetica quello che si guarda. Il tempo della narrativa \u00e8 un tempo lungo. Si cerca (ha senso? Lo si fa comunque) di produrre qualcosa che resti: e se qualcosa resta non sar\u00e0 certo in base alla sua attinenza a un\u2019idea, o al suo carattere dirompente riguardo a temi sociali, politici, di attualit\u00e0, o cos\u2019altro. Sar\u00e0 in base alle sue qualit\u00e0 estetiche. Non c\u2019\u00e8 funzione pedagogica, politica o sociale che tenga. Un brutto libro con una buona causa rimane un brutto libro, e fa un cattivo servizio alla causa che intende servire; probabilmente la danneggia. 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