{"id":6549,"date":"2024-04-26T22:25:25","date_gmt":"2024-04-26T20:25:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6549"},"modified":"2024-04-26T23:07:21","modified_gmt":"2024-04-26T21:07:21","slug":"adrian-n-bravi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/adrian-n-bravi\/","title":{"rendered":"Adria\u0301n N. Bravi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/uccellino-inseparabile3.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6550\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/uccellino-inseparabile3-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/uccellino-inseparabile3-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/uccellino-inseparabile3-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/uccellino-inseparabile3-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/uccellino-inseparabile3-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/uccellino-inseparabile3.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><span style=\"font-size: 8pt;\">[foto concessa dall&#8217;autore]<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; continua il viaggio tra gli autori entrati a far parte della dozzina del Premio Strega 2024. In questo appuntamento \u00e8 la volta dello scrittore di origini argentine Adri\u00e1n N. Bravi. Bibliotecario presso l\u2019universit\u00e0 di Macerata, inizia a scrivere in italiano nei primi anni del duemila. L&#8217;esordio giunge con <em>Restituiscimi il cappotto<\/em> (2004, Fernandel), cui seguono <em>La pelusa<\/em> (2007), <em>Sud 1982<\/em>&nbsp;(2008),&nbsp;<em>Il riporto<\/em> (2011), [tutti editi da nottetempo] fino a <em>L\u2019albero e la vacca<\/em> (nottetempo &#8211; Feltrinelli, 2013) [vincitore del Premio Bergamo 2014]. Nel 2015 \u00e8 la volta de <em>L&#8217; inondazione<\/em> (sempre per nottetempo). Pi\u00f9 recentemente ha pubblicato per Nutrimenti <em>Verde Eldorado<\/em> (2022) e <em>Adelaida <\/em>(2024)<em>,<\/em> con questo testo \u00e8 entrato nella dozzina finalista del Premio Strega 2024.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Cop_Adelaida_GE-1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6551\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Cop_Adelaida_GE-1-191x300.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Cop_Adelaida_GE-1-191x300.jpg 191w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Cop_Adelaida_GE-1-652x1024.jpg 652w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Cop_Adelaida_GE-1-768x1206.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Cop_Adelaida_GE-1.jpg 839w\" sizes=\"(max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #222222;\">Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<br \/>\n<\/span><\/strong>Ogni libro nasce da un\u2019esigenza diversa. In un libro che ho pubblicato nel 2015, per esempio, <i>L\u2019inondazione<\/i>, sono partito da un\u2019immagine intorno alla quale ho costruito tutto il romanzo: un anziano che attraversa in barca le strade del suo paese completamente inondato. Sotto l\u2019acqua \u00e8 rimasto intrappolato il passato e sulla superficie il presente che percorre vogando. Anche in altri libri il meccanismo \u00e8 simile. Tuttavia, senza una voce che possa rappresentare quell\u2019immagine o quell\u2019idea, il testo non ci sarebbe. Nel senso che ogni storia cerca la sua voce, il suo timbro specifico. Nell\u2019ultimo libro, <i>Adelaida<\/i>, sono partito dai ricordi che avevo di lei, l\u2019artista Adelaida Gigli. Ma per potere dare forma a quei ricordi ci voleva una voce specifica ed \u00e8 questa ricerca il punto chiave che tiene unito il tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #222222;\">La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #222222;\">Riguardo la parola appena scritta per me non costituisce mai una necessit\u00e0, nel senso che ho un atteggiamento di totale incertezza quando scrivo. L\u2019italiano non \u00e8 la mia lingua madre e dunque ogni parola, ogni frase resta l\u00ec, in sospeso. Poi ci sono le riletture e i vari passaggi che la cancellano o la rendono pi\u00f9 solida, fino al convincimento della sua necessit\u00e0. I testi, per\u00f2, non si concludono, semmai si abbandonano e, riguardo il finale, uno prova a trovare una chiusa che possa giustificare tale abbandono.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><span style=\"color: #222222;\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/9788865949030_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6552\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/9788865949030_0_536_0_75-191x300.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/9788865949030_0_536_0_75-191x300.jpg 191w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/9788865949030_0_536_0_75.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #222222;\">C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #222222;\">Non c\u2019\u00e8 mai stato qualcosa di perentorio, ma s\u00ec una forte volont\u00e0 di raccontare, soprattutto di scrivere, a prescindere da quello che scrivevo. Per molti anni la scrittura \u00e8 stata un\u2019attivit\u00e0 privata, una specie di soliloquio. Mi piaceva l\u2019atto dello scrivere. Erano appunti sparsi, racconti, insulti, lettere non inviate, progetti di libri mai scritti, qualche brutta poesiola. Dopo i trentacinque anni circa ho iniziato a dare alla scrittura un senso pi\u00f9 compiuto, prima in spagnolo e dopo in italiano. Ora, l\u2019italiano, invade tutti i miei spazi linguistici, nel senso che quando una lingua avanza, l\u2019altra retrocede.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><strong><span style=\"color: #222222;\">Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #222222;\">Dipende, per certi aspetti s\u00ec, pu\u00f2 diventare un vincolo. Credo che ogni storia richieda la sua voce per essere raccontata. Questa, per me \u00e8 la grande difficolt\u00e0, trovare una determinata voce per raccontare una storia. Mi piacciono gli autori che riescono a variare stilisticamente. Se prendiamo in mano i testi di Manuel Puig, per esempio, ci accorgiamo subito che stilisticamente sono diversi, eppure la sua voce la si riconosce: <\/span><span style=\"color: #222222;\"><i>Il bacio della donna ragno<\/i><\/span><span style=\"color: #222222;\"> \u00e8 un libro fatto da dialoghi, <\/span><span style=\"color: #222222;\"><i>Il tradimento di Rita Hayworth<\/i><\/span><span style=\"color: #222222;\"> \u00e8 un collage in cui si alternano monologhi interiori, <\/span><span style=\"color: #222222;\"><i>Sangue di amor corrisposto<\/i><\/span><span style=\"color: #222222;\"> \u00e8 il racconto di un muratore che aveva lavorato a casa sua, a R\u00edo de Janeiro. Ogni libro \u00e8 diverso e ho l\u2019impressione che Puig volesse sempre evitare di ripetersi stilisticamente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #222222;\">In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<br \/>\n<\/span><\/strong><span style=\"color: #222222;\">Nel capitolo, <\/span><span style=\"color: #222222;\"><i>Per compiacere un\u2019ombra<\/i><\/span><span style=\"color: #222222;\">, che si trova dentro a <\/span><span style=\"color: #222222;\"><i>Fuga da Bisanzio<\/i><\/span><span style=\"color: #222222;\">, <strong>Iosif Brodskij<\/strong> dice una cosa molto saggia e allo stesso tempo scontata: \u201cSe mai un poeta ha un obbligo verso la societ\u00e0, \u00e8 quello di scrivere bene. Essendo una minoranza, non ha altra scelta\u201d. Non so se la letteratura possa incidere sulla societ\u00e0, ma credo che possa abituarci alla bellezza, sia della frase che alla bellezza delle storie, e questo, secondo me, \u00e8 il gesto politico pi\u00f9 incisivo. La letteratura sa condurci negli interstizi della societ\u00e0 e riesce, dall\u2019interno, a svelarci tante cose sul mondo che la nostra misera societ\u00e0 di solito \u00e8 propensa a nascondere. Lo so, non sto dicendo niente di nuovo, ma ricordare la frase di Brodskij, sull\u2019obbligo del poeta verso la societ\u00e0, mi sembra importante.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/9788887433456_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6553\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/9788887433456_0_536_0_75-210x300.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/9788887433456_0_536_0_75-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/9788887433456_0_536_0_75.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[foto concessa dall&#8217;autore] &nbsp; &#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; continua il viaggio tra gli autori entrati a far parte della dozzina del Premio Strega 2024. In questo appuntamento \u00e8 la volta dello scrittore di origini argentine Adri\u00e1n N. Bravi. Bibliotecario presso l\u2019universit\u00e0 di Macerata, inizia a scrivere in italiano nei primi anni del duemila. L&#8217;esordio giunge con Restituiscimi il cappotto (2004, Fernandel), cui seguono La pelusa (2007), Sud 1982&nbsp;(2008),&nbsp;Il riporto (2011), [tutti editi da nottetempo] fino a L\u2019albero e la vacca (nottetempo &#8211; Feltrinelli, 2013) [vincitore del Premio Bergamo 2014]. Nel 2015 \u00e8 la volta de L&#8217; inondazione (sempre per nottetempo). Pi\u00f9 recentemente ha pubblicato per Nutrimenti Verde Eldorado (2022) e Adelaida (2024), con questo testo \u00e8 entrato nella dozzina finalista del Premio Strega 2024. &nbsp; Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? Ogni libro nasce da un\u2019esigenza diversa. In un libro che ho pubblicato nel 2015, per esempio, L\u2019inondazione, sono partito da un\u2019immagine intorno alla quale ho costruito tutto il romanzo: un anziano che attraversa in barca le strade del suo paese completamente inondato. Sotto l\u2019acqua \u00e8 rimasto intrappolato il passato e sulla superficie il presente che percorre vogando. Anche in altri libri il meccanismo \u00e8 simile. Tuttavia, senza una voce che possa rappresentare quell\u2019immagine o quell\u2019idea, il testo non ci sarebbe. Nel senso che ogni storia cerca la sua voce, il suo timbro specifico. Nell\u2019ultimo libro, Adelaida, sono partito dai ricordi che avevo di lei, l\u2019artista Adelaida Gigli. Ma per potere dare forma a quei ricordi ci voleva una voce specifica ed \u00e8 questa ricerca il punto chiave che tiene unito il tutto. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Riguardo la parola appena scritta per me non costituisce mai una necessit\u00e0, nel senso che ho un atteggiamento di totale incertezza quando scrivo. L\u2019italiano non \u00e8 la mia lingua madre e dunque ogni parola, ogni frase resta l\u00ec, in sospeso. Poi ci sono le riletture e i vari passaggi che la cancellano o la rendono pi\u00f9 solida, fino al convincimento della sua necessit\u00e0. I testi, per\u00f2, non si concludono, semmai si abbandonano e, riguardo il finale, uno prova a trovare una chiusa che possa giustificare tale abbandono. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d Non c\u2019\u00e8 mai stato qualcosa di perentorio, ma s\u00ec una forte volont\u00e0 di raccontare, soprattutto di scrivere, a prescindere da quello che scrivevo. Per molti anni la scrittura \u00e8 stata un\u2019attivit\u00e0 privata, una specie di soliloquio. Mi piaceva l\u2019atto dello scrivere. Erano appunti sparsi, racconti, insulti, lettere non inviate, progetti di libri mai scritti, qualche brutta poesiola. Dopo i trentacinque anni circa ho iniziato a dare alla scrittura un senso pi\u00f9 compiuto, prima in spagnolo e dopo in italiano. Ora, l\u2019italiano, invade tutti i miei spazi linguistici, nel senso che quando una lingua avanza, l\u2019altra retrocede. &nbsp; Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Dipende, per certi aspetti s\u00ec, pu\u00f2 diventare un vincolo. Credo che ogni storia richieda la sua voce per essere raccontata. Questa, per me \u00e8 la grande difficolt\u00e0, trovare una determinata voce per raccontare una storia. Mi piacciono gli autori che riescono a variare stilisticamente. Se prendiamo in mano i testi di Manuel Puig, per esempio, ci accorgiamo subito che stilisticamente sono diversi, eppure la sua voce la si riconosce: Il bacio della donna ragno \u00e8 un libro fatto da dialoghi, Il tradimento di Rita Hayworth \u00e8 un collage in cui si alternano monologhi interiori, Sangue di amor corrisposto \u00e8 il racconto di un muratore che aveva lavorato a casa sua, a R\u00edo de Janeiro. Ogni libro \u00e8 diverso e ho l\u2019impressione che Puig volesse sempre evitare di ripetersi stilisticamente. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Nel capitolo, Per compiacere un\u2019ombra, che si trova dentro a Fuga da Bisanzio, Iosif Brodskij dice una cosa molto saggia e allo stesso tempo scontata: \u201cSe mai un poeta ha un obbligo verso la societ\u00e0, \u00e8 quello di scrivere bene. Essendo una minoranza, non ha altra scelta\u201d. 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