{"id":6642,"date":"2025-05-06T11:23:36","date_gmt":"2025-05-06T09:23:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6642"},"modified":"2025-05-06T12:25:01","modified_gmt":"2025-05-06T10:25:01","slug":"pier-paolo-di-mino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/pier-paolo-di-mino\/","title":{"rendered":"Pier Paolo Di Mino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita <strong>Pier Paolo Di Mino<\/strong>. L\u2019autore romano senza ombra di dubbio costituisce uno spiraglio nell\u2019asfittico mondo editoriale dello stivale contemporaneo [a tal proposito invito a leggere l&#8217;intervento di Andrea Tarabbia sulla rivista Tuttolibri]. Da anni lavora al progetto letterario <strong><em>Lo splendore<\/em><\/strong> di cui <em>L\u2019infanzia di Hans,<\/em> edito da <em>Laurana<\/em> (2024) per la collana Fremen diretta da Giulio Mozzi, costituisce il primo volume.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/484871344_667329272491892_5253827142168573152_n.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6643\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/484871344_667329272491892_5253827142168573152_n-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/484871344_667329272491892_5253827142168573152_n-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/484871344_667329272491892_5253827142168573152_n-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/484871344_667329272491892_5253827142168573152_n-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/484871344_667329272491892_5253827142168573152_n-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/484871344_667329272491892_5253827142168573152_n.jpg 1079w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 8pt;\">[foto tratta dal profilo FB dell&#8217;autore]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Posso parlare della mia esperienza con l\u2019idea di splendore, che, potremmo dire, \u00e8 l\u2019idea dell\u2019idea: quando un\u2019idea accade (quando siamo davanti o dentro un\u2019idea) spesso non se ne ha nessun sentimento: e a tale esperienza non segue memoria alcuna. Capita, per\u00f2, per non so quale meccanismo, che l\u2019idea permanga in noi e ci spinga a dargli forma. Inizia cos\u00ec un faticoso processo (ancora una volta riferisco la mia esperienza) destinato alla frustrazione e alla delusione: la forma, infatti, sar\u00e0 sempre una riproduzione infedele, incerta, approssimativa, insufficiente dell\u2019idea.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/9791280845504_0_0_536_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6644\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/9791280845504_0_0_536_0_75-204x300.jpg\" alt=\"\" width=\"204\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/9791280845504_0_0_536_0_75-204x300.jpg 204w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/9791280845504_0_0_536_0_75.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 204px) 100vw, 204px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La parola che mette fine a un racconto, a una storia, \u00e8 una necessit\u00e0 che, a un certo punto, ci appare come un\u2019evidenza molto triste: \u00e8 molto triste mettere fine a una storia, perch\u00e9 tutte le storie sono storie d\u2019amore.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se&nbsp;stesso&nbsp;\u201cdevo scrivere?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non ho mai sognato, da bambino o da ragazzo, di diventare uno scrittore; ma non posso nemmeno affermare che, a un certo punto della mia vita, ho sentito e affermato a me stesso di dover scrivere: che scrivere fosse un dovere. \u00c8 successo, piuttosto, che ho ritenuto di non poter far altro che scrivere per fare ci\u00f2 che volevo fare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Confesso di non essermi mai preoccupato di avere uno stile, e, quindi, immagino che, possedendone eppure uno, proprio come ogni altra anima vivente su questa terra, lo stile sia appunto un vincolo, uno spirito che ci intrappola in una coazione a ripetere, nel bene e nel male, quei ragionamenti (inascoltati quando siamo immersi nei commerci normali delle produttive e affannate societ\u00e0 in cui trasciniamo l\u2019esistenza) che nel nostro cuore continuano a farsi stelle e pianeti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qualsiasi gesto \u00e8 politico: ma quello di raccontare e ascoltare una storia lo \u00e8 di pi\u00f9. Tutti, infatti, siamo costantemente davanti e dentro un\u2019idea, la vita, che non sarebbe vivibile se non gli dessimo una forma: se non ne facessimo (non importa se con le parole o con altri strumenti) il racconto. Questo vale oggi come sempre. Faccio un esempio: se una societ\u00e0 si dota di una letteratura, che potremmo definire Kitsch, le cui uniche espressioni, dunque, sono da una parte l\u2019arte per l\u2019arte (pure esibizioni di belle forme o storie gradevoli) e dall\u2019altra il didascalico (mere compilazioni di fervorini morali su questo o quell\u2019argomento), ecco che nessuno potrebbe pi\u00f9 avere accesso a un racconto capace di metterci a contatto con le ambiguit\u00e0, il vuoto e il pieno, l\u2019abisso e la vertigine, l\u2019inesauribilit\u00e0 interpretativa della vita: e avremmo cos\u00ec una popolazione meno vitale e pi\u00f9 facilmente preda di regimi totalitari.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; ospita Pier Paolo Di Mino. L\u2019autore romano senza ombra di dubbio costituisce uno spiraglio nell\u2019asfittico mondo editoriale dello stivale contemporaneo [a tal proposito invito a leggere l&#8217;intervento di Andrea Tarabbia sulla rivista Tuttolibri]. Da anni lavora al progetto letterario Lo splendore di cui L\u2019infanzia di Hans, edito da Laurana (2024) per la collana Fremen diretta da Giulio Mozzi, costituisce il primo volume. [foto tratta dal profilo FB dell&#8217;autore] Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? Posso parlare della mia esperienza con l\u2019idea di splendore, che, potremmo dire, \u00e8 l\u2019idea dell\u2019idea: quando un\u2019idea accade (quando siamo davanti o dentro un\u2019idea) spesso non se ne ha nessun sentimento: e a tale esperienza non segue memoria alcuna. Capita, per\u00f2, per non so quale meccanismo, che l\u2019idea permanga in noi e ci spinga a dargli forma. Inizia cos\u00ec un faticoso processo (ancora una volta riferisco la mia esperienza) destinato alla frustrazione e alla delusione: la forma, infatti, sar\u00e0 sempre una riproduzione infedele, incerta, approssimativa, insufficiente dell\u2019idea. &nbsp; La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? La parola che mette fine a un racconto, a una storia, \u00e8 una necessit\u00e0 che, a un certo punto, ci appare come un\u2019evidenza molto triste: \u00e8 molto triste mettere fine a una storia, perch\u00e9 tutte le storie sono storie d\u2019amore. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se&nbsp;stesso&nbsp;\u201cdevo scrivere?\u201d Non ho mai sognato, da bambino o da ragazzo, di diventare uno scrittore; ma non posso nemmeno affermare che, a un certo punto della mia vita, ho sentito e affermato a me stesso di dover scrivere: che scrivere fosse un dovere. \u00c8 successo, piuttosto, che ho ritenuto di non poter far altro che scrivere per fare ci\u00f2 che volevo fare. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Confesso di non essermi mai preoccupato di avere uno stile, e, quindi, immagino che, possedendone eppure uno, proprio come ogni altra anima vivente su questa terra, lo stile sia appunto un vincolo, uno spirito che ci intrappola in una coazione a ripetere, nel bene e nel male, quei ragionamenti (inascoltati quando siamo immersi nei commerci normali delle produttive e affannate societ\u00e0 in cui trasciniamo l\u2019esistenza) che nel nostro cuore continuano a farsi stelle e pianeti. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Qualsiasi gesto \u00e8 politico: ma quello di raccontare e ascoltare una storia lo \u00e8 di pi\u00f9. Tutti, infatti, siamo costantemente davanti e dentro un\u2019idea, la vita, che non sarebbe vivibile se non gli dessimo una forma: se non ne facessimo (non importa se con le parole o con altri strumenti) il racconto. Questo vale oggi come sempre. Faccio un esempio: se una societ\u00e0 si dota di una letteratura, che potremmo definire Kitsch, le cui uniche espressioni, dunque, sono da una parte l\u2019arte per l\u2019arte (pure esibizioni di belle forme o storie gradevoli) e dall\u2019altra il didascalico (mere compilazioni di fervorini morali su questo o quell\u2019argomento), ecco che nessuno potrebbe pi\u00f9 avere accesso a un racconto capace di metterci a contatto con le ambiguit\u00e0, il vuoto e il pieno, l\u2019abisso e la vertigine, l\u2019inesauribilit\u00e0 interpretativa della vita: e avremmo cos\u00ec una popolazione meno vitale e pi\u00f9 facilmente preda di regimi totalitari.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[678],"tags":[684,1785,2257,1199,2256],"class_list":["post-6642","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande","tag-cinque-domande-uno-stile","tag-laurana","tag-lo-splendore","tag-narrativa","tag-pier-paolo-di-mino"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6642","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6642"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6642\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6646,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6642\/revisions\/6646"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6642"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6642"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6642"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}