{"id":6779,"date":"2026-03-21T21:09:58","date_gmt":"2026-03-21T20:09:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6779"},"modified":"2026-03-21T21:09:58","modified_gmt":"2026-03-21T20:09:58","slug":"il-duca-di-melchiorre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/il-duca-di-melchiorre\/","title":{"rendered":"Il duca di Melchiorre"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/978880625231HIG.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6780\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/978880625231HIG-189x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/978880625231HIG-189x300.jpeg 189w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/978880625231HIG-646x1024.jpeg 646w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/978880625231HIG-768x1217.jpeg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/978880625231HIG-969x1536.jpeg 969w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/978880625231HIG.jpeg 1000w\" sizes=\"(max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><\/a><\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\"><em>\u201cIo non penso che tutto quanto ci accada debba essere per forza raro, speciale o prezioso. Molto spesso, o forse il pi\u00fa delle volte, viviamo le cose di tutti. Voglio dire che le nostre esperienze, e soprattutto quelle che si svolgono dentro di noi, ci sembrano magari inedite, straordinarie, uniche. Invece non sono che tritume mille volte accaduto e mille volte raccontato.\u201d<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"justify\"><em>Il Duca<\/em> di Matteo Melchiorre, pubblicato da Einaudi \u00e8 un romanzo che intreccia e s\u2019intreccia sul valico di montagna. In uno stile antico, fuori dal tempo (e per questo particolarmente affascinante), del tempo si nutre e nel tempo si placa, cos\u00ec come il suo protagonista.<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\">\u201c<i>Mi disse infatti che nelle case, al di l\u00e0 delle porte, stanno rinchiuse molte storie, delle quali si conoscono, se va bene, pochi brandelli appena; e diviene perci\u00f2 impossibile capire pienamente il perch\u00e9 delle cose e delle persone. Secondo Nelso, a questo proposito, i paesani di una volta sapevano tacere, e nascondere i fatti propri. Si sapeva tutto e non si sapeva niente. Si parlava del prossimo, intuendone i silenzi e provando a collegarli, a interpretarli e a decifrarli, ma si taceva di s\u00e9. E si taceva, disse, non per indifferenza, ma per dignit\u00e0 e piet\u00e0 verso se stessi.\u201d<\/i><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"justify\">Vallorg\u00e0na \u00e8 un luogo che non esiste, eppure c\u2019\u00e8. Un ripiegarsi della terra su se stessa che nel corso dei millenni ha generato anime e ne ha assorbito la memoria. Osservatorio delle vite che scorrono lungo l\u2019asse del tempo, come se quel tempo non fosse mai avanzato d\u2019un passo, c\u2019\u00e8 la villa Cinamonte con l\u2019ultimo templare a protezione della memoria: il Duca, che duca non \u00e8 in quanto sarebbe conte, ma l\u2019ironia, il rispetto e sopratutto la distanza dei montanari lo battezzano tale. L\u2019ultimo dei Cimamonte, giovane erede di un lignaggio ormai svuotato, forte della memoria del casato che ancora impregna la valle riesce ad esercitare un\u2019influenza sottile sulla comunit\u00e0.<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\">\u201c<i>Del resto stavo sbagliando tutto quanto. Stavo lasciando che il mondo in cui vivevo mi abitasse. Stavo diventando il mondo che vivevo. Non ero pi\u00f9 io che vivevo in quel mondo, ma quel mondo che viveva in me.\u201d<\/i><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"justify\">Attorno alla sua figura &#8211; ma ancor pi\u00f9 alla villa simbolo e limite dell\u2019anacronistica cifra nobiliare &#8211; si addensano storie, voci, vissuti, misteri. La costruzione di Melchiorre, apparentemente semplice, ha nel contraltare del protagonista un altrettanto forte e radicato antagonista, non per il peso della memoria, ma per la forza delle proprie azioni, per l\u2019uomo che \u00e8 divenuto.<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"justify\">\u201c<i>Le miserie non erano la povert\u00e0, ma come ci si sentiva per via della povert\u00e0, e cio\u00e8 avviliti, mortificati; ed erano anche le cose che si finiva col fare per via della povert\u00e0, robe anche meschine, miserabili, scempie.\u201d<\/i><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"justify\">Ad una superficiale lettura parrebbe la contrapposizione tra la storicit\u00e0 di un titolo, con tutto il peso del suo essere e la capacit\u00e0 di un uomo (Mario Fastreda, l\u2019antagonista) di elevarsi allo status di nobile honoris causa, per meriti ottenuti sul campo grazie alla capacit\u00e0 di comprendere gli esseri umani e saperne manipolare l\u2019indole, oltre ad un innato fiuto per gli affari. Ma il romanzo tesse la sottile mistificazione che sibila tra la valle e si insinua tra le pagine della vicenda fino al colpo di scena che livella, appaia e sovverte.<\/p>\n<p align=\"justify\">In questo incedere antico, che \u00e8 cifra stilistica di Melchiorre, si viene a disegnare una storia che ha il passo dell\u2019epica e del mito. La montagna \u00e8 essenziale scenografia in cui tutto viene ridotto eliminando il superfluo. Nei dialoghi, nei caratteri, nelle voci, ogni passaggio \u00e8 spoglio. Eppure ribolle, perch\u00e9 \u00e8 il sangue che marchia il cammino. Non inteso come aspetto violento, pulp, ma come indole \u201csanguigna\u201d. Il legame alla storia, personale e di famiglia, alla tradizione, alle radici, ai racconti che si tramandano di padre in figlio, insomma alla cultura di un luogo emerge prepotente. L\u2019odio, l\u2019orgoglio, il senso di appartenenza, persino il desiderio, si manifestano nella loro forma pi\u00f9 nuda, come se la natura imponesse una grammatica elementare. Cos\u00ec il potere \u2013 filo conduttore &#8211; \u00e8 impulso, energia che circola tra i corpi e i luoghi. E quel potere, per sua natura, ha bisogno del passato che non passa mai davvero nel deposito dell\u2019oblio ma insiste, esiste, plasma e orienta il presente. Il conflitto sottinteso dal romanzo sta proprio qui. Se sia o meno possibile scartare, deviare dalla traiettoria tracciata dal passato o se inevitabilmente si rimanga avvinghiati a questa. A chi legger sapr\u00e0 la risposta.<\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIo non penso che tutto quanto ci accada debba essere per forza raro, speciale o prezioso. Molto spesso, o forse il pi\u00fa delle volte, viviamo le cose di tutti. Voglio dire che le nostre esperienze, e soprattutto quelle che si svolgono dentro di noi, ci sembrano magari inedite, straordinarie, uniche. Invece non sono che tritume mille volte accaduto e mille volte raccontato.\u201d Il Duca di Matteo Melchiorre, pubblicato da Einaudi \u00e8 un romanzo che intreccia e s\u2019intreccia sul valico di montagna. In uno stile antico, fuori dal tempo (e per questo particolarmente affascinante), del tempo si nutre e nel tempo si placa, cos\u00ec come il suo protagonista. \u201cMi disse infatti che nelle case, al di l\u00e0 delle porte, stanno rinchiuse molte storie, delle quali si conoscono, se va bene, pochi brandelli appena; e diviene perci\u00f2 impossibile capire pienamente il perch\u00e9 delle cose e delle persone. Secondo Nelso, a questo proposito, i paesani di una volta sapevano tacere, e nascondere i fatti propri. Si sapeva tutto e non si sapeva niente. Si parlava del prossimo, intuendone i silenzi e provando a collegarli, a interpretarli e a decifrarli, ma si taceva di s\u00e9. E si taceva, disse, non per indifferenza, ma per dignit\u00e0 e piet\u00e0 verso se stessi.\u201d Vallorg\u00e0na \u00e8 un luogo che non esiste, eppure c\u2019\u00e8. Un ripiegarsi della terra su se stessa che nel corso dei millenni ha generato anime e ne ha assorbito la memoria. Osservatorio delle vite che scorrono lungo l\u2019asse del tempo, come se quel tempo non fosse mai avanzato d\u2019un passo, c\u2019\u00e8 la villa Cinamonte con l\u2019ultimo templare a protezione della memoria: il Duca, che duca non \u00e8 in quanto sarebbe conte, ma l\u2019ironia, il rispetto e sopratutto la distanza dei montanari lo battezzano tale. L\u2019ultimo dei Cimamonte, giovane erede di un lignaggio ormai svuotato, forte della memoria del casato che ancora impregna la valle riesce ad esercitare un\u2019influenza sottile sulla comunit\u00e0. \u201cDel resto stavo sbagliando tutto quanto. Stavo lasciando che il mondo in cui vivevo mi abitasse. Stavo diventando il mondo che vivevo. Non ero pi\u00f9 io che vivevo in quel mondo, ma quel mondo che viveva in me.\u201d Attorno alla sua figura &#8211; ma ancor pi\u00f9 alla villa simbolo e limite dell\u2019anacronistica cifra nobiliare &#8211; si addensano storie, voci, vissuti, misteri. La costruzione di Melchiorre, apparentemente semplice, ha nel contraltare del protagonista un altrettanto forte e radicato antagonista, non per il peso della memoria, ma per la forza delle proprie azioni, per l\u2019uomo che \u00e8 divenuto. \u201cLe miserie non erano la povert\u00e0, ma come ci si sentiva per via della povert\u00e0, e cio\u00e8 avviliti, mortificati; ed erano anche le cose che si finiva col fare per via della povert\u00e0, robe anche meschine, miserabili, scempie.\u201d Ad una superficiale lettura parrebbe la contrapposizione tra la storicit\u00e0 di un titolo, con tutto il peso del suo essere e la capacit\u00e0 di un uomo (Mario Fastreda, l\u2019antagonista) di elevarsi allo status di nobile honoris causa, per meriti ottenuti sul campo grazie alla capacit\u00e0 di comprendere gli esseri umani e saperne manipolare l\u2019indole, oltre ad un innato fiuto per gli affari. Ma il romanzo tesse la sottile mistificazione che sibila tra la valle e si insinua tra le pagine della vicenda fino al colpo di scena che livella, appaia e sovverte. In questo incedere antico, che \u00e8 cifra stilistica di Melchiorre, si viene a disegnare una storia che ha il passo dell\u2019epica e del mito. La montagna \u00e8 essenziale scenografia in cui tutto viene ridotto eliminando il superfluo. Nei dialoghi, nei caratteri, nelle voci, ogni passaggio \u00e8 spoglio. Eppure ribolle, perch\u00e9 \u00e8 il sangue che marchia il cammino. Non inteso come aspetto violento, pulp, ma come indole \u201csanguigna\u201d. Il legame alla storia, personale e di famiglia, alla tradizione, alle radici, ai racconti che si tramandano di padre in figlio, insomma alla cultura di un luogo emerge prepotente. L\u2019odio, l\u2019orgoglio, il senso di appartenenza, persino il desiderio, si manifestano nella loro forma pi\u00f9 nuda, come se la natura imponesse una grammatica elementare. 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