{"id":6783,"date":"2026-04-22T17:14:28","date_gmt":"2026-04-22T15:14:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6783"},"modified":"2026-04-22T19:18:23","modified_gmt":"2026-04-22T17:18:23","slug":"alessandro-robecchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/alessandro-robecchi\/","title":{"rendered":"Alessandro Robecchi"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_6784\" aria-describedby=\"caption-attachment-6784\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/robecchi-blog.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6784\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/robecchi-blog-300x123.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"123\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/robecchi-blog-300x123.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/robecchi-blog-1024x420.jpg 1024w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/robecchi-blog-768x315.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/robecchi-blog-1536x630.jpg 1536w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/robecchi-blog-2048x840.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-6784\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"font-size: 8pt;\">foto tratta dal blog dell&#8217;autore<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p align=\"justify\">Ospite della rubrica \u201cCinque domande, uno stile\u201d \u00e8 Alessandro Robecchi, scrittore, giornalista (<i>Il manifesto, Il Fatto quotidiano<\/i>) e autore televisivo (<i>Fratelli di Crozza<\/i>). Nel mondo letterario si \u00e8 affermato come scrittore di storie <i>noir<\/i> caratterizzate da uno stile ironico e pungente che scandaglia gli anfratti del contemporaneo. Noto per la serie di romanzi con protagonista Carlo Monterossi, ambientati a Milano (dai quali \u00e8 stata tratta una serie con protagonista Fabrizio Bentivoglio per Prime). Tra le sue opere si ricordano <i>Questa non \u00e8 una canzone d\u2019amore<\/i> (Sellerio, 2014) e <i>Di rabbia e di vento <\/i>(Sellerio, 2016)<i>. <\/i>Da poco in libreria con <i>Omicidi Srl<\/i> (Sellerio) risponde alle nostre domande sullo stile e la scrittura.<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/omicidi.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6785\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/omicidi-214x300.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/omicidi-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/omicidi.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">1) <em>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Raramente c\u2019\u00e8 un\u2019idea risolutiva, tutto si presenta come un vago nucleo indistinto su cui ragionare. Possiamo chiamare \u201cidea\u201d quel nucleo a cui si aggiungono dettagli, si aggiustano, si modellano. La sensazione \u00e8 di avere in mano qualcosa, che stia succedendo qualcosa. La lenza si muove, il galleggiante affonda per qualche secondo, ma non si sa ancora se si \u00e8 pescato qualcosa, praticamente l\u2019unica cosa certa \u00e8 che l\u00ec comincia il lavoro. La grande intuizione, l\u2019Idea, viene dopo, quando si \u00e8 certi di avere qualcosa di solido in mano. In generale la sensazione \u00e8 di avere qualcosa di prezioso e si oscilla tra la curiosit\u00e0 e il timore di rovinare un\u2019intuizione. Un\u2019idea per un romanzo \u00e8 solo un corridoio su cui si aprono decine di porte e bisogna scegliere da quali entrare.<\/p>\n<p align=\"justify\">2) <em>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Quando si arriva all\u2019ultima parola si sa gi\u00e0 che sar\u00e0 l\u2019ultima e la conclusione del racconto \u00e8 gi\u00e0 pensata, quindi \u201cEvidente\u201d e \u201cnecessaria\u201d coincidono. Non si tratta tanto di una parola, ma della fine di un tragitto la cui mappa \u00e8 stata pensata e tracciata per molto tempo, di una conclusione naturale. Poi naturalmente si pu\u00f2 scegliere una parola e una frase oppure un\u2019altra, ma la conclusione \u00e8 nelle cose e dev\u2019essere coerente con il percorso.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/canzone.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6786\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/canzone-211x300.jpg\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/canzone-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/canzone.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">3) <em>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">No, non ricordo, e forse non potrei, perch\u00e9 ho sempre scritto per mestiere. Direi che la consapevolezza vera arriva quando si distingue la differenza tra \u201cscrivere\u201d (come esercizio, sfogo, passatempo, sperimentazione) e \u201cscrivere perch\u00e9 qualcuno legga\u201d, che sono cose molto diverse. L\u2019urgenza di scrivere dipende quasi sempre \u2013 o meglio dovrebbe dipendere \u2013 da quello che si vuole scrivere. La prima domanda che mi pongo quando comincio a scrivere non \u00e8 quale personaggio o quale trama, ma \u201ccosa voglio dire\u201d? Poi si decide come scriverlo, in che forma, con quale ritmo, o stile, o densit\u00e0. Ma senza la prima domanda \u00e8 solo calligrafia.<\/p>\n<p align=\"justify\">4) <em>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Definire \u201cstile\u201d \u00e8 gi\u00e0 problematico. Si pu\u00f2 imitare uno stile e imitarne un altro mezz\u2019ora dopo. Parlerei pi\u00f9 di marchio, o di timbro. Se io leggo una pagina di Chandler o di Gogol\u2019, dico \u201cquesto \u00e8 Chandler\u201d o \u201cquesto \u00e8 Gogol\u2019\u201d anche senza aver visto la copertina. La chitarra dei Pink Floyd, per dire, \u00e8 quella: senti un pezzo e dici: questi sono i Pink Floyd. Spesso \u00e8 una cosa lavorata, costruita, precisata nel tempo e s\u00ec, certo, pu\u00f2 diventare un vincolo, c\u2019\u00e8 questo rischio, ma non \u00e8 necessariamente una cosa negativa. Con la pratica, per\u00f2, lo stile diventa una specie di dna, \u00e8 il tuo modo di scrivere, lo crei (quasi mai da zero, ma dopo infiniti affinamenti) ed \u00e8 molto complicato (e anche ingiusto) adattarlo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/di-rabbia.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6787\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/di-rabbia-207x300.jpg\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/di-rabbia-207x300.jpg 207w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/di-rabbia.jpg 536w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">5) <em>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Scrivere \u00e8 sempre un gesto politico. Si scrive qualcosa perch\u00e9 qualcuno legga, quindi certo, \u00e8 un gesto politico. Su come possa incidere nella societ\u00e0 \u00e8 difficile dire, ma certamente quando si scrive una storia ci si mette la propria visione del mondo, della societ\u00e0, della vita. Certi romanzi hanno cambiato la societ\u00e0 pi\u00f9 di quanto si creda, in vari modi, cambiandone il costume, il modo di vedere alcune cose, rompendo certi tab\u00f9, descrivendo mondi. \u00c8 letteratura (da non confondere con il mercato editoriale) e s\u00ec, muove la societ\u00e0, non c\u2019\u00e8 dubbio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ospite della rubrica \u201cCinque domande, uno stile\u201d \u00e8 Alessandro Robecchi, scrittore, giornalista (Il manifesto, Il Fatto quotidiano) e autore televisivo (Fratelli di Crozza). Nel mondo letterario si \u00e8 affermato come scrittore di storie noir caratterizzate da uno stile ironico e pungente che scandaglia gli anfratti del contemporaneo. 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La lenza si muove, il galleggiante affonda per qualche secondo, ma non si sa ancora se si \u00e8 pescato qualcosa, praticamente l\u2019unica cosa certa \u00e8 che l\u00ec comincia il lavoro. La grande intuizione, l\u2019Idea, viene dopo, quando si \u00e8 certi di avere qualcosa di solido in mano. In generale la sensazione \u00e8 di avere qualcosa di prezioso e si oscilla tra la curiosit\u00e0 e il timore di rovinare un\u2019intuizione. Un\u2019idea per un romanzo \u00e8 solo un corridoio su cui si aprono decine di porte e bisogna scegliere da quali entrare. 2) La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Quando si arriva all\u2019ultima parola si sa gi\u00e0 che sar\u00e0 l\u2019ultima e la conclusione del racconto \u00e8 gi\u00e0 pensata, quindi \u201cEvidente\u201d e \u201cnecessaria\u201d coincidono. Non si tratta tanto di una parola, ma della fine di un tragitto la cui mappa \u00e8 stata pensata e tracciata per molto tempo, di una conclusione naturale. Poi naturalmente si pu\u00f2 scegliere una parola e una frase oppure un\u2019altra, ma la conclusione \u00e8 nelle cose e dev\u2019essere coerente con il percorso. 3) C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d No, non ricordo, e forse non potrei, perch\u00e9 ho sempre scritto per mestiere. Direi che la consapevolezza vera arriva quando si distingue la differenza tra \u201cscrivere\u201d (come esercizio, sfogo, passatempo, sperimentazione) e \u201cscrivere perch\u00e9 qualcuno legga\u201d, che sono cose molto diverse. L\u2019urgenza di scrivere dipende quasi sempre \u2013 o meglio dovrebbe dipendere \u2013 da quello che si vuole scrivere. La prima domanda che mi pongo quando comincio a scrivere non \u00e8 quale personaggio o quale trama, ma \u201ccosa voglio dire\u201d? Poi si decide come scriverlo, in che forma, con quale ritmo, o stile, o densit\u00e0. Ma senza la prima domanda \u00e8 solo calligrafia. 4) Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Definire \u201cstile\u201d \u00e8 gi\u00e0 problematico. Si pu\u00f2 imitare uno stile e imitarne un altro mezz\u2019ora dopo. Parlerei pi\u00f9 di marchio, o di timbro. Se io leggo una pagina di Chandler o di Gogol\u2019, dico \u201cquesto \u00e8 Chandler\u201d o \u201cquesto \u00e8 Gogol\u2019\u201d anche senza aver visto la copertina. La chitarra dei Pink Floyd, per dire, \u00e8 quella: senti un pezzo e dici: questi sono i Pink Floyd. Spesso \u00e8 una cosa lavorata, costruita, precisata nel tempo e s\u00ec, certo, pu\u00f2 diventare un vincolo, c\u2019\u00e8 questo rischio, ma non \u00e8 necessariamente una cosa negativa. Con la pratica, per\u00f2, lo stile diventa una specie di dna, \u00e8 il tuo modo di scrivere, lo crei (quasi mai da zero, ma dopo infiniti affinamenti) ed \u00e8 molto complicato (e anche ingiusto) adattarlo. 5) In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Scrivere \u00e8 sempre un gesto politico. Si scrive qualcosa perch\u00e9 qualcuno legga, quindi certo, \u00e8 un gesto politico. Su come possa incidere nella societ\u00e0 \u00e8 difficile dire, ma certamente quando si scrive una storia ci si mette la propria visione del mondo, della societ\u00e0, della vita. 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