{"id":6794,"date":"2026-05-31T11:36:31","date_gmt":"2026-05-31T09:36:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=6794"},"modified":"2026-05-31T12:01:01","modified_gmt":"2026-05-31T10:01:01","slug":"dioemortodileonardopelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/dioemortodileonardopelo\/","title":{"rendered":"Dio \u00e8 morto di Leonardo Pelo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><i>Viviamo un tempo in cui tutto pare possa essere riavvolto come una serie netflix lasciata a met\u00e0 e da riprendere, quando la realt\u00e0 cinica e carica del dolore di millenni bussa presso porte che nascondono vite difficili da immaginare, per questo \u00e8 necessario raccontarle e portarle vivide agli occhi, anche se danno fastidio &#8211; come dice l&#8217;autore &#8211; al quotidiano ricercare password smarrite<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rubrica &#8220;Avanscoperta&#8221; presenta un interessantissimo progetto editoriale di <strong>Leonardo Pelo<\/strong> per <strong>Re Nudo editore<\/strong>. L&#8217;autore ci presenta il suo libro &#8220;<em><strong>Dio \u00e8 morto<\/strong><\/em>&#8220;, un report puntuale sulle condizioni disumanizzanti che si vivono nei campi profughi (corredato da un inserto fotografico di 24 pagine al costo di 12 \u20ac che sar\u00e0 in vendita nelle librerie da ottobre. Da oggi a ottobre sar\u00e0 possibile <a href=\"https:\/\/renudo.org\/book\/6568\/dio-e-morto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l\u2019acquisto<\/a> <u><\/u>&nbsp;<a href=\"https:\/\/renudo.org\/book\/6568\/dio-e-morto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">on line presso l\u2019editore<\/a> &#8211;&nbsp;<em>Tutti i ricavi dalla vendita del libro andranno all\u2019associazione <a href=\"https:\/\/www.supportandsustainchildren.org\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Support and Sustain Children<\/a>.)<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/dioemorto.png\"><br \/>\n<img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6795\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/dioemorto-198x300.png\" alt=\"\" width=\"198\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/dioemorto-198x300.png 198w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/dioemorto.png 598w\" sizes=\"(max-width: 198px) 100vw, 198px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"en-US\" style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><b>L\u2019UNICA SPERANZA \u00c8 RIMANERE UMANI<\/b><\/p>\n<p lang=\"en-US\" style=\"text-align: center;\" align=\"justify\">di Leonardo Pelo<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"en-US\" style=\"text-align: right;\" align=\"justify\"><i>Il mondo, cos\u00ec com\u2019\u00e8, non \u00e8 sopportabile, per questo ho bisogno della luna<\/i><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"en-US\" style=\"text-align: right;\" align=\"justify\">[Caligola, Albert Camus]<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"en-US\" align=\"justify\">Le donne fanno il secondo figlio perch\u00e9 non ricordano il dolore del primo parto.<br \/>\nLa rimozione serve ad andare avanti. Forse \u00e8 proprio la rimozione che ci permette di togliere lo sguardo dalle tragedie e respirare senza affanni. Sia per le nostre piccole (perdere la password del pc) e grandi (un lutto) sventure, sia per quelle del mondo in cui viviamo.<br \/>\nLa guerra della Russia in Ucraina dopo 4 anni \u00e8 diventata talmente un\u2019abitudine da non fare pi\u00f9 notizia. Del Sudan non abbiamo mai saputo nulla e scrollavamo velocemente il cellulare. A Gaza si \u00e8 guardato il massacro di innocenti aumentare giorno dopo giorno, e poi abbiamo cambiato canale della TV.<br \/>\nVoltarsi dall\u2019altra parte serve per continuare a vivere, vero, ma in compenso non aiuta a guarire le ferite. Non ti fa agire.<br \/>\nPer questo ogni tanto conoscere la realt\u00e0 e riflettere senza scappare \u00e8 necessario.<br \/>\nNecessario per capire quanto siamo fortunati.<br \/>\nNecessario per essere tolleranti verso chi fugge.<br \/>\nNecessario per provare a cambiare in meglio il mondo. O forse solo noi stessi.<br \/>\nNecessario per rimanere umani.<br \/>\nQuesta realt\u00e0 che non riesci a cancellare dalla testa io l\u2019ho vista in un piccolo campo profughi in Turchia, a pochi chilometri dalla Siria. E il tentativo \u00e8 stato raccontarla. Farla vivere anche a chi in un campo profughi non c\u2019\u00e8 mai stato.<br \/>\nPerch\u00e9 sapere e scegliere come comportarsi \u00e8 ci\u00f2 che rende la vita degna di essere vissuta.<br \/>\nHo incontrato persone fuggite da Assad, dalla rivolta civile, dalla guerra combattuta per procura. Dalle bombe, dalla persecuzione, dalla povert\u00e0, dai terremoti. Dalla fame. E poi i bimbi e ragazzini nati l\u00ec, tra tende sporche: dal 2011, pi\u00f9 di millecinquecento neonati hanno visto la luce in mezzo alla plastica e alla polvere.<br \/>\n<em><strong>Finch\u00e9 non ci cammini in mezzo, non capisci che la miseria non \u00e8 solo mancanza: \u00e8 una logica.<\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>\u00c8 un\u2019economia. \u00c8 un\u2019etica rovesciata.<\/strong><\/em><br \/>\nIo dopo qualche giorno prendo un aereo e torno a casa.<br \/>\nLoro no.<br \/>\nLa loro casa resta quella tenda, sempre la stessa.<br \/>\nUn luogo dove l\u2019acqua \u00e8 poca. E quella potabile ancora meno. Noi non siamo abituati a non poterci lavare le mani quando vogliamo, o sciacquare la faccia, o fare una bella doccia rinfrescante. Noi no. Loro s\u00ec. \u00c8 la norma.<br \/>\nUn pozzo ha garantito il minimo di dignit\u00e0: una leva da spingere su e gi\u00f9, come nei film western. Ogni litro va guadagnato. Prima, per bere, molti andavano a rubare acqua non potabile nei campi. Due bambini, di quattro e cinque anni, sono morti cos\u00ec: fulminati dai fili elettrici messi per impedire le intrusioni.<br \/>\nMorti di sete e per la sete.<br \/>\nE poi c\u2019\u00e8 il tempo, che qui corre diverso. L\u2019et\u00e0 media nel campo \u00e8 bassa (circa 32 anni). La scuola \u00e8 una tenda. I bambini tra i cinque e i tredici anni sono circa duemilacinquecento. Quanti vanno a scuola con regolarit\u00e0? In otto. In otto, su duemilacinquecento. <strong><em>Lo studio: il principale strumento di riscatto \u00e8 un orpello, un\u2019utopia. O meglio un lusso.<\/em><\/strong><br \/>\nIl lavoro, quando arriva, \u00e8 spesso schiavit\u00f9 con un altro nome. Campi agricoli nei dintorni, dodici ore al giorno. Soldi dati ogni tre mesi, per obbligarti a restare. In certi casi la paga \u00e8 una moneta che vale solo dentro il campo, spendibile in un container squallido che vende gli stessi prodotti che tu hai raccolto. Dal produttore al consumatore. La libert\u00e0 costa. Qui costa troppo.<br \/>\nE i confini non si vedono ma esistono. Li puoi quasi toccare. Molti abitanti del campo di accoglienza sono senza documenti e dunque, per il mondo, senza identit\u00e0. \u201cClandestino\u201d \u00e8 una parola che in Europa suona come \u201ccriminale\u201d. Assurdo. Ma intanto ci rassicura: se \u00e8 colpa loro, possiamo dormire sereni.<br \/>\nLo Stato turco non d\u00e0 quasi nulla. Molto arriva da associazioni e donatori. <em><strong>E intanto l\u2019Europa firma assegni per comprare una distanza di sicurezza tra loro e noi: miliardi per \u201cgestire\u201d i profughi fuori dalla nostra vista<\/strong><\/em>. \u00c8 un patto tacito: voi li tenete l\u00ec, noi non li vediamo. E si sa, lontano dagli occhi, lontano dal cuore.<br \/>\nLa cosa che mi ha colpito pi\u00f9 di tutto, non \u00e8 stata la povert\u00e0 materiale. \u00c8 stata <em><strong>la povert\u00e0 dei sogni.<\/strong><\/em> La loro assenza. Il modo in cui la speranza muore, come una luce che acceca troppo e devi spegnerla per vedere il domani.<br \/>\nQuando chiedi agli abitanti del campo \u201cCosa desideri?\u201d, spesso la risposta \u00e8 secca: \u201cNulla: mi va bene stare qui\u201d. Mohamed, quindici anni, mi dice il desiderio pi\u00f9 comune: \u201cRimanere qui e che nessuno mi mandi via\u201d. Non chiede un futuro. Chiede di avere un presente.<br \/>\nEppure, a tratti, qualcosa si muove. Alaa, che va a scuola grazie alla madre contro il volere del padre, desidera una bicicletta e imparare a leggere. Bilar, dodici anni, qui da quando ne aveva due, ha addosso il suo sogno: una maglia di Ronaldo, la sette. Fa \u201cSIUU\u201d e per un istante \u00e8 solo un bambino. Poi la realt\u00e0 rientra dalla porta e inghiotte tutto, come un buco nero le stelle.<br \/>\nNel libro ho scelto di riportare fedelmente le loro parole, senza protezioni. Perch\u00e9 la distanza, oggi, \u00e8 anche linguistica. <strong><em>Noi parliamo di \u201cemergenza\u201d, loro vivono la permanenza.<\/em> <\/strong>Noi diciamo \u201caiuti\u201d, loro dicono \u201cse arriva\u201d. Noi ci abituiamo. E chiamare le cose con il loro nome \u00e8 gi\u00e0 una forma di rispetto.<br \/>\n<strong><em>Ho capito la crudelt\u00e0 di scegliere. Che aiutare significa decidere, escludere, sporcarsi le mani. Che le zone grigie non sono un dettaglio: sono il terreno dove la realt\u00e0 si regge. Che non esistono santi, esistono persone pragmatiche che provano a ridurre i danni.<\/em><\/strong><br \/>\nMi sono portato via anche un senso nuovo del privilegio. Non quello gridato sui social, ma quello che ti si incolla addosso quando vedi una madre partorire in tenda, spesso a sedici anni, magari da sola, perch\u00e9 l\u2019ospedale costa. Quando vedi neonati di poche settimane tenuti in braccio da bambini di pochi anni. Quando capisci che \u201cil cesareo\u201d non \u00e8 una scelta medica, ma una frase che pu\u00f2 voler dire: meglio morire.<br \/>\nE poi, soprattutto, mi sono portato il desiderio di smettere di \u201cdonare\u201d (dall\u2019alto al basso) e iniziare a essere solidale (aiutare un altro, tuo pari). Non come gesto eroico. Come manutenzione del mondo. Un modo minimo per spostare un confine: far arrivare latte in polvere, un farmaco, una visita, un giorno di scuola.<br \/>\nNon cambiare tutto. Migliorare la vita di qualcuno. <strong><em>Non bisogna offrire consolazione, ma presenza<\/em><\/strong>.<br \/>\nRestare. Non per commuoverci un\u2019ora e poi tornare alla nostra rimozione ordinata, ma per ricordarci che la dignit\u00e0 non \u00e8 un lusso naturale: \u00e8 un lavoro collettivo.<br \/>\nLa rimozione ha una funzione. Ma l\u2019abuso si chiama schizofrenia. E la nostra societ\u00e0, temo, schizofrenica lo sta diventando.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"en-US\" style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><i>Questo articolo, in forma leggermente diversa, \u00e8 comparso sulla Rivista <\/i>Re Nudo<i> (maggio 2026).<\/i><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"en-US\" align=\"justify\">Il libro verr\u00e0 presentato in anteprima da Raul Montanari a Milano, durante il festival RE NUDO, alla Fabbrica del Vapore Domenica 15 giugno ore 15,00.<\/p>\n<p lang=\"en-US\" align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Presentazione14giugno_Dioemorto-post1COPAj.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6796\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Presentazione14giugno_Dioemorto-post1COPAj-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Presentazione14giugno_Dioemorto-post1COPAj-240x300.jpg 240w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Presentazione14giugno_Dioemorto-post1COPAj-819x1024.jpg 819w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Presentazione14giugno_Dioemorto-post1COPAj-768x960.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Presentazione14giugno_Dioemorto-post1COPAj.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"en-US\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<div style=\"width: 960px;\" class=\"wp-video\"><video class=\"wp-video-shortcode\" id=\"video-6794-1\" width=\"960\" height=\"540\" preload=\"metadata\" controls=\"controls\"><source type=\"video\/mp4\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/BooktrailerSilentcopertina.mp4?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/BooktrailerSilentcopertina.mp4\">https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/BooktrailerSilentcopertina.mp4<\/a><\/video><\/div>\n<p class=\"western\" lang=\"en-US\" style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 8pt;\">Nel libro si parla di tutte le fasi della vita (nascita, infanzia, adolescenza, et\u00e0 adulta, vecchiaia, malattia e morte), Anonimo ha scelto di raccontare l\u2019infanzia.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"en-US\" align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo un tempo in cui tutto pare possa essere riavvolto come una serie netflix lasciata a met\u00e0 e da riprendere, quando la realt\u00e0 cinica e carica del dolore di millenni bussa presso porte che nascondono vite difficili da immaginare, per questo \u00e8 necessario raccontarle e portarle vivide agli occhi, anche se danno fastidio &#8211; come dice l&#8217;autore &#8211; al quotidiano ricercare password smarrite. La rubrica &#8220;Avanscoperta&#8221; presenta un interessantissimo progetto editoriale di Leonardo Pelo per Re Nudo editore. L&#8217;autore ci presenta il suo libro &#8220;Dio \u00e8 morto&#8220;, un report puntuale sulle condizioni disumanizzanti che si vivono nei campi profughi (corredato da un inserto fotografico di 24 pagine al costo di 12 \u20ac che sar\u00e0 in vendita nelle librerie da ottobre. Da oggi a ottobre sar\u00e0 possibile l\u2019acquisto &nbsp;on line presso l\u2019editore &#8211;&nbsp;Tutti i ricavi dalla vendita del libro andranno all\u2019associazione Support and Sustain Children.) &nbsp; L\u2019UNICA SPERANZA \u00c8 RIMANERE UMANI di Leonardo Pelo &nbsp; Il mondo, cos\u00ec com\u2019\u00e8, non \u00e8 sopportabile, per questo ho bisogno della luna [Caligola, Albert Camus] Le donne fanno il secondo figlio perch\u00e9 non ricordano il dolore del primo parto. La rimozione serve ad andare avanti. Forse \u00e8 proprio la rimozione che ci permette di togliere lo sguardo dalle tragedie e respirare senza affanni. Sia per le nostre piccole (perdere la password del pc) e grandi (un lutto) sventure, sia per quelle del mondo in cui viviamo. La guerra della Russia in Ucraina dopo 4 anni \u00e8 diventata talmente un\u2019abitudine da non fare pi\u00f9 notizia. Del Sudan non abbiamo mai saputo nulla e scrollavamo velocemente il cellulare. A Gaza si \u00e8 guardato il massacro di innocenti aumentare giorno dopo giorno, e poi abbiamo cambiato canale della TV. Voltarsi dall\u2019altra parte serve per continuare a vivere, vero, ma in compenso non aiuta a guarire le ferite. Non ti fa agire. Per questo ogni tanto conoscere la realt\u00e0 e riflettere senza scappare \u00e8 necessario. Necessario per capire quanto siamo fortunati. Necessario per essere tolleranti verso chi fugge. Necessario per provare a cambiare in meglio il mondo. O forse solo noi stessi. Necessario per rimanere umani. Questa realt\u00e0 che non riesci a cancellare dalla testa io l\u2019ho vista in un piccolo campo profughi in Turchia, a pochi chilometri dalla Siria. E il tentativo \u00e8 stato raccontarla. Farla vivere anche a chi in un campo profughi non c\u2019\u00e8 mai stato. Perch\u00e9 sapere e scegliere come comportarsi \u00e8 ci\u00f2 che rende la vita degna di essere vissuta. Ho incontrato persone fuggite da Assad, dalla rivolta civile, dalla guerra combattuta per procura. Dalle bombe, dalla persecuzione, dalla povert\u00e0, dai terremoti. Dalla fame. E poi i bimbi e ragazzini nati l\u00ec, tra tende sporche: dal 2011, pi\u00f9 di millecinquecento neonati hanno visto la luce in mezzo alla plastica e alla polvere. Finch\u00e9 non ci cammini in mezzo, non capisci che la miseria non \u00e8 solo mancanza: \u00e8 una logica. \u00c8 un\u2019economia. \u00c8 un\u2019etica rovesciata. Io dopo qualche giorno prendo un aereo e torno a casa. Loro no. La loro casa resta quella tenda, sempre la stessa. Un luogo dove l\u2019acqua \u00e8 poca. E quella potabile ancora meno. Noi non siamo abituati a non poterci lavare le mani quando vogliamo, o sciacquare la faccia, o fare una bella doccia rinfrescante. Noi no. Loro s\u00ec. \u00c8 la norma. Un pozzo ha garantito il minimo di dignit\u00e0: una leva da spingere su e gi\u00f9, come nei film western. Ogni litro va guadagnato. Prima, per bere, molti andavano a rubare acqua non potabile nei campi. Due bambini, di quattro e cinque anni, sono morti cos\u00ec: fulminati dai fili elettrici messi per impedire le intrusioni. Morti di sete e per la sete. E poi c\u2019\u00e8 il tempo, che qui corre diverso. L\u2019et\u00e0 media nel campo \u00e8 bassa (circa 32 anni). La scuola \u00e8 una tenda. I bambini tra i cinque e i tredici anni sono circa duemilacinquecento. Quanti vanno a scuola con regolarit\u00e0? In otto. In otto, su duemilacinquecento. Lo studio: il principale strumento di riscatto \u00e8 un orpello, un\u2019utopia. O meglio un lusso. Il lavoro, quando arriva, \u00e8 spesso schiavit\u00f9 con un altro nome. Campi agricoli nei dintorni, dodici ore al giorno. Soldi dati ogni tre mesi, per obbligarti a restare. In certi casi la paga \u00e8 una moneta che vale solo dentro il campo, spendibile in un container squallido che vende gli stessi prodotti che tu hai raccolto. Dal produttore al consumatore. La libert\u00e0 costa. Qui costa troppo. E i confini non si vedono ma esistono. Li puoi quasi toccare. Molti abitanti del campo di accoglienza sono senza documenti e dunque, per il mondo, senza identit\u00e0. \u201cClandestino\u201d \u00e8 una parola che in Europa suona come \u201ccriminale\u201d. Assurdo. Ma intanto ci rassicura: se \u00e8 colpa loro, possiamo dormire sereni. Lo Stato turco non d\u00e0 quasi nulla. Molto arriva da associazioni e donatori. E intanto l\u2019Europa firma assegni per comprare una distanza di sicurezza tra loro e noi: miliardi per \u201cgestire\u201d i profughi fuori dalla nostra vista. \u00c8 un patto tacito: voi li tenete l\u00ec, noi non li vediamo. E si sa, lontano dagli occhi, lontano dal cuore. La cosa che mi ha colpito pi\u00f9 di tutto, non \u00e8 stata la povert\u00e0 materiale. \u00c8 stata la povert\u00e0 dei sogni. La loro assenza. Il modo in cui la speranza muore, come una luce che acceca troppo e devi spegnerla per vedere il domani. Quando chiedi agli abitanti del campo \u201cCosa desideri?\u201d, spesso la risposta \u00e8 secca: \u201cNulla: mi va bene stare qui\u201d. Mohamed, quindici anni, mi dice il desiderio pi\u00f9 comune: \u201cRimanere qui e che nessuno mi mandi via\u201d. Non chiede un futuro. Chiede di avere un presente. Eppure, a tratti, qualcosa si muove. Alaa, che va a scuola grazie alla madre contro il volere del padre, desidera una bicicletta e imparare a leggere. Bilar, dodici anni, qui da quando ne aveva due, ha addosso il suo sogno: una maglia di Ronaldo, la sette. Fa \u201cSIUU\u201d e per un istante \u00e8 solo un bambino. Poi la realt\u00e0 rientra dalla porta e inghiotte tutto, come un buco nero le stelle. Nel libro ho scelto di riportare fedelmente le loro parole, senza protezioni. Perch\u00e9 la distanza, oggi, \u00e8 anche linguistica. Noi parliamo di \u201cemergenza\u201d, loro vivono la permanenza. Noi diciamo \u201caiuti\u201d, loro dicono \u201cse arriva\u201d. Noi ci abituiamo. E chiamare le cose con il loro nome \u00e8 gi\u00e0 una forma di rispetto. Ho capito la crudelt\u00e0 di scegliere. Che aiutare significa decidere, escludere, sporcarsi le mani. Che le zone grigie non sono un dettaglio: sono il terreno dove la realt\u00e0 si regge. Che non esistono santi, esistono persone pragmatiche che provano a ridurre i danni. Mi sono portato via anche un senso nuovo del privilegio. Non quello gridato sui social, ma quello che ti si incolla addosso quando vedi una madre partorire in tenda, spesso a sedici anni, magari da sola, perch\u00e9 l\u2019ospedale costa. Quando vedi neonati di poche settimane tenuti in braccio da bambini di pochi anni. Quando capisci che \u201cil cesareo\u201d non \u00e8 una scelta medica, ma una frase che pu\u00f2 voler dire: meglio morire. E poi, soprattutto, mi sono portato il desiderio di smettere di \u201cdonare\u201d (dall\u2019alto al basso) e iniziare a essere solidale (aiutare un altro, tuo pari). Non come gesto eroico. Come manutenzione del mondo. Un modo minimo per spostare un confine: far arrivare latte in polvere, un farmaco, una visita, un giorno di scuola. Non cambiare tutto. Migliorare la vita di qualcuno. Non bisogna offrire consolazione, ma presenza. Restare. Non per commuoverci un\u2019ora e poi tornare alla nostra rimozione ordinata, ma per ricordarci che la dignit\u00e0 non \u00e8 un lusso naturale: \u00e8 un lavoro collettivo. La rimozione ha una funzione. Ma l\u2019abuso si chiama schizofrenia. E la nostra societ\u00e0, temo, schizofrenica lo sta diventando. Questo articolo, in forma leggermente diversa, \u00e8 comparso sulla Rivista Re Nudo (maggio 2026). Il libro verr\u00e0 presentato in anteprima da Raul Montanari a Milano, durante il festival RE NUDO, alla Fabbrica del Vapore Domenica 15 giugno ore 15,00. &nbsp; Nel libro si parla di tutte le fasi della vita (nascita, infanzia, adolescenza, et\u00e0 adulta, vecchiaia, malattia e morte), Anonimo ha scelto di raccontare l\u2019infanzia. &nbsp;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[1752],"tags":[2347,2348,2110,2350,2346,2349],"class_list":["post-6794","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-avanscoperta","tag-campi-profughi","tag-dio-e-morto","tag-diritti","tag-disumanizzazione","tag-leonardo-pelo","tag-renudo-editore"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6794","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6794"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6794\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6803,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6794\/revisions\/6803"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6794"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6794"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6794"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}