{"id":710,"date":"2011-04-23T10:19:15","date_gmt":"2011-04-23T09:19:15","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=710"},"modified":"2017-03-05T12:17:55","modified_gmt":"2017-03-05T11:17:55","slug":"12","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/12\/","title":{"rendered":"12 anni"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/eutanasia.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-711\" title=\"eutanasia\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/eutanasia.jpg\" alt=\"\" width=\"216\" height=\"133\"><\/a><\/center>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M\u2019\u00e8 parso di sentire che ormai sono trascorsi dodici anni. Non ne sarei cos\u00ec sicuro. D\u2019altra parte dentro di me il tempo scorre in una maniera tale che \u00e8 difficile potersi raccapezzare.<br \/>\nDa quel che sembra, fuori, fuori da qui, da me, sono passati tutti questi anni, davvero tanti.<br \/>\nIn dodici anni mi si \u00e8 aperto un mondo, nuovo, per la prima volta.<br \/>\nDalle giornate in campagna, e i colori, e la voce di nonna che m\u2019invita a rientrare in casa per il pranzo. E i rimbrotti di nonno, che non era cosa buona correre per l\u2019aia, n\u00e9 saltellare lungo l\u2019orto come fosse una pista ad ostacoli.<br \/>\nL\u00ec nasceva la nostra sostanza.<br \/>\nDal pezzo di terra lavorata, in un primitivo luogo di giochi solitari, quell\u2019uomo forte nonostante avesse tant\u2019anni addosso, avrebbe tirato via roba da spartire in tavola, ortaggi da rivendere gi\u00f9 al mercato. Ed io con lui ad urlare la bont\u00e0 di quei prodotti nati nonostante le botte delle mie suole vecchie.<br \/>\nIn dodici anni accade tanto, anche di perdere i propri genitori che nemmeno ricordi, n\u00e9 sai bene come. In dodici anni accade di non aver mai potuto dire mamma, o pap\u00e0, com\u2019\u00e8 naturale per i tuoi compagni di scuola, e vedi nei volti invecchiati e avvizziti dalla fatica due genitori che sai bene non essere i tuoi.<br \/>\nIn dodici anni finisci per andare a scuola tante di quelle volte che ti viene a noia.<br \/>\nNei mattini di rugiada in cui le lacrime del cielo scivolano leggere sulle foglie dei campi e gli alberi nascondono il gelo della spianata, in quelle mattine, nell\u2019arco di dodici anni mi sono ritrovato infinite volte a solcare i miei passi, chilometri a piedi. Andata e ritorno, fino a saper bene riconoscere le impronte dei passanti. Comprese le mie che mi divertivo a ingannare.<br \/>\nDodici anni sono un tempo infinito, il tempo in cui ci si schiude al mondo, e il mondo stesso s\u2019apre ai nostri occhi. Poi quel tempo infinito si riduce a non bastarti mai, per il lavoro, la famiglia, la voglia di fuggire via da se stessi e dagli occhi che quotidianamente incontri per la via.<br \/>\nIl tempo si riduce ad uno stanco trascinamento di rancori verso qualcosa che aneli.<br \/>\nQui dentro, invece, tutto si acquieta.<br \/>\nE si spegne.<br \/>\nPer rancore che sia, o passione, rimorso, speranza.<br \/>\nSeppur io abbia perso la ragione qui dentro, come in fondo credo, so che non sar\u00e0 riuscita ad andar lontano, ch\u00e8 non \u00e8 possibile allontanarsi pi\u00f9 di tanto da me. Nemmeno la ragione pu\u00f2 farlo, dunque sar\u00e0 nei paraggi, e distrattamente un bel mattino me la rivedr\u00f2 davanti.<br \/>\nDodici anni, un tempo infinito, o ridotto, apparente.<br \/>\nUn tempo in cui l\u00e0 fuori la gente sbaglia o s\u2019impegna a farlo, e s\u2019impegna in un futuro che sa bene non conoscere eppure spera possa essere cos\u00ec come gli passa nei sogni, o per la testa.<br \/>\nTutto quello che conosco da dodici anni a questa parte passa per la mia mente, e ha la consistenza di un sogno.<br \/>\nQuando tesi le dita verso il prolungamento della nostra vita moderna non immaginavo che il mondo dovesse finirmi addosso, e violentemente come accade ad un Tir che tira dritto in curva e ti spiana la carena del bolide appena acquistato. Quando ricercai il suo messaggio finito sul tappetino della mia auto non pensavo potesse essere l\u2019ultimo messaggio letto.<br \/>\nNon pensavo neppure, ch\u00e9 se l\u2019avessi fatto, se avessi pensato, dico, non avrei lasciato il volante, non mi sarei piegato a raccogliere il mio smartphone.<br \/>\nCi sono distrazioni lunghe una vita e vite che durano il tempo d\u2019una distrazione.<br \/>\nHanno spento la luce l\u00e0 fuori.<br \/>\nDa dodici anni.<br \/>\nE sono una camera oscura mentre oltre la porta la vita scorre, in migliaia di solitudini che s\u2019intersecano generando relazioni.<br \/>\nIo me ne rimango qui, prigioniero dei miei pensieri, compresso in ci\u00f2 che mi rimane.<br \/>\nQuando sei dentro alla vita non fai in tempo a domandarti cosa essa realmente sia. Non rimani a perderci tempo, a pensarci su.<br \/>\nAlmeno cos\u00ec m\u2019\u00e8 accaduto.<br \/>\nDopo aver accompagnato i miei nonni e le loro voci ormai sibilo di stanchezza ho cambiato aria.<br \/>\nE mi sono messo in cammino.<br \/>\nHo fatto di tutto e molto di quel tutto ha fatto me, e quello che sono diventato. Ho condotto dentro di me la memoria dei passi bambini, di quel tempo in cui a dodici anni venivo consapevolmente al mondo seguendo le gambe piegate di nonno, di mercato in mercato.<br \/>\nE mi sono messo in cerca di quelle voci, e ne ho inseguito l\u2019accento. Ho perfino provato a riprodurlo, cantando e suonando sui gradini delle metro di tutto il mondo, per qualche spicciolo e un sorriso. Non era il denaro che mi teneva in piedi ma la voglia di andare. Non c\u2019\u00e8 stata citt\u00e0 in cui sia rimasto per pi\u00f9 di due settimane. Ogni volta che avvertivo la sensazione di sentirmi familiarmente accolto prendevo le poche cose che altri chiamavano bagaglio e me ne andavo.<br \/>\nSapevo di non poter mettere radici in nessun luogo che non fosse la campagna dei nonni, e forse il dolore del loro abbandono mi aveva reso immune ai legami.<br \/>\nFino a quando ho incontrato lei che s\u2019ostina ancora a restarsene qui, seduta, fuori da me. E lieve mi sostiene le dita immobili e dolce mi sfiora la pelle con le labbra. Certe volte avverto nitido il gelo di lacrime troppo in fretta cadute sul mio petto.<br \/>\nS\u2019ostina ancora, dopo dodici anni a restarsene legata a me, e a quel che di me rimane.<br \/>\nChe vita \u00e8? Che esistenza conduciamo?<br \/>\nPotesi urlarlo lo farei, potessi scriverlo, anche a costo d\u2019impiegare altri dodici anni lo scriverei. Direi che no, questa non \u00e8 una vita, neppure in prigione per quel che ho sentito dire si va avanti cos\u00ec. C\u2019\u00e8 l\u2019ora d\u2019aria, la mensa, gli spazi ricreativi d\u2019incontro. E c\u2019\u00e8 la parola scambiata anche per dire cazzate.<br \/>\nQui niente e nessuno entra e pu\u00f2 uscire, neppure il mio pensiero.<br \/>\nL\u00e0 fuori in questo tempo infinito, simile a se stesso ogni giorno che nasce, la gente muore.<br \/>\nPotessi farlo io.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; M\u2019\u00e8 parso di sentire che ormai sono trascorsi dodici anni. Non ne sarei cos\u00ec sicuro. D\u2019altra parte dentro di me il tempo scorre in una maniera tale che \u00e8 difficile potersi raccapezzare. Da quel che sembra, fuori, fuori da qui, da me, sono passati tutti questi anni, davvero tanti. In dodici anni mi si \u00e8 aperto un mondo, nuovo, per la prima volta. Dalle giornate in campagna, e i colori, e la voce di nonna che m\u2019invita a rientrare in casa per il pranzo. 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Nei mattini di rugiada in cui le lacrime del cielo scivolano leggere sulle foglie dei campi e gli alberi nascondono il gelo della spianata, in quelle mattine, nell\u2019arco di dodici anni mi sono ritrovato infinite volte a solcare i miei passi, chilometri a piedi. Andata e ritorno, fino a saper bene riconoscere le impronte dei passanti. Comprese le mie che mi divertivo a ingannare. Dodici anni sono un tempo infinito, il tempo in cui ci si schiude al mondo, e il mondo stesso s\u2019apre ai nostri occhi. Poi quel tempo infinito si riduce a non bastarti mai, per il lavoro, la famiglia, la voglia di fuggire via da se stessi e dagli occhi che quotidianamente incontri per la via. Il tempo si riduce ad uno stanco trascinamento di rancori verso qualcosa che aneli. Qui dentro, invece, tutto si acquieta. E si spegne. Per rancore che sia, o passione, rimorso, speranza. Seppur io abbia perso la ragione qui dentro, come in fondo credo, so che non sar\u00e0 riuscita ad andar lontano, ch\u00e8 non \u00e8 possibile allontanarsi pi\u00f9 di tanto da me. Nemmeno la ragione pu\u00f2 farlo, dunque sar\u00e0 nei paraggi, e distrattamente un bel mattino me la rivedr\u00f2 davanti. Dodici anni, un tempo infinito, o ridotto, apparente. Un tempo in cui l\u00e0 fuori la gente sbaglia o s\u2019impegna a farlo, e s\u2019impegna in un futuro che sa bene non conoscere eppure spera possa essere cos\u00ec come gli passa nei sogni, o per la testa. Tutto quello che conosco da dodici anni a questa parte passa per la mia mente, e ha la consistenza di un sogno. Quando tesi le dita verso il prolungamento della nostra vita moderna non immaginavo che il mondo dovesse finirmi addosso, e violentemente come accade ad un Tir che tira dritto in curva e ti spiana la carena del bolide appena acquistato. Quando ricercai il suo messaggio finito sul tappetino della mia auto non pensavo potesse essere l\u2019ultimo messaggio letto. Non pensavo neppure, ch\u00e9 se l\u2019avessi fatto, se avessi pensato, dico, non avrei lasciato il volante, non mi sarei piegato a raccogliere il mio smartphone. Ci sono distrazioni lunghe una vita e vite che durano il tempo d\u2019una distrazione. Hanno spento la luce l\u00e0 fuori. Da dodici anni. E sono una camera oscura mentre oltre la porta la vita scorre, in migliaia di solitudini che s\u2019intersecano generando relazioni. Io me ne rimango qui, prigioniero dei miei pensieri, compresso in ci\u00f2 che mi rimane. Quando sei dentro alla vita non fai in tempo a domandarti cosa essa realmente sia. Non rimani a perderci tempo, a pensarci su. Almeno cos\u00ec m\u2019\u00e8 accaduto. Dopo aver accompagnato i miei nonni e le loro voci ormai sibilo di stanchezza ho cambiato aria. E mi sono messo in cammino. 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