{"id":748,"date":"2011-04-30T13:24:59","date_gmt":"2011-04-30T12:24:59","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=748"},"modified":"2016-09-27T18:28:03","modified_gmt":"2016-09-27T16:28:03","slug":"padremio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/padremio\/","title":{"rendered":"Padre mio, questi chiodi fanno male"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/Guttuso.Crocifissione.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-749\" title=\"Guttuso.Crocifissione\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/Guttuso.Crocifissione-300x271.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"271\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\">Padre mio, questi chiodi fanno male. Vivi nella pelle il sangue li colora, ma non durer\u00e0. Sento freddo e il ferro penetra e spezza le ossa, e le gambe non sanno pi\u00f9 sostenere i passi. Il sole si spegne muto oltre l&#8217;orizzonte e disegna ombre lunghe sul selciato. Il vento accarezza gli occhi di chi mi guarda e piega loro le ginocchia. Un tappeto d&#8217;anime di fuochi fatui.<br \/>\nSi stendono sulla terra arida mentre i miei sospiri tremano.<br \/>\nE tremano loro con me.<br \/>\nNelle parole, nelle dita scarne che affondano sulla sabbia, e tremano nelle preghiere che non sanno dire. Tremano tra le lacrime, con la paura che qualcuno possa scorgerle scivolare sul viso pronte a ridurle in catene. Sono esili imbarcazioni sperdute nel mare, vittime di una rivoluzione che mai potr\u00e0 avvenire, mentre il vento soffia forte e le allontana dalla riva. Tendono le loro braccia verso un rifugio sicuro che hanno intravisto nel sogno, e sanno d&#8217;aver per sempre perduto in vita.<!--more--><br \/>\nPadre mio, questi chiodi fanno male, e non chiamano rivoluzioni, ma requie.<br \/>\nIl manipolo di soldati che mi ha seguito lungo il cammino non sa di guerre e lotte, non sa parole umane da scambiare al mercato e non ha armi da sfoderare alla bisogna.<br \/>\nErano soldati scalzi e senza denti, erano vestiti di cenci rubati alla miseria, e avevano pidocchi a saltellare per le ciocche di capelli senza cura. E pargoli smunti dalla fame che tenevano per mano, con dolcezza, nella paura di far loro del male. E avevano giare piene di crepe cariche d&#8217;acqua stantia a poggiare sul capo. Giare riempite alla foce del fiume, lontano miglia e miglia dal giaciglio che li riparava dalla notte. E avevano freddo nelle ossa, proprio come me oggi, ma non chiodi conficcati sulla pelle. E avevano case fragili ad attenderli sul far della sera, e il vivo timore del vento che avrebbe potuto lasciarli nudi tra la notte e il giorno, scoperti nelle loro misere banalit\u00e0, umane. Troppo umane per potersi raccontare.<br \/>\nI miei occhi, cos\u00ec come i tuoi, hanno visto poco del loro incedere verso questo monte.<br \/>\nEppure sono qui, increduli.<br \/>\nIncreduli e tremanti.<br \/>\nEd io con loro, sospeso su quest&#8217;incrocio di assi.<br \/>\nIl legno mi sostiene ma non sa di che parlare. Una cornacchia svolazza sul mio capo in attesa. Qua e l\u00e0 volteggia nell&#8217;oscurit\u00e0, e mi scruta con occhietti vispi che tanto sanno di sorella morte. Indispettita per il mio respiro ancora caldo pianta le sue zampe aguzze sul capo e sfalda i capelli, e lembi di pelle. Ma non pu\u00f2 durare.<br \/>\nPadre questi chiodi fanno male, e non vedo ragione.<br \/>\nPer rimanere qui, su queste assi sospeso, a scorgere il mondo dall&#8217;alto, lontano da tutto, distante dai miei poveri soldati.<br \/>\nLi ho forse armati di parole giuste? E di sole parole potranno combattere la rivoluzione? Ed \u00e8 ancora necessario pensare di combattere per la rivoluzione?<br \/>\nPadre mio questi chiodi fanno male e vorrei morire per non sentirne il freddo dentro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Padre mio, questi chiodi fanno male. Vivi nella pelle il sangue li colora, ma non durer\u00e0. Sento freddo e il ferro penetra e spezza le ossa, e le gambe non sanno pi\u00f9 sostenere i passi. Il sole si spegne muto oltre l&#8217;orizzonte e disegna ombre lunghe sul selciato. Il vento accarezza gli occhi di chi mi guarda e piega loro le ginocchia. Un tappeto d&#8217;anime di fuochi fatui. Si stendono sulla terra arida mentre i miei sospiri tremano. E tremano loro con me. Nelle parole, nelle dita scarne che affondano sulla sabbia, e tremano nelle preghiere che non sanno dire. Tremano tra le lacrime, con la paura che qualcuno possa scorgerle scivolare sul viso pronte a ridurle in catene. Sono esili imbarcazioni sperdute nel mare, vittime di una rivoluzione che mai potr\u00e0 avvenire, mentre il vento soffia forte e le allontana dalla riva. 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