{"id":752,"date":"2011-05-01T23:43:19","date_gmt":"2011-05-01T22:43:19","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=752"},"modified":"2011-05-01T23:43:19","modified_gmt":"2011-05-01T22:43:19","slug":"scrivania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/scrivania\/","title":{"rendered":"Una scrivania e i suoi tarli"},"content":{"rendered":"<p><center><a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/camera.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-753\" title=\"OLYMPUS DIGITAL CAMERA\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/camera-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/camera-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/camera-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un letto disfatto, stanco di solitudine. E profumo di caff\u00e8. Un pianoforte elettrico muto, e libri a prender polvere, divorati troppo in fretta, nella paura di perderli da qualche parte. La scrivania, ricordo del nonno che mai ho conosciuto, a raccogliere oggetti e nascondere i tarli che rodono dentro, lentamente, come le viscere lacerano l&#8217;anima. Su una piccola mensola vezzosi compact disc che non apro da secoli, n\u00e9 ascolto ormai pi\u00f9.<br \/>\nDavanti al led lampeggiante di uno schermo che non sa parlare posso ancora scrivere parole. Talvolta ne peso la consistenza come fossero ingredienti di una ricetta da non poter sbagliare. Altre volte le getto l\u00ec, alla ventura, agli occhi di chi vorr\u00e0 farne un uso migliore. Altre volte le spengo ed io con loro, mentre la tazza di caff\u00e8 mi ricorda che in qualche modo c&#8217;\u00e8 da stare svegli. Ed ascoltare le voci in giro, a cui dar voce scuotendo una tastiera che inizia a nascondere lettere. E lettere ne ho conservate tante nella memoria. Su questa sedia, con posture differenti, alla continua ricerca di un equilibrio stabile che so gi\u00e0 di non poter raggiungere, ho trascorso notti di solitudini estreme, di gocce d&#8217;alcol evaporate in un respiro. Notti di numeri ripetuti e scritture da liberare, notte di lettere spedite a s\u00e9 stessi per leggere di qualcuno che ha pensato a te. Notti di luna che da qualche parte c&#8217;\u00e8 e silenziosa se ne sta per cazzi suoi senza che nessuno la chiami per nome, perch\u00e9 un nome non ha. Ho sfogliato vangeli alla ricerca di un segno e ho segnato sorrisi e tabacco ammaccato, e ho mentito a me stesso per ritrovarmi al mattino. E ho pensato, di fare e dire, e restarmene muto a guardare. Ho celato bestemmie dietro urla possenti. Ho pensato di cambiare le cose, le mie ch\u00e9 del mondo non so. In questa stanza confusa che accoglie mille spettri \u00a0stanotte ho camminato a lungo, sul filo delle memorie, e le ho prese per mano, e strette al petto, ch\u00e9 nessuno potesse strapparle alla mente. E ho sognato perfino di essere vivo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Un letto disfatto, stanco di solitudine. E profumo di caff\u00e8. Un pianoforte elettrico muto, e libri a prender polvere, divorati troppo in fretta, nella paura di perderli da qualche parte. La scrivania, ricordo del nonno che mai ho conosciuto, a raccogliere oggetti e nascondere i tarli che rodono dentro, lentamente, come le viscere lacerano l&#8217;anima. Su una piccola mensola vezzosi compact disc che non apro da secoli, n\u00e9 ascolto ormai pi\u00f9. Davanti al led lampeggiante di uno schermo che non sa parlare posso ancora scrivere parole. Talvolta ne peso la consistenza come fossero ingredienti di una ricetta da non poter sbagliare. 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Ho sfogliato vangeli alla ricerca di un segno e ho segnato sorrisi e tabacco ammaccato, e ho mentito a me stesso per ritrovarmi al mattino. E ho pensato, di fare e dire, e restarmene muto a guardare. Ho celato bestemmie dietro urla possenti. Ho pensato di cambiare le cose, le mie ch\u00e9 del mondo non so. In questa stanza confusa che accoglie mille spettri \u00a0stanotte ho camminato a lungo, sul filo delle memorie, e le ho prese per mano, e strette al petto, ch\u00e9 nessuno potesse strapparle alla mente. 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