{"id":873,"date":"2011-06-07T23:22:06","date_gmt":"2011-06-07T22:22:06","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=873"},"modified":"2011-06-07T23:22:06","modified_gmt":"2011-06-07T22:22:06","slug":"ammoniac","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/ammoniac\/","title":{"rendered":"Uno straccio e profumo d&#039;ammoniaca"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/hands.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-874\" title=\"hands\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/hands-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/hands-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/hands-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/hands.jpg 447w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da tre settimane non toccava un goccio. Niente soldi per farlo, neppure un centesimo per poter dire &#8220;adesso questo, domani il resto!&#8221;. Da tre settimane non saliva sacchetti della spesa colmi delle pi\u00f9 raffinate schifezze preconfezionate, come era solito fare sperperando in un pomeriggio le poche decine d&#8217;euro che riusciva saltuariamente a racimolare. Confezioni colorate, provenienti dalle comunit\u00e0 pi\u00f9 esotiche e lontane, e dritte a sfarinarsi sulla tua tavola, schifezze di quelle che ogni moderno supermarket sa darci. Non aveva denaro per nulla, e rovistava in casa alla ricerca delle sue distrazioni. S&#8217;aspettava che in momenti come quelli potessero venire incontro alla sua miseria, a lasciar lungo il cammino dell&#8217;angusto monolocale cicche non del tutto finite, e fondi di bottiglia, e fondi d&#8217;esistenza da scolare. Sentiva freddo intorno e oltre ogni limite dentro s\u00e9, ch\u00e9 sapeva bene d&#8217;aver attinto a tutte le risorse. Da mesi s&#8217;arrabattava a farlo. Aveva per un istante considerato il termine risparmio, ma era stato un attimo appena. S&#8217;era dato subito a sperperarlo per la stanza ripetendolo come un ossesso, mentre saltellava seguendo il ritmo di una canzone retr\u00f2 di Billie Joel.<br \/>\nDiscese al secondo piano.<!--more--><br \/>\nIl silenzio che avvolgeva il condominio lo aveva reso inquieto. Soppesava il suo respiro, e non aveva neppure di che respirare. Forse l&#8217;andare dei suoi passi e la sua caratteristica distrazione non avevano mai dato sfogo a quel suono funesto, che adesso pareva aver assunto le sembianze della nebbia fitta. E saliva leggermente fino a coprire gli occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un attimo ebbe la sensazione di non scorgere nulla davanti a s\u00e9. Da tre settimane non faceva scorta di cibo, e non ricordava pi\u00f9 da quante ore non mandava gi\u00f9 qualcosa. Ricord\u00f2 d&#8217;aver provato a bussare, forse ci riusc\u00ec perfino. Si ritrov\u00f2 riverso sul pavimento, davanti alla porta della tette sode. Senza nessuno che avesse aperto. Non riusciva a capire quanto tempo era riuscito a passare cos\u00ec, come un perfetto imbecille.<br \/>\nSolo.<br \/>\nProv\u00f2 a rimettersi in piedi ma il silenzio e il peso del suo stesso respiro lo tenevano gi\u00f9. Un leggero ticchettare dal piano inferiore si fece sempre pi\u00f9 acuto, fino a quando fu carne nelle sembianze di chi aveva cercato come ultimo rifugio all&#8217;inedia. La donna rimase sui suoi passi, scosse la testa, e accenn\u00f2 un sorriso. Ma era come se avesse pianto, e una leggera luce scivol\u00f2 lungo il viso ancora dolce. Tese le braccia verso il correttore di bozze e tent\u00f2 di metterlo sulle gambe. A fatica riusc\u00ec a poggiarlo alla parete, come si fa con gli arnesi e, prima che quell&#8217;arnese d&#8217;uomo venisse gi\u00f9 di botto, apr\u00ec l&#8217;uscio e trascin\u00f2 l&#8217;amico verso la poltrona. L&#8217;uomo rimase disteso tre giorni e tre notti, nutrito e accudito dagli angeli del paradiso, nelle fattezze della vicina. Forse il destino non sapeva giocare come dio a dadi, e aveva mandato il marito della donna verso le colline romane ad accudir la povera madre morente, forse il destino giocava, e sapeva farlo con la vita di quello scrittorucolo da romanzetto popolare. Ma quei tre giorni rimasero a lungo nella memoria dell&#8217;uomo. E gli presero cos\u00ec tanto dall&#8217;anima da non fargli scrivere neppure un rigo, lasciando quel tempo vinto dai giorni alla memoria di due esseri mortali.<br \/>\nIl quarto giorno, indolenzito, il novello lazzaro si rimise in piedi. Senza nulla da metter sotto i denti, n\u00e9 forti sensazioni da assaporare tra le labbra. Come tre giorni prima, col fardello di una dignit\u00e0 ancor pi\u00f9 piegata dagli eventi e dalla sua indolenza. La donna lo guard\u00f2 alzarsi, goffo nel fare, passo dopo passo, come un vecchio, e alla vecchiaia pens\u00f2. Prese un foglietto e appunt\u00f2 un numero invitando l&#8217;amico a chiamare.<br \/>\nIl nostro correttore di bozze risal\u00ec verso casa. Il simpatico operaio da Glenn Grant era stato fuori a lungo, e a quanto pare non era stato capace neppure di seppellire la madre. Gli era morta di nascosto, di primo mattino, quando era ritornato verso casa a rinfrescare i vestiti.<br \/>\nLa donna di primo mattino sarebbe andata verso le colline, dolente a fianco dell&#8217;uomo che sapeva tradire cos\u00ec bene, ogni marted\u00ec, e in quelle occasioni particolari. Tre giorni amorevoli in cui il mondo fuori non ha nessun senso d&#8217;esistere. E adesso con gli occhi bassi a salutar la morte.<br \/>\nL&#8217;uomo del terzo piano ritornato solo nella sua stanza prov\u00f2 a scorgere un perch\u00e9 in ci\u00f2 che gli accadeva. Non fu in grado di trovar risposta e ripiomb\u00f2 in un sonno profondo. Il campanile dalla periferia alla sua finestra buss\u00f2 forte da farlo tremare fin dentro l&#8217;anima, scosse il capo, bestemmi\u00f2 e prese il telefono. Componendo il numero scritto di corsa dall&#8217;amica non sapeva cosa stesse facendo, ma non aveva di meglio da fare. La voce burbera dall&#8217;altro capo, come si suol dire, mise insieme alcune frasi che il nostro non cap\u00ec bene. Riusc\u00ec a carpire soltanto alcune parole, a sprazzi, come &#8220;ci serve&#8221;, &#8220;subito&#8221;, &#8220;pulizie&#8221;. E l&#8217;indirizzo. Quello gli fu chiaro.<br \/>\nSenza fretta alcuna si rec\u00f2 in loco.<br \/>\nUna casa di riposo, in cui i lamenti dei vecchi s&#8217;inerpicavano vorticosamente verso l&#8217;alto senza che nessun dio desse loro requie. Gli diedero un camice bianco, quasi lo vestirono per la scala, e uno straccio e un secchio, col sentore d&#8217;ammoniaca che pervadeva ogni parola, ogni gesto fatto davanti a lui.<br \/>\nFece venti euro quel giorno.<br \/>\nLav\u00f2 come un folle il pavimento, e i servizi pi\u00f9 e pi\u00f9 volte, per sfuggire allo sguardo della morte che aveva occhietti piccoli e infossati, e camminava cigolando su sedie a rotelle avvolte dalla ruggine e si copriva con plaid a quadri larghi anche d&#8217;estate, a nascondere lo sparuto gruppo d&#8217;ossa. Il correttore di bozze\u00a0strizz\u00f2 lo straccio pi\u00f9 e pi\u00f9 volte per coprire i lamenti di uomini e donne che un tempo erano stati tali.<br \/>\nE preg\u00f2 verso casa, dopo secoli in vita sua, che la natura non gli permettesse d&#8217;invecchiare, l\u00e0 dentro.<br \/>\nCos\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da tre settimane non toccava un goccio. 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