{"id":942,"date":"2011-07-03T23:19:31","date_gmt":"2011-07-03T22:19:31","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=942"},"modified":"2011-07-03T23:19:31","modified_gmt":"2011-07-03T22:19:31","slug":"stralci-dincanto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/stralci-dincanto\/","title":{"rendered":"Stralci d&#039;incanto"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/libri.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-943\" title=\"libri\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/libri-300x223.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"112\" \/><\/a><\/center>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La barba folta e i capelli ricci, fittamente ricci, la camicia rigorosamente a fiori, come fosse stato un americano in vacanza, una collanina sempre in vista oltre la villosit\u00e0 del suo petto prestante. Le spalle arcuate, leggermente arcuate ad ingobbirlo un po&#8217;, rendendone grottesca l&#8217;enorme stazza. Ed un passo fermo, e roboante, ricordo ancora l&#8217;eco del cammino lungo le stanze.<br \/>\nConsidera l&#8217;incanto della follia, mi andava ripetendo.<br \/>\nGattoni gattoni scivolava con me lungo i corridoi del vecchio magazzino, il mio ancestrale rifugio oltre il quale gi\u00e0 bambino chiudevo fuori il mondo e la sua miseria. A quel tempo avevo capito molto di pi\u00f9 di adesso. Avevo intuito in verit\u00e0, perch\u00e9 le strutture mentali di quell&#8217;et\u00e0 non mi permettevano di comprendere fino in fondo, adesso non so pi\u00f9 bene cosa. Allora avevo intuito che il mio cammino sarebbe andato per vie traverse, e forse sempre sbagliate per quanto mi sia ostinato a mantenermi ritto sulle caviglie, avevo capito che era meglio implodere, chiudersi in s\u00e9, o dentro un mobiletto di truciolare candido e leggero.<br \/>\nAdesso non so pi\u00f9 bene cosa avrei potuto capirne del mondo allora.<br \/>\nL&#8217;incanto della follia, che stranezza.<!--more--><br \/>\nA quel tempo non sapevo nemmeno cosa potesse essere un incanto n\u00e9 avevo piena consapevolezza della follia. Eppure quella frase, che non so ancora dove era andato a scovare, suonava bene. Il tono con cui le pronunciava le parole, di fila, dolcemente, e lo sguardo, gli occhi carichi d&#8217;allegria che sorridevano sempre, credevo anche durante il sonno bench\u00e9 li tenesse chiusi, quegli occhi mi ricordavano che in fin dei conti tocco lo ero proprio.<br \/>\nAffrancati dalla stupidit\u00e0, affrancati dall&#8217;ignoranza. Allontanati quando senti puzzo d&#8217;imbroglio e tieni il collo rigido quando qualcuno pesta duro sulla testa. Mantieni l&#8217;incanto per le cose, le cose del mondo. Non considerare d&#8217;aver visto e sentito tutto. Trattieni dentro di te un po&#8217; di meraviglia, un briciolo se puoi, anzi devi, niente ha pi\u00f9 senso se non ti meravigli. Nel bene e nel male. Se ogni cosa che vivi ti scivola via, e passa da parte a parte senza lasciare traccia, allora controlla bene dove stai, sono convinto che ti rivedrai disteso dentro una cassa da morto. Senza respiro. Considera chi ha perduto, considera cosa ha perduto e perch\u00e9, considera le tue scelte, non al punto tale di non dovere o volere scegliere, ma considerale. Pesale, sentile sulla pelle. Ogni strada che intraprenderai sapr\u00e0 lasciare un tratto netto sulla tua pelle, talvolta alcune lo lasciano nell&#8217;animo, e quei solchi sono impossibili da ricoprire. Il tempo prova, noi stessi proviamo, ma certi solchi sono difficili a dimenticarsi. Considera sempre l&#8217;incanto del mondo. Non \u00e8 facile, tutto spinge al disincanto, tutto alla ragione, alla spiegazione, tutto quello che ci circonda spinge a sopprimere la fantasia. Considerala, accadr\u00e0 che dovrai rifugiarti in essa per non impazzire, accadr\u00e0 che dovrai aggrapparti all&#8217;incanto delle cose per non spegnere il calore della vita che \u00e8 in ciascuno di noi.<br \/>\nQuesto Giannuzzo diceva ad un bimbo di appena cinque anni, che nulla sapeva di incanti e poco d&#8217;incantesimi, forse perch\u00e9 bambino poteva intuire la follia, forse.<br \/>\nNon avevo considerato la possibilit\u00e0 dell&#8217;incanto.<br \/>\nDi trovare la bellezza intorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">da &#8220;L&#8217;incanto della follia&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; La barba folta e i capelli ricci, fittamente ricci, la camicia rigorosamente a fiori, come fosse stato un americano in vacanza, una collanina sempre in vista oltre la villosit\u00e0 del suo petto prestante. Le spalle arcuate, leggermente arcuate ad ingobbirlo un po&#8217;, rendendone grottesca l&#8217;enorme stazza. Ed un passo fermo, e roboante, ricordo ancora l&#8217;eco del cammino lungo le stanze. Considera l&#8217;incanto della follia, mi andava ripetendo. Gattoni gattoni scivolava con me lungo i corridoi del vecchio magazzino, il mio ancestrale rifugio oltre il quale gi\u00e0 bambino chiudevo fuori il mondo e la sua miseria. A quel tempo avevo capito molto di pi\u00f9 di adesso. Avevo intuito in verit\u00e0, perch\u00e9 le strutture mentali di quell&#8217;et\u00e0 non mi permettevano di comprendere fino in fondo, adesso non so pi\u00f9 bene cosa. Allora avevo intuito che il mio cammino sarebbe andato per vie traverse, e forse sempre sbagliate per quanto mi sia ostinato a mantenermi ritto sulle caviglie, avevo capito che era meglio implodere, chiudersi in s\u00e9, o dentro un mobiletto di truciolare candido e leggero. Adesso non so pi\u00f9 bene cosa avrei potuto capirne del mondo allora. 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