{"id":990,"date":"2011-07-27T02:18:37","date_gmt":"2011-07-27T01:18:37","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=990"},"modified":"2011-07-27T02:18:37","modified_gmt":"2011-07-27T01:18:37","slug":"34","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/34\/","title":{"rendered":"34"},"content":{"rendered":"<p><center><a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/0303-Van-gogh-VecchiScarponi.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-550\" title=\"scarpe vagabonde\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/0303-Van-gogh-VecchiScarponi-300x241.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"120\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/0303-Van-gogh-VecchiScarponi-300x241.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/0303-Van-gogh-VecchiScarponi.jpg 712w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo scritto \u00e8 per me, oggi.<br \/>\nHo scollinato i ventisette da un bel po&#8217;, adesso saluto i trentatr\u00e8, e ho piegato chiodi arrugginiti e assi di legno fradicio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nacqui l&#8217;aria intorno era rarefatta.<br \/>\nSar\u00e0 retorica o sar\u00e0 stato il caso, ma i blues mi presero presto grazie ad un cordone ombelicale troppo stretto alla gola. Il mio ingresso al mondo fu travagliato. Di quel giorno mia madre ha ricordo, e dolore, io posso soltanto scriverne.<br \/>\nDiventai cianotico e sulle parole della donna che m&#8217;ha dato la vita, nel ritornare al mattino di quel mercoled\u00ec assolato e in festa, gli occhi si illanguidiscono.<br \/>\nIniziai fin da presto a soffrire di claustrofobia, a rifuggire i luoghi chiusi, fermi, le acque morte, le parole stantie, sterili. Le idee comprate al supermarket e rivendute di seconda mano a tutti quelli che pensieri non sanno d&#8217;avere. Ho iniziato fin da subito a tenermi dentro il coraggio della paura, del non farcela, di sbagliare, di riuscirci perfino.<br \/>\nTalvolta.<br \/>\nE cos\u00ec tante volte ho fallito, sbagliato, altre volte mi sono ritrovato per la giusta via. Forse poche, a dire il vero, ma in qualche modo ho sempre camminato.<br \/>\nA lungo, fino a strapparmi la pelle, ch\u00e9 la gente non sappia.<br \/>\nLa suora che mi prese tra le braccia dopo il primo vagito disse a mia madre degli occhi di quella minuscola creatura sputata al mondo.<br \/>\nErano malinconici.<!--more--><br \/>\nNon credo si possa dire di un nascituro, di un uomo forse, ma ne deve passare di tempo.<br \/>\nE di strada.<br \/>\nHo avuto idee, sbagliate forse, ma nate comunque dentro la mia testa, il luogo in cui sono stato completamente libero e stupidamente schiavo, il rifugio nel quale mi sono nascosto dalle urla invadenti e dalle notti di pioggia scrosciante.<br \/>\nNon ho avuto padroni, eppure sono stato servitore. Per indole, qualche volta per scelta. Ho avuto tra le labbra parole da dire, trattenute nel silenzio, cantate a squarciagola su palchetti che non reggevano i miei passi, scritte nella notte su fogli di giornali, lette per tenermi compagnia. Parole imbevute di vino andato a male, parole di viaggi e ritorni, parole distorte dalla malafede altrui, dalla mia idiozia, dalla voglia di mandare tutto e tutti a puttane.<br \/>\nHo avuto parole lontane che mai pi\u00f9 ho visto tornare alla santa inquietudine consumata dalla mia ostinazione.<br \/>\nSulle spalle ho avuto cammini e parole, a bizzeffe, e le gambe adesso tremano ed \u00e8 difficile non scivolare. Ho nascosto lettere e canzoni, romanzi mai finiti che lasciano la speranza di essere un giorno. E ho avuto l&#8217;incanto di quel giorno, e di ci\u00f2 che sar\u00e0. Diverso e forse per questo migliore.<br \/>\nHo pianto anche ma troppo poco per poter dire d&#8217;esser cresciuto ancora.<br \/>\nE ho camminato, e lungo il cammino ho cercato i miei occhi nel riflesso della gente.<br \/>\nUn istinto ancestrale che ti spinge a non essere solo.<br \/>\nSono stato discepolo del maestro arrogante, dell&#8217;umile contadino, della puttana boriosa, del ladro, del prete, del garzone di strada, del libro e il suo autore, dell&#8217;amore e dell&#8217;odio, dell&#8217;estrema passione.<br \/>\nSono stato discepolo e ho imparato a sbagliare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi auguro un anno migliore, nell&#8217;intento d&#8217;averlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo scritto \u00e8 per me, oggi. Ho scollinato i ventisette da un bel po&#8217;, adesso saluto i trentatr\u00e8, e ho piegato chiodi arrugginiti e assi di legno fradicio. Quando nacqui l&#8217;aria intorno era rarefatta. Sar\u00e0 retorica o sar\u00e0 stato il caso, ma i blues mi presero presto grazie ad un cordone ombelicale troppo stretto alla gola. Il mio ingresso al mondo fu travagliato. Di quel giorno mia madre ha ricordo, e dolore, io posso soltanto scriverne. Diventai cianotico e sulle parole della donna che m&#8217;ha dato la vita, nel ritornare al mattino di quel mercoled\u00ec assolato e in festa, gli occhi si illanguidiscono. Iniziai fin da presto a soffrire di claustrofobia, a rifuggire i luoghi chiusi, fermi, le acque morte, le parole stantie, sterili. Le idee comprate al supermarket e rivendute di seconda mano a tutti quelli che pensieri non sanno d&#8217;avere. Ho iniziato fin da subito a tenermi dentro il coraggio della paura, del non farcela, di sbagliare, di riuscirci perfino. Talvolta. E cos\u00ec tante volte ho fallito, sbagliato, altre volte mi sono ritrovato per la giusta via. Forse poche, a dire il vero, ma in qualche modo ho sempre camminato. A lungo, fino a strapparmi la pelle, ch\u00e9 la gente non sappia. La suora che mi prese tra le braccia dopo il primo vagito disse a mia madre degli occhi di quella minuscola creatura sputata al mondo. Erano malinconici.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[20],"tags":[],"class_list":["post-990","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-poeticherie"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/990","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=990"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/990\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=990"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=990"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=990"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}