Einstein di Isaacson

– Walter Isaacson, 2021 – Mondadori – pp.646 – € 12,90.

Dove si flette la linea del tempo, si sfiora la curva della luce e si ammira l’estro artistico di un pensatore. Scienziato e non solo. Attivista di idee, sempre controcorrente, anche quando, nella parabola discendente della sua esistenza, si arrocca nell’isolata posizione di chi non crede ciecamente al dado tratto della meccanica quantistica.

«Avendo a mente le esigenze del XXI secolo, si dovrebbe, se possibile, restituire al pubblico generico la capacità di cogliere il significato dell’impresa scientifica. Ciò non significa che ogni studente di lettere debba seguire un corso annacquato di fisica o che un avvocato che si occupa di diritto societario debba essere al corrente della meccanica quantistica. Significa piuttosto che una comprensione dei metodi della scienza è una risorsa utile ai fini di una cittadinanza responsabile.» [p.12]

«Quando le truppe sfilavano, accompagnate da pifferi e tamburi, i ragazzi si riversavano nelle strade per unirsi alla parata marciando al passo. Ma non Einstein. Guardando un simile spettacolo, una volta si mise a piangere. “Quando sarò grande, non voglio essere come uno di questi poveretti” disse ai genitori. Come spiegò più tardi, “che un uomo trovi piacere nel marciare per quattro al suono di una banda è quanto basta per meritargli il mio disprezzo. Costui solo per errore ha ricevuto un cervello”.» [p.27]

«Un’altra conseguenza della relatività ristretta è che una persona ferma sul marciapiede vedrà il tempo scorrere più lentamente su un treno che gli passa accanto a gran velocità. Immaginiamo che sul treno ci sia un «orologio» formato da uno specchio sul pavimento e uno sul soffitto e da un raggio di luce che rimbalza dall’uno all’altro. Dal punto di vista di un passeggero sul treno, la luce sale verticalmente e poi scende sempre verticalmente. Ma dal punto di vista di una persona ferma sul marciapiede, sembra che la luce parta dal basso ma muovendosi in diagonale per raggiungere lo specchio sul soffitto, che nel frattempo si è spostato in avanti di un piccolissimo tratto, e poi sia riflessa verso il basso sempre in diagonale per raggiungere lo specchio sul pavimento, che a sua volta si è spostato di un piccolissimo tratto in avanti. Per entrambi gli osservatori la velocità della luce è la stessa (questa è la grande acquisizione di Einstein). La persona sul marciapiede vede la distanza che la luce deve percorrere più lunga di quanto non appaia al passeggero sul treno. Quindi, dal punto di vista della persona sulla banchina, il tempo scorre più lentamente nel treno in corsa.»[p.128]

«Questo fenomeno, chiamato dilatazione del tempo, porta a quello che è noto come paradosso dei gemelli. Se un uomo rimane sulla Terra mentre sua sorella gemella parte su un’astronave che percorre lunghe distanze a una velocità prossima a quella della luce, quando questa ritorna sarà più giovane di lui. Ma poiché il moto è relativo, sembra che siamo di fronte a un paradosso. La sorella sull’astronave potrebbe pensare che sia suo fratello sulla Terra a viaggiare velocemente, e quando si riincontrano si aspetterebbe di vedere che sia lui a
essere invecchiato poco.» [p.129]

«La teoria della relatività può essere delineata in poche parole. In contrasto con il fatto, noto fin dai tempi antichi, che il movimento è percepibile soltanto come movimento relativo, la fisica si basava sulla nozione di movimento assoluto. Lo studio delle onde luminose aveva presupposto che un singolo stato di movimento, quello dell’etere luminifero, fosse distinto da tutti gli altri. Tutti i moti dei corpi erano considerati relativi all’etere luminifero, che era l’incarnazione della quiete assoluta. Ma dopo che i tentativi di rivelare lo stato di moto privilegiato di questo ipotetico etere mediante gli esperimenti erano falliti, parve che il problema dovesse essere riformulato. Questo è quanto fece la teoria della relatività. Essa assunse che non vi siano stati fisici di moto privilegiati e si chiese quali conseguenze si potessero trarre da ciò. (A.E.)» [p.129]

«Lei crede in Dio? “Non sono un ateo. Il problema è troppo vasto per le nostre menti limitate. Siamo nella posizione di un bimbetto che entra in un’immensa biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto questi libri. Ma non sa come. Non capisce le lingue in cui sono scritti. Intuisce indistintamente un ordine misterioso nella disposizione dei libri, ma non sa quale sia. Questo, mi sembra, è l’atteggiamento anche del più intelligente degli esseri umani verso Dio. Vediamo un universo meravigliosamente organizzato che obbedisce a certe leggi, ma comprendiamo solo indistintamente queste leggi.” Questo è un concetto ebraico di Dio? “Sono un determinista. Non credo nel libero arbitrio. Gli ebrei credono nel libero arbitrio. Credono che l’uomo decida della propria vita. Io respingo questa dottrina. Per questo aspetto non sono un ebreo.” Questo è il Dio di Spinoza? “Sono affascinato dal panteismo di Spinoza, ma ammiro ancora di più il suo contributo al pensiero moderno perché è il primo filosofo ad aver trattato corpo e anima come un tutt’uno, e non come due cose separate.” Come era arrivato alle sue idee? “Ho abbastanza senso artistico per attingere liberamente alla mia immaginazione. L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata. L’immaginazione racchiude il mondo.” Lei crede nell’immortalità? “No. E una vita è sufficiente per me.”» [p.373]

[…] Durante le loro passeggiate, Gödel esaminava alcune implicazioni della teoria della relatività e arrivò a formulare un’analisi che metteva in dubbio che il tempo, al di là del semplice carattere relativo, potesse addirittura essere considerato esistente. Le equazioni di Einstein, secondo i suoi calcoli, potevano descrivere un universo che fosse in rotazione invece che in espansione (o che presentasse entrambi i moti). In tal caso, la relazione tra spazio e tempo, dal punto di vista matematico, poteva diventare confusa. «L’esistenza di un oggettivo scorrere del tempo» scrisse «significa … che la realtà consiste di una infinità di strati di “adesso” che vengono successivamente in esistenza. Ma, se la simultaneità è qualcosa di relativo, … ogni osservatore ha il suo insieme di “adesso”, e nessuno di questi diversi sistemi di strati può pretendere il privilegio di rappresentare lo scorrere oggettivo del tempo.»

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