1 romanzo in 10 righe

Gli sdraiati di Serra

Gli sdraiati
– Michele Serra, 2015 – Feltrinelli – pp. 108 – € 7,50.

Un padre ansioso, patologicamente forse. D’esserlo padre. Di essere distante dal figlio. Un giudice. Che dall’alto della sua esistenza considera spocchiosamente (cifra stilistica che impregna la scrittura di Serra) quella del figlio, ma sopratutto della generazione che lo include, particolarmente trasandata, sciatta nell’apparire così come nell’essere. Non scorge impegno, il padre, stimoli, ambizioni. Nel figlio. Il solito dualismo padre/figlio, scritto senza infamia né lode da Serra. Il testo arranca, come il protagonista sull’erta verso cui approda finalmente col figlio in un patetico immaginario ricongiungimento delle distanze generazionali. Sebbene composto da poche pagine, appare interminabile, pesantuccio.

Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Tremante» (2018, Castelvecchi) «Rumori» (2017, Bookabook), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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