1 romanzo in 10 righe

Il Bell’Antonio di Brancati

Il bell’Antonio
– Vitaliano Brancati, 1991 – Bompiani – pp. 326 – 10.000 lire.

Vicenda d’altri tempi, narrata alla maniera d’altri tempi. Storia di impotenza e d’impotenze impossibili a dirsi, inaccettabili. Sulla trama di una società fascista si dispiega un filo di storie grottesche che esaltano la maestria del narratore nel saper mettere alla berlina caratteri e caratteristiche siciliane. L’isola è protagonista assoluta del romanzo, sia nel suo rapporto con l’indicibile (l’impotenza di un giovane prestante di onorabile famiglia di stirpe virile) che con l’accettabile fascismo. Maschera di costumi e ipocrisie che il siciliano medio ha saputo ben indossare per proprio tornaconto, lesto a dismetterla non appena questa, la maschera, farcita d’intenzioni, ha pesato troppo sul viso dei nuovi rampanti pronti a cogliere il risvolto d’abito, chiamato democrazia.

 

 

 

 

Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Tremante» (2018, Castelvecchi) «Rumori» (2017, Bookabook), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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