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La fortuna di Parrella

– Valeria Parrela, 2022 – Feltrinelli – pp. 144 – € 16,00.

– Valeria Parrela, 2022 – Feltrinelli – pp. 144 – € 16,00.

Valeria Parrella ha scritto un testo sulla testimonianza. Testimonianza e memoria. Più distante è nel tempo l’evento maggiore rilevanza avrà la testimonianza, per non perderne l’essenza del ricordo, per non perdere ciò che la civiltà umana, a fatica, riesce lentamente a conquistare. Splendida è, a tal proposito, la definizione di libro che emerge dal testo: «A questo serviva quel magazzino di vite altrui.»

«Eppure anche quando sembra tutto sparito un uomo si ferma e ricorda. E in quella memoria germoglia il futuro come fiore del deserto.» La frase estrapolata sintetizza, a mio parere, l’intento. Interessante è considerare come questo venga raggiunto. Attraverso una sorta di regressione linguistica. Non di vocabolario, ma di stile. Una regressione temporale che porta la voce narrante a parlare, dunque ragionare e pensare, così come avrebbe potuto fare un abitante dell’epoca intorno al 79 d.C. tempo narrativo che si muove attorno al terribile e meraviglioso “prodigio” dell’eruzione del Vesuvio con la conseguente distruzione delle città limitrofe di Pompei e Ercolano.

«Io ho sempre camminato con la certezza che, a voler risplendere, pure l’ultimo degli uomini avrebbe potuto, perché ciò che conosciamo come umano è intessuto di divino.»

«A volte nella vita un respiro è abbastanza.»

«C’è un nucleo duro di giovinezza sepolto dentro ogni adulto e ogni vecchio e che, forse, fa di noi quello che siamo e che saremo.»

«Un limite è un limite solo se uno lo sente come un limite, sennò non è niente.»

«Noi siamo esattamente la nostra sorte, e non è che ce la possiamo togliere di dosso quando non ci sta più bene come la maschera alla fine della tragedia. Nella vita il teatro è sempre aperto.»

«Ho imparato che la pelle custodisce le parole e le sa leggere.»

«A orientarci quando non si vedono le stelle.»

«Senza gli uomini il tempo non esiste, invece noi non esistiamo che nel tempo, e allora lo conserviamo nell’arco eretto per un trionfo, sul rilievo di una stele.»

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