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La Russia di Putin di Politovskaja

 

– Anna Politovskaja, 2022 – Adelphi – pp. 384 – € 14,00.

Quando, all’atto dell’ascesa, il nuovo leader venuto dall’est veniva introdotto nei salotti buoni della politica europea, in alcuni casi turandosi il naso, in altri – vedasi il nostro patetico Silvietto – accogliendolo in casa con tutti gli onori, la giornalista Anna Politovskaja scriveva e annotava, incongruenze e delitti di un’amministrazione tutt’altro che santa. Di giornalismo si muore, dunque. Quando si annotano con dovizia e riscontri nomi, fatti, atti e sopratutto misfatti. Cronaca dura, precisa, puntuale e terribile di un regime nascente. L’abilità cinica di un politico assai capace nel sapersi districare tra le maglie larghe di un sistema corrotto fin dalle basi. La complicità di un popolo annichilito dalla povertà che miseramente riesce ad opporsi. La dittatura, così vergognosamente avallata dai notabili europei a tutela di interessi più grandi, da salvaguardare ad ogni costo. Come oggi, purtroppo, si svela ai nostri occhi. Un libro scritto quasi vent’anni fa che – spostati fronti di guerra e contesti, interessi e alcuni nomi – troppo bene si riposiziona sulle vicende attuali. Le singole storie narrate dalla Politovskaja lasciano l’amaro in bocca e una tristezza difficile da cancellare. Le parole scavano solchi, più profondi delle immagini che oggi tristemente constatiamo e che presto dimenticheremo, così assuefatti alla violenza e all’orrore, così incapaci di distinguere ciò che è reale da una proiezione filmica, forse così vigliacchi da ritrovarci sempre una possibile spiegazione retrodatata che illumini di una verità virtuale la banalità del male. Umberto Eco diceva da qualche parte che il complottismo nasce dall’incapacità di leggere la banalità del reale. Dall’incapacità di accettarla. Oggi il male è così evidente che si prova a scavare, a ritroso, provando ad indicare colpevoli differenti, perché è tutto così palese da essere inaccettabile. Nota a margine, dalle pagine di questo terribile resoconto costato la vita ad Anna Politovskaja – freddata da due colpi alla testa nel 2006 da mandanti tanto ignoti da essere certi e riscontrabili nei nomi elencati nelle sue inchieste contro la corruzione diffusa in Russia – emerge il sodalizio tra il dittatore Putin e il misero governate italiano di allora, Silvio Berlusconi, principale sponsor europeo, che non fa onore ad un paese come il nostro.

 

«Tuttavia chi vuol farsi strada nelle alte sfere dell’economia – con El’cin prima e con Putin oggi sa che ci sono tre condizioni da rispettare. La prima è che ha successo chi riesce a ottenere una fetta dalla torta dello Stato, ossia chi riesce a trasformare in proprietà privata quanto era proprietà statale. Questo il motivo per cui la stragrande  maggioranza degli oligarchi viene dalla “nomenklatura” di partito: erano i più vicini alla ’torta’.98 La seconda è che, una volta in alto, una volta messe le mani sulle proprietà dello Stato, bisogna sempre e comunque restare vicini al potere, bisogna sempre e comunque pagare, ’ungere’, i burocrati: è la migliore garanzia che la tua impresa potrà prosperare. La terza condizione è farsi amici (si legga: pagare) i tutori dell’ordine.»

«L’illegalità è più forte della legge. Il tipo di giustizia che avrai dipende dalla classe a cui appartieni. Al vertice ci sono i VIP: la mafia e gli oligarchi. E gli altri? Gli altri niente.»

«Putin ha scelto di fondare il proprio potere su piedi d’argilla, gli oligarchi, cassando dal suo schema la gente comune. Putin lega con i miliardari che si sono spartiti le riserve di petrolio e di gas e dichiara guerra al resto della popolazione, che non conta nulla.»

«Il potere si fa di giorno in giorno più spudorato nel voler annientare i nostri migliori concittadini e nel puntare sui peggiori con la pervicacia di un maniaco.»

«Il pugno e la forza bruta sono il fondamento del sistema giudiziario russo odierno. Con gli oligarchi a fare da puntello. Gli altri sono solo polvere sotto i calzari.»

«La nuova ideologia di Stato, letale per l’individuo. Putin l’ha illustrata più volte. E suona all’incirca così: “Non aspettatevi che le perdite ci frenino. Non lo faranno. Nemmeno se dovessero essere altissime”.»

«[…] non appena qualcuno dissente, Putin si limita a chiedergli di “piantarla con gli isterismi”. Per questo rifiuta i dibattiti preelettorali: non sono il suo ambiente, non è capace di parteciparvi, non sa reggere un dialogo. La sua
arte è quella del monologo […]»

«Venne Berlusconi in visita ufficiale, e la prima domanda che pose all’amico Vladimir fu come si facesse a incassare il settanta per cento dei voti. Putin non poté dargli una risposta precisa, tanto più che, se anche l’avesse fatto, il caro Silvio – europeo – non avrebbe capito.»

«La Russia è un Paese stabile, come no. Ma di una stabilità mostruosa, nella quale nessuno chiede giustizia a tribunali di un asservimento e di una faziosità lampanti. Chiunque abbia un po’ di cervello non cerca protezione presso le istituzioni intese a far rispettare la legge e a mantenere l’ordine, perché sa che sono corrotte fino al midollo. Il linciaggio è all’ordine del giorno, nelle azioni e nella coscienza della gente. Occhio per occhio, dente per dente.»

«L’homo sovieticus si fa di giorno in giorno più forte e più sfrontato, e con lui incombe l’inverno della politica, una glaciazione che si annuncia perenne. Non ci sono segni di un rialzo termico.»

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