Paolo Roversi
Paolo Roversi è l’ospite di oggi di “Cinque domande, uno stile”. Scrittore, giornalista, sceneggiatore e … “Bukowskiano”. All’autore americano ha infatti dedicato una biografia a quattro mani in collaborazione con Fernanda Pivano e un romanzo con lo stesso Bukowski in veste di protagonista (Taccuino di una sbronza, Morellini editore, 2014). Creatore del fortunato personaggio Enrico Radeschi protagonista di vari romanzi gialli, tra i quali l’ultimo “Alle porte della notte” (2019, Marsilio).
Quando accade, quando un’idea, l’Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?
Di grande euforia. Spesso però non è un processo immediato ma la fine di un percorso di ricerca.
La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto è evidente o necessaria?
Necessaria perché altrimenti non riusciremmo mai a chiudere una storia per dedicarci alla successiva.
C’è stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso “devo scrivere?”
Sì quando ho iniziato a fare il giornalista. Da lì poi diventare uno scrittore è stato un passaggio quasi obbligato.
Lo stile è un passaggio che ciascun autore percorre, può in qualche modo divenire un vincolo?
Lo stile lo si costruisce (e lo si acquisisce) con il tempo e l’impegno. Ottenere un proprio stile riconoscibile è un pregio, non un
vincolo.
In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella società e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?
Le storie riflettono il mondo che viviamo e sono politiche per definizione. Ci raccontano chi siamo da sempre. Oggi, in particolare, le storie crime partono da un libro per poi diventare fiction in Tv o podcast su Spotify. Sono ovunque.
Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Tremante» (2018, Castelvecchi) «Rumori» (2017, Bookabook), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

