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Scorribande inattuali


pupi

Bersani a braccia tese verso Scilipoti

Ci sono occhi acuti in giro, capaci di penetrare il domani. Occhi avveduti, intimamente pronti a prevedere gli eventi, a schivare gli affronti, a spianare la strada. E ci sono poi raffinati menti politiche capaci di suicidarsi lungo un cammino di vittorie. L’establishment (ma si scriverà poi così) del partito democratico è riuscito in ciò che molti attenti osservatori politici non avrebbero mai potuto immaginare. Le menti eccelse di quel che un tempo fu il covo di botteghe oscure hanno ridato vita, vigore, e fulgore al martire della magistratura, hanno portato in parlamento il passante della strada, come nemmeno nelle migliori aspirazioni dickensiane, e hanno donato all’italico popolo affamato l’occhio fremente di un leader carismatico che risponde al
nome di Scilipoti. Non rida il lettore, nulla porta a farlo. a ben vedere l’astuto disegno di Bersani e la sua compagnia delle sorbole ha spiazzato tutti, e alla fine ha raggiunto l’astruso scopo. Il leopardo – che a detta di voci di corridoio era affezionato alle sue macchie e s’è rotto i coglioni d’essere trattato quotidianamente per la smacchiatura, come neppure Micheal Jackson
aveva pensato per sbiancarsi – adesso è cotto. E il parlamento a ben vedere anche, e non è problema da poco. Ma non si perda chi scrive in quisquiglie di decurtisiana memoria. Provi invece a comporre questa avveduta e geniale condotta politica facendo il cammino a ritroso.
Fine 2012.
Il PD, lancia in resta, sfida l’intero universo, tanto che la millenaria accolita di cavalieri Jedi, assopita in una galassia non ben definita, viene colta di sorpresa non trovandosi più addosso le celeberrime spade laser, si ritira in meditazione per non essere sconfitta indegnamente da cotanto Sforzo.
Eh sì, caro lettore.
Bersani e la compagnia delle sorbole attacca a tutto spiano. Il cittadino è accerchiato, ghermito, rapito da idee, programmi, progetti, sa di non avere scampo. Dovrà, il cittadino, metter manine in tasca e uscire le sue sudate monetine e partecipare alla lotta. Perchè Gaber qualcosa avrà pure
insegnato. E ci ha insegnato che libertà è partecipazione. Dunque partecipiamo. E andiamo alle primarie, scegliamo chi scegliere. Anche se non è cosa facile. Ai nastri di partenza troviamo un po’ di tutto. Da Gianni e pinotto alle allegre comari di Windsor – Falstaff si sussurra fosse troppo alticcio per partecipare, anche se il suo programma andava per la maggiore. Fa notizia il ritiro all’ultima curva di baffetto, pare abbia indossato la casacca al contrario. Ad ogni modo partecipiamo e votiamo, fino a scremare i contendenti in una lotta all’ultimo rutto politico. Ne rimarrà soltanto uno recita l’antico motto dei tagliatori di teste, e così accade. Il re delle sorbole la spunta sul ruspante galletto fiorentino. e così sia. Egli, il glorioso Re delle
sorbole, condurrà l’intera compagnia a vittoria certa.
Ecco…
In un mondo inattuale il contuctor di cotanto splendore e fulgido acume politico avrebbe detto a chiare lettere: scusate ho fatto una cassata, e sorbole, me ne torno a casa, ma non siamo in una situazione degenere!. Dunque a conti fatti l’impresa solita e perdente del PD giunge in porto con risultati inaspettati. In poco meno di tre mesi è stato sperperato il tesoretto delle primarie, accantonato il galletto ruspante fiorentino, che sapeva di troppo nuovo per poter essere accolto dalla compagnia delle sorbole, e a quanto pare citava poco Stalin nei sui amplessi amorosi. Dunque il gioco è fatto. Un parlamento multicolore, come neppure le migliori aspettative democratiche,
un caos danzante dal quale dovrà pur nascere qualcosa, e il vecchio idealista Scilipoti che tutto guarda dall’alto della sua eccellenza politica.
Ecco…
Eppure caro lettore, proviamo ad immaginare un altro – possibilissimo – scenario. Il re delle sorbole fa un passo indietro a dicembre. E dona la sua investitura al galletto ruspante fiorentino. Provi ad immaginare il lettore un rivoluzionario scenario di questo tipo, col martire della magistratura che opportunamente si ritira dal contendere, non potendo rapportare la sua ampia e colorata pelata con la chioma fluente di un giovane trentenne. Provi ad immaginare il lettore cosa ne sarebbe stato in tale scenario del PDL senza il suo martire. Avrebbe raggiunto il 15 percento? – si accettano scommesse al ribasso – avrebbe il grillo parlante raccolto tutti quei passanti di strada invitandoli a sedere in parlamento? E la compagnia delle sorbole avrebbe avuto più o meno del 55 percento?
Ecco…
Consideri il lettore il punto fondamentale di questa tortuosa dissertazione: se tutto ciò fosse accaduto non ascolteremmo la parola saggia dello Scilipoti fluttuare per l’aere parlamentare.
No, non ne valeva la pena.
Meglio così.

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