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Fame blu di Di Grado

– Viola Di grado, 2022 – La nave di Teseo – pp– 192 – € 18,00.


Brillante narrazione contemporanea con spunti notevoli.
«Ero lì solo da un mese e già mi sembrava casa, come sembrano casa tutte le cose che insieme soffocano e tengono al sicuro.»
Lontana da casa, lontana da una perdita tanto intima da scavare un solco. Lontana da ciò che è stata, la protagonista si apre al mondo, un mondo nuovo, tanto distante da poterla nascondere. Ma, alla fine, si sa, non ci si può nascondere da se stessi. E spinti nel baratro si continua a scivolare. Gli incontri ci salvano o ci affossano. Xu è la scossa vitale che la rigenera nel rapporto morboso che si viene a creare tra le due ragazze, tra dolore, angoscia, sentimento di possesso e smarrimento.
«Percorrere è meglio di capire. È più confortante. Mettere strade larghe e sconosciute al posto del pensiero.»
«…il rumore del vivere è spesso simile a un urlo d’aiuto.»
«L’interesse medico per la pelle è nato solo nel Cinquecento. Prima la si considerava la sacca inerte delle nostre interiora. Poi capirono che era ben altro. Che respirava. Che viveva a prescindere da ciò che proteggeva. Che non era affatto una sacca. Era un organo come gli altri, solo più fermo. Paziente. Una martire immolata sulla pira delle ossa, esposta a tutto, pronta a tutto. A raccogliere il mondo, questo mondo sudicio e disastroso, e a cercare di non farlo entrare.»
«Anche la strada è solo un’idea: una pulsione di andare da qualche parte, lontano da chi ti ha ferito, o più vicino a chi ti vuole bene.»
«Provavo una pace strana: quella che si sprigiona quando tocchi il fondo, perché la mente è sgravata da ogni sforzo di non cadere giù.»

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