Gli undici di Michon
Gli undici
– Pierre Michon, 2018 – Adelphi – pp. 144 – € 16,00.
Questo testo dell’autore francese, tradotto da Giuseppe Girimonti Greco, è un meraviglioso affresco d’impostura. Saggio sulla mistificazione storico-artistica. Dissertazione sul niente, su ciò che non esiste, che narrato si realizza e diviene tutto. Vivo, vivido, morente, marcio. Scrittura felice, mano ferma nel dipingere caratteri e caratteristiche. Una festa per gli occhi e la mente. Letteratura con la maiuscola. «Perchè era una regina: era cioè una cui fin dalla nascita non è mai venuto a mancare l’amore esclusivo, e quando si è avuto questo tutto può succedere, possono crollare il cielo e la speranza, ci si può smarrire in mille selve, vedere mille volte il proprio cuore uscire dal petto per essere calpestato: la gioia è sempre lì sotto…»
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Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».
