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La lunga attesa dell’angelo di Mazzucco

– Melania Mazzucco – Einaudi – pp. 480 – € 14, 00.

Storia di un padre, storia di un pittore. Storia di Jacomo robusti detto il Tintoretto. Di un pittore che è padre e vede scivolare tra le dita la vita delle sue creature, artistiche e umane. Storia di una emancipazione, dell’amore, di quell’amore che non ha nulla da chiedere ma che ogni cosa dona, e per tanto può essere chiamato tale. Storia del dolore, dell’esistenza che è tale perché dolente, del tempo che corre e strappa e ogni cosa travolge al cospetto dell’infinito. Storia di un granello di sabbia, che per quanto insignificante graffia e squarcia comunque il velo dell’oblio. Storia dalle numerose sfumature di bellezza che avvolge e trasporta nei luoghi, tra le calli, nel tempo, così come ogni pagina che sia di tale dignità dovrebbe fare. Spostarci, muovere il lettore oltre il vincolo del personale limite.

«È deludente il momento in cui scopri che la tua opera non ti appartiene più. Che non è affatto ciò che doveva essere – non è nemmeno la brutta copia delle tue intenzioni – ma che non potrà mai essere nient’altro.»
«… per quanto stanco sia il mio corpo, per quanto fragili le mie ossa, e affannato il mio cuore, ciò che non è cambiato e non può cambiare è il nocciolo della mia persona, la mia identità, chiamala pure la mia anima, che non sta nel tempo, e non subisce i capricci degli anni, ed è perciò indistruttibile.»
«… non l’ultima volta si deve ricordare, ma la prima. La prima volta che le cose accadono, quando accadono per sempre.»
«E la verità delle cose si nasconde nella loro apparenza, o forse è proprio la loro apparenza.»
«Il processo di semplificazione richiede una vita intera.»
«… volevo capire l’alchimia della metamorfosi. Perché tutto si tiene, ogni cosa diventa un’altra, ogni essere, ogni vita genera una catena di trasformazioni, e non se ne può indovinare la fine.»
«Oggi sono il figlio e l’allievo di me stesso. Mi sono messo al mondo da me.»
«Mi sono guadagnato il diritto di sopravvivere come deve fare il più debole della cucciolata, destinato a essere emarginato, affamato e sbranato dagli altri cani.»
«… perché tutti, mendicanti, tintori o principi, sognano di essere qualcun altro, di poter avere un’altra occasione, un’altra identità, un’altra vita, ma solo gli artisti ce l’hanno davvero.»
«… ci hai mai fatto caso che anche i fiori dormono? Quando viene il mattino, sgranchiscono i petali.»
«Perché l’arte non imita la natura, ma la crea. La verità e la bellezza non sono nelle cose, non sono nel mondo, ma nel profondo di noi, in quella parte nascosta che non sarà mai conosciuta, ma che deve essere liberata.»
«Dove pochi sono ricchissimi, colti, felici, e molti, quasi tutti, poveri, ignoranti, privi di opportunità – di tutto. Rimbecilliti dai giochi della domenica, infiacchiti dalla instabilità del lavoro, consolati dal lassismo della legge e dalla benevola clemenza della religione. Dove la nascita decide il futuro delle persone piú del loro talento. Dove i vecchi ostacolano i giovani, li riempiono di occasioni di svago e di piacere perché essi dimentichino di crescere e di soppiantarli. Dove a trent’anni ti considerano ancora una giovane promessa e ti rispettano solo quando ostenti i tuoi capelli bianchi. Dove – mentre il mondo cambia veloce, mentre l’Europa si riforma e si trasforma – tutto viene congegnato perché ogni cosa nuova diventi vecchia e rimanga com’è sempre stata.»
«La persistenza delle cose e dei luoghi che abbiamo amato mi illude che qualcosa di noi persista in essi.»
«Ditemi, quando il giorno del giudizio riavremo i nostri corpi, riavremo la nostra giovinezza, la nostra bellezza, il nostro fuoco, o saremo condannati a indossare per l’eternità la nostra carogna sfigurata dal tempo?»
«Se sia o non sia mia figlia non ha grande importanza, dissi, poiché sarà sempre mia figlia.»
«Non abbiamo il diritto di esaltare le opere senza accettare gli artisti.»
«Mi hai insegnato che la cosa importante non è ciò che gli altri pensano che siamo, ma ciò che siamo.»
«Per meritare la libertà, devi essere disposto a perderla.»
«Gratitudine per essere nato, per avere amato, per essere stato amato, per avere creato, per avere goduto delle cose che danno piacere e per avere sopportato quelle che danno dolore – per avere vissuto.»
«Le difficoltà lo annientavano, non sopportava il minimo insuccesso, si perdeva d’animo davanti al primo ostacolo, che gli pareva sempre insormontabile. Si creava da solo nemici e impedimenti, disseminava le sue giornate di trappole per poter dire di essere stato sconfitto da forze superiori, alle quali opporsi era vano.»
«Che cosa fragile è ciò in cui riponiamo ogni speranza di dare un significato alla nostra vita.»
«Ho fatto accendere candelabri, lampade e torce sui davanzali per fiaccare la notte e scacciare la morte.»
«Il dolore, alla lunga, annoia. Ci si aspetta che lo manifestiamo – educatamente e con misura – quando si deve, e poi che passi come una febbre.»
«L’arte è la ricchezza della povertà. Chi crea non ha nulla, ma possiede tutto.»
«È il doloroso fallimento delle ambizioni che genera un artista – o lo seppellisce, se lo merita.»
«Il corpo e l’anima sono inseparabili e irresistibilmente attratti l’uno dall’altra come il maschio e la femmina. Nemmeno la morte li separa.»
«C’è sempre una prima volta. C’è sempre qualcuno che fa qualcosa che non è mai stato fatto prima. La gente lo deride, lo punisce, lo addita come un cattivo esempio. Ma poi col tempo si abitua. E lo riabilita, perfino.»
«Tutto quello a cui si è rinunciato diventa un paese perduto, irraggiungibile come il nostro passato.»
«La conoscenza è tutto, l’ignoranza è tenebra, errore – dunque è il male.»
«Il nome, il sesso, l’età e la durata della vita sono tra le poche cose al mondo che non possiamo decidere. Ci viene dato, ed è sempre appartenuto a qualcun altro prima di noi – un abito usato, e di seconda mano.»
«Di fronte all’infinito, non siamo nient’altro che il baluginare di una scintilla nell’eternità della notte.»
«La vita va com’è sempre andata. È questo caos, le voci di chi resta, le cose preziose che accadono tutti i giorni e quelle che accadono una volta sola o mai, la gloria pubblica e l’anonimo fallimento, le conquiste e gli errori, i misteri sublimi e le bestiali sciocchezze, la pienezza e il vuoto, il sogno e il risveglio, l’infinito e il nulla, la tenebra che ci annienta e la luce che ci chiama.»

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