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Malacarne di Calaciura

– Giosuè Calaciura, 2022 – Sellerio – pp. 216 – € 14, 00.


Dove si legge, o meglio si ascolta come ad essere in platea, della violenza e del male, che non ha spazio, né tempo o luogo, mentre ha proprio spazi precisi, tempi definiti e luoghi noti. In una lingua densa così tanto da essere sospinti nella lettura, Calaciura scrive di mafia, andando oltre, scrive di violenza soffermandosi qualche passo più in là. In un testo che non è per tutti, quando invece da molti dovrebbe esser letto, affinché si  comprenda che il male non è astratto, ma materiale e materialmente generato dagli uomini e da una precisa – nel tempo, nello spazio e nel luogo – sottocultura dominante.

«[…] avrebbero pagato perché era scritto da sempre nel loro destino di servi sin dal tempo del feudo.»
«[…]malati della malattia incurabile di essere disperatamente nati qui e in nessun altro posto del mondo.»
«Scoprivamo che il mondo era decrepito e cadente e anche noi ci sentivamo vecchi e barcollanti come le pietre stesse delle case che crollavano senza preavviso nel cuore delle notti di pioggia seppellendo sotto il tufo giallo nomi ignoti di nuovi abitanti sconosciuti in quella confusione di immigrazione clandestina da tutti i continenti, gente che non ci conosceva e noi non conoscevamo.»
«[…]ci lasciavano le briciole di una umiliazione affranta che bastava solo per comprare la pasticceria a buon prezzo delle feste padronali ma che conteneva tutti i sapori del creato, la fragranza di ogni stagione e i colori dell’arcobaleno mai visto in quei giorni senza pioggia della nostra caduta in disgrazia signor giudice.»
«E per quanto leggessimo le cronache e tornassimo a rileggerle nel dubbio che ci fosse sfuggito qualcosa, non riuscivamo più a discernere la verità dal falso tra le righe di ricostruzione delle rivalità di sempre, tra le faide mai assopite ma che in realtà si erano estinte da tempo senza che noi ce ne accorgessimo in quell’annebbiamento che non ci lasciava scampo.»
«[…] attraversammo le paludi di città dei quartieri dei papiri, i fiumi invisibili che scorrevano placidi e senza tempo in acque dolci e cristalline sui fianchi dei palazzi di cemento costruiti con la sabbia del porto, superammo bastioni
fortificati, ci lasciammo alle spalle i totem ciclopici che facevano la guardia alla necropoli che raccoglieva tutto un popolo estinto.»
«Ti ammazzammo nel boato più grande che riuscimmo a immaginare affinché ti assordasse per sempre e ti si spezzasse il canale del pensiero che va dall’orecchio al cervello, dagli occhi al cuore, nella certezza congenita alla tua stessa nascita che saresti morto disintegrato.»
«[…] siamo nudi e sempre in attesa di ordini.»
«[…] né io né l’assassino, precipitati entrambi su questa terra ancora attonita sin dalla divisione dalle acque, avevamo altri margini di pietà.»

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