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La valle dell’eden di Steinbeck

 

La nostra è l’unica specie dotata di creatività, e tale creatività ha un solo strumento: la mente e lo spirito individuale. Niente è mai stato creato da due uomini insieme. In musica, arte, poesia, matematica, filosofia non esistono collaborazioni fruttuose. Una volta avviato il miracolo della creazione, allora il gruppo può intervenire e potenziarlo; ma il gruppo non inventa mai niente. L’essenza più preziosa è la solitudine della mente di un uomo.

E adesso le forze irreggimentate attorno al concetto di gruppo hanno dichiarato una guerra di sterminio contro quell’essenza preziosa che è la mente dell’uomo. Denigrata, ridotta alla fame, repressa, costretta in una direzione forzata, sottoposta ai colpi di maglio del condizionamento, la mente libera ed errabonda viene perseguitata, imbrigliata, menomata, drogata. È un triste percorso suicida, quello che la nostra specie sembra aver imboccato.

E questo credo: che la mente del singolo individuo, libera di esplorare ovunque, è la cosa più preziosa del mondo. E per questo sono pronto a battermi: per la libertà dell’intelletto di imboccare qualsiasi direzione desideri, senza dettami. E contro questo devo battermi: qualsiasi idea, religione o governo che limiti o distrugga l’individuo. Questo è ciò che sono e ciò che voglio. Capisco bene perché un sistema costruito su uno schema ripetitivo tenti di annientare il libero pensiero: perché la mente indagatrice è la sola cosa capace di distruggerlo.

Nell’incantevole tela tessuta, Steinbeck si fa pittore delle anime, tratteggiando la complessità dei fratelli Trask, Charles e Adam, in un quadro dove l’ambizione e l’idealismo si intrecciano vorticosamente. Lo scrittore americano esplora il dualismo dell’esistenza umana: la luce e l’oscurità, la colpa e la redenzione.
I personaggi diventano archetipi dei conflitti che attraversano il cuore umano e fanno emergere le sfumature psicologiche, i dilemmi interiori e le passioni che guidano le loro azioni. Charles e Adam, come moderni Caino ed Abele, rappresentano le variegate sfaccettature del bene e del male, in una danza inestricabile che si snoda nel tempo.
Steinbeck apre finestre sulle verità universali, svelando i lati oscuri dell’animo umano, spesso rinnegati nella nostra corsa verso l’utopia personale.

 

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