La valle dell’eden di Steinbeck
La nostra è l’unica specie dotata di creatività, e tale creatività ha un solo strumento: la mente e lo spirito individuale. Niente è mai stato creato da due uomini insieme. In musica, arte, poesia, matematica, filosofia non esistono collaborazioni fruttuose. Una volta avviato il miracolo della creazione, allora il gruppo può intervenire e potenziarlo; ma il gruppo non inventa mai niente. L’essenza più preziosa è la solitudine della mente di un uomo.
E adesso le forze irreggimentate attorno al concetto di gruppo hanno dichiarato una guerra di sterminio contro quell’essenza preziosa che è la mente dell’uomo. Denigrata, ridotta alla fame, repressa, costretta in una direzione forzata, sottoposta ai colpi di maglio del condizionamento, la mente libera ed errabonda viene perseguitata, imbrigliata, menomata, drogata. È un triste percorso suicida, quello che la nostra specie sembra aver imboccato.
E questo credo: che la mente del singolo individuo, libera di esplorare ovunque, è la cosa più preziosa del mondo. E per questo sono pronto a battermi: per la libertà dell’intelletto di imboccare qualsiasi direzione desideri, senza dettami. E contro questo devo battermi: qualsiasi idea, religione o governo che limiti o distrugga l’individuo. Questo è ciò che sono e ciò che voglio. Capisco bene perché un sistema costruito su uno schema ripetitivo tenti di annientare il libero pensiero: perché la mente indagatrice è la sola cosa capace di distruggerlo.
Nell’incantevole tela tessuta, Steinbeck si fa pittore delle anime, tratteggiando la complessità dei fratelli Trask, Charles e Adam, in un quadro dove l’ambizione e l’idealismo si intrecciano vorticosamente. Lo scrittore americano esplora il dualismo dell’esistenza umana: la luce e l’oscurità, la colpa e la redenzione.
I personaggi diventano archetipi dei conflitti che attraversano il cuore umano e fanno emergere le sfumature psicologiche, i dilemmi interiori e le passioni che guidano le loro azioni. Charles e Adam, come moderni Caino ed Abele, rappresentano le variegate sfaccettature del bene e del male, in una danza inestricabile che si snoda nel tempo.
Steinbeck apre finestre sulle verità universali, svelando i lati oscuri dell’animo umano, spesso rinnegati nella nostra corsa verso l’utopia personale.
Massimiliano Città
Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».
