Avanscoperta

Navi nel deserto di Weber

“Avanscoperta” ospita le considerazioni dello scrittore Luigi Weber sul suo ultimo romanzo “Navi nel deserto” edito da Il ramo e la foglia edizioni, 2023, p. 376 18,05 €.

“Navi nel deserto è uno strano indefinibile oggetto, persino per me che ci convivo da un tempo lunghissimo. Un esordio romanzesco attempato, a cinquant’anni, e insieme paradossalmente giovanile, perché mi accompagna da quando ne avevo venti. A prima vista sembrerebbe un prodotto sospeso tra narrativa d’avventura per ragazzi, fantascienza e fantasy, mentre non è niente di tutto ciò. Il contesto originario, certo, era quello delle letture mainstream di un adolescente negli anni Ottanta: Tolkien e King, gli Urania con sugli scudi Ballard e Dick, più suggestioni varie come il Conan di Miyazaki, la Tatooine del primo Star Wars, Arzach di Moebius e le illustrazioni di classici di Dino Battaglia. E altre meno ovvie: le fiabe persiane, la letteratura antica, il Satyricon, Dante. Su questo variegato immaginario si venne a posare l’infatuazione bruciante per Joseph Conrad e i libri di mare (Melville, Stevenson…).
La vicenda della scrittura iniziò per me da un sogno, nel 1992. Una grande nave che avanzava su ruote in un panorama desertico: cavalloni di sabbia sahariani e piste sassose, con qualche rupe maestosa sullo sfondo. Suggestivo, ma tutto da spiegare. Fu allora che mi capitò per le mani Racconti di mare e di costa di Conrad. Dentro mi aspettavano due dei suoi racconti più belli, i due che hanno costituito il punto di partenza del mio esperimento: Il coinquilino segreto (The Secret Sharer) e Freya delle Sette Isole (Freya of the Seven Isles). Cominciai da lì, da una storia d’amore e di trepida attesa, e dalla storia dell’incontro inatteso tra un capitano inesperto e un clandestino. Li fusi insieme dentro al fondale del sogno, e subito mi accorsi che il connubio generava naturalmente, senza forzature, una vicenda nuova. Così proseguii con altri testi conradiani, intarsiandoli nella mia trama man mano che li leggevo: Tifone, Nostromo, Suspense, Lord Jim, Vittoria, La linea d’ombra, Giovinezza. Si potrebbe pensare alle pratiche, ormai molto in voga, dello spinoff o della fan fiction, ma a me pare, piuttosto, che tutta la letteratura, da sempre, funzioni a questo modo: basti pensare a Dante, che innesta letteralmente l’inizio del suo viaggio oltremondano sull’Eneide di Virgilio, e lo chiama per nome e in figura nei suoi percorsi per farsi guidare. Nel mio caso non è affatto necessario conoscere gli ipotesti conradiani: la storia aveva subito conquistato una sua identità, e fluiva indipendente. Sotto la superficie sabbiosa delle pagine di questo romanzo si nascondono – anamorfosate, evanescenti, capovolte – una miriade di presenze letterarie, e non certo il solo Conrad.
Abitano la storia e ne fanno parte come hanno abitato, nei decenni, il mio immaginario, diventando sostanza di me, dunque legittimamente utilizzabili.
In Navi nel deserto conta meno chi sei e molto di più a che gruppo appartieni. Ci sono dei nomadi (Naviganti e Pirati), e degli stanziali (Cittadini e Isolane). Si vive sulle Navi che lentamente percorrono il deserto, o nelle Rocche costruite alte su rupi, o nelle Oasi.
Ognuno di questi gruppi odia ferocemente e disprezza tutti gli altri, con punte estreme di sadismo simbolico o concreto. Si odia, soprattutto, chi non si uniforma, e magari tradisce, abbandonando il posto nella comunità.
Sotto la pelle conradiana e fantascientifica, ho inteso riflettere su una delle dinamiche più ricorrenti ed endemiche del consesso umano: il sospetto verso le devianze, la tendenza a omologare o a rifiutare, a fare branco o espellere e perseguitare.”

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Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Rumori» (2017, Bookabook), «Tremante» (2018, Castelvecchi), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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