Agatino,  Avanscoperta

Storie da una provincia immaginaria

Storie da una provincia immaginaria
di Domenico Conoscenti

Agatino il guaritore di Massimiliano Città, da poco pubblicato da Il ramo e la foglia, è un romanzo congegnato come una serie di storie centrate su personaggi diversi, autonome, ma con punti di contatto fra loro e in particolare con le vicende dell’Agatino del titolo, che finiscono per costituire il fulcro dell’opera. Un romanzo corale, fitto di tante, numerose presenze a coprire un arco di tre (o più?) generazioni, e che per questo mi ha fatto venire in mente Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, con cui condivide la creazione del luogo (tutto letterario) dove nascono, si sviluppano e talvolta si intersecano, anche nel tempo, le storie. Alla Macondo del romanzo di Márquez corrisponde qui una provincia altrettanto immaginaria che ha l’epicentro narrativo a Boschetto, frazione di Vallombrina, con diramazioni e collegamenti ai piccoli centri e alle località vicine, che ospitano le storie di parte dei personaggi, molto spesso in forma di vere e proprie biografie. I soli a provenire da centri urbani (senza nome) sono – in nettissima minoranza – il cardinale Rivaldi e il reporter Mirabile, personaggi per certi versi agli antipodi nell’apportare elementi di problematicità e di comicità alla vicenda centrale. Un’affabulazione quindi tutta deliberatamente, orgogliosamente, provinciale, non solo nelle trame e nell’ambientazione, ma anche per ciò che riguarda la modalità narrativa. La voce narrante si appella spesso a chi legge, gli spiega antefatti o anticipa qualcosa che si comprenderà in seguito, come rivolgendosi non ad un pubblico di lettori, ma di ascoltatori riuniti attorno a lui. Intenderei anche in tal senso il ricorso insolitamente frequente a una prima persona plurale (“i fatti che ci accingiamo a narrare in questo libriccino… non è lo scopo del nostro breve racconto…“), che pare essere, appunto, una sorta di plurale di modestia o comunque narrativo, tendente a includere empaticamente il lettore-pubblico all’interno del proprio discorso, se non addirittura – azzardo – a rimandare a una pluralità di voci narranti e compresenti. Sulla vicenda centrale, quella evidenziata dal titolo, mi è sembrato di cogliere una suggestione “boccaccesca” prima dell’avvio dei due finali, ma preferisco non aggiungere altro e lasciare al lettore la scelta e il piacere di individuare dal proprio punto di vista e con la propria sensibilità le storie meglio raccontate o i personaggi più vivi e coinvolgenti.

Domenico Conoscenti è nato a Palermo nel 1958. Insegnante negli istituti superiori, ha pubblicato Qui nessuno dice niente. Un anno di scuola tra i carcerati [1991, Marietti, poi 2021 in Il Palindromo], il romanzo La stanza dei lumini rossi, [1997, e/o poi 2015 in Il Palindromo], Quando mi apparve amore, racconti [2016, Mesogea], il saggio I Neoplatonici di Luigi Settembrini [2019, Mimesis]. Intimo Paradiso, (30 poesie per 30 foto di Angelo Di Garbo), [2022, Edizioni del Laboratorio Poetico di Palermo]. Altri suoi contributi, critici e narrativi sono presenti su numerose riviste on-line.

 

Massimiliano Città, nasce in quel di Cefalù (chè Castelbuono, dove la famiglia risiede, non ha ospedali e le levatrici hanno smesso d’esser tali) in un’afosa giornata di luglio del 1977 con un blues in Eb sulla pelle. Inciampa e si rialza nel cortile di nonna, dove fantasmi e amici iniziano ad affollare la mente. Viaggia da solo. Cresce artisticamente nel gruppo Kiroy, accolita palermitana di scrittori, pittori e musici. Nel 2004, sotto lo pseudonimo di VagabondoEbbro, pubblicato da CUT-UP Edizioni di La Spezia, esce il racconto «Delirio di un Assassino», inserito nella raccolta “Lost Highway Motel”. Ha pubblicato «Keep Yourself Alive» (2009, Lupo Editore), «Tremante» (2018, Castelvecchi) «Rumori» (2017, Bookabook), «Incisioni» (2023, L’Erudita) e «Agatino il guaritore» (2024, Il ramo e la foglia). Sul blog massimilianocitta.it conduce periodicamente alcune rubriche letterarie tra cui «Cinque domande, uno stile».

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