Via Gemito di Starnone


 

– Domenico Starnone, 2020 – Einaudi – pp. 441 – € 21.

Romanzo dai colori mischiati, sbattuti su pareti umide, fiaccate dal gelo e dalla mala sorte. Colori passati a pennello, stirati con la spatola fino a divenire parole. Parolacce, più che altro, pronunciate ad ogni sospiro dalla figura che si staglia, emergendo nel suo incedere vorticosamente rumoroso, dal quadro di personaggi splendidi che Starnone riesce a pittare attingendo alla tavolozza delle memorie familiari. E così Fdrì, figura emblematica di una generazione, con le sue paure ancestrali che scarica nelle colpe altrui, col suo talento traballante osteggiato dall’invidia altrui, si aggrappa alla vita, scrosciandoci su.

«La via dei fatti inoppugnabili non porta da nessuna parte, è fuori uso comune come certe strade di campagna che alla fine vengono dismesse per la loro accidentalità refrattaria ad ogni manutenzione.» [p.25]

«Come a dire che ogni ricchezza, anche di piccolo cabotaggio, nascondeva un ladro, perché, mi insegnava, con il semplice stipendio non si possono acquistare né case, né aprire macellerie: se una lo fa – e ripeteva quel gesto con le dita -, vuol dire che ruba.» [p.98]

«Uno stato di grazia, diceva, è come quando ti senti uguale a una freccia che non mancherà il bersaglio. Vai per l’aria dritto, deciso, e nessuno ti può impedire di arrivare dove hai stabilito di arrivare.» [p.136]

«Correvo dietro alla vita che si sciupa, sopraffatta dalla smania dei risultati.» [p.227]

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.