Il fantasma del sabato sera di Waits


– Tom Waits, Minimum Fax – pp. 409 – € 16,00.

Tom Waits l’ho conosciuto una sera d’inverno. Alla Tv. Trasmettevano un film intrigante, “Smoke”, una carrellata di personaggi fuori dagli schemi, reietti, emarginati, fuori di testa, soli. In coda al film, ad accompagnare il melanconico “racconto di natale” un suo pezzo. Innocent when you dream.
Da allora è diventato imprescindibile modo di essere, cercare di restare innocenti quando si sogna, da allora la voce gracchiante di Tom, quel suo andare dinoccolato lungo i tasti del pianoforte, fino a uscirne fuori, fino a capire che uno strumento come tanti non è in grado di contenere la vitalità espressiva di uno come pochi, di uno come lui. Da allora il martello delle sue melodie risuona dentro il mio rifugio e m’accompagna, come poche voci, nel cammino.
In questo libro si prova a raccogliere alcune delle sue bizzarrie, nella speranza di conservarne intatta la bellezza.

“Il processo creativo è fatto di immaginazione, ricordi, incubi; si tratta di smantellare alcuni aspetti del nostro mondo e assemblarli al buio. Le canzoni non sono necessariamente cronache veritiere o aneddoti da diario, sono come fumo. Le canzoni sono fatte di fumo. Diciamo che una canzone può ricordarti qualcosa, riportarti indietro nel tempo e farti ripensare a qualche persona o qualche luogo. Le canzoni sono come pietra di paragone o come nebbia.” [p. 167]

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