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Le perfezioni di Latronico

– Vincenzo Latronico, 2022 – Bompiani – pp. 144 – € 16,00.


Una coppia, due individui, un mondo compresso, ridotto in un appartamento dalle dimensioni asfittiche, dove ogni dettaglio è controllato. Uno schermo, plug-in vari, sfumature di colori da accostare per rendere più accattivante un pagina. Una sedia, chini su uno schermo che abbraccia il mondo e lo vede, ma sopratutto lo mostra. I viaggi verso mete del tutto simili ai luoghi di partenza, soltanto più distanti, con maggiori distanze da colmare. E un residua volontà di sfuggire alla dimostrazione di esserci dovuta alla necessità di mostrarlo.

Interessante spaccato dell’esistenza legata alle dinamiche fluide di un lavoro spesso intangibile, quanto le vite che lo attraversano.

«Passati i sommovimenti collettivi del Novecento, le tracce che avevano lasciato si erano tradotte nei termini dell’iniziativa individuale, cioè del consumo. La libertà era diventata abbondanza.»

«Doveva esserci stato un tempo in cui ciò che cercavano esisteva ancora, in cui bastava prendere un treno o un traghetto perché si dispiegasse un mondo altro, autentico e pieno di spazio, un mondo di vino schietto in caraffa e rifugi silenti sul mare.»

«Osservavano con un senso crescente d’impostura l’accumularsi dei like, lo sgranarsi dei commenti in cui gli amici li invidiavano e chiedevano quando avrebbero potuto raggiungerli.»

«Come potevano aver scelto di passare le loro giornate così, chini sullo schermo nel soggiorno di casa?»

«quell’abbondanza risultava da un’intersezione specifica fra la storia della città e quella della loro vita. Con uno spaesamento profondo si renderanno conto di non riuscire a districare l’una dall’altra: e quello, quell’impossibilità di accedere a una versione oggettiva del passato facendo la tara alla nostalgia, sarà l’esperienza della nostalgia.»

 

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